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giovedì 6 febbraio 2025

La bellezza all'improvviso (Vellutata di cavolfiore)

 Il 31 dicembre 2024 mi sono alzata alle 6.30, come ogni mattina, per andare a lavoro. Non avevo voglia e avrei preferito restare a letto, al calduccio, e trascorrere la giornata spignattando insieme ai miei maschi alfa. Quando sono uscita da casa era ancora buio, faceva freddo e la tentazione di mandare tutto al diavolo è stata veramente forte. Invece, spinta dal senso del dovere, sono salita in auto e sono partita. Ad un certo punto la stazione radio di musica classica ha iniziato a trasmettere un'aria che mi piace molto e mentre mi godevo la musica ho guardato fuori: stavo percorrendo il limitare di un campo completamente ghiacciato. Un gigantesco sole arancione stava sorgendo all'orizzonte, illuminando quella solitaria distesa bianca e luccicante, come in un quadro. La musica, il paesaggio, l'assenza di altri rumori...era tutto molto bello. 
Ho pensato che, tutto sommato, ne era valsa la pensa, alzarsi, per poter ammirare un simile spettacolo della natura. 
Credo che la vera bellezza stia proprio in queste piccole cose e imparare a godersele durante il solito tran tran quotidiano è qualcosa di imperativo per vivere meglio.
Ho lasciato il 2024  con questo proposito e con la voglia di allargare lo sguardo oltre le solite umane piccolezze. Perché fuori c'è molto più di quanto siamo portati a pensare. 
Torno in cucina con la voglia di semplicità ma con gusto; passati i bagordi festivi sento il bisogno di comfort food che non mi appesantiscano. Riparto dalle vellutate, che con il freddo della sera sono proprio una coccola. Oggi di cavolfiore ma profumatissima di alloro. Crostini di pane tostato, una spolverata di formaggio, se piace, e la cena è pronta!




VELLUTATA di CAVOLFIORE 

Ingredienti (per 3-4 persone):
1 cavolfiore (700/800 g)
1 cipolla dorata 
2 foglie di alloro
3 bacche di ginepro 
Pane raffermo 
Olio evo
Sale 
Pepe nero 
Formaggio grattugiato (facoltativo)

Preparare i crostini di pane: tagliare il pane a dadolini e condirlo con olio evo e sale. Farlo dorare in forno caldo a 200°C per circa 5 minuti o comunque fino a che on è diventato croccante, poi sfornare e tenere da parte. 
Sbucciare e affettare la cipolla; farla appassire in una casseruola insieme a 3 cucchiai di olio evo, le foglie di alloro, le bacche di ginepro schiacciate e una tazzina di acqua (per evitare che bruci). Quando la cipolla è morbida e trasparente aggiungere nella casseruola il cavolfiore lavato e tagliato a cimette. Salare a piacere, mescolare e aggiungere acqua, meglio se già calda, fino a coprire appena il cavolfiore. Portare a bollore a fiamma alta, poi abbassare la fiamma al minimo e incoperchiare. Lasciare sobbollire almeno 15 minuti, fino a che il cavolfiore non è morbido. Eliminare le foglie di alloro e frullare con un minipimer fino a ottenere una crema densa. Se la vellutata dovesse risultare troppo liquida rimettere sul fornello e far sobbollire fino alla consistenza desiderata. Se, al contrario, la vellutata dovesse essere troppo densa, basterà aggiungere un po' di acqua calda. 
Una volta ottenuta la densità desiderata aggiustare di sale e pepe e servire la vellutata calda accompagnata dai crostini di pane, un giro di olio buono e, se piace, una spolverata di formaggio grattugiato.
Buon appetito!

N.B.: Volendo si può aggiungere anche una patata a pezzi insieme al cavolfiore, per dare più consistenza.




martedì 15 novembre 2022

Di zuppe e bimbi malati (zuppa di lenticchie e carciofi)

Sembra che finalmente l'autunno sia arrivato per davvero: oggi le colline circostanti sono avvolte da basse nuvole scure e una pioggerella insistente fa da sottofondo ad una inaspettata giornata casalinga.
Ma perché dovrei trovarmi a casa in un normale martedì lavorativo? Semplice. Insieme all'autunno sono arrivati anche i classici malanni di stagione e il piccolo maschio alfa ha pensato bene di accoppiarsi subito con una bella forma virale a base di febbre e placche in gola. 
È stata una giornata lenta e pacifica, le ore scandite da costruzioni lego e tanta televisione, misurazioni di febbre e tanto moccio.
Non potevo non approfittarne e mi sono concessa un pranzo un pò più lento del solito, una zuppa che mi piace da matti, il perfetto comfort food per una giornata fredda e umida. 
Ammetto che il piccolo maschio alfa ha preferito un più classico passato di verdura con la minestrina ma, ecco, secondo me non c'è proprio paragone!
Provatela perché è spettacolare!




ZUPPA di LENTICCHIE e CARCIOFI 

Ingredienti (per 2-3 persone):
100 g di lenticchie secche 
4 carciofi 
2 spicchi di aglio 
Una decina di pomodorini 
Aceto di vino 
Bacche di ginepro 
Olio evo 
Sale 

Per prima cosa occorre pulire i carciofi: eliminare le foglie esterne più dure e la cima spinosa, poi tagliarli a metà ed eliminare anche l'eventuale fieno. Tagliare i carciofi a fettine sottili e metterli in ammollo in acqua acidulata con 3 cucchiai di aceto di vino. 
In una pentola scaldare 3-4 cucchiai di olio evo con l'aglio sbucciato e schiacciato e un paio di bacche di ginepro, poi versare le lenticchie preventivamente sciacquate sotto acqua corrente. Aggiungere anche le fettine di carciofi scolate e  i pomodorini lavati e tagliati a metà e far rosolare tutto per qualche minuto. 
Una volta che i carciofi si sono un pochino ammorbiditi sfumare con un paio di cucchiai di aceto di vino, salare e versare acqua calda fino a coprire appena lenticchie e carciofi. Portare a bollore, poi incoperchiare e abbassare la fiamma al minimo. Lasciare sobbollire lentamente per 25-30 minuti. Se la zuppa si dovesse asciugare troppo aggiungere altra acqua calda (poi il livello di "brodosità" è secondo gusto personale). Aggiustare di sale e servire, calda o tiepida, accompagnata con una bella fettona di pane tostato. 
Se vi piacciono i sapori forti provate ad aggiungere un pò di peperoncino!
Buon appetito!




domenica 30 gennaio 2022

Il pranzo della domenica (Zuppa di orzo, cavolo nero e lenticchie)

E' una domenica lenta e pigra, fredda e pure un po' grigia. Il mio piccolo maschio alfa, dopo una sola settimana di asilo, ha vinto una nuova quarantena da contatto grazie a decisioni scolastiche a dir poco scellerate. Ma non è questo il posto in cui far polemica, anche se ne avrei una gran voglia, basti pensare che il morale non è esattamente alle stelle (il mio perlomeno, il piccolo è felicissimo di stare a casa a giocare!).
Insomma mi serve qualcosa per tirarmi su mentre sono in casa: vado in cucina e preparo il pranzo! Un bel comfort food, caldo e avvolgente, con il cavolo nero appena colto dall'orto, all'apice del suo rigoglio, un po' di guanciale per rendere il tutto più appetibile per i carnivori di casa e i miei amati legumi. Una cottura lenta, il profumo che si spande per casa, l'umore che si risolleva e ci troviamo tutti a tavola insieme, davanti alla nostra ciotola fumante, lieti che sia domenica e che possiamo stare insieme a non far assolutamente niente se non mangiare!




ZUPPA di ORZO, CAVOLO NERO e LENTICCHIE

Ingredienti (per 3 persone):
1 cipolla dorata 
50 g di guanciale (o pancetta tesa)
1 foglia di alloro 
2 bacche di ginepro 
10-12 foglie di cavolo nero 
120 g lenticchie secche 
150 g orzo perlato 
1 l brodo vegetale (o acqua calda, se non lo avete a disposizione)
Olio evo 
Sale 
Pepe nero 

Sbucciare e affettare sottile la cipolla,  tagliare a dadini piccoli il guanciale. Lavare le foglie di cavolo nero e tritarle grossolanamente. In una capace casseruola antiaderente far appassire cipolla e guanciale insieme a 3-4 cucchiai di olio evo, 2 bacche di ginepro schiacciate e una foglia di alloro. Aggiungere le lenticchie preventivamente sciacquate sotto acqua corrente e mescolare. Versare il brodo vegetale già caldo e portare all'ebollizione, poi aggiungere il cavolo nero e l'orzo. Lasciare sobbollire, parzialmente incoperchiato, a fiamma bassa per mezz'ora. Aggiustare di sale a fine cottura e servire la zuppa calda o tiepida con una generosa macinata di pepe nero e un filo di olio evo a crudo.
Buon appetito!




N.B.1: per una versione vegana basta omettere la pancetta! La zuppa sarà ugualmente buona e saporita.

N.B.2: l'orzo può essere sostituito da qualunque altro cereale (o mix di cereali) che abbiamo a disposizione in casa: farro, riso, grano saraceno ma anche quinoa o miglio, per una consistenza più "papposa". Tenere ovviamente conto dei diversi tempi di cottura dei cereali.


mercoledì 4 novembre 2020

Comfort food (Vellutata di zucca con crostini e speck croccante)

 E' novembre.  E' tutto grigio e piove. Siamo nel bel mezzo di una pandemia. Si prospettano coprifuoco e forse un nuovo lockdown.
Non c'è molto altro da dire: c'è stringente necessità di comfort food.
In questo momento, per me, non c'è niente di meglio di una calda, colorata e voluttuosa vellutata. Di zucca, preferibilmente.
Questa è la seconda versione di vellutata di zucca che pubblico sul questo blog: la prima potete trovarla qui. Anche se l'ingrediente base è lo stesso sono piuttosto diverse: questa ha un gusto più deciso e sapido e consistenze a contrasto, l'altra è più corposa, forse più raffinata. In ogni caso non saprei scegliere quale preferisco! Provatele entrambe e fatemi sapere la vostra opinione!
 
 

VELLUTATA di ZUCCA con CROSTINI e SPECK CROCCANTE

Ingredienti (per 3-4 persone):
600 g di polpa di zucca 
1 cipolla dorata
pane integrale raffermo
4 fette di speck
olio evo
sale

Eliminare la buccia alla zucca e tagliarla grossolanamente a dadi. Sbucciare la cipolla e affettarla sottilmente. In una pentola capiente soffriggere dolcemente la cipolla affettata insieme a 3 cucchiai di olio evo e qualche cucchiaio di acqua, per evitare che bruci. Quando la cipolla è diventata trasparente aggiungere la zucca, mescolare, salare a piacere e lasciare insaporire per un paio di minuti a fiamma vivace. A questo punto aggiungere acqua calda fino a coprire la zucca. Portare a ebollizione a fiamma alta, poi incoperchiare e abbassare il fuoco al minimo. Lasciare cuocere così mezz'ora circa, mescolando di tanto in tanto.
Quando la zucca è cotta tanto da spappolarsi, frullare tutto con un minipimer a immersione fino a ottenere una bella crema densa. Aggiustare di sale.
Tagliare a dadini il pane (quantitativo a piacere). In una padella scaldare 3-4 cucchiai di olio evo a fiamma vivace, poi saltare i dadini di pane per alcuni minuti, fino a che non sono dorati e croccanti. Durante la cottura cospargerli a piacere con rosmarino tritato, pepe nero e un pizzico di sale. 
Scaldare una padella antiaderente e quando è ben calda poggiarvi le fette di speck, ben distanziate: devono abbrustolire da entrambi i lati (senza bruciare!) e diventare croccanti.
Impiattare la vellutata calda e guarnire con i crostini di pane e lo speck croccante prima di servire.

Buon appetito!


 

 

 

martedì 24 marzo 2020

La vita ai tempi del coronavirus (Minestra di riso, lenticchie e funghi)

Eccoci qui. Dopo un lungo, assordante silenzio anche io ho deciso di prendere la parola e dire la mia.
Che ci piaccia o no stiamo assistendo dal vivo a un evento che entrerà nei libri di storia. Quando ormai ci sentiamo potentissimi, padroni del mondo, all'apice del progresso tecnologico...una pandemia. La realizzazione di uno dei miei peggiori incubi: non c'è niente che mi faccia più paura della malattia, della sofferenza, per me e i miei cari. Un terrore viscerale che mi costringo a tenere a bada con la forza della ragione.
Starei volentieri rintanata in casa coi miei maschietti e invece sono fra quelle persone che ancora devono andare a lavoro. A volte mi sento sopraffare.
Ho fatto tutto quello che la mia mente razionale aveva giurato di non fare: sono andata a fare la spesa bardata con guanti e mascherina anche se so benissimo che basta mantenere la distanza di sicurezza; ho fatto una tale scorta che non sapevo più come fare entrare tutto in auto. Non tocco praticamente più niente a mani nude o senza disinfezione.
Bella la razionalità, eh! Salvo poi mandarla ai maiali appena possibile!
Ogni giorno tiro un sospiro di sollievo appena varco la porta di casa e la chiudo alle mie spalle.
E' a quel punto che ho bisogno di qualcosa per allentare i nervi. Gli abbracci del mio bambino. E poi cucino. Anzi, spesso cuciniamo insieme.
In queste sere fredde, in cui le notizie dei telegiornali gelano anche l'anima, sto riscoprendo zuppe e minestre. Qualcosa di buono e caldo, semplice e rassicurante, che sappia di casa e di famiglia. Perché ora, non mi occorre niente altro.



MINESTRA di RISO, LENTICCHIE e FUNGHI

Ingredienti
(per 3 persone):
250 g lenticchie secche
120 g riso (per me Carnaroli ma vanno bene anche baldo o originario)
10-12 funghi champignon
10 g di funghi porcini secchi
250 g passata di pomodoro
1 carota
1 cipolla
1 spicchio di aglio
1 costola di sedano
olio evo
sale

Mettere in ammollo i funghi porcini secchi per almeno 15 minuti. Sciacquare le lenticchie sotto acqua corrente. Pulire i funghi champignon, lavarli e tagliarli a fettine sottili. Preparare un trito con aglio, carota, sedano e cipolla. In una pentola capiente far soffriggere il trito con 3 cucchiai di olio evo, fino a che non è ben appassito. Aggiungere i funghi champignon e poi i funghi porcini sgocciolati e tagliati a pezzetti. Salare leggermente. Dopo 5 minuti aggiungere anche le lenticchie mescolando. Irrorare con la passata di pomodoro e far prendere il bollore. Versare 1,5 l di acqua e far riprendere il bollore. A questo punto aggiungere anche il riso, mescolare, e lasciare cuocere una quarantina di minuti a fiamma bassa. Aggiustare di sale e servire tiepida.
Buon appetito!


N.B.: Io ho usato un misto di funghi freschi e secchi. Niente vieta di usare di usare solo l'uno o l'altro o anche altre varietà di funghi, secondo i propri gusti.

lunedì 18 settembre 2017

Un'altra estate se ne va (Vellutata di melanzane e fagioli)

Il tempo è cambiato,  le giornate si sono fatte più corte e le temperature sono già scese. Anche questa per me strana estate sta finendo. Ultime melanzane dall'orto e invece di usarle per piatti freschi ed estivi mi trovo a pensare di farci una vellutata. E perchè no? La sera fa freschetto e io esibisco già il pigiama a manica lunga perciò qualcosa di morbido e caldo (oltre al piccolo maschio alfa) mi farebbe proprio piacere!
Ecco quindi una delle mie amate vellutate che, anche se da gustare calda, porta con sè ancora i profumi e la freschezza dell'estate.



VELLUTATA di MELANZANE e FAGIOLI

Ingredienti (per 2-3 persone):
1 scalogno
1 melanzana
250 g fagioli cannellini lessati
scorza di limone
rosmarino
sommacco
olio evo
pepe nero
sale

Porre la melanzana intera su una teglia antiaderente e cuocerla in forno preriscaldato a 200°C per 25-30 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare qualche minuto, poi eliminare la buccia e i semi della melanzana e tenere solo la polpa.
Sbucciare e tagliare a fettine sottili lo scalogno, poi farlo appassire in una casseruola con un paio di cucchiai di olio  evo e un rametto di rosmarino, a fiamma vivace. Eliminare il rosmarino e aggiungere i fagioli scolati, la polpa di melanzana e circa mezzo litro di acqua calda. Portare il tutto a bollore e poi frullare con il pimer a immersione fino a ottenere una crema. Se la consistenza fosse troppo liquida lasciare cuocere ancora qualche minuto, se troppo densa aggiungere acqua.
Aggiustare di sale e pepe nero e servire calda cosparsa con buccia di limone tritata e un po' di sommacco (facoltativo ma dà una nota di colore carina).
Buon appetito!

venerdì 27 gennaio 2017

Il giorno della memoria (Minestra di ceci e finocchi)


Ho parlato poco di quando sono stata in vacanza a Cracovia e mi sono recata in visita ad Auschwitz e a Birkenau. Un momento privato, di raccoglimento e riflessione. Doloroso ma doveroso: tutti dovrebbero vedere. Tutti dovrebbero sapere. Poi, col tempo, le informazioni sedimentano in fondo all'animo, i ricordi si assottigliano ma resta quella sensazione di profondo disagio, quel groppo in fondo allo stomaco che ti fa dire "Come è stato possibile tutto questo?". All'epoca mi parve strano che in luoghi del genere potesse ancora splendere il sole. Ho trovato profondamente sbagliato che nei campi intorno alle baracche crescessero ancora erba e fiori. Luoghi di puro, abbacinante, sconvolgente dolore ma anche di memoria che non deve andare perduta.  Tutto ha un aspetto così normale e allo stesso tempo agghiacciante e alieno, come se fosse un set cinematografico. Eppure sai che non è così: l'impronta del male vero esiste e io l'ho sentita lungo quei binari maledetti, nelle baracche coi ripiani di legno come letti, nelle macerie bruciate e annerite dei forni crematori. E' un'esperienza surreale ma che non ha niente di ultraterreno, tutt'altro; la cosa più spaventosa è proprio la natura umana e tutte le nefandezze che è riuscita a creare ed evocare. Rendersi conto di questo è stato l'orrore più grande. Davvero ho avuto vergogna di appartenere al genere umano.
Da ragazzina ho letto tanti libri sull'argomento, visionato foto e filmati, studiato, eppure niente ti prepara ad una simile esperienza. La vita e gli scritti di Primo Levi hanno avuto un impatto fortissimo su di me e sul mio modo di pensare ed è a lui che affido il mio pensiero in questo giorno della memoria:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Torno in cucina (perchè questo è pur sempre un blog di cucina) con la consapevolezza che se non posso cambiare ciò che è stato, posso pur sempre ricordare per evitare che qualcosa di simile accada ancora.
Ricetta rustica oggi, con ingredienti di stagione, velocissima (se abbiamo i ceci già cotti) e super gustosa. Della serie "ci si può nutrire con gusto anche con sola verdura".



MINESTRA di CECI e FINOCCHI

Ingredienti (per 2 persone):
150 g ceci secchi
1 grosso finocchio (o 2 piccoli)
2 spicchi di aglio
1 rametto di rosmarino
qualche foglia di salvia
olio evo
sale
pepe nero

Tenere i ceci in ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore, cambiandola un paio di volte in totale. Trascorso il tempo di ammollo, scolare i ceci e metterli in una pentola capiente insieme a uno spicchio d'aglio sbucciato, il rametto di rosmarino e le foglie di salvia lavate e asciugate. Riempire la pentola di acqua fredda fino a coprire abbondantemente i ceci (devono esserci almeno due dita di acqua sopra il livello dei ceci). Portare a ebollizione, poi incoperchiare parzialmente e abbassare la fiamma al minimo. Lasciare sobbollire i ceci circa 2 ore. Aggiustare di sale solo a fine cottura.
Lavare e asciugare i finocchi, eliminare le radichette verdi e il torsolo duro. Affettare finemente i finocchi e farli saltare in padella per una decina di minuti insieme al secondo spicchio di aglio sbucciato e schiacciato e 2-3 cucchiai di olio evo: devono risultare cotti ma ancora sodi. Salare a fine cottura.
Eliminare dai ceci il rosmarino, la salvia e lo spicchio di aglio e frullarli parzialmente in modo da creare una sorta di crema molto grossolana, con alcuni ceci ancora interi. Se la consistenza dovesse risultare troppo soda aggiungere del brodo vegetale o dell'acqua calda, se troppo liquida rimettere sul fuoco fino a che non si è ristretta. Personalmente questa la minestra mi piace piuttosto brodosa ma è questione di gusti.
Quando la minestra di ceci è pronta e calda aggiungere i finocchi spadellati e lasciare insaporire una decina di minuti a fuoco basso. Servire calda irrorando con un filo di olio evo a crudo e poco pepe nero appena macinato.
Buon appetito!





giovedì 12 gennaio 2017

Gelo e antigelo (Cacciucco di ceci e cavolo nero)

Rientrata dal mio viaggetto pensavo che avrei trovato ad attendermi in Italia i soliti 15°C di quando sono partita e invece....il gelo! Non ero psicologicamente preparata.
In queste serate di freddo intenso l'unico rimedio che ho trovato è stato stare sotto un plaid con la gatta accoccolata sopra, una tisana calda, un buon libro e una pentola di zuppa a sobbollire sul fornello. Non riesco a pensare a una immagine più appropriata per esorcizzare il freddo invernale.
Per venire incontro alle esigenze detox post-natalizie ho preparato una zuppa molto saporita a base di ceci (che saziano, sono rimineralizzanti e forniscono proteine vegetali e fibre) e cavolo nero, ortaggio di stagione di cui l'orto al momento è decisamente ricco. Per chi non lo sapesse: questo è il momento ideale per gustare il cavolo nero dato che, per risultare tenero e non fibroso dopo la bollitura, la pianta deve aver subito almeno una "gelata", ovvero una notte sotto zero. Peccato che questa varietà di cavolo sia poco conosciuta fuori dalla Toscana perchè è veramente saporita e si presta per un sacco di preparazioni, a partire da semplice sostituto degli spinaci. Insomma un concentrato di gusto, fibre e vitamine, per combattere il freddo e i malanni di stagione e tornare in forma senza soffrire la fame!



CACCIUCCO di CECI e CAVOLO NERO

Ingredienti (per 2 persone):
150 g ceci secchi
300 g di foglie di cavolo nero
10 pomodorini
2 spicchi d'aglio
1 filetto di acciuga sott'olio
peperoncino fresco
olio evo
sale

Tenere i ceci in ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore, cambiandola un paio di volte in totale. Trascorso il tempo di ammollo, scolare i ceci e metterli in una pentola capiente insieme a uno spicchio d'aglio sbucciato. Riempire la pentola di acqua fredda fino a coprire abbondantemente i ceci (devono esserci almeno due dita di acqua sopra il livello dei ceci). Portare a ebollizione, poi incoperchiare parzialmente e abbassare la fiamma al minimo. Lasciare sobbollire i ceci circa 2 ore, fino a che non sono morbidi.
Lavare bene le foglie di cavolo nero e spezzettarle. Portare a ebollizione una pentola di acqua e sbollentare il cavolo nero per 10-15 minuti, poi scolare.
In un tegame a bordi alti scaldare 2-3 cucchiai di olio evo con uno spicchio di aglio sbucciato e schiacciato, il filetto di acciuga e poco peperoncino fresco tagliato a rondelle. Aggiungere i pomodorini tagliati in 4 parti e lasciare cuocere a fiamma vivace per un paio di minuti. Eliminare l'aglio prima che scurisca e aggiungere il cavolo nero sbollentato in modo che si insaporisca per alcuni minuti. Aggiungere anche i ceci caldi e  gran parte del loro liquido di cottura fino a che non ha l'aspetto brodoso di un minestrone. Lasciare cuocere il tutto a fiamma bassa per 15 minuti in modo che i sapori si amalgamino bene. Aggiustare di sale a fine cottura. Servire caldo accompagnando con fette di pane tostate e agliate.
Buon appetito!


lunedì 7 novembre 2016

Il bosco nel piatto (Zuppa autunnale di bosco)

Nelle scorse settimane, prima dell'arrivo delle piogge torrenziali, ho avuto la possibilità di fare qualche bella passeggiata nel bosco insieme ai miei, cercatori di funghi della domenica ma pur sempre più esperti della sottoscritta, che riesce a scovare solo quelli molto appariscenti (rossi, bianco fluo, arancione acceso) e invariabilmente tossici.
A prescindere dalle mie scarsissime capacità di riconoscimento fungino si è trattato di una esperienza molto rigenerante: le giornate erano belle e soleggiate, per niente fredde e il profumo del sottobosco assolutamente inebriante. Camminare su un tappeto di coloratissime foglie secche e muschio, immersi solo nei rumori del bosco è estremamente rilassante. Sembrava di essere in un bosco da fiaba con il fruscio delle foglie e colori che sfumavano dal giallo vivo, all'ocra, al rosso mattone, al marrone scuro...bellissimo.
Ho ascoltato, osservato, annusato, ho raccolto castagne e ho cercato di scoprire se davvero i Puffi vivono nei funghi rossi.
Una volta tornata a casa non ho potuto fare a meno di usare i frutti del bosco trovati per preparare qualcosa di assolutamente autunnale: una zuppa calda, confortante e preziosa nei suoi ingredienti di stagione appena raccolti. Una leccornia che riabilita il mio rapporto con l'autunno.



ZUPPA AUTUNNALE di BOSCO

Ingredienti (per 2 persone):
una trentina di castagne cotte (bollite o frugiate) sgusciate
50 g di pancetta stufata in un unico pezzo
1 cipolla
300 g funghi misti puliti (porcini, galletti, pioppini, pleurotus...)
1 l brodo vegetale
1 rametto di rosmarino
olio evo
sale, pepe nero

Sbucciare e tritare la cipolla, tagliare a dadolini la pancetta. Far soffriggere in una pentola (meglio se di coccio) la cipolla e la pancetta insieme a 2-3 cucchiai di olio evo e al rametto di rosmarino intero. Quando la cipolla è trasparente aggiungere anche le castagne e i funghi lavati e tagliati a pezzetti. Fare insaporire tutto un paio di minuti. La scelta dei funghi è libera: io avevo a disposizione porcini e galletti ma i veri conoscitori possono usare tutti quelli che preferiscono e che sono reperibili nei boschi in questo periodo (ma attenzione a quelli tossici e velenosi!) o al mercato, per i più pigri!
Aggiungere gradualmente il brodo caldo e portare a bollore, poi abbassare la fiamma al minimo e lasciare sobbollire coperto per almeno un'ora: in questo modo i sapori si amalgamano bene e le castagne si sfaldano quasi completamente formando una deliziosa cremina. Verso fine cottura aggiustare di sale e pepe. Servire calda.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Betulla in collaborazione con la Locanda 2 camini


sabato 8 ottobre 2016

Illusione (Vellutata di ceci con carote al sesamo)

E' difficile avere la reale percezione delle condizioni meteo stando al chiuso. Guardo fuori dalla finestra e vedo giornate luminose, soleggiate, con un bel cielo sgombro. "E' ancora caldo", mi dico, e mi illudo che sia ancora estate. Esco speranzosa in maniche di camicia e vengo travolta da un simpatico venticello che si insinua subdolamente tra i vestiti facendomi rabbrividire. Al diavolo le previsioni meteo! La mattina devo uscire con maglioncino e giacca, all'ora di pranzo starei bene in maglietta e per la sera ho già esibito il mio plaid da divano. Inutile dire che il raffreddore è dietro l'angolo che mi attende...
Per assecondare questo illusorio mood estivo mi sono inventata questa vellutata che ricorda tanto l'hummus negli ingredienti: ceci, aglio, sesamo. E siccome a me l'hummus piace mangiarlo con le carote ecco che queste non potevano mancare come tocco finale. Diciamo che sembra hummus ma è calda, ottima per le prime fresche sere d'autunno.



VELLUTATA di CECI con CAROTE al SESAMO

Ingredienti (per 3 persone):
300 g ceci lessati
1 spicchio d'aglio
3 carote
semi di sesamo
olio evo
sale

Sbucciare l'aglio, schiacciarlo e soffriggerlo con un paio di cucchiai di olio evo in una casseruola a bordi alti. Dopo un paio di minuti aggiungere i ceci sgocciolati e lasciarli insaporire a fiamma vivace. Salare e poi aggiungere acqua calda fino a coprire abbondantemente i ceci. Portare a bollore e lasciare sobbollire un paio di minuti. Frullare i ceci e lo spicchio d'aglio con un minipimer: si deve ottenere una crema liscia e vellutata. Se la consistenza è troppo soda aggiungere altra calda, se troppo liquida rimettere sul fuoco fino a che non raggiunge la consistenza desiderata. Aggiustare di sale a fine cottura.
Nel frattempo raschiare le carote e avvolgerle nella carta forno. Passarle un paio di minuti nel microonde alla massima potenza in modo che si ammorbidiscano (in alternativa possono essere cotte al vapore). Tagliare le carote cotte a rondelle e saltarle in padella con un filo di olio evo. Cospargere con abbondanti semi di sesamo e aspettare che le carote si abbrustoliscano appena. Salare alla fine.
Servire la vellutata calda o tiepida, a piacere, guarnita con le carote al sesamo.
Buon appetito!


giovedì 24 marzo 2016

La pappa si veste a festa (Pappa di mare)

Mi sono voluta cimentare con un piatto di cui ho tanto sentito parlare ultimamente ma che non avevo mai assaggiato: la pappa di mare. L'idea è quanto mai intrigante: si parte da una ricetta povera di riciclo per arrivare a qualcosa di decisamente più pregiato grazie all'aggiunta di pesce e crostacei. Il gusto, neanche a dirlo, è favoloso e la preparazione non richiede particolari doti culinarie, solo buoni ingredienti, del buon pane toscano (senza sale) in primis, pomodori ben maturi e pesce fresco.
Se la pappa al pomodoro già di per se è una leccornia (almeno secondo il mio gusto) abbinata al pesce diventa sublime e, perchè no, anche chic! Un'idea alternativa che trovo originale anche per pranzi e cene di festa: il figurone è assicurato senza particoli sforzi.
Vi ho convinto a provarla?



PAPPA di MARE 

Ingredienti (per 4 porzioni):
300 g pane raffermo toscano
4 spicchi d'aglio
15 pomodori piccadilly maturi
250 ml passata di pomodoro
500 g di polpa di palombo (o altro pesce come persico, pesce spada, nasello, merluzzo...)
500 g circa tra seppioline, totani e calamari
1 kg cozze (o misto di cozze, vongole e altri gusci)
200 g gamberetti sgusciati
Scampi, cicale e gamberoni (1 a testa)
1 bicchiere di vino bianco secco
olio evo
1/2 peperoncino piccante (facoltativo)
Prezzemolo
sale

Tagliare il pane a pezzetti e tenerlo in ammollo in acqua tiepida per almeno mezz'ora, in modo che si ammorbidisca. Preparare la pappa al pomodoro: in una capace pentola (meglio se di coccio) scaldare un fondo di olio evo con 2 spicchi di aglio sbucciati e schiacciati. Quando l'aglio è soffritto, dopo un paio di minuti, toglierlo dal tegame se non piace troppo il suo gusto, altrimenti lasciarlo nel tegame, come faccio io, per un gusto più deciso. Aggiungere i pomodorini tagliati a spicchi e, dopo 5 minuti, anche il pane ben strizzato. Mescolare e, dopo che tutto si è insaporito, aggiungere anche la passata di pomodoro e circa 400 ml di acqua calda. Far prendere il bollore, poi abbassare la fiamma, incoperchiare e lasciare sobbollire circa mezz'ora. Mescolare frequentemente per evitare che il pane si attacchi al fondo. Se la pappa si asciuga troppo aggiungere altra acqua calda durante la cottura.
Nel frattempo sbollentare le cozze per un minuto in abbondante acqua per far aprire le valve, scolarle e sgusciarle. Tenere da parte alcune cozze nel guscio da usare come decorazione. Cuocere il pesce: scaldare un fondo di olio con un paio di spicchi di aglio tritati e il peperoncino spezzettato, facendo attenzione a che l'aglio non imbrunisca; aggiungere la polpa di pesce tagliata a dadini, le cozze sgusciate e tutti gli altri pesci e crostacei e far rosolare per un paio di minuti a fiamma alta. Sfumare con il vino e lasciar cuocere ancora alcuni minuti, fino a che l'alcool non è completamente evaporato. Aggiustare di sale e cospargere di prezzemolo fresco tritato a fine cottura. Tenere da parte, in caldo, le cozze con il guscio, gli scampi, i gamberoni e le cicale cotti; versare i restanti pesci, con il relativo fondo di cottura, nella pappa calda. Mescolare per distribuire bene il pesce e lasciare insaporire tutto a fiamma bassa per 10-15 minuti: la consistenza deve essere soda ma morbida. Aggiustare di sale, guarnire con le cozze, gli scampi, i gamberoni e le cicale tenuti da parte.
Buon appetito!

N.b. Per l'estate è buona anche da servire fredda.


domenica 28 febbraio 2016

Grigiume (Zuppa speziata di spinaci e cocco)

Talvolta è dura la vita, specialmente in febbraio, quando le giornate lavorative sono lunghe e lugubri, grigie e faticose che sembrano interminabili. Zero energie, zero reattività, zero fantasia. Vado avanti per inerzia, lentamente e faticosamente, senza particolari guizzi, arrancando. Mi succede ogni anno in questo periodo: una pesante fiacca fisica e mentale.
Eppure ci provo a reagire, a far finta di non essere stanca, a cercare di tenermi in movimento, quasi sempre invano. Tutto questo si riflette anche in cucina, dove prediligo ricette leggere e veloci e molto spesso prese a prestito da libri e blog. Perchè se cucinare è pur sempre una necessità, non sempre mi sento la forza di pensare a nuovi piatti. Così una sera mi sono affidata a Nigella e alla sua zuppa speziata di spinaci e latte di cocco: ridicolmente facile e veloce. Un perfetto comfort food da gustare sul divano o nascosti sotto un plaid, in una grigia sera di febbraio: calda, morbida, colorata, con un profumo avvolgente ed esotico.
Per ora non chiedo di meglio, mentre aspetto primavera.



ZUPPA SPEZIATA di SPINACI e COCCO

Ingredienti (per 3 persone):
1/2 l di latte di cocco
6 cubetti di spinaci congelati
1 cucchiaio di curry in polvere (garam masala per verdure o altra miscela: NIgella usa la pasta di curry verde che io non avevo)
1 cucchiaino cumino in polvere
sale
acqua bollente (circa 250 ml)
1 cipollotto fresco (facoltativo)

In una casseruola scaldare il latte di cocco insieme alle spezie fino all'ebollizione, poi aggiungere gli spinaci ancora congelati. Aggiungere anche l'acqua bollente fino a coprire appena gli spinaci. Portare di nuovo all'ebollizione, abbassare il fuoco e lasciare cuocere circa 15 minuti. Frullare con il minipimer ma lasciare la zuppa abbastanza grossolana: per me non deve essere una vellutata finissima ma dipende dai gusti personali. Aggiustare di sale.
Tagliare a fettine il cipollotto e aggiungerlo alla zuppa molto calda alcuni minuti prima di servire.
Buon appetito!

venerdì 6 novembre 2015

Tradizione pistoiese (Carcerato)

Nata a Prato ma ormai pistoiese d'adozione, ho imparato che esistono deliziosi piatti tipici pistoiesi che nessuno conosce al di fuori della provincia, segreti ben custoditi dalle massaie e dai ristoratori locali.
Dato che il mantenimento della memoria di antiche ricette è una ricchezza che non deve andare persa e che sento, nel mio piccolo, di voler portare avanti, ecco la mia proposta di oggi: il carcerato. Personalmente non ne avevo mai nemmeno sentito parlare e anche i miei amici fiorentini, che vantano una secolare cultura culinaria inerente le frattaglie, erano all'oscuro dell'esistenza di tale prelibatezza. Un piatto povero, anzi, poverissimo. Il pasto dei carcerati. Una zuppa. Pane secco e frattaglie varie, retaggio di un passato in cui i macelli si trovavano accanto al carcere di Santa Caterina in Brana. Si dice che i detenuti, vedendo passare nel fiumiciattolo, la Brana appunto, gli scarti della lavorazione della carne, avessero chiesto di potersene appropriare, per arricchire il loro pasto a base di pane e acqua. Così nacque il carcerato ed è anche facile capire perchè sia stato chiamato così.
Oggi, arricchito da pancetta e verdure, è diventato un piatto di una bontà disarmante, uno di quei comfort-food perfetti quando fuori fa freddo, nonostante la povera semplicità degli ingredienti.
Astenersi detrattori di trippa e affini!



CARCERATO

Ingredienti (per 3-4 persone):
250 g trippa
250 g lampredotto
250 centopelli
300 g pane raffermo
1,5 l circa brodo misto di carne e verdure
1 porro
1 scalogno
1 carota
1 costola di sedano
20 g pancetta tesa
3 bacche di ginepro
pepe nero in grani
1 foglia di alloro
olio evo
sale

Bollire in acqua per 5-10 minuti le frattaglie (trippa, lampredotto e centopelli), scolare e lasciare raffreddare a temperatura ambiente prima di tagliare tutto a listarelle. Preparare un trito con carota, sedano, scalogno e pancetta e far soffriggere insieme a 3-4 cucchiai di olio evo, la foglia d'alloro e le bacche di ginepro appena schiacciate a fuoco basso in una grossa pentola. Aggiungere anche il porro tagliato a rondelle. Quando le verdure si sono appassite aggiungere anche le frattaglie e lasciare insaporire alcuni minuti. Iniziare ad aggiungere il brodo caldo e il pane secco tagliato a tocchetti. Far prendere il bollore, incoperchiare e abbassare la fiamma al minimo. Lasciare cuocere molto lentamente per un paio d'ore, mescolando ogni tanto in modo che la zuppa non si attacchi al fondo. Il pane assorbirà molto brodo, perciò aggiungerne gradualmente, sempre caldo: la zuppa deve essere sempre umida. A fine cottura aggiustare di sale e servire calda.
Buon appetito!

giovedì 24 settembre 2015

Autunno (Vellutata di verza e patate con pancetta croccante al timo)

Il calendario mi dice che ieri è iniziato l'autunno: prime piogge, primi freddi, foglie dorate che cadono dagli alberi.
Benchè durante il giorno le temperature siano ancora tiepide e gradevoli, la sera inizio a sentire la necessità del golfino sulle spalle o di una sciarpina attorno al collo e, per cena, qualcosa di caldo da mettere in pancia.
Poco male: inauguro la stagione delle zuppe calde con una bella vellutata di verza, presa direttamente dall'orto, con una nota scrocchiarella data dalla pancetta. Adoro la consistenza cremosa delle verdure!



VELLUTATA di VERZA e PATATE con PANCETTA CROCCANTE al TIMO

Ingredienti (per 2 persone):
1 piccola verza
2 patate
una noce di burro
50 g di pancetta
timo fresco
sale

Sbucciare le patate e tagliarle a pezzi grossi. Lavare la verza e tagliarla a fette. Mettere patate e verza in una pentola con una noce di burro e lasciarlo sciogliere un minuto a fiamma bassa. Aggiungere circa 1 litro di acqua (preferibilmente già calda), fino a coprire le verdure nella pentola e portare a bollore a fiamma alta, poi incoperchiare e abbassare la fiamma. Lasciare cuocere circa 40 minuti (le verdure dovranno essere praticamente sfatte). Togliere la pentola dal fuoco e frullare con il pimer fino a ottenere una crema; aggiungere acqua (calda) o brodo vegetale se dovesse essere troppo soda o rimettere sul fuoco se dovesse essere troppo liquida. Aggiustare di sale e tenere in caldo.
Tritare la pancetta, scaldare una padellina e farvi rosolare il trito di pancetta insieme a del timo fresco fino a che la pancetta non è abbrustolita e croccante.
Servire la vellutata calda o fredda guarnita con la pancetta croccante al timo.
Buon appetito!



domenica 26 luglio 2015

Ispirazione cinematografica (Tarka Dahl)

Qualche mese fa mi è capitato di vedere un film che mi incuriosiva: Amore, cucina e curry.
Come dice il titolo, parla di India, una storia d'amore e cucina: tutti temi a me molto cari. Ad un certo punto al protagonista viene chiesto quale fosse il suo piatto preferito e la sua risposta mi ha lasciata perplessa. Il dahl. E che diavolo è questo dahl????
Si sa che sono curiosa, perciò mi sono informata, ho studiato e ho scoperto che il dahl è una tipica preparazione indiana a base di lenticchie e spezie. Ne esistono una miriade di versioni in base al tipo di lenticchie (circa 60 varietà in India, dove è probabilmente il legume più utilizzato), al tipo e quantità di spezie usate, alla presenza o meno del soffritto; può essere frullato o lasciato con le lenticchie intere, può essere servito come zuppa o come cremoso contorno. Insomma è qualcosa di veramente versatile e personalizzabile e non mi sono lasciata sfuggire l'occasione di provarlo. La mia versione prevede la presenza di un soffritto speziato da aggiungere prima di servire (tarka) e ho lasciato le lenticchie intere e abbastanza asciutte per poterle servire come contorno insieme a del pane naan.
Che dire? Era delizioso, anche servito freddo nei giorni successivi.



TARKA DAHL

Ingredienti (per il dahl per 3-4 persone):
350 g lenticchie secche (preferibilmente rosse)
olio di semi
1 pezzo di ginger fresco
1 carota
1 scalogno
1 pomodoro maturo
cumino in semi
semi di coriandolo
6 bacche di cardamomo
curcuma in polvere
garam masal
sale

Per il tarka:
1 scalogno
semi di senape
1 peperoncino verde
 olio di semi o ghee

Dahl: 
Preparare un trito con lo scalogno, la carota e il ginger sbucciati. Schiacciare le bacche di cardamomo con la parte piatta di un coltello e recuperarne i semi all'interno. Pestare insieme con un cucchiaino di semi di cumino e un cucchiaino di semi di coriandolo. Sciacquare le lenticchie sotto acqua corrente.
In una pentola scaldare un paio di cucchiai di olio di semi (o di ghee) e soffriggere a fiamma bassa il trito insieme ai semi di cardamomo, di cumino e di coriandolo. Attenzione a non bruciare le spezie! Dopo 2-3 minuti aggiungere le lenticchie scolate, un cucchiaino di curcuma in polvere, un cucchiaino di garam masala e il pomodoro tagliato a pezzi. Aggiungere anche 600 ml di acqua calda e lasciare cuocere con il coperchio molto lentamente per almeno un'ora, mescolando ogni tanto. Aggiustare di sale a fine cottura. Alla fine la consistenza dovrà essere quella di una crema soda: le lenticchie dovranno essere molto morbide e sfaldarsi parzialmente. Se lo si vuole servire come zuppa aumentare il quantitativo di acqua iniziale in cui cuociono i legumi.

Tarka:
Affettare sottilmente uno scalogno e il peperoncino. In una padellina molto piccola scaldare 2-3 cucchiai di olio di semi (o di ghee) e farvi rosolare per alcuni minuti o scalogno, il peperoncino e un cucchiaio di semi di senape fino a che non iniziano a scoppiettare. Anche in questo caso fare molta attenzione a non bruciare le spezie e a non abbondare con l'olio, che deve solo servire a estrarre gli aromi.

Servire le lenticchie, calde o fredde a piacere, dopo avervi versato sopra il tarka a insaporire ulteriormente il tutto accompagnando con naan.
Buon appetito!


domenica 19 ottobre 2014

Il rito del sabato (Vellutata di zucchine con gamberi al limone)

Non mi considero una persona molto abitudinaria, specialmente nel tempo libero: mi piace cambiare, provare cose nuove, avere orari flessibili e non sapere esattamente come trascorrerò la giornata. Il sabato, però, è un caso a parte. Nel corso degli anni, io e il maschio alfa abbiamo sviluppato una certa routine, un rituale ben preciso che vuol significare "finalmente è sabato e, qualunque cosa succeda, ho tutto il weekend di fronte a me per fare ciò che voglio!". Con il frenetico periodo che sto vivendo a lavoro, posso assicurare che una prospettiva del genere non è affatto roba da poco e mi mette subito di buonumore.
La giornata inizia con sveglia naturale e una tranquilla preparazione per uscire. Fondamentale e irrinunciabile la colazione nella nostra pasticceria preferita, a base di cornetto doppia sfoglia glassato (impossibile che ne esista uno più buono. Io non ci provo nemmeno a replicare!) e a seguire passeggiata con un veloce giro nel mercato di paese, dove spesso dedico allo shopping tra i mugugni annoiati del maschio. Mi piace la vita di paese, incontrare le stesse facce ogni settimana, negli stessi posti, notarne le abitudini. Il banco del pollaiolo con le due simpatiche signore che mi salutano, il fruttivendolo con poche cassette rigorosamente di stagione, il burbero signore del banco di abbigliamento che mi fa un sacco di complimenti quando compro qualcosa, i gruppi di anziani che portano a spasso le biciclette e si incontrano al mercato per parlare di acciacchi e nipoti: trovo tutto estremamente quieto e rilassante.
Dopo la passeggiata è obbligatoria la visita al supermercato, croce e delizia del weekend, per il rifornimento settimanale di frigo e dispensa. In questo caso l'esperienza è decisamente meno rilassante, tutt'altro: qui prevale la legge del più forte per l'accaparramento delle derrate alimentari (secondo me manco in tempo di guerra si vedevano scene simili) e i più forti sono i pensionati dotati di carrello corazzato, che non si fanno scrupoli a gambizzarti per l'ultimo pacco di biscotti in offerta.
Una volta a casa è ora di pensare al pranzo: il maschio alfa, ligio al suo dovere sportivo, si nutre solo di pasta al pomodoro e patate lesse, il tipico pranzo pre-partita; io, una volta tanto, posso concedermi tutto ciò che non piace al maschio alfa. Niente di elaborato o troppo lungo da preparare, però via libera a zucchine, melanzane, olive, capperi e carciofi!
Questa settimana ho optato per una semplice vellutata di zucchine, le ultime di stagione, accompagnata da dei gamberi profumati di limone. Semplice, deliziosa e molto gratificante anche gustata in perfetta solitudine!



VELLUTATA di ZUCCHINE con SPIEDINO di GAMBERI al LIMONE

Ingredienti (per 2 persone):
2 zucchine tonde
1 patata
1 scalogno
1 limone
code di gambero (3-4 a persona)
olio evo
sale

Affettare sottilmente lo scalogno e soffriggerlo alcuni minuti con un paio di cucchiai di olio evo facendo attenzione a non bruciarlo. Aggiungere la patata sbucciata e tagliata a dadini e le zucchine, anch'esse tagliate a dadini. Salare e lasciare insaporire un paio di minuti, poi aggiungere acqua calda fino a coprire le verdure. Far prendere il bollore poi incoperchiare, abbassare il fuoco al minimo e lasciare cuocere circa mezz'ora, mescolando ogni tanto, fino a che le verdure non sono morbide. Frullare tutto con il pimer a immersione. se la vellutata dovesse essere troppo soda aggiungere dell'acqua calda, se troppo liquida rimettere sul fuoco fino a hce non si ha la consistenza desiderata.
Scaldare una padella antiaderente e adagiarvi le code di gambero per farle grigliare un paio di minuti per parte. Salare e irrorare con il succo di mezzo limone: quando questo sarà evaporato le code di gambero sono pronte. Infilzarle in uno spiedino intervallando con fettine di limone e servire con la vellutata di zucchine condita con alcune gocce di olio evo.
Buon appetito!

domenica 1 giugno 2014

Mal d'Africa (Vellutata di piselli al ginger)

Eccomi! Diciamo che sono tornata....almeno fisicamente, perchè mentalmente sono ancora molto lontano, affacciata ad uno strapiombo sulla cima della Table Mountain o di fronte al fragoroso muro d'acqua che sono le cascate Vittoria. Per la prima volta ho sperimentato la depressione da rientro, una fiacca che mi riesce difficile spiegare altrimenti. Magari ho solo acquisito i sonnacchiosi ritmi africani!
...Il primo impatto con il suolo africano, l'aria calda e secca, i babbuini tutto attorno, la terra così rossa da ferire gli occhi, alberi mai visti carichi di fiori colorati, gente che vende frutta a bordo strada. Inutile dire che in Zimbabwe eravamo turisti riconoscibili a chilometri di distanza. Strano sentirsi diversi e osservati, una sensazione cui non siamo abituati. Victoria Falls è un paesino totalmente turistico che però ben poco ha da offrire a dei turisti europei, oltre alle cascate. Tanto per non subire troppi shock culturali tutti insieme la prima tappa è stato il lussuoso e coloniale Victoria Falls Hotel, affacciato sulla gola attraversata dal fiume Zambesi, praticamente a cavallo con lo Zambia.


Rispettando l'inglesissimo rito del thè time delle 17, con tanti pasticcini serviti sulla terrazza in giardino, si possono intravedere le magnifiche cascate e la nuvola di schizzi che sollevano....Quanto è selvaggia la mia Africa!



....A proposito...No, noi non dormivamo qui, dormivamo qui! (Notare il tetto in eternit!)

Le cascate però sono uno spettacolo davvero maestoso, per di più nel periodo di massima portata: un muro d'acqua che si schianta in un crepaccio con un tale fragore e violenza da sollevare schizzi ben oltre il livello del fiume (circa 110 m sopra), tanto da formare una sorta di nuvola bianca di vapore raso terra, visibile anche dall'aereo! Stare al suo interno è come ricevere continuamente secchiate d'acqua addosso: giuro che uscita da lì avevo persino le mutande bagnate nonostante il K-way! Spero solo che nell'acqua dello Zambesi non ci fossero coliformi! Ci si sente piccoli, molto piccoli, di fronte a tanta forza.

 Molte cose si ridimensionano, altre spariscono proprio. Non c'è bisogno di molte parole di fronte a uno spettacolo del genere, è il fiume che parla... Così come è inutile parlare di fronte a qualcosa di molto buono, come questa vellutata, da provare sia calda che fredda, con i piselli, che sono di stagione e un tocco esotico dato dal ginger, che ci sta sempre bene. La fettina di salmone non è opzionale: con la crema di piselli si crea un connubio delizioso!


VELLUTATA di PISELLI al GINGER


Ingredienti (per 3 persone):
500 g di piselli (anche surgelati)
un pezzo di ginger fresco
1 cipollotto fresco
salmone affumicato
basilico fresco o erba cipollina
olio evo
acqua calda (circa 1 l)
sale

Tritare il cipollotto e il ginger sbucciato e soffriggerli in una pentola insieme a  un paio di cucchiai di olio evo. Dopo alcuni minuti aggiungere i piselli freschi (o quelli surgelati) e lasciare insaporire alcuni minuti. Salare e iniziare ad aggiungere acqua calda. Far prendere il bollore e lasciare cuocere coperto a fiamma bassa per una mezz'ora. Aggiungere ancora un poco di ginger grattugiato e frullare tutto con il minipimer. Servire calda o fredda guarnita da una fettina di salmone affumicato e da foglie basilico (o erba cipollina).
Buon appetito!



domenica 22 dicembre 2013

Potage Parmentier

Cerchiamo di essere onesti: chiunque abbia iniziato a scrivere un blog di cucina negli ultimi anni ha quasi sicuramente visto il film "Julie&Julia" e/o letto il relativo libro. Io non faccio eccezione.
Circa un mese fa ho terminato di leggere il libro e poco tempo dopo mi è capitato per caso di rivedere il film...le bruschette, l'aspic, l'aragosta, boeuf bourguignonne, aumento incontrollato della salivazione. Eppure è mai possibile che fino ad ora non abbia mai provato nemmeno una delle ricette di Julia Child? Purtroppo è così ma fortunatamente si può facilmente porre rimedio a questa incresciosa situazione! Non ho i libri di Julia Child ma cercando in rete e, come Julie, ho deciso di iniziare dalla ricetta più semplice (anche se non necessariamente facile, come ci sugerisce nel libro): il Potage Parmentier, ovvero la zuppa di patate e porri.
...
E' strepitosa!!!
Non era certo la prima volta che preparavo una vellutata di patate e porri ma, che diamine, non c'è proprio paragone! Il trucco c'è e si vede: il burro e la panna NON sono opzionali ma assolutamente necessari per la buona riuscita. Personalmente ho sempre usato l'olio al posto del burro (e talvolta nemmeno quello) e poco latte al posto della panna ma quello che viene fuori è un piatto totalmente diverso. Il Potage Parmentier è un'altra cosa. Grazie all'aggiunta di questi deliziosi grassi il gusto è ovviamente molto ricco e corposo ma anche delicato allo stesso tempo; la consistenza è cremosa ma non perfettamente vellutata, riempie la bocca e riscalda (cosa non proprio disprezzabile in questo periodo). Certo, è una mazzata calorica ma posso garantire che dopo una ciotola di questa zuppa si è sazi e appagati! Poi se si appartiene alla schiera degli impenitenti mangiatori incalliti, come me e il mashio alfa, si può perfino fare il bis senza vergogna e sentirsi comunque al settimo cielo! Pur nella sua semplicità sono convinta che non sfigurerebbe sulla tavola delle feste che si avvicinano. Provatela!



POTAGE PARMENTIER

 Ingredienti (per 3-4 persone):
4 porri
500 g patate
40 g burro
100 ml panna fresca
500-600 ml di acqua calda (o brodo vegetale)
sale, pepe nero

Lavare i porri e affettarli a rondelle non troppo sottili fino a che le foglie non sono dure (si, si utilizza anche la parte verde, che è una cosa meravigliosa perchè si limita tantissimo lo spreco). Sbucciare e tagliare a dadini le patate e tenerle da parte. In una pentola sciogliere il burro a fiamma bassa, poi aggiungere i porri tagliati e soffriggerli alcuni minuti fino a che non sono appassiti a fiamma più vivace. Aggiungere le patate, mescolare e lasciare insaporire un paio di minuti. Salare e iniziare a versare l'acqua o il brodo caldo. Far prendere il bollore, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere a fiamma bassa per 30-40 minuti (le verdure devono essere talmente cotte da spappolarsi a contatto con il mestolo). A fine cottura utilizzare un mestolo o una forchetta per schiacciare le verdure e ottenere una zuppa densa ma non troppo omogenea: niente pimer, nè frullatori (almeno cosìdice nel libro "Julie&Julia" ed io ho eseguito alla lettera). Se dovesse risultare troppo liquida rimettere sul fuoco per far evaporare l'eccesso di liquido. Aggiungere la panna mentre la zuppa è ancora sul fuoco, pepare leggermente e mescolare. Servire calda.
N.B. Per come la vedo io non c'è bisogno di aggiungere altro, nè crostini di pane, nè prezzemolo o latre guarnizioni: è perfetta così!

Buon appetito e buone feste a chiunque si troverà a passare da questo scalcinato blog!



domenica 27 ottobre 2013

Sindrome da lavagna vuota (Zuppa di cipolle e bietole alla birra)

Uno dei momenti peggiori dell'andare a scuola, almeno per quanto mi riguarda, era sicuramente essere chiamata alla lavagna per le interrogazioni: mi alzavo e mi dirigevo molto lentamente con faccia lugubre alla cattedra, manco camminasse nel braccio del morte. Arrivata alla cattedra mi veniva consegnato il gessetto bianco ed eccola lì, la mia nemica giurata, quell'enorme lavagna nera completamente a mia disposizione per mettere nero su bianco (anzi, bianco su nero) tutto il mio sapere. In quel momento mi sembrava che quel vuoto scuro fosse anche nella mia testa (nonostante studiassi come una matta e avessi voti altissimi) e non era infrequente che mi bloccassi. L'arte oratoria non è mai stata il mio forte.
In questo ultimo periodo, non so, sarà la stanchezza, sia  fisica che mentale, saranno i mille impegni ma quando mi siedo davanti al pc è come se fossi di nuovo davanti a quella maledetta lavagna: il vuoto cosmico!
Non è che non stia cucinando, anzi; è solo che non mi viene in mente niente di carino da scrivere. Passerà. Devo solo avere pazienza. Però non potevo aspettare l'ispirazione per pubblicare la prima zuppa d'autunno, calda e deliziosa come solo una zuppa sa essere, perchè è buona e perchè è tutta l'estate che aspettavo di provarla. Ho sudato sette camicie per mangiarla, non per prepararla, perchè se è vero che il calendario dice che siamo in autunno ormai inoltrato e le zuppe sarebbero il comfort food ideale per combattere il freddo incombente, è altrettanto vero che la maggior parte del tempo mi aggiro per casa e a lavoro in maglietta, accaldata. Pazienza, ancora. Tornerà anche il freddo, insieme all'ispirazione, e preparerò di nuovo questa zuppa semplicissima e veloce ma con quell'inaspettato tocco estroso dato dall'aggiunta di birra. Slurp!

ZUPPA di CIPOLLE e BIETOLINE alla BIRRA

Ingredienti (per 2-3 persone):
3 cipolle bianche secche
2 scalogni
1 mazzetto di bietolina fresca (circa 200 g)
2 foglie di alloro
200 ml di birra chiara
500-600 ml di brodo vegetale (o di pollo)
olio evo
sale, pepe nero
2 fette di pane toscano (facoltativo)
origano secco

Tagliare a fette abbastanza sottili le cipolle e gli scalogni (debitamente sbucciati) e stufare tutto una decina di minuti in una capace pentola con 3-4 cucchiai di olio evo e le foglie di alloro. Aggiungere le bietoline ben lavate e spezzettate grossolanamente e lasciarle appassire alcuni minuti insieme alle cipolle. Sfumare con la birra a fiamma alta, poi versare il brodo caldo (si può anche usare semplicemente acqua calda) e salare. Cuocere a fiamma bassa almeno mezz'ora dalla ripresa dell'ebollizione (le verdure devono essere molto morbide, praticamente sfatte).
Intanto ungere le fette di pane con un filo d'olio evo, salarle appena e cospargerle con origano secco. Disporle sulla placca del forno ben calda e farle tostare alcuni minuti.
Eliminare le foglie di alloro e servire la zuppa calda con una spolverizzata di pepe nero (se piace) e i crostini di pane tostato. Il maschio alfa suggerisce anche una manciata di parmigiano grattugiato che secondo lui ci sta bene!
Buon appetito!


domenica 7 aprile 2013

Stufa (Zuppa agro-piccante cinese)

Speravo che fosse finita. Speravo di non averne più voglia. E invece...di fronte alla pioggia torrenziale (ancora) e al freddo (non se ne può più) di questo inverno che non se ne vuole andare, ho ceduto e mi sono consolata con l'ennesima zuppa, stavolta piccantissima e molto orientale (questo periodo è così....cucino in stile cinese). Non so nemmeno più cosa scrivere tanto sono stufa: con questa umidità ormai i miei capelli sono talmente crespi che sembra abbia in testa una pecora infeltrita, sto continuando a rimandare la lavatrice dei maglioni sperando di poterli mettere via una volta lavati (oltre al fatto che mi servirebbe una settimana per farli asciugare), la mattina mi sveglio sperando di aver voglia di un frullato di frutta fresca ma poi ripiego su una fumante tazza di the, per riscaldarmi; non parliamo poi di mangiare un'insalata: mi mette i brividi il solo pensiero. Ormai riesco a capire come deve essersi sentito Noè dopo un anno di diluvio universale: ci stiamo andando vicini! Chissà se anche lui aveva dei comfort food per combattere il cattivo umore!
Io ho scelto un comfort food homemade (uscire a cena? Con il temporale? Rischierei di affogare!) molto molto gustoso: in pratica la riproduzione, abbastanza fedele, della zuppa che prendiamo sempre in inverno al ristorante cinese. Certo, devono piacere i sapori forti e bisogna sapere resistere alla temperatura lavica a cui deve essere servita ma secondo me (e il maschio alfa) vale pena ustionarsi il palato!



 ZUPPA AGRO-PICCANTE CINESE

Ingredienti (per 4 persone):
3 peperoncini verdi piccanti freschi
1 peperoncino rosso secco
un pezzo di radice di zenzero
3 cipollotti freschi
1 carota grande
200 g broccoli
15 funghi champignon
60 g di prosciutto cotto in una sola fetta
50 g tofu
2 cucchiai abbondanti di amido di mais
25 g spaghetti di soia
1 piccolo porro
3 foglie di lattuga
olio di semi di girasole
1 tazzina di salsa di soia
4 cucchiai di aceto balsamico
2 cucchiai di tabasco
1,5 l circa di brodo di pollo caldo
sale

Tritare la carota raschiata, i cipollotti e la radice di zenzero sbucciata. Mettere il trito in una capace pentola insieme ai peperoncini tagliati a fettine (sia quello rosso che quelli verdi) e a 3 cucchiai di olio di semi di girasole (o altro oli di semi: meglio evitare l'olio di oliva che darebbe un gusto troppo "mediterraneo" alla zuppa). Soffriggere il trito per un paio di minuti a fiamma vivace, facendo attenzione a non farlo bruciare.  Aggiungere il prosciutto e il tofu tagliati a julienne fine; a seguire i broccoli divisi a cimette piccole e i funghi lavati e tagliati a fettine e saltare tutto alcuni  minuti. Salare e sfumare con la salsa di soia, il tabasco e l'aceto balsamico. Aggiungere anche l'amido (per addensare), mescolando continuamente e iniziare ad aggiungere lentamente il brodo caldo  (in alternativa si può usare acqua calda ma il risultato è meno saporito) fino a che tutti gli ingredienti non sono sommersi. La zuppa deve risultare molto brodosa altrimenti quando verranno aggiunti gli spaghetti di soia, che assorbono molti liquidi, si asciugherebbe troppo.
Far prendere il bollore, poi lasciare sobbollire con il coperchio per una ventina di minuti. Aggiustare eventualmente di sale (anche usando la salsa di soia) e di piccantezza (con il tabasco): noi abbondiamo parecchio con quest'ultimo ma è questione di gusti, così come per le proporzioni fra tutti gli altri ingredienti. Verso fine cottura aggiungere il porro tagliato a rondelle sottili e gli spaghetti di soia e cuocere ancora 5 minuti, poi aggiungere anche le foglie di insalata tagliate a striscioline e servire immediatamente: l'insalata non deve cuocere, solo appassire leggermente.
Buon appetito!