domenica 4 agosto 2013

Hot in Berlino (Farro con pesto e pomodorini)

Se qualcuno mi chiedesse come mi è sembrata Berlino risponderei senza ombra di dubbio:"calda, terribilmente calda". Per quanto assurdo possa sembrare ad una simile latitudine, ho visto il termometro segnare più volte 34°C. "Bazzecole", verrebbe da dire: qui in Italia siamo abituati a peggio. E' vero, ma i tedeschi no, il che si traduce nel fatto che l'aria condizionata non esiste: non c'è negli alberghi (almeno non nel nostro), non c'è nei musei, nei ristoranti, nella metro e nemmeno nei centri commerciali, proprio perchè, solitamente, non serve! A stento si trovava qualche antidiluviano ventilatore! Per cercare un po' di refrigerio c'era addirittura chi faceva il bagno nelle fontane (con tanto di costume!); noi ci siamo più volte rifugiati nel reparto frigo dei supermercati: la situazione era veramente drammatica!
Ovviamente la corposa alimentazione tedesca a cui avevo accennato non ha aiutato per niente: una settimana di stinchi, wurstel, polpette e patate in ogni loro declinazione (il tutto innaffiato da abbondante birra fresca!) mi ha portato più volte sull'orlo del collasso, oltre a svariate notti insonni e caldissime, in compagnia dei mostri della digestione. La penultima notte, al colmo della disperazione, per cercare di dormire ho bagnato un asciugamano e me lo sono arrotolato intorno alla testa, neanche ci fosse stato un incendio!
Tornata a casa ho agognato solo delle semplici insalate, ma siccome non si vive di sole insalate (io almeno non ci riesco) ecco un grande classico delle mie estati: il farro con pesto e pomodorini. Lo adoro! E' fresco e profumato e non si smetterebbe mai di mangiarlo!Lla ricetta è super collaudata e approvata dal maschio alfa in persona. Consente di mangiare qualcosa di gustoso anche con il clado torrido di questi giorni, senza appesantire. Quindi buon farro a tutti!



FARRO con PESTO e POMODORINI

Ingredienti (per 3/4 persone):
300 g farro perlato
150 g pesto genovese
15 pomodorini
1 manciata di pinoli
olio evo
sale, pepe nero

Cuocere il farro in abbondante acqua bollente salata per almeno 25 minuti, scolarlo e passarlo sotto acqua corrente ferma per fermare la cottura (altrimenti diventa troppo papposo). Condire con il pesto genovese (se fatto in casa ancora meglio), i pinoli e i pomodorini tagliati a spicchi. Aggiustare di sale e pepe e amalgamare bene. Se dovesse risultare un po' asciutto (dipende da quanto olio c'è nel pesto) aggiungere un filo di olio evo. Lasciare riposare in frigo almeno mezz'ora per far insaporire e servire ben fresco guarnito da foglie di basilico fresco. Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli



e alla raccolta di Briciole di bontà 

venerdì 19 luglio 2013

Ich bin ein Berliner (Insalata con albicocche e primosale)

Sono trascorsi 50 anni da quando, nel 1963, l'allora presidente americano JFK tenne uno storico discorso di fronte al municipio di Berlino: una dichiarazione di pace e fratellanza verso il popolo di una nazione che aveva compiuto misfatti inauditi ma che stava vivendo un periodo di terribile divisione. Infatti, se è giusto che un'intera nazione venga condannata e punita per il proprio passato, è altrettanto giusto che le nuove generazioni non vengano screditate per gli errori dei padri, in nome di una storia che non hanno vissuto.
Fin da piccoli ci è stato insegnato che in Germania sono stati perpretati crimini abominevoli, siamo stati abituati a sentirci dalla parte dei buoni, dei giusti; sensazione rafforzata da racconti di nonni, partigiani, sopravvissuti. Eppure era necessario restituire un volto umano alla Germania e a Berlino. Forse  è questo che ha tentato di fare JFK con il suo discorso.
Tra qualche giorno andrò in vacanza a Berlino per una settimana e proverò anche io a senirmi un po' "Berliner". Nonostante abbia studiato tedesco non sono mai stata in Germania: chissà che non mi piaccia!

Mi sono domandata con quale piatto accompagnare questo post pre-partenza: purtroppo ho già pubblicato le ricette più tedesche che conosco, ovvero lo stinco e le patate alla birra; perciò ripiego su un'insalata molto particolare, ma salutare (in vista della dieta ipercalorica tedesca che mi aspetta). L'ho provata per consumare delle albicocche acerbe e un po' insipide e che si è rivelata più buona del previsto: non a caso l'ho già preparata più volte. Dato che non sono una grande mangiatrice di frutta al naturale ho trovato l'ennesimo modo per consumarla con gusto e spero che al mio ritorno avrò imparato qualche corposo piatto tedesco!



INSALATA con  ALBICOCCHE e PRIMOSALE

Ingredienti (per 1 persona):
Insalata verde (per me gentile ma sarebbeperfetta la valeriana)
60-70 g di formaggio primosale
2 albicocche leggermente acerbe
1 cucchiaio di uvetta
1 cucchiaio di pinoli
olio evo
aceto di mele
sale, pepe nero

Lavare l'insalata e spezzettarla a mano, tagliare il primosale a tocchetti e le albicocche a fettine. Disporre nel piatto di portata l'insalata, le albicocche e il formaggio. Distribuire anche l'uvetta e i pinoli. Preparare una emulsione con 2 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaio di aceto di mele (si sposa benissimo con la frutta perchè è più delicato), un pizzico di sale e di pepe e condire l'insalata. Servire immediatamente.
Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest della Cuochina Sopraffina



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di SosiDolceSalato

sabato 13 luglio 2013

Cucina anti-caldo (Insalata di carote, cipolla e aringa)

Si sa che con il caldo accendere forno e fornelli può essere difficile soprattutto se, come me, non si ha l'aria condizionata e la cucina già di per sè è la stanza più calda della casa. In questi casi cucinare diventa più una sfida che una necessità: il coraggio e la resistenza del cuoco di turno vengono duramente messi alla prova e solo i più golosi riusciranno a farcela! Nei momenti peggiori persino la mia portentosa fame diminuisce e mi viene voglia di convertirmi al crudismo!
E allora bisogna pensare a qualcosa di fresco e appetitoso, che soddisfi il palato ma non mi faccia sentire come se avessi ingoiato una palla da bowling!
L'ultima cosa che mi sono inventata mi ha stupito talmente tanto che continuo a riproporla almeno una volta alla settimana. Niente di difficile o cervellotico, sia chiaro, solo un'idea fresca e veloce per cui la sola cosa da accendere è la luce della cucina se è sera!
Tutto è nato dal fatto che al supermercato mi sono lasciata tentare, in uno dei miei soliti attacchi di shopping compulsivo, dall'aringa marinata del reparto gastronomia, pur non avendola mai assaggiata ma sapendo che si tratta di un pesce piuttosto grasso con un sapore e un odore molto forti. Arrivata a casa la domanda è stata spontanea: che ci faccio? Pensa che ti ripensa decido di abbinarla alla dolce croccantezza delle carote e al sapore più deciso della cipolla, che mitiga quello dell'aringa. Il tutto condito con del buon olio evo, abbondante pepe nero appena macinato e qualche goccia di aceto balsamico per sgrassare la bocca. Assolutamente deliziosa! Provare per credere!



INSALATA di CAROTE, CIPOLLE e ARINGA


Ingredienti (per 2 persone):

2-3 carote
1 filetto di aringa affumicato marinato da circa 70-80 g
1 cipolla di Tropea fresca
olio evo
aceto balsamico
sale, pepe nero

Raschiare le carote, poi grattugiarle con la grattugia a fori larghi. Affettare la cipolla e tagliare a striscioline il filetto di aringa (eliminare eventualmente la pelle, se non piace) e unire tutto alle carote. Condire con olio evo, abbondante pepe nero appena macinato, sale e aceto balsamico a piacere. Servire accompagnando con una bella fettona di pane casereccio (magari leggermente tostato).
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli

sabato 29 giugno 2013

In cucina non si butta via nulla

In casa del maschio alfa il sabato a pranzo è tradizione consolidata negli anni mangiare il pollo arrosto preso sempre dal solito, fidato pollivendolo, al mercato di paese. Io mi sono adeguata in fretta a questa abitudine: in fondo mi consente di riposarmi un po', stanca, dopo una settiman di lavoro, e di non dover ripulire la cucina dopo pranzo. L'unico inconveniente è che mangiare sempre la stessa pietanza, settimana dopo settimana, mi annoia tantissimo. E allora ho iniziato a variare i contorni: patatine, insalata, pomodori, carote.....però il pollo restava pur sempre lo stesso.
Oggi non ne avevo alcuna voglia ma la pigrizia mi ha fatto acconsentire al solito pollo, solo che stavolta mi faceva tristezza, lì da solo nel piatto, un po' rinsecchito e freddo. Lasciarlo per poi buttarlo? Opzione non contemplabile. E poi comunque avevo una fame!
Mi sono ingegnata. Ho aperto il frigo e ho recuperato alcuni rimasugli: una falda di peperone, un avanzo di salsa di yoghurt, le ultime foglie di insalata, una piadina precotta. Che cosa ne ho fatto? Ecco qua!



Un po' kebab, un po' taco, senza essere nessuno dei due! Se questo non è un modo spettacolare di riciclare il pollo non so più cosa inventarmi! Non sembrava nemmeno lo stesso: mi sono sentita un genio! (Piccole soddisfazioni)


RICICLO di POLLO ARROSTO

Ingredienti (per una persona):
Petto di pollo arrosto
1 cipollotto fresco
1 falda di peperone (rosso)
tabasco
alcune foglie di insalata
salsa di yoghurt
1 piadina precotta

Tagliare a listarelle il peperone e cuocerlo per una decina di minuti su una piastra aderente molto calda, senza olio. Durante la cottura irrorare con gocce di tabasco (quantità a piacere: io ne ho usato parecchio perchè mi piace il sapore piccante coi peperoni) mescolando continuamente. Scaldare la piadina su una piastra antiaderente calda, un minuto per lato. Tagliare a fettine sottili il cipollotto e sfilacciare il petto di pollo (o una qualunque altra parte di questo povero volatile). Farcire la piadina ancora calda spalmandola con un po' di salsa di yoghurt (io la preparo con yoghurt bianco magro, poco olio evo, sale, pepe nero, aglio ed erbette fresche tritate a piacere come erba cipollina, prezzemolo, basilico, mentuccia...), poi disporre qualche foglia di insalata, il pollo sfilacciato, il cipollotto e i peperoni piccanti. Abbondare eventualmente con salsa di yoghurt, arrotolare la piadina e mangiare immediatamente.
Buon appetito!


giovedì 27 giugno 2013

Estate (Kefta di manzo)

Finalmente. Dopo un interminabile inverno e una primavera a dir poco traballante, è arrivata. Per me è il periodo più bello dell'anno. Le giornate sono lunghe, c'è luce fino alle 9 di sera e io mi sento piena di energie: riesco a fare mille cose senza sentirmi stanca. E' tempo di mare, piscina, passeggiate, tornei di beach volley, vestiti leggeri, sandali e barbecue. Barbecue...una delle mie grandi passioni. Già altre volte ho professato il mio incondizionato amore per la rosticciana alla brace ma è pur vero che qualunque cosa, cucinata in questo modo, acquista più sapore, a partire dal semplice petto di pollo. E allora via con bruschette, verdure, bistecche, salsicce e chi più ne ha più ne metta! La cosa divertente sta proprio nel poter variare ogni volta gli ingredienti e l'odore che proviene dalla griglia, secondo me, è uno degli emblemi di questa magnifica stagione. Io e il maschio alfa sono già 3 settimane che nel weekend ci dedichiamo all'arte del barbecue in giardino!!!
La scorsa settimana mi sentivo in vena di sperimentare, così ho consultato un libro di ricette al barbecue regalatomi da una cara amica a Natale. Potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di un barbecue un po' etnico e speziato? Giammai!
Ecco da dove arriva l'idea di questi spiedini che sembrano salsicce ma sono speziati e a base di manzo: per un barbecue alternativo e, tra l'altro, anche piuttosto economico!



SPIEDINI di KEFTA di MANZO

Ingredienti (per 6-7 spiedini):
600 g macinato di manzo
1 cipolla rossa grande
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
1 peperoncino rosso (per me secco ma fresco penso sarebbe meglio)
1 pezzo di ginger
semi di cumino
semi di coriandolo
cannella in polvere
noce moscata
2 chiodi di garofano
olio evo
Amido di mais
sale, pepe nero

In un mortaio pestare bene fino a ridurre in polvere un cucchiaio di semi di cumino, un cucchiaino di semi di coriandolo e i chiodi di garofano. Tritare la cipolla sbucciata, l'aglio anch'esso sbucciato, il prezzemolo, il ginger (senza corteccia) e il peperoncino privato dei semi. Mescolare il trito con il macinato di manzo e le spezie pestate. Aggiungere anche una punta di cucchiaino di cannella in polvere e una generosa grattugiata di noce moscata. Personalmente non esagero con la cannella, che non amo molto nei piatti salati. Poi salare, pepare, aggiungere un cucchiaio abbondante di amido di mais (per rendere l'impasto più compatto) e impastare il composto per legare bene gli ingredienti. L'impasto può essere preparato anche con qualche ora di anticipo in modo che il tutto si insaporisca bene bene. Bagnare le mani e formare 6-7 salsicce, infilarle sugli spiedini e spennellare con olio evo. Meglio lasciarle almeno 30 minuti in frigo in modo che si rapprendano un pò. ATTENZIONE: per fare in modo che gli spiedini di legno non si brucino sulla brace, immergerli un paio d'ore nell'acqua prima di infilzarvi le salsicce.
Preparare il barbecue. Un consiglio: per accendere il fuoco su cui poi si dovrà cuocere la carne, meglio non utilizzare prodotti chimici (tipo diavolina) ma solo carta, cartone e legna non trattata, che non rilasciano cattivi odori e sostanze nocive.
Scaldare la griglia ad altezza media sulla fiamma e, quando le braci saranno vive ma senza fiamme, disporre gli spiedini. Lasciare cuocere 5 minuti, poi girarli (con attenzione: quando la carne non è ancora cotta è molto morbida e lo spiedino potrebbe fuoriuscire) e proseguire la cottura per altri 5 minuti. Sono pronti quando è rimasto impresso il segno della griglia bruciacchiato. Servire immediatamente.
Buon appetito!


domenica 16 giugno 2013

Sushi a colazione (Rose intergrali con cipolla e ginger)

Dopo l'incazzatura dello scorso post torno a parlare del mio viaggio giapponese.
E' ovvio che per una fissata del cibo etnico, come me, la parte gastronomica ha costituito un'attrattiva irresistibile, tanto più che si tratta di una delle cucine più celebrate negli ultimi anni. Si sa che io sono una persona "di bocca buona", come si suole dire dalle mie parti: non mi tiro mai indietro, mi piace provare di tutto e, fino ad ora, non mi ero mai rifiutata di assaggiare qualcosa. Ho persino mangiato di gusto le uova sode nere dopo la cottura nelle acque sulfuree di Hakone!

 
Poi ci sono stati momenti esaltanti a base di ramen, tempura e sushi. Eccone alcuni esempi:







E poi notevoli esempi di cucina da strada come polpette di polpo,

e okonomiyaki, una sorta di frittata con noodles, cavolo, bacon, cipolla, uovo, le immancabili sfoglie di pesce essiccate e dio solo sa cos'altro (si vedono sempre nei cartoni animati: ricordo che le preparava il babbo di Kiss me Licia!)).

Ora, non per vantarmi (o un pochino magari si) ma il sushi era così buono e così a buon mercato che ne ho fatto delle incredibili scorpacciate, cosciente che in Italia non mi ricapiterà di mangiarne di così eccellente qualità (e quantità). Ne sono talmente ghiotta che, dopo l'imperdibile visita mattutina all'enorme e strabiliante mercato del pesce, dove ho visto cozze grandi quanto un tavolino da salotto (giuro che non sto esagerando!), pesci, molluschi e mitili di ogni forma e dimensione tanto che sembrava di essere finita a bordo del Nautilus, non ho potuto fare a meno di concedermi una lauta colazione a base di enormi maki, acquistati direttamente da una bancarella, come è in uso fare a Tokyo. Fantastico!


Poi ci sono stati altri momenti, decisamente meno esaltanti, in cui ho avuto la sensazione di essere finita nel film di Indiana Jones in cui deve mangiare serpenti e scarafaggi...beh, non eravamo proprio a quei livelli ma è tanto per rendere l'idea. Una sera ci siamo recati in un ristorantino molto tipico vicino al nostro albergo: si mangiava inginocchiati per terra, sulle stuoie di vimini (tatami), senza scarpe. Il locale era interamente rivestito di legno: tutto molto bello, molto caratteristico, molto giapponese. Unica pecca, il menù, che per i poveri sventurati forestieri, comprendeva solo pochi piatti, tutti a base di un ignoto pescetto chiamato Douzen (se qualcuno sa di che pesce si tratta, lo prego di farmelo sapere). In quel momento non mi sono preoccupata: a me il pesce piace. La situazione è decisamente cambiata quando è arrivato il primo piatto ordinato dal maschio alfa: pensava di aver ordinato dei pesciolini fritti e invece....si è trovato di fronte, si, un piatto di fritto, ma di lische di pesce!!! E la polpa del pesce che fine aveva fatto????


Alla vista delle lische fritte mi sono arresa: non riesco nemmeno a sopportare il pensiero di averle in bocca (anche se chi l'ha assaggiate ha detto che sono state la pietanza più buona della serata: sapevano di sardina fritta!) figuriamoci sgranocchiarle come fossero patatine! Il maschio alfa ha trangugiato tutto di gran gusto: la prossima volta che a casa si rifiuta di mangiare zucchine e melanzane gli ricorderò queta serata!
Ma non è finita qui. Finalmente arriva la pietanza principale: tutti hanno preso una sorta di frittata con questi famigerati filetti di pesce; io, avventurosa, mi sono vista servire (su un fantastico bracere di legno) un tegame pieno di pescetti. Erano piuttosto grandi, troppo grandi, interi e stavano ancora cuocendo. Noto che non sono eviscerati: ORRORE!!! Ho a mia disposizione solo un paio di bacchette: riesco solo a staccare la testa e a ingoiarli praticamente interi....Un saporaccio! Amari, grassi, nemmeno perfettamente cotti. Per i giapponesi potranno essere una prelibatezza (e l'afflusso di gente al risotrante lo confermava) ma per me erano rivoltanti!
Non parliamo poi dei dolci! Personalmente non condivido la passione per tutte quelle consistenze gelatinose e gommose, soprattutto se dadi di agar agar vengono nascosti nel gelato!
Insomma: la fame è una brutta bestia, che ti spinge a mangiare cose che non avresti immaginato. Adesso l'ho capito.

Per mettere pace tra Oriente e Occidente un po' di cucina "fusion": una italianissima focaccia con un pizzico orientale nella farcitura, preparata con il mio fidato licoli (anche se non ne parlo spesso siamo diventati amici) e apprezzata da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di assaggiarla. Da leccarsi anche le orecchie!



 ROSE INTEGRALI con CIPOLLA e GINGER

Ingredienti:
2 grosse cipolle dorate
zenzero fresco (a piacere: per me un pezzo bello grosso)
160 g licoli (rinfrescato 3 volte)
250 g farina 00
200 g farina integrale
circa 200 ml acqua
olio evo
sale, pepe nero

Mettere il licoli nella ciotola dell'impastatrice insieme alle due farine e iniziare a impastare (io uso il gancio) a bassa velocità. Aggiungere l'acqua a poco a poco e un cucchiaino di sale. Impastare per 15-20 minuti. Secondo le farine che si usano l'impasto può risultare più o meno morbido: se è troppo morbido aggiungere poca farina, se troppo duro, pochissima acqua. L'impasto può essere preparato anche a mano ma decisamente ci vuole più olio di gomito e più tempo. Porre l'impasto in una ciotola, incidere a croce e far lievitare in luogo tiepido 2-3 ore (io tengo questi impasti nel forno spento con la luce accesa che scalda leggermente).
Affettare finemente le cipolle sbucciate, tritare lo zenzero e rosolare il tutto in una padella con 2 cucchiai di olio evo per una decina di minuti. Aggiustare di sale e pepe e lasciare raffreddare.
Stendere l'impasto su un piano infarinato a uno spessore di circa 2-3 mm e distribuirvi le cipolle allo zenzero, arrotolare e tagliare delle fette di circa 5 cm. Distribuire le fette ottenute in una tortiera unta precedentemente, a bordi alti e di circa 28 cm di diametro. Coprire con un panno e lasciare lievitare ancora per 6-8 (per me una notte intera) ore in luogo tiepido (il solito forno spento andrà benissimo). Cuocere in forno caldo a 190°C per circa 30 minuti (io aspetto fino a che la superficie non si colora leggermente). Lasciare raffreddare e servire. E' buonissima e si conserva soffice per diversi giorni!
Buon appetito!



venerdì 31 maggio 2013

Presunti colpevoli (Capesante gratinate)

In linea generale mi reputo una persona piuttosto calma e molto tollerante: se trovo la fila all'ufficio postale aspetto pazientemente il mio turno (inutile arrabbiarsi: non risolverei la situazione e rischierei un'ulcera); quando vado dal medico sopporto stoicamente le chiacchere di ultraottantenni afflitti da malattie multiple più o meno immaginarie; cerco di non alterarmi nemmeno quando al supermercato vengo speronata da affannati pensionati che cercano di superarmi per giungere alla cassa per primi (un classico!), neanche da ciò dipendesse la salvezza dell'universo; eppure mi sembra che a volte qualcuno ci si metta davvero d'impegno per farmi girare i cosiddetti.
Lo scenario, un classico del sabato mattina: ci troviamo nel sovraffollato supermercato di paese. La giovane coppietta, dopo essersi aggirata tra gli scaffali per la spesa settimanale, si dirige alla cassa automatica, la quale seleziona la spesa della coppia per la rilettura da parte di una cassiera. Nessun problema, solo una perdita di tempo di 5 minuti. La rilettura conferma che tutti gli articoli erano stati conteggiati correttamente. I giovani (si fa per dire) pagano e si avviano verso l'uscita quando vengono fermati da un tizio che esibisce un cartellino che lo qualifica come "addetto alla sicurezza". Il maschio alfa, paonazzo per lo sforzo, carico come un mulo con due borsoni strapieni e una cassetta di patate in equilibrio sotto il braccio guarda la sua compagna con sguardo implorante, del tipo "non ce la faccio più, facciamo presto o crollo in terra". La ragazza si rende conto di essere uscita dal supermercato in scia del cliente precedente, senza aver scannerizzato il proprio scontrino che istintivamente mostra all'addetto. E poi accade l'impensabile: l'addetto punta l'indice e con un sorrisetto furbo esordisce con
"Beccati, eh?!"
....?????.....Silenzio e sguardi perplessi
"Vi ho sentito, prima!"
Ancora silenzio e la sensazione di essere scemi
"Vi ho sentito che vi dicevate di lasciare qualcosa nel carrello!"
A quel punto un atroce sospetto si fa strada nella mia mente (perchè ovviamente eravamo io e il maschio alfa a fare la spesa!): questo tizio ci sta accusando di furto!
In quell'istante noto anche che il tipo, piuttosto mingherlino, è seguito da un gigantesco energumeno, più simile ad un armadio a 3 ante, il probabile acciuffa-ladri. Non mi interessa: ormai sto schiumando di una rabbia che mi fa sibilare a denti stretti in faccia all'addetto "Mi scusi, ma che cosa sta insinuando esattamente?"
Il maschio alfa capisce la situazione e fa il fatidico passo indietro (per evitare gli eventuali schizzi di sangue!) mentre io mi infervoro e inizio a spiegare al coglione la mia spesa, la rilettura e che quando ha sentito "lascialo lì" era un riferimento al carrello che, da che mondo è mondo, non mi posso portare a casa. Ormai è una questione di principio e me ne frego se sto attirando l'attenzione: gli mostro lo scontrino inferocita e pretendo che controlli lui stesso, pezzo per pezzo, la corrispondenza, dopo che i suoi colleghi avevano provato che andava tutto bene. Anche il tipo evidentemente si spaventa: balbetta, ritratta, cerca di generalizzare il comportamento scorretto della gente. Alla fine ci lascia andare senza nemmeno controllare, lasciandomi addosso una sensazione di sporcizia e una incazzatura che mi accompagnerà per gran parte del sabato.
Avrei sopportato senza protestare un ulteriore controllo (immagino che il taccheggio in un periodo di crisi così nera sia all'ordine del giorno), quello che non tollero è l'impertinenza e l'arroganza del "Beccati!", l'accusa infondata e senza prove. Avrei voluto dirgliene talmente tante da fargli cadere tutti i capelli: purtroppo non ho mai le reazioni che vorrei nel momento giusto. Adesso quando andrò a fare la spesa dovrò stare attenta anche a quello che dico o la prossima volta magari ci sarà pure una perquisizione personale!
Per sentirmi meglio un piatto elegante ma semplice e velocissimo, adatto a tutte le tasche. Non ci sarà bisogno di rubare le capesante: sono abbastanza abbordabili anche per una poveraccia come me!





CAPESANTE GRATINATE

Ingredienti (per 2 persone):
4 Capesante fresche nel loro guscio
5 cucchiai di pangrattato
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
vino bianco
olio evo
sale, pepe nero

Tritare insieme gli spicchi d'aglio sbucciati e una manciata di foglie di prezzemolo. In una terrina mescolare il pangrattato con il trito preparato, un paio di cucchiai di olio evo e un paio di cucchiai di vino bianco, un pizzico di sale e del pepe nero (meglio se appena macinato): deve risultare un impasto molto sbricioloso. Farcire la conchiglia lavata e asciugata con il pangrattato preparato in modo che tutta la capasanta sia ben coperta. Fare una leggera pressione con le dita per compattare il tutto e infornare a 200°C per 10-15 minuti (il pangrattato deve appena imbrunire). Sfornare e servire caldissime con un buon calice di vino bianco!
Buon appetito!