sabato 13 luglio 2013

Cucina anti-caldo (Insalata di carote, cipolla e aringa)

Si sa che con il caldo accendere forno e fornelli può essere difficile soprattutto se, come me, non si ha l'aria condizionata e la cucina già di per sè è la stanza più calda della casa. In questi casi cucinare diventa più una sfida che una necessità: il coraggio e la resistenza del cuoco di turno vengono duramente messi alla prova e solo i più golosi riusciranno a farcela! Nei momenti peggiori persino la mia portentosa fame diminuisce e mi viene voglia di convertirmi al crudismo!
E allora bisogna pensare a qualcosa di fresco e appetitoso, che soddisfi il palato ma non mi faccia sentire come se avessi ingoiato una palla da bowling!
L'ultima cosa che mi sono inventata mi ha stupito talmente tanto che continuo a riproporla almeno una volta alla settimana. Niente di difficile o cervellotico, sia chiaro, solo un'idea fresca e veloce per cui la sola cosa da accendere è la luce della cucina se è sera!
Tutto è nato dal fatto che al supermercato mi sono lasciata tentare, in uno dei miei soliti attacchi di shopping compulsivo, dall'aringa marinata del reparto gastronomia, pur non avendola mai assaggiata ma sapendo che si tratta di un pesce piuttosto grasso con un sapore e un odore molto forti. Arrivata a casa la domanda è stata spontanea: che ci faccio? Pensa che ti ripensa decido di abbinarla alla dolce croccantezza delle carote e al sapore più deciso della cipolla, che mitiga quello dell'aringa. Il tutto condito con del buon olio evo, abbondante pepe nero appena macinato e qualche goccia di aceto balsamico per sgrassare la bocca. Assolutamente deliziosa! Provare per credere!



INSALATA di CAROTE, CIPOLLE e ARINGA


Ingredienti (per 2 persone):

2-3 carote
1 filetto di aringa affumicato marinato da circa 70-80 g
1 cipolla di Tropea fresca
olio evo
aceto balsamico
sale, pepe nero

Raschiare le carote, poi grattugiarle con la grattugia a fori larghi. Affettare la cipolla e tagliare a striscioline il filetto di aringa (eliminare eventualmente la pelle, se non piace) e unire tutto alle carote. Condire con olio evo, abbondante pepe nero appena macinato, sale e aceto balsamico a piacere. Servire accompagnando con una bella fettona di pane casereccio (magari leggermente tostato).
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli

sabato 29 giugno 2013

In cucina non si butta via nulla

In casa del maschio alfa il sabato a pranzo è tradizione consolidata negli anni mangiare il pollo arrosto preso sempre dal solito, fidato pollivendolo, al mercato di paese. Io mi sono adeguata in fretta a questa abitudine: in fondo mi consente di riposarmi un po', stanca, dopo una settiman di lavoro, e di non dover ripulire la cucina dopo pranzo. L'unico inconveniente è che mangiare sempre la stessa pietanza, settimana dopo settimana, mi annoia tantissimo. E allora ho iniziato a variare i contorni: patatine, insalata, pomodori, carote.....però il pollo restava pur sempre lo stesso.
Oggi non ne avevo alcuna voglia ma la pigrizia mi ha fatto acconsentire al solito pollo, solo che stavolta mi faceva tristezza, lì da solo nel piatto, un po' rinsecchito e freddo. Lasciarlo per poi buttarlo? Opzione non contemplabile. E poi comunque avevo una fame!
Mi sono ingegnata. Ho aperto il frigo e ho recuperato alcuni rimasugli: una falda di peperone, un avanzo di salsa di yoghurt, le ultime foglie di insalata, una piadina precotta. Che cosa ne ho fatto? Ecco qua!



Un po' kebab, un po' taco, senza essere nessuno dei due! Se questo non è un modo spettacolare di riciclare il pollo non so più cosa inventarmi! Non sembrava nemmeno lo stesso: mi sono sentita un genio! (Piccole soddisfazioni)


RICICLO di POLLO ARROSTO

Ingredienti (per una persona):
Petto di pollo arrosto
1 cipollotto fresco
1 falda di peperone (rosso)
tabasco
alcune foglie di insalata
salsa di yoghurt
1 piadina precotta

Tagliare a listarelle il peperone e cuocerlo per una decina di minuti su una piastra aderente molto calda, senza olio. Durante la cottura irrorare con gocce di tabasco (quantità a piacere: io ne ho usato parecchio perchè mi piace il sapore piccante coi peperoni) mescolando continuamente. Scaldare la piadina su una piastra antiaderente calda, un minuto per lato. Tagliare a fettine sottili il cipollotto e sfilacciare il petto di pollo (o una qualunque altra parte di questo povero volatile). Farcire la piadina ancora calda spalmandola con un po' di salsa di yoghurt (io la preparo con yoghurt bianco magro, poco olio evo, sale, pepe nero, aglio ed erbette fresche tritate a piacere come erba cipollina, prezzemolo, basilico, mentuccia...), poi disporre qualche foglia di insalata, il pollo sfilacciato, il cipollotto e i peperoni piccanti. Abbondare eventualmente con salsa di yoghurt, arrotolare la piadina e mangiare immediatamente.
Buon appetito!


giovedì 27 giugno 2013

Estate (Kefta di manzo)

Finalmente. Dopo un interminabile inverno e una primavera a dir poco traballante, è arrivata. Per me è il periodo più bello dell'anno. Le giornate sono lunghe, c'è luce fino alle 9 di sera e io mi sento piena di energie: riesco a fare mille cose senza sentirmi stanca. E' tempo di mare, piscina, passeggiate, tornei di beach volley, vestiti leggeri, sandali e barbecue. Barbecue...una delle mie grandi passioni. Già altre volte ho professato il mio incondizionato amore per la rosticciana alla brace ma è pur vero che qualunque cosa, cucinata in questo modo, acquista più sapore, a partire dal semplice petto di pollo. E allora via con bruschette, verdure, bistecche, salsicce e chi più ne ha più ne metta! La cosa divertente sta proprio nel poter variare ogni volta gli ingredienti e l'odore che proviene dalla griglia, secondo me, è uno degli emblemi di questa magnifica stagione. Io e il maschio alfa sono già 3 settimane che nel weekend ci dedichiamo all'arte del barbecue in giardino!!!
La scorsa settimana mi sentivo in vena di sperimentare, così ho consultato un libro di ricette al barbecue regalatomi da una cara amica a Natale. Potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di un barbecue un po' etnico e speziato? Giammai!
Ecco da dove arriva l'idea di questi spiedini che sembrano salsicce ma sono speziati e a base di manzo: per un barbecue alternativo e, tra l'altro, anche piuttosto economico!



SPIEDINI di KEFTA di MANZO

Ingredienti (per 6-7 spiedini):
600 g macinato di manzo
1 cipolla rossa grande
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
1 peperoncino rosso (per me secco ma fresco penso sarebbe meglio)
1 pezzo di ginger
semi di cumino
semi di coriandolo
cannella in polvere
noce moscata
2 chiodi di garofano
olio evo
Amido di mais
sale, pepe nero

In un mortaio pestare bene fino a ridurre in polvere un cucchiaio di semi di cumino, un cucchiaino di semi di coriandolo e i chiodi di garofano. Tritare la cipolla sbucciata, l'aglio anch'esso sbucciato, il prezzemolo, il ginger (senza corteccia) e il peperoncino privato dei semi. Mescolare il trito con il macinato di manzo e le spezie pestate. Aggiungere anche una punta di cucchiaino di cannella in polvere e una generosa grattugiata di noce moscata. Personalmente non esagero con la cannella, che non amo molto nei piatti salati. Poi salare, pepare, aggiungere un cucchiaio abbondante di amido di mais (per rendere l'impasto più compatto) e impastare il composto per legare bene gli ingredienti. L'impasto può essere preparato anche con qualche ora di anticipo in modo che il tutto si insaporisca bene bene. Bagnare le mani e formare 6-7 salsicce, infilarle sugli spiedini e spennellare con olio evo. Meglio lasciarle almeno 30 minuti in frigo in modo che si rapprendano un pò. ATTENZIONE: per fare in modo che gli spiedini di legno non si brucino sulla brace, immergerli un paio d'ore nell'acqua prima di infilzarvi le salsicce.
Preparare il barbecue. Un consiglio: per accendere il fuoco su cui poi si dovrà cuocere la carne, meglio non utilizzare prodotti chimici (tipo diavolina) ma solo carta, cartone e legna non trattata, che non rilasciano cattivi odori e sostanze nocive.
Scaldare la griglia ad altezza media sulla fiamma e, quando le braci saranno vive ma senza fiamme, disporre gli spiedini. Lasciare cuocere 5 minuti, poi girarli (con attenzione: quando la carne non è ancora cotta è molto morbida e lo spiedino potrebbe fuoriuscire) e proseguire la cottura per altri 5 minuti. Sono pronti quando è rimasto impresso il segno della griglia bruciacchiato. Servire immediatamente.
Buon appetito!


domenica 16 giugno 2013

Sushi a colazione (Rose intergrali con cipolla e ginger)

Dopo l'incazzatura dello scorso post torno a parlare del mio viaggio giapponese.
E' ovvio che per una fissata del cibo etnico, come me, la parte gastronomica ha costituito un'attrattiva irresistibile, tanto più che si tratta di una delle cucine più celebrate negli ultimi anni. Si sa che io sono una persona "di bocca buona", come si suole dire dalle mie parti: non mi tiro mai indietro, mi piace provare di tutto e, fino ad ora, non mi ero mai rifiutata di assaggiare qualcosa. Ho persino mangiato di gusto le uova sode nere dopo la cottura nelle acque sulfuree di Hakone!

 
Poi ci sono stati momenti esaltanti a base di ramen, tempura e sushi. Eccone alcuni esempi:







E poi notevoli esempi di cucina da strada come polpette di polpo,

e okonomiyaki, una sorta di frittata con noodles, cavolo, bacon, cipolla, uovo, le immancabili sfoglie di pesce essiccate e dio solo sa cos'altro (si vedono sempre nei cartoni animati: ricordo che le preparava il babbo di Kiss me Licia!)).

Ora, non per vantarmi (o un pochino magari si) ma il sushi era così buono e così a buon mercato che ne ho fatto delle incredibili scorpacciate, cosciente che in Italia non mi ricapiterà di mangiarne di così eccellente qualità (e quantità). Ne sono talmente ghiotta che, dopo l'imperdibile visita mattutina all'enorme e strabiliante mercato del pesce, dove ho visto cozze grandi quanto un tavolino da salotto (giuro che non sto esagerando!), pesci, molluschi e mitili di ogni forma e dimensione tanto che sembrava di essere finita a bordo del Nautilus, non ho potuto fare a meno di concedermi una lauta colazione a base di enormi maki, acquistati direttamente da una bancarella, come è in uso fare a Tokyo. Fantastico!


Poi ci sono stati altri momenti, decisamente meno esaltanti, in cui ho avuto la sensazione di essere finita nel film di Indiana Jones in cui deve mangiare serpenti e scarafaggi...beh, non eravamo proprio a quei livelli ma è tanto per rendere l'idea. Una sera ci siamo recati in un ristorantino molto tipico vicino al nostro albergo: si mangiava inginocchiati per terra, sulle stuoie di vimini (tatami), senza scarpe. Il locale era interamente rivestito di legno: tutto molto bello, molto caratteristico, molto giapponese. Unica pecca, il menù, che per i poveri sventurati forestieri, comprendeva solo pochi piatti, tutti a base di un ignoto pescetto chiamato Douzen (se qualcuno sa di che pesce si tratta, lo prego di farmelo sapere). In quel momento non mi sono preoccupata: a me il pesce piace. La situazione è decisamente cambiata quando è arrivato il primo piatto ordinato dal maschio alfa: pensava di aver ordinato dei pesciolini fritti e invece....si è trovato di fronte, si, un piatto di fritto, ma di lische di pesce!!! E la polpa del pesce che fine aveva fatto????


Alla vista delle lische fritte mi sono arresa: non riesco nemmeno a sopportare il pensiero di averle in bocca (anche se chi l'ha assaggiate ha detto che sono state la pietanza più buona della serata: sapevano di sardina fritta!) figuriamoci sgranocchiarle come fossero patatine! Il maschio alfa ha trangugiato tutto di gran gusto: la prossima volta che a casa si rifiuta di mangiare zucchine e melanzane gli ricorderò queta serata!
Ma non è finita qui. Finalmente arriva la pietanza principale: tutti hanno preso una sorta di frittata con questi famigerati filetti di pesce; io, avventurosa, mi sono vista servire (su un fantastico bracere di legno) un tegame pieno di pescetti. Erano piuttosto grandi, troppo grandi, interi e stavano ancora cuocendo. Noto che non sono eviscerati: ORRORE!!! Ho a mia disposizione solo un paio di bacchette: riesco solo a staccare la testa e a ingoiarli praticamente interi....Un saporaccio! Amari, grassi, nemmeno perfettamente cotti. Per i giapponesi potranno essere una prelibatezza (e l'afflusso di gente al risotrante lo confermava) ma per me erano rivoltanti!
Non parliamo poi dei dolci! Personalmente non condivido la passione per tutte quelle consistenze gelatinose e gommose, soprattutto se dadi di agar agar vengono nascosti nel gelato!
Insomma: la fame è una brutta bestia, che ti spinge a mangiare cose che non avresti immaginato. Adesso l'ho capito.

Per mettere pace tra Oriente e Occidente un po' di cucina "fusion": una italianissima focaccia con un pizzico orientale nella farcitura, preparata con il mio fidato licoli (anche se non ne parlo spesso siamo diventati amici) e apprezzata da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di assaggiarla. Da leccarsi anche le orecchie!



 ROSE INTEGRALI con CIPOLLA e GINGER

Ingredienti:
2 grosse cipolle dorate
zenzero fresco (a piacere: per me un pezzo bello grosso)
160 g licoli (rinfrescato 3 volte)
250 g farina 00
200 g farina integrale
circa 200 ml acqua
olio evo
sale, pepe nero

Mettere il licoli nella ciotola dell'impastatrice insieme alle due farine e iniziare a impastare (io uso il gancio) a bassa velocità. Aggiungere l'acqua a poco a poco e un cucchiaino di sale. Impastare per 15-20 minuti. Secondo le farine che si usano l'impasto può risultare più o meno morbido: se è troppo morbido aggiungere poca farina, se troppo duro, pochissima acqua. L'impasto può essere preparato anche a mano ma decisamente ci vuole più olio di gomito e più tempo. Porre l'impasto in una ciotola, incidere a croce e far lievitare in luogo tiepido 2-3 ore (io tengo questi impasti nel forno spento con la luce accesa che scalda leggermente).
Affettare finemente le cipolle sbucciate, tritare lo zenzero e rosolare il tutto in una padella con 2 cucchiai di olio evo per una decina di minuti. Aggiustare di sale e pepe e lasciare raffreddare.
Stendere l'impasto su un piano infarinato a uno spessore di circa 2-3 mm e distribuirvi le cipolle allo zenzero, arrotolare e tagliare delle fette di circa 5 cm. Distribuire le fette ottenute in una tortiera unta precedentemente, a bordi alti e di circa 28 cm di diametro. Coprire con un panno e lasciare lievitare ancora per 6-8 (per me una notte intera) ore in luogo tiepido (il solito forno spento andrà benissimo). Cuocere in forno caldo a 190°C per circa 30 minuti (io aspetto fino a che la superficie non si colora leggermente). Lasciare raffreddare e servire. E' buonissima e si conserva soffice per diversi giorni!
Buon appetito!



venerdì 31 maggio 2013

Presunti colpevoli (Capesante gratinate)

In linea generale mi reputo una persona piuttosto calma e molto tollerante: se trovo la fila all'ufficio postale aspetto pazientemente il mio turno (inutile arrabbiarsi: non risolverei la situazione e rischierei un'ulcera); quando vado dal medico sopporto stoicamente le chiacchere di ultraottantenni afflitti da malattie multiple più o meno immaginarie; cerco di non alterarmi nemmeno quando al supermercato vengo speronata da affannati pensionati che cercano di superarmi per giungere alla cassa per primi (un classico!), neanche da ciò dipendesse la salvezza dell'universo; eppure mi sembra che a volte qualcuno ci si metta davvero d'impegno per farmi girare i cosiddetti.
Lo scenario, un classico del sabato mattina: ci troviamo nel sovraffollato supermercato di paese. La giovane coppietta, dopo essersi aggirata tra gli scaffali per la spesa settimanale, si dirige alla cassa automatica, la quale seleziona la spesa della coppia per la rilettura da parte di una cassiera. Nessun problema, solo una perdita di tempo di 5 minuti. La rilettura conferma che tutti gli articoli erano stati conteggiati correttamente. I giovani (si fa per dire) pagano e si avviano verso l'uscita quando vengono fermati da un tizio che esibisce un cartellino che lo qualifica come "addetto alla sicurezza". Il maschio alfa, paonazzo per lo sforzo, carico come un mulo con due borsoni strapieni e una cassetta di patate in equilibrio sotto il braccio guarda la sua compagna con sguardo implorante, del tipo "non ce la faccio più, facciamo presto o crollo in terra". La ragazza si rende conto di essere uscita dal supermercato in scia del cliente precedente, senza aver scannerizzato il proprio scontrino che istintivamente mostra all'addetto. E poi accade l'impensabile: l'addetto punta l'indice e con un sorrisetto furbo esordisce con
"Beccati, eh?!"
....?????.....Silenzio e sguardi perplessi
"Vi ho sentito, prima!"
Ancora silenzio e la sensazione di essere scemi
"Vi ho sentito che vi dicevate di lasciare qualcosa nel carrello!"
A quel punto un atroce sospetto si fa strada nella mia mente (perchè ovviamente eravamo io e il maschio alfa a fare la spesa!): questo tizio ci sta accusando di furto!
In quell'istante noto anche che il tipo, piuttosto mingherlino, è seguito da un gigantesco energumeno, più simile ad un armadio a 3 ante, il probabile acciuffa-ladri. Non mi interessa: ormai sto schiumando di una rabbia che mi fa sibilare a denti stretti in faccia all'addetto "Mi scusi, ma che cosa sta insinuando esattamente?"
Il maschio alfa capisce la situazione e fa il fatidico passo indietro (per evitare gli eventuali schizzi di sangue!) mentre io mi infervoro e inizio a spiegare al coglione la mia spesa, la rilettura e che quando ha sentito "lascialo lì" era un riferimento al carrello che, da che mondo è mondo, non mi posso portare a casa. Ormai è una questione di principio e me ne frego se sto attirando l'attenzione: gli mostro lo scontrino inferocita e pretendo che controlli lui stesso, pezzo per pezzo, la corrispondenza, dopo che i suoi colleghi avevano provato che andava tutto bene. Anche il tipo evidentemente si spaventa: balbetta, ritratta, cerca di generalizzare il comportamento scorretto della gente. Alla fine ci lascia andare senza nemmeno controllare, lasciandomi addosso una sensazione di sporcizia e una incazzatura che mi accompagnerà per gran parte del sabato.
Avrei sopportato senza protestare un ulteriore controllo (immagino che il taccheggio in un periodo di crisi così nera sia all'ordine del giorno), quello che non tollero è l'impertinenza e l'arroganza del "Beccati!", l'accusa infondata e senza prove. Avrei voluto dirgliene talmente tante da fargli cadere tutti i capelli: purtroppo non ho mai le reazioni che vorrei nel momento giusto. Adesso quando andrò a fare la spesa dovrò stare attenta anche a quello che dico o la prossima volta magari ci sarà pure una perquisizione personale!
Per sentirmi meglio un piatto elegante ma semplice e velocissimo, adatto a tutte le tasche. Non ci sarà bisogno di rubare le capesante: sono abbastanza abbordabili anche per una poveraccia come me!





CAPESANTE GRATINATE

Ingredienti (per 2 persone):
4 Capesante fresche nel loro guscio
5 cucchiai di pangrattato
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
vino bianco
olio evo
sale, pepe nero

Tritare insieme gli spicchi d'aglio sbucciati e una manciata di foglie di prezzemolo. In una terrina mescolare il pangrattato con il trito preparato, un paio di cucchiai di olio evo e un paio di cucchiai di vino bianco, un pizzico di sale e del pepe nero (meglio se appena macinato): deve risultare un impasto molto sbricioloso. Farcire la conchiglia lavata e asciugata con il pangrattato preparato in modo che tutta la capasanta sia ben coperta. Fare una leggera pressione con le dita per compattare il tutto e infornare a 200°C per 10-15 minuti (il pangrattato deve appena imbrunire). Sfornare e servire caldissime con un buon calice di vino bianco!
Buon appetito!

domenica 12 maggio 2013

Sol Levante (fusilli integrali con zucchine, pinoli e pomodorini)

Tutto ha avuto inizio a febbraio. Si sa che in compagnia di amici si tende a dire un sacco di stupidaggini pur di fare quattro risate: qualche bicchiere di troppo, la lingua si scioglie, un pretesto qualunque (tipo un orologio da parete con 3 fusi orari) e parte la cazzata. Si continua a ridere, si fantastica e poi qualcuno la prende sul serio e inizia a fare ricerche serie e.... Bam! In men che non si dica trova l'offerta definitiva, quella che non puoi rifiutare perchè sai che un'occasione del genere non ricapiterà mai e devi approfittarne adesso, anche se forse non è il momento giusto, anche se hai appena iniziato un nuovo lavoro e non hai ancora uno stipendio. Al diavolo tutto: io parto! Nemmeno due mesi dopo mi sono ritrovata su un'altro volo intercontinentale, insieme ai soliti amici (e al maschio alfa!), diretta a TOKYO!
Ora sono tornata, con un milione di cose in testa, gli occhi pieni di meraviglia e tanta voglia di cucina italiana!
In realtà non avevo mai preso in considerazione il Giappone come meta per un possibile viaggio: troppo lontano, troppo costoso, troppo complicato e invece....mai dire mai nella vita!
Difficile dire cosa sono stati questi 10 giorni: come si può riassumere una simile esperienza quando si ha l'impressione di essere stati su un altro pianeta, tanto è diversa la gente, la cultura e lo stile di vita? Dalla silenziosissima folla ordinatamente in coda per la metro, alle pagode variopinte, la gentilezza e l'educazione di un popolo che non sa una parola d'inglese ma vuole lo stesso cercare di aiutarti, il monte Fuji, i templi buddisti e i santuari scintoisti, la grande metropoli punteggiata da meravigliosi giardini zen, il thè verde che sa di acqua di cottura degli spinaci, la cucina e la gastronomia di un paese che riesce a saziarsi con porzioni lillipuziane (ho capito perchè i giapponesi sono tutti piccoli e magri!), gli anime e i mangacome modello di vita. Indescrivibile. Se non si è nati in Giappone credo sia praticamente impossibile riuscire a capire fino in fondo e entrare a far parte di una simile società ma è comunque fantastico averci a che fare come turisti: appare tutto così strano e diverso da suscitare ammirazione e meraviglia.
Ecco una foto che mi piace particolarmente: sala da thè sul laghetto del giardino Hama Rikyiu con lo skyline della Tokyo moderna sullo sfondo.


Il Daibutsu (o grande Budda) di Kamakura


La pagoda di Nikko


So che il mio racconto non è esaustivo e non può essere altrimenti: le cose torneranno a galla poco alla volta e più chiaramente quando il jet lag mi avrà definitivamente abbandonato!
Di una cosa sono sicura: per la prima volta mi è mancata la cucina italiana. Non è che non mi piaccia la cucina giapponese, anzi, la apprezzo moltissimo ma essendo molto diversa dalla nostra verso la fine del nostro soggiorno nipponico abbiamo iniziato ad avere voglie molto italiane: non so dire quante ore abbiamo trascorso in treno e in metro a discutere su quale sarebbe stata la prima cosa che avremmo mangiato una volta tornati! Io propendevo per prosciutto crudo, coccoli e olive verdi ma erano molto quotate anche lasagne e grigliata di carne. Alla fine di tutti i giochi però, quale può essere il piatto principe di cui un italiano all'estero sente la mancanza se non una bella pastasciutta???
Ecco quindi che cosa propongo oggi: niente pietanze esotiche o ingredienti orientali, solo un piatto di pasta semplicissimo e veloce nella sua preparazione, leggero, tanto gustoso e che sa di casa.

FUSILLI INTEGRALI con ZUCCHINE, PINOLI e POMODORINI

Ingredienti (per 2 persone):
160 g fusilli integrali
1 grossa zucchina tonda
1 cipollotto fresco
8 pomodorini
1 cucchiaio di pinoli
basilico
olio evo (2 cucchiai)
sale, pepe nero

Scaldare un padellino antiaderente a fiamma alta, tostarvi per un paio di minuti i pinoli (attenzione che non brucino) e tenerli da parte.
Tagliare a rondelle sottili il cipollotto e soffriggerlo nell'olio per farlo appassire. Aggiungere la zucchina tagliata a dadini e cuocere a fuoco medio per 5 minuti. Aggiungere anche i pomodorini tagliati a spicchi e salare. Continuare la cottura ancora per una decina di minuti al massimo (preferisco che le zucchine non siano spappolate). Verso fine cottura abbassare la fiamma, aggiungere i pinoli tostati, abbondanti foglie di basilico fresco (dona un profumo delizioso alle zucchine) e una macinata di pepe nero.
Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata (io ho scelto i fusilli ma va bene qualunque altro formato di pasta corta), scolarla al dente e saltarla un paio di minuti insieme alle zucchine prima di servire. Volendo si può aggiungere del formaggio grattugiato anche se io l'ho trovata assolutamente perfetta così.
Buon appetito!






domenica 14 aprile 2013

La porcata definitiva (Mississippi mud cake)



Vorrei che l'immagine fosse più eloquente. Vorrei che rendesse davvero l'idea della porcata assoluta che è questa torta. C'è ben poco da dire, solo da mettersi all'opera: questa peccaminosa delizia deve essere assolutamente provata. E' vero, è una porcata che di più non si può e solo gli americani potevano pensare e realizzare una simile follia dolciaria. Eppure una volta nella vita dovrebbe essere obbligatorio assaggiarla per carpire la vera essenza del cioccolato.
Da almeno un anno guardavo questa ricetta, la studiavo, ci ripensavo e mi dicevo che, no, non potevo, è troppo. Non è difficile, temevo solo per le coronarie di coloro che avrebbero avuto la fortuna (o l'ardire) di assaggiarla. Alla fine delle mie paturnie mi sono decisa. Mi serviva un'occasione speciale in cui fossero presenti più di 2 persone (mangiarla in due credo potrebbe essere mortale) e ho colto l'occasione per il compleanno di mio babbo, che con gli anni sta diventando sempre più goloso. La quantità di burro e cioccolato è vergognosa tanto che ho preferito avvisare gli ultrasessantenni di munirsi di tutte le pillole necessarie: anticolesterolo, antitrigliceridi, antiglicemici.... Non voglio mica essere accusata di tentato omicidio!
Inutile dire che è piaciuta e molto: c'è stato persino chi ha fatto il bis nonostante dopo una fetta si sentano già le arterie incrostate. Il guscio croccante di biscotti che racchiude due strati cioccolatosi, uno più morbido dell'altro: è vero, sembra proprio fango ma alla prima cucchiaiata si è pronti a dire che anche se non è bella da vedere, l'aspetto non è tutto. Incredibilmente pericolosa e incredibilmente buona.


MISSISSIPPI MUD CAKE

Base (per una tortiera a cerniera da 22/24 cm):
250 g biscotti al cacao (pandistelle)
2 cucchiai di cacao amaro
70 g burro

Per il ripieno:
180 g cioccolato fondente
180 g burro
4 uova
1 tazzina di caffè
90 g zucchero di canna
90 g zucchero semolato
200 ml panna fresca

Per il budino al cioccolato:
30 g cacao amaro
15 g amido di mais
80 g zucchero
290 g latte
2 tuorli
25 g burro
50 g cioccolato fondente
vanillina
un pizzico di sale

Guarnizioni:
200 ml panna fresca
3 cucchiai di zucchero a velo
gocce di cioccolato fondente

Preparare la base: tritare finemente i biscotti con il mixer e mescolarli poi con il burro fuso e il cacao fino a ottenere un composto sabbioso. Rivestire uno stampo a cerniera da 22 cm con carta da forno (sia il fondo che la parete circolare). Versare il composto di biscotti nello stampo e livellarlo bene schiacciandolo con un cucchiaio. Rivestire anche le pareti dello stampo con il composto per creare una sorta di guscio di biscotti. Far riposare in frigo una mezz'ora.
Preparare il ripieno: Fondere il burro e il cioccolato a bagnomaria mescolando continuamente, poi lasciare intiepidire. Nel frattempo montare con le fruste le uova con i due zuccheri fino a che non sono gonfie e spumose. Aggiungere la panna fresca (non montata), il caffè e il cioccolato fuso e amalgamare. Versare l'impasto ottenuto nella base di biscotti e cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 45/50 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare e riporre tutto in frigo per alcune ore.
Preparare il budino: Mescolare il cacao, l'amido, lo zucchero, la vanillina e il sale in una casseruola. Incorporare i tuorli con una frusta e infine aggiungere il latte, sempre mescolando per amalgamare. Scaldare il composto fino all'ebollizione e lasciare sobbollire per 30 secondi, poi togliere dal fuoco e aggiungere il burro a tocchetti e il cioccolato spezzettato. Mescolare fino a che non si è sciolto e amalgamato tutto. Coprire con pellicola a contatto e lasciare raffreddare alcune ore (si può preparare il budino anche il giorno primo).
Una volta che il budino è freddo spalmarlo sopra la torta cotta in forno (si sarà formata una sorta di conca all'interno del guscio di biscotti). Montare la restante panna con le fruste elettriche aggiungendo a poco a poci lo zucchero a velo e usarla per guarnire la torta. Infine decorare con gocce di cioccolato a pioggia e conservare in frigo fino al momento di servire.
Buon appetito!

P.s. Il budino al cioccolato (me ne era avanzato un poco) è buonissimo anche da solo, magari servito in delle coppette finger-food.