mercoledì 25 giugno 2014

Fine dei Mondiali (Hummus di lenticchie speziato)

E l'Italcalcio è finito fuori dai Mondiali 2014. Meglio per me che, per tollerarne la visione, mi rimpinzavo di porcherie d'ogni genere. Almeno la smetterò di ingozzarmi di patatine e popcorn! C'è da dire che la fame l'ha fatta da padrona in questa ultima partita: quella di Suarez, che si è sentito in vena di assaggiare Chiellini (confesso che quando ho capito cosa era successo ho riso come una matta per l'assurdità della situazione) e quella che invece è mancata totalmente alla compagine italiana. Perchè anche se di calcio mi vanto di non capire un'acca, mi reputo pur sempre un'atleta, abituata a match e gare, e quello che balzava immediatamente agli occhi era la mancanza di grinta, la voglia di fare, la "fame" di vincere in barba alle difficoltà. Non ho bisogno di capire tecnica e tattica, di incolpare arbitri, avversari molesti, condizioni meteo avverse per dire che senza volontà si fa ben poco, anche se ci si sente dei fenomeni (a parole). Perciò trovo giusto che la squadra italiana sia stata eliminata. Tutto questo potrà sembrare poco patriottico ma sarebbe davvero giusto andare avanti in un campionato o in qualunque altro campo senza meriti? Resta l'amarezza di non poter tifare il proprio paese, la pochezza dei nostri calciatori e le immancabili polemiche di cui ho già piene le tasche dopo nemmeno 24 ore. Con questo post concludo le mie disquisizioni calcistiche sperando che il tennis di Wimbledon, da un lato, e l'Italvoley, dall'altro, offrano spettacoli più edificanti.
Poco patriottico è anche il piatto di oggi: una deliziosa cremina da gustare davanti alla TV per coloro che continueranno a seguire assiduamente le partite. Ha superato alla grande la prova "maschio alfa" perciò considero la salsa promossa a pieni voti e la consiglio a tutti i campioni che hanno fame!!!



HUMMUS di LENTICCHIE SPEZIATO

Ingredienti:
350 g lenticchie lessate
il succo di 1/2 limone
zenzero fresco
1 spicchio di aglio piccolo
1 cucchiaino semi di sesamo
1 cucchiaino semi di cumino
1 cucchiaino semi di coriandolo
curcuma
olio evo
sale

Sgocciolare molto bene le lenticchie: è importante se non si vuole che la salsa sia troppo liquida. In un mortaio pestare i semi di cumino, di coriandolo e di sesamo. Porre in una ciotola le lenticchie, il succo di limone, lo spicchio d'aglio sbucciato e privato dell'anima,  un piccolo pezzo di zenzero sbucciato, mezzo cucchiaino di curcuma, Aggiungere anche i semi pestati, una presa di sale e un cucchiaio di olio evo e frullare con il pimer a immersione fino a ottenere una crema omogenea. Servire cosparso di semi di sesamo e accompagnare con piccoli cracker.
Buon appetito!


sabato 14 giugno 2014

Una frittata mondiale (Frittatona di cipolle piccante)

A me il calcio non piace proprio. Tra tutti gli sport è quello che trovo più insulso. Sarà che ormai non mi appare più come uno sport ma come uno sporchissimo business, sarà che non ne capisco la logica. Ci ho provato a guardarlo, anzi, spesso sono obbligata dato che, per la legge del contrappasso, il maschio alfa non poteva che essere un calciatore e uno sfegatato cultore di tale sport. Notare bene, tifoso di calcio, non di una squadra in particolare, che renderebbe meno influente l'ingerenza del calcio nella mia vita. Ciò comporta che qualunque partita, trasmissione sportiva, conversazione inerente al calcio sia degna di attenzione: dalla serie A della Mongolia, ai pulcini dello sperduto paesino appenninico, coppe, tornei, campionati....Tutto, lui si interessa di tutto e io devo di conseguenza sorbirmi l'intero universo calcistico. Violenza domestica.
Adesso, che i Mondiali sono appena iniziati, mi preparo spiritualmente ad una overdose di calcio: sarà un mese difficile per me! Il maschio alfa entra in trance durante le partite: non parla, non gli si può rivolgere la parola pena l'essere zittiti in malo modo; è totalmente concentrato, manco dipendesse da lui fare goal!
Per sopravvivere senza annoiarmi a morte sto organizzando serate con amici chiaccheroni, il tutto ovviamente accompagnato da buon cibo.
Immancabile, irrinunciabile, indimenticabile la fantozziana frittatona di cipolle, da gustare sul divano con un bel birrozzo gelato. Concesso il rutto libero, perchè io non sono certo una perbenista.
Questa mia versione somiglia ad una tortilla ma ha un gusto tutto italiano, con parmigiano e 'nduja. Tagliata a quadrotti può essere servita come simpatico finger food.
E' così buona che mi troverete così:


Se tiferò Italia? Solo in buona compagnia e con la bocca piena (sempre che qualcuno non mi inviti a vedere "La corazzata Potemkin"!)!!!
Una chicca per chi non lo sapesse: la telecronaca della partita in Fantozzi riguarda proprio una improbabile partita tra Italia e Inghilterra....sarà di buon auspicio?



FRITTATONA di CIPOLLE PICCANTE

Ingredienti:
5 uova
2 grosse cipolle dorate
'nduja
parmigiano reggiano grattugiato
latte
bicarbonato
olio evo
sale

Sbucciare e tagliare a fette le cipolle (non importa siano sottili: a me piace sentire distintamente sotto i denti il pezzo di cipolla ). Scaldare in un tegame di circa 26 cm di diametro 2-3 cucchiai di olio evo e stufare lentamente le cipolle affettate. Aggiungere sale e poca acqua per evitare che le cipolle si brucino e continuare a cuocere fino a che non sono morbide. Battere appena le uova in una terrina insieme a una tazzina di latte, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato e una punta di cucchiaio di bicarbonato. Versare il composto di uova sulle cipolle in modo più possibile omogeneo, poi scuotere il tegame per pareggiare la superficie. Incoperchiare, abbassare la fiamma al minimo e lasciare cuocere per una decina di minuti. Scaldare per pochi secondi una fetta di 'nduja insieme a un cucchiaio di olio evo e tenere da parte. Rigirare la frittata aiutandosi con un piatto e cuocere per 5 minuti anche sull'altro lato, sempre a fiamma bassa. Una volta cotta impiattare la frittata e spalmare uniformemente la 'nduja. Lasciare raffreddare e servire al momento opportuno, anche senza riscaldare.
Buon appetito!




domenica 8 giugno 2014

Un tranquillo trekking di paura (Moscardini al pomodoro)

Finora ho raccontato della bellezza africana e della poesia di quei tramonti infuocati che nemmeno "Via col vento" ma la realtà è che gli italiani all'estero sono comunque soggetti beceri, disorganizzati e spesso incauti. Diciamo la verità: non c'è paragone con l'efficiente organizzazione del turista tedesco o con l'ordinatissima orda di turisti giapponesi! Data la premessa mi accingo a narrare le disavventure di 6 sprovveduti italiani a passeggio per il Sudafrica....
Durante il tratto costiero lungo la Garden Route abbiamo fatto tappa a Plettenberg Bay, la Portofino sudafricana: belle case affacciate sull'oceano e un'accoglienza molto curata.


Cena vista mare a base di ottimo pesce, fiumi di vino e una maionese al wasabi di cui mi sono innamorata e di cui mi sono fatta dare la ricetta dallo chef.

Il mattino successivo, ben riposati e ristorati, ci prepariamo per l'escursione alla Robberg Peninsula: 9 km di passeggiata intorno ad un promontorio che è parco naturale. La giornata è splendida, i cespugli sono tutti in fiore e i paesaggi da sogno.

Incuranti di vari teschi segnalati sulla mappa del sentiero ci siamo incaminati baldanzosi: avvistiamo tantissime foche e qualche notevole esemplare di maschio sudafricano che fa jogging.


Poi il sentiero inizia a stringersi e ci troviamo sull'orlo di un baratro roccioso a picco sul mare. Il maschio alfa, che soffre terribilmente di vertigini, inizia a sudare copiosamente e a stringermi convulsamente le mani. In qualche modo continuiamo ad avanzare sul ciglio, un po' salendo e un po' scendendo, seguendo le indicazioni ma aumentando il livello di difficoltà, tanto più che non ci sono parapetti o protezioni di alcun tipo. Siamo fortunati perchè non c'è vento che, presumibilmente, avrebbe potuto scaraventarci facilmente giù. A circa metà percorso, i segnali a forma di foca che indicano il percorso sono posizionati in punti sempre più astrusi e il sentiero è ormai praticamente invisibile ai nostri occhi: ci muoviamo arrancando malamente tra sassi spigolosi e scogli giganti tanto più che proprio quel giorno nessuno calzava scarpe da trekking. Intantoil cielo inizia a rannuvolarsi...
Al colmo della stanchezza inizia a cadere una sottile ma insistente pioggerellina che si infila pure negli occhi. Lo sgomento: siamo soli, indietro non si può tornare e avanti il percorso prosegue su scogli bagnati mentre il mare si ingrossa. Iniziano le derapate sui sassi sdrucciolevoli ed è praticamente un miracolo se nessuno si è nemmeno storto una caviglia. A questo punto i miei ricordi diventano confusi per la stanchezza anche se ho l'immagine di me, bagnata fradicia, arrampicata su una fangosa parete verticale, aggrappata con piedi, mani e ginocchia.

Abbiamo fatto su e giù non so quante volte, su scogli scivolosi, enormi rocce da aggirare sull'orlo del baratro, scalando dune di sabbia giganti...sembrava di esser in una puntata di "Lost". Ad un certo punto mi aspettavo persino di vedere uno di quei maledetti segnali a forma di foca in mezzo al mare, per fare anche un tratto a nuoto! Avessi avuto il numero dell'elisoccorso....
Quando finalmente siamo riusciti a raggiungere il parcheggio (dopo circa 5 ore di "passeggiata") eravamo tutti bagnati e infreddoliti, le gambe tremavano per la fatica e abbiamo dovuto cambiarci nei bagni pubblici, offrendo uno spettacolo ben poco edificante di persone in mutande che si asciugano col getto dell'asciugamani. Di avventura ne avevamo avuta abbastanza. Non so come il maschio alfa sia riuscito a sopravvivere a tutto ciò, anche se alla fine mi ha guardato intensamente e mi ha detto "Adesso vado a evacuare tuto il coraggio che ho accumulato!". Quando si dice "farsela addosso dalla paura"....

Dopo tanto mare e tanta paura non posso che parlare di pesce, ma una ricetta tranquilla tranquilla, un classico della cucina di mare, senza sorprese ma buonissima!





MOSCARDINI al POMODORO

Ingredienti (per 2 persone):
900 g moscardini decongelati
400 g pomodori pelati
1 peperoncino piccante (fresco o secco), opzionale
150 ml vino bianco
2 spicchi d'aglio prezzemolo fresco tritato
olio evo
sale


Sbucciare e schiacciare gli spicchi d'aglio. Soffriggere appena l'aglio e il peperoncino in un tegame a bordi alti (la cosa migliore sarebbe un tegame di coccio) con 3-4 cucchiai di olio evo, poi aggiungere i moscardini puliti e lavati. Io ho usato quelli congelati già puliti, ovviamente vanno benissimo, anzi meglio, quelli freschi a cui però occorre eliminare le interiora e "l'occhio". Appena i moscardini si sono scottati e hanno rilasciato parte dei loro liquidi, salare e sfumare con il vino. Aspettare alcuni minuti che l'odore di vino si sia attenuato, poi aggiungere i pomodori pelati schiacciati e poca acqua. Far prendere il bollore, poi abbassare la fiamma, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere 30-40 minuti, mescolando di tanto in tanto. Se il fondo di cottura si adovesse asciugare troppo aggiungere dell'acqua calda. La cottura piuttosto lunga è necessaria per ammorbidire la carne dei moscardini che, con cotture più veloci, diventerebbero gommosi. A fine cottura scoperchiare, cospargere con prezzemolo e alzare la fiamma per far addensare il fondo (solo nel caso sia ancora troppo brodoso). Servire caldo con pane casereccio arrostito e una generosa spolverata di prezzemolo fresco tritato.
Buon appetito!

domenica 1 giugno 2014

Mal d'Africa (Vellutata di piselli al ginger)

Eccomi! Diciamo che sono tornata....almeno fisicamente, perchè mentalmente sono ancora molto lontano, affacciata ad uno strapiombo sulla cima della Table Mountain o di fronte al fragoroso muro d'acqua che sono le cascate Vittoria. Per la prima volta ho sperimentato la depressione da rientro, una fiacca che mi riesce difficile spiegare altrimenti. Magari ho solo acquisito i sonnacchiosi ritmi africani!
...Il primo impatto con il suolo africano, l'aria calda e secca, i babbuini tutto attorno, la terra così rossa da ferire gli occhi, alberi mai visti carichi di fiori colorati, gente che vende frutta a bordo strada. Inutile dire che in Zimbabwe eravamo turisti riconoscibili a chilometri di distanza. Strano sentirsi diversi e osservati, una sensazione cui non siamo abituati. Victoria Falls è un paesino totalmente turistico che però ben poco ha da offrire a dei turisti europei, oltre alle cascate. Tanto per non subire troppi shock culturali tutti insieme la prima tappa è stato il lussuoso e coloniale Victoria Falls Hotel, affacciato sulla gola attraversata dal fiume Zambesi, praticamente a cavallo con lo Zambia.


Rispettando l'inglesissimo rito del thè time delle 17, con tanti pasticcini serviti sulla terrazza in giardino, si possono intravedere le magnifiche cascate e la nuvola di schizzi che sollevano....Quanto è selvaggia la mia Africa!



....A proposito...No, noi non dormivamo qui, dormivamo qui! (Notare il tetto in eternit!)

Le cascate però sono uno spettacolo davvero maestoso, per di più nel periodo di massima portata: un muro d'acqua che si schianta in un crepaccio con un tale fragore e violenza da sollevare schizzi ben oltre il livello del fiume (circa 110 m sopra), tanto da formare una sorta di nuvola bianca di vapore raso terra, visibile anche dall'aereo! Stare al suo interno è come ricevere continuamente secchiate d'acqua addosso: giuro che uscita da lì avevo persino le mutande bagnate nonostante il K-way! Spero solo che nell'acqua dello Zambesi non ci fossero coliformi! Ci si sente piccoli, molto piccoli, di fronte a tanta forza.

 Molte cose si ridimensionano, altre spariscono proprio. Non c'è bisogno di molte parole di fronte a uno spettacolo del genere, è il fiume che parla... Così come è inutile parlare di fronte a qualcosa di molto buono, come questa vellutata, da provare sia calda che fredda, con i piselli, che sono di stagione e un tocco esotico dato dal ginger, che ci sta sempre bene. La fettina di salmone non è opzionale: con la crema di piselli si crea un connubio delizioso!


VELLUTATA di PISELLI al GINGER


Ingredienti (per 3 persone):
500 g di piselli (anche surgelati)
un pezzo di ginger fresco
1 cipollotto fresco
salmone affumicato
basilico fresco o erba cipollina
olio evo
acqua calda (circa 1 l)
sale

Tritare il cipollotto e il ginger sbucciato e soffriggerli in una pentola insieme a  un paio di cucchiai di olio evo. Dopo alcuni minuti aggiungere i piselli freschi (o quelli surgelati) e lasciare insaporire alcuni minuti. Salare e iniziare ad aggiungere acqua calda. Far prendere il bollore e lasciare cuocere coperto a fiamma bassa per una mezz'ora. Aggiungere ancora un poco di ginger grattugiato e frullare tutto con il minipimer. Servire calda o fredda guarnita da una fettina di salmone affumicato e da foglie basilico (o erba cipollina).
Buon appetito!



domenica 18 maggio 2014

Safari! (Straccetti di tacchino con curry e funghi)

Dopo 5 ore abbondanti di viaggio in auto da Johannesburg, percorriamo una strada oltre la quale si spiega una piatta e sconfinata distesa cespugliosa che non appare, a prima vista, così diversa dalla macchia mediterranea cui siamo abituati. Solo in lontananza si scorge il profilo azzurrino dei monti Drakensberg, qualcosa di remoto all'orizzonte. Mi pervade una sensazione di spazio e libertà che mi accompagnerà per tutta la vacanza. Giungiamo infine all'ingresso dello Skukuza Restcamp, all'interno del Kruger National Park: un grosso cancello di legno circondato da una recinzione elettrificata. Subito mi balzano in testa le immagini di Jurassic Park e mi aspetto di veder spuntare un tirannosauro da un momento all'altro. Anche all'interno l'illusione continua: piccoli edifici con tetti in paglia, shop, ristorante, bar. In lontananza scorgiamo il collo di una giraffa tra gli alberi, impala e scimmie sono ovunque, alcuni facoceri brucano nell'aiuola. E' tutto così perfetto e irreale da sembrare veramente un set cinematografico...ed io continuo ad aspettare il tirannosauro! Poche semplici istruzioni antimalaria e veniamo scortati alla nostra piazzola, dove le tende sono già montate all'ombra di due alberi e fornite di brandine, piumini, asciugamani, luce e ventilatore. Se mi aspettavo una sistemazione spartana e selvaggia, sperduta nella savana, al limite del pericoloso, mi sono dovuta ampiamente ricredere: qui sono accampate famiglie che preparano barbecue, con bambini che sciamano in piscina! Una pacchia! Il nostro primo safari (o game drive) è serale, pertanto abbiamo tutto il pomeriggio a disposizione per ambientarci e gironzolare un po'. Scopriamo che il camp è situato accanto al fiume, sul quale si affaccia dall'alto con una bella terrazza fornita di tavolini. La vista è mozzafiato: il fiume melmoso lambisce il principio di una radura rigogliosa e un enorme bufalo se ne sta placidamente sdraiato al centro del corso d'acqua; in lontananza alcuni babbuini corrono sul ponte della vecchia ferrovia.


Accanto alla terrazza è acceso il tradizionale braai, il barbecue, su cui 2 cuochi arrostiscono ininterrottamente salsicce e carne locale di vario tipo che emana un profumino a dir poco delizioso. Mi prometto di provarlo quanto prima anche se in realtà non ci riuscirò dato che nel nostro tour erano già previsti tutti i pasti. In compenso ci ha provato un esercito di scimmiette ad assaggiare la cucina del campo intrufolandosi nei cestini dei rifiuti!


Si potrebbe tranquillamente passare il tempo seduti su quella terrazza e vedere passare elefanti, coccodrilli, ippopotami e quant'altro ma il tempo stringe ed è ora del primo safari fuori dal campo, su enormi jeep aperte. Niente poteva preparare una cittadina come me all'emozione dell'avvistamento degli animali liberi nel loro habitat, l'adrenalina della "caccia" solo per poterli osservare da vicino: leoni, rinoceronti, zebre, giraffe, kudu, elefanti, iene, leopardi e addirittura dei rarissimi ghepardi. Tutti lì, a pochi metri di distanza da me. Meraviglioso.

Il più bello di tutti
Mai ho avuto la sensazione di essere in pericolo, nemmeno quando tre leoni hanno iniziato ad accerchiare la jeep: sembravano più incuriositi, se non proprio indifferenti, alla nostra presenza. Magari un brividino c'è stato quando ci siamo avvicinati troppo rumorosamente ad un grosso elefante che ha lanciato un sonoro barrito facendoci sobbalzare. Per il resto ho notato una pace assoluta, una calma e un'armonia che noi non conosciamo. Certo, i predatori cacciano per natura ma è istinto di sopravvivvenza e la ferocia è dettata solo dalla fame (e con tutti gli impala che ci sono a spasso dubito fortemente che qualche predatore sia denutrito!).

Altra cosa cui non ero preparata è il gelido freddo che scende nel bush (termine figo per dire savana) subito dopo il tramonto: un'escursione termica da maglietta a cappotto. Se all'inizio ridevamo delle coperte e dei poncho di pile forniti, al rientro del tour ci eravamo avvolti come in un bozzolo! Tornati al campo ci attendeva una ulteriore sorpresa. Credevo, anche stavolta erroneamente, che per i pasti avrei dovuto accontentarmi di qualcosa di molto frugale, magari intorno al fuoco, molto junk food preconfezionato, al massimo qualcosa di rustico tipo salsiccia e fagioli! Anche stavolta, stupore: accanto ad un allegro fuoco e ad una attrezzatissima cucina da campo si ergeva una tenda più grande, aperta, con sedie e tavoli elegantemente apparecchiati, illuminati da lanterne a olio...suggestioni da "La mia Africa". I menù, sempre presentati dallo chef, erano semplici ma molto curati e completi: un entreè a base di verdura come cappelle di funghi gratinate con aglio e formaggio, insalata greca o rivisitazione di parmigiana light molto buona. I piatti principali erano sempre ricette locali a base di carne come manzo, pollo o struzzo, sempre ben cotta e accompagnata da verdure miste, riso o papa, una sorta di polentina morbida di farina di mais. Per finire, golosi dolci al cucchiaio come crema alla cannella o mousse di cioccolato con fragole. Per quattro giorni ci siamo alzati alle 5, prima dell'alba, con il freddo e la bruma del bush che si diradavano al sorgere del sole e non abbiamo fatto altro che mangiare troppo abbondantemente e stare seduti sulle jeep a caccia di animali (che probabilmente non saremmo riusciti a scorgere senza la vista acuta della nostra fantastica guida) trovando a malapena il tempo per un bagno di sole in piscina o una passeggiata. Avrei potuto farlo in tacchi a spillo questo safari tanto è stato comodo! Verso le 18 il tramonto incendiava il cielo di colori incredibili regalando scenari da sogno e poi, velocemente, il buio. Giusto il tempo di far abituare gli occhi all'oscurità e alzando la testa si poteva ammirare uno spettacolo magnifico quanto gli animali liberi: nell'aria limpida un cielo stellato come non lo avevo mai visto, così tante stelle e così luminose da formare una scia, la Via Lattea, qualcosa che da noi è impensabile vedere a causa dello smog, dell'inquinamento luminoso e del pulviscolo atmosferico.
Ho lasciato a malincuore il Kruger Park e i suoi innumerevoli animali ma il viaggio continua e la strada da percorrere è ancora lunga e ricca di sorprese.

Al rientro una ricetta a base di carne, ovviamente, anche se a base dell'unico animale che non ho visto in Sudafrica: il tacchino! Leggero ma comunque saporito grazie all'aggiunta di funghi e curry, per disintossicarsi dai fasti della cucina sudafricana.



STRACCETTI di TACCHINO con CURRY e FUNGHI

Ingredienti (per 3 persone):
500 g fesa di tacchino a fette (sostituibile con pollo)
circa 20 champignon
2 spicchi d'aglio
polvere per curry
farina 00
olio evo
sale

Tagliare a striscioline le fette di tacchino e rotolarle bene in una panatura fatta con 2-3 cucchiai di farina e un cucchiaio abbondante di polvere per curry.
In un tegame antiaderente scaldare un paio di cucchiai di olio evo con gli spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati, toglierli quando iniziano a dorarsi e aggiungere gli straccetti di tacchino infarinati. Rosolare gli straccetti a fiamma vivace, salare e sfumare con una tazzina di vino bianco. Quando il vino si è asciugato aggiungere i funghetti lavati e tagliati a pezzi. I funghi rilasciano molta acqua: lasciare cuocere fino a che il fondo di cottura non si è ritirato abbastanza da formare una speciedi cremina. Occorreranno circa 15 minuti. Aggiustare di sale e servire caldo con una insalatina e, per avere un piatto unico,con del riso basmati bollito.
Buon appetito!

martedì 15 aprile 2014

Ready to go (pollo ai capperi)

Sarà una Pasqua ben strana per me: mentre tutti staranno festeggiando con prelibati manicaretti io sarò...tra le nuvole! Dopo la Florida, nel 2012, e l'estremo Oriente l'anno scorso, quest'anno dove potevamo andare? Anche stavolta la meta è lontana, molto lontana. Dopo esser stati molto a Ovest e molto a Est, non potevamo che dirigerci molto a Sud! Giù, giù fino in Sudafrica, con una puntatina in Zimbabwe. A quanto sento dire sembra essere una meta particolarmente ambita quest'anno. Sarà la mia prima volta in Africa e la mia prima volta in tenda: non inizio certo dalla parte più semplice! D'alta parte se sopravvivrò al campeggio in piena savana mi posso reputare pronta a tutto! Oltre all'avventuroso Safari mi aspettano le Cascate Vittoria, la Garden Route sulla costa sudafricana e, per finire, Cape Town con la sua Table Mountain.
Ormai siamo pronti: passaporti, vaccini, scartoffie varie e una scorta di antizanzare e antiparassitari tale da disinfestare metà continente. Sia mai che qualche schifoso insettaccio solo pensi di avvicinarsi!
Sento proprio il bisogno di una vacanza, di partire, e per due settimane non ci sarò per niente e nessuno, perciò buona Pasqua a tutti! Tornerò a maggio...se i leoni non mi sbraneranno!
Ricette sudafricane non ne ho (non ancora, per lo meno) anche se ho intenzione di assaggiare tutte le bestiacce che mi verranno messe nel piatto (purchè ben cotte!). Antilopi, coccodrilli, zebre, kudu....voglio provare tutto! Invece mi accomiato con un banalissimo pollo, che poi tanto banale non è, che volevo provare da anni e che mi è piaciuto tantissimo. Si prepara in poco tempo e gli ingredienti sono estremamente facili da reperire: niente roba strana ma tanto gusto tutto italiano. Ho volutamente utilizzato un taglio poco pregiato, le sovracosce: sono più economiche dei fusi o delle cosce ma hanno comunque un'ottima resa. In ogni caso è una ricetta che può essere felicemente portata a termine con soddisfazione con qualunque altra parte del pollo. Il maschio alfa se le è perse a causa di una cena di lavoro (e poi comunque ci sono i capperi non occultati.....non le avrebbe nemmeno toccate) e con grande sacrificio me le sono dovute mangiare tutte io...che lavoraccio! :-P



POLLO ai CAPPERI

Ingredienti (per 2 persone):
4 sovracosce di pollo
8-10 pomodorini
una manciata abbondante di capperi sotto sale
1 spicchio d'aglio
1/2 cipollotto fresco
farina
birra chiara
origano secco
olio evo
sale

Affettare il cipollotto. Sbucciare e schiacciare lo spicchio d'aglio. Soffriggere in un tegame l'aglio e il cipollotto con un paio di cucchiai di olio evo. Infarinare leggermente  le sovracosce spellate e rosolarle nel tegame su tutti i lati. Salare leggermente, poi sfumare con una tazzina di birra. Aggiungere i capperi, ben dissalati sotto acqua corrente, e una generosa spolverata di origano. Aggiungere anche i pomodorini tagliati a metà. Cuocere coperto a fiamma bassa per 25-30 minuti. Servire le sovracosce calde con il loro sughetto.
Buon appetito e buona Pasqua a tutti!!!


sabato 29 marzo 2014

Voglia di coccole (involtini di carpaccio e agretti)

Mi capita di cenare da sola. Il maschio alfa, con i suoi innumerevoli impegni sportivi e musicali serali, mi abbandona a casa insieme alla gatta. A volte chiamo degli amici a casa, a volte vado a cena dai miei, a volte, semplicemente, resto a casa da sola. Potrebbe essere una buona occasione per buttarsi su del cibo spazzatura stravaccata sul divano davanti alla TV e invece, io che sono strana, cucino. Per me sola. Con tutta la calma possibile, in silenzio, senza nessuno tra i piedi tranne la gatta che, talvolta, rimedia pure qualche calcio involontario, poveretta. E' molto riposante considerando che, anche se lavoro prevalentemente da sola in una stanzetta e posso stare zitta tutto il giorno, è come se nella mia testa ci fosse sempre un esercito di scimmie urlatrici! Per una volta posso detenere il potere supremo del telecomando e decidere cosa guardare, fosse anche la più cretina delle commedie romantiche, mentre sto seduta a tavola ben apparecchiata gustando qualcosa che mi piace e che sia anche carino da vedere. Queste sono le mie coccole. Perchè no? Dopo l'insalatina di carciofi di qualche settimana fa ecco un altro piatto leggero, con un gusto fresco e delicato che probabilmente il maschio alfa non avrebbe apprezzato. Peggio per lui!
Finalmente è stagione di agretti e appena li ho visti al mercato mi ci sono fiondata. Due anni fa li ho proposti in una bella frittata, quest'anno li ho semplicemente avvolti in delle fettine di carpaccio di manzo e accompagnati con una salsina a base di senape e limone: l'ho trovato davvero un ottimo abbinamento; i sapori si legano grazie alla salsa (che "cuoce" leggermente la carne) ma restano comunque distinti e delicati.



INVOLTINI di CARPACCIO e AGRETTI

Ingredienti (per una persona):
1 mazzetto di agretti (o barba di frate)
3 fettine di carpaccio di manzo
1/2 limone
senape
olio evo
sale, pepe nero

Pulire gli agretti eliminando la radichetta finale (solitamente terrosa e rossiccia), lavarli bene sotto acqua corrente per eliminare eventuali tracce di terra e sbollentarli per 5 mihuti in abbondante acqua bollente salata addizionata di mezzo cucchiaino di bicarbonato. Scolarli e lasciarli raffreddare alcuni minuti. Formare dei mazzetti di agretti e avvolgere la parte finale in una fettina di carpaccio di manzo. Preparare la salsa emulsionando insieme il succo di mezzo limone, 3-4 cucchiai di olio evo, mezzo cucchaino di senape, poco sale e del pepe nero: lo si può fare usando un pimer oppure semplicemente shakerando un barattolino chiuso. Servire gli involtini con salsa a parte da versare a piacimento.
Buon appetito!