Finito il trambusto di San Valentino, giornata dedicata a cuori, amore, fiori, dolci e talvolta discutibili citazioni alla melassa. Tutto molto carino, per carità, purchè sia solo per un giorno. Personalmente non credo che il 14 febbraio sia il giorno più rappresentativo di una storia d'amore. Per questo dico "cuore, amore e sudore", dove sudore è inteso come sforzo e impegno quotidiano, perchè stare insieme a qualcuno non è come concedersi un cioccolatino o un dolcetto una volta ogni tanto ma qualcosa di più continuo e quotidiano. Come il pane: è lì ogni giorno, sulle nostre tavole e anche se non è sempre l'assoluto protagonista rimane una presenza costante e fondamentale. Proprio come per preparare il pane a volte portare avanti una relazione può sembrare una cosa lunga e faticosa, ci vuole tempo e pazienza, ma alla fine ne vale la pena.
Quindi, per omaggiare in modo alternativo il mio bel maschio alfa in un giorno che NON è dedicato agli innamorati, torno a preparare un lievitato con il mio parco animaletti personali (a ognuno il suo animaletto domestico), il licoli. No, non ho smesso di usarlo anche se non ne parlo spesso, anzi, ogni settimana viene rinfrescato e utilizzato almeno per fare la pizza. So che sto centellinando le mie ricette con il licoli, ma sono poche e richiedono un lungo periodo di ottimizzazione prima di esser divulgate!
Oggi un intramontabile classico, qualcosa che piace proprio a tutti: la focaccia genovese. Non me ne vogliano i genovesi: la ricetta originale non la conosco e questo è quanto di più simile sono riuscita a produrre! Carla, invoco il tuo perdono se ho fatto qualche bestialità!
Secondo me è buonissima, alta e soffice, oleosa e salata al punto giusto: l'ho proposta per cena, merenda e colazione e nessuno si è mai lamentato, anzi! Si presta bene ad essere farcita (ecco qui un ottimo suggerimento) ma anche da sola fa ottima figura!
FOCACCIA GENOVESE con LICOLI
500 g manitoba + 150 g farina 0 (oppure 600 g di sola manitoba)
170 g licoli attivo rinfrescato 3 volte
400 ml acqua
1 cucchiaio di sale
1 cucchiaio di zucchero
olio evo
sale grosso
Schema dei rinfreschi del lievito (distanziati di circa 8 ore in inverno e 5-6 ore in estate)
1) 10 g licoli, 10 g manitoba, 13g acqua
2) 33 g licoli, 33 g manitoba, 44 g acqua
3) preparazione del poolish: 60 g licoli, 60 g manitoba, 60 g acqua
Intiepidire l'acqua e sciogliervi il sale e lo zucchero. Aggiungere 40 ml circa di olio evo e 300 g di manitoba. Impastare nella planetaria (io uso il gancio) per 5 minuti a bassa velocità: si formerà un impasto piuttosto liquido. Aggiungere il licoli e il resto della farina e impastare ancora per 5 minuti (la focaccia non ha bisogno di lunghe manipolazioni). Ungere bene una teglia dai bordi alti (con queste dosi io uso una lasagnera da 35x25 cm) magari aiutandosi con un pennello da cucina, veersare l'impasto e stenderlo velocemente per dargli forma rettangolare dentro la teglia. Ungere tutta la superficie con l'olio presente nella teglia stessa e far lievitare in luogo riparato (io metto tutto nel forno spento) coperto da un canovaccio per minimo 3 ore (il volume deve raddoppiare) o meglio ancora tutta una notte, come faccio io che impasto la sera e lascio tutta la notte a lievitare. Ovviamente dipende da quanto è attivo il licoli e questa è una cosa che occorre imparare a valutare da soli. Verso metà del tempo di lievitazione, stendere ulteriormente con le mani l'impasto in modo che occupi uniformemente lo spazio della teglia e ungerne di nuovo la superficie con l'olio presente nella teglia. La mattina succcessiva fare i "buchi" nell'impasto con le dita o con il manico di una posata. Preparare la salamoia emulsionando in parti uguali acqua e olio evo: 40 ml di acqua e 40 ml di olio. Irrorare la focaccia con la salamoia e accendere il forno a 200°C. Quando è caldo cospargere la superficie della focaccia con del sale grosso e infornare per circa 35 minuti. Sfornare appena è dorata, lasciare raffreddare. Servire tagliata a quadrotti oppure farcita a piacere.
Buon appetito!
domenica 16 febbraio 2014
mercoledì 12 febbraio 2014
Il teletrasporto felino (Pollo al curry thailandese)
Inizio a sospettare che Houdini e David Copperfield siano in qualche modo imparentati con Kiki, altrimenti non si spiegano quelli che sembrano a tutti gli effetti giochi di prestigio da parte di quella gatta indemoniata.
La vedo infilarsi sotto il tavolo, mi abbasso per acchiapparla... e mi accorgo che miagola dietro di me come se mi stesse prendendo in giro. Più volte siamo stati assolutamente sicuri di averla chiusa nelle stanze a lei consentite per poi accorgersi, un paio di minuti dopo, che si sta placidamente affilando gli artigli sul divano in salotto (ci tengo a precisare che sia io che il maschio alfa abbiamo una buona vista e non soffriamo di arteriosclerosi!). Tanto è lo sbigottimento quando ci succedono queste cose e sono abastanza sicura che LEI se la ride di gusto sotto i suoi baffetti neri. Ma la cosa più sconvolgente è successa qualche giorno fa. Durante la notte Kiki può vagare libera tra lo studio, le scale che portano in soffitta e il disimpegno su cui si affacciano le porte della camera e del bagno, che restano chiuse, così come la porta scorrevole che dà sulla cucina. Incredibilmente, la mattina dopo, l'ho trovata chiusa in cucina....O_O
Meglio soprassedere sulla condizione in cui ho trovato il piano di lavoro, il tavolo e il lavello: diciamo solo che mancava di trovare segni di zampette sul soffitto, perchè l'opera fosse completa.
Ma come diavolo ha fatto???? E' passata attraverso la porta??? Sospetto una negligenza da parte del maschio alfa nel chiudere bene la porta prima di andare a dormire (anche se sono convinta che riterrà più probabile che il gatto abbia imparato a teletrasportarsi da una stanza all'altra!). O è così, oppure avremo bisogno di un esorcista per gatti! Forse nel Medioevo non avevano tutti i torti ad associare i gatti al demonio!
Tanto per cambiare, una ricetta etnica, talmente buona che non smetterei mai di mangiarla: pollo al sapore d'Oriente, di sole, di caldo che mette subito di buonumore e fa sognare paesi esotici. Fondamentali il latte di cocco, il ginger (che non è mai abbastanza secondo i miei gusti) e la varietà di polvere per curry; infatti il gusto cambia radicalmente secondo la miscela di spezie che si utilizza. Vanno benissimo le versioni più "classiche" che si trovano anche al supermercato; personalmente ho optato per una miscela piccante dello Sri Lanka a marchio Altromercato (così si fa anche una buona azione aiutando il commercio equo e solidale). E' abbastanza diversa dalle solite, a partire dal colore che è marrone e non giallo (probabilmente c'è meno curcuma) ma è comunque deliziosa. Insomma, in questo caso è questione di gusti personali ma la ricetta è assolutamente da provare per tutti gli amanti delle spezie!
POLLO al CURRY THAILANDESE
Ingredienti (per 3-4 persone):
1 pollo a pezzi (senza petto per me)
250 ml di latte di cocco
radice di zenzero fresco
1 cipolla dorata
polvere per curry
olio evo
sale
200 g riso basmati o thaibonnet (a chicco lungo)
1 cucchiaio di semi di cumino
Spellare il pollo e farlo marinare nel latte di cocco per almeno un'ora (in realtà si può lasciare anche tutta una notte, in frigo). Raschiare un bel pezzo di ginger e tritarlo molto finemente insieme alla cipolla. In un largo tegame scaldare 3-4 cucchiai di olio evo (ma va bene anche un olio di semi), versarvi il trito e soffriggere un paio di minuti, facendo attenzione a non bruciarlo. Scolare i pezzi di pollo dalla marinatura, adagiarli ben stesi nel tegame e rosolarli su tutti i lati. Salare a piacere. Mescolare un cucchiaio abbondante di polvere per curry al latte di cocco rimasto nella marinatura e irrorare il pollo. Far prendere il bollore, poi abbassare la fiamma e incoperchiare. Lasciare cuocere circa mezz'ora girando ogni tanto i pezzi di pollo. Se il fondo di cottura asciugasse troppo, aggiungere qualche cucchiaio di acqua calda (generalmente non ce n'è bisogno). Si formerà una deliziosa crema speziata nel fondo del tegame.
Mentre il pollo cuoce, lessare il riso (di varietà a chicco lungo) per circa 12-13 minuti in abbondante acqua bollente salata addizionata dei semi di cumino appena schiacciati. Scolarlo e servirlo caldo in accompagnamento al pollo.
Buon appetito!
La vedo infilarsi sotto il tavolo, mi abbasso per acchiapparla... e mi accorgo che miagola dietro di me come se mi stesse prendendo in giro. Più volte siamo stati assolutamente sicuri di averla chiusa nelle stanze a lei consentite per poi accorgersi, un paio di minuti dopo, che si sta placidamente affilando gli artigli sul divano in salotto (ci tengo a precisare che sia io che il maschio alfa abbiamo una buona vista e non soffriamo di arteriosclerosi!). Tanto è lo sbigottimento quando ci succedono queste cose e sono abastanza sicura che LEI se la ride di gusto sotto i suoi baffetti neri. Ma la cosa più sconvolgente è successa qualche giorno fa. Durante la notte Kiki può vagare libera tra lo studio, le scale che portano in soffitta e il disimpegno su cui si affacciano le porte della camera e del bagno, che restano chiuse, così come la porta scorrevole che dà sulla cucina. Incredibilmente, la mattina dopo, l'ho trovata chiusa in cucina....O_O
Meglio soprassedere sulla condizione in cui ho trovato il piano di lavoro, il tavolo e il lavello: diciamo solo che mancava di trovare segni di zampette sul soffitto, perchè l'opera fosse completa.
Ma come diavolo ha fatto???? E' passata attraverso la porta??? Sospetto una negligenza da parte del maschio alfa nel chiudere bene la porta prima di andare a dormire (anche se sono convinta che riterrà più probabile che il gatto abbia imparato a teletrasportarsi da una stanza all'altra!). O è così, oppure avremo bisogno di un esorcista per gatti! Forse nel Medioevo non avevano tutti i torti ad associare i gatti al demonio!
Tanto per cambiare, una ricetta etnica, talmente buona che non smetterei mai di mangiarla: pollo al sapore d'Oriente, di sole, di caldo che mette subito di buonumore e fa sognare paesi esotici. Fondamentali il latte di cocco, il ginger (che non è mai abbastanza secondo i miei gusti) e la varietà di polvere per curry; infatti il gusto cambia radicalmente secondo la miscela di spezie che si utilizza. Vanno benissimo le versioni più "classiche" che si trovano anche al supermercato; personalmente ho optato per una miscela piccante dello Sri Lanka a marchio Altromercato (così si fa anche una buona azione aiutando il commercio equo e solidale). E' abbastanza diversa dalle solite, a partire dal colore che è marrone e non giallo (probabilmente c'è meno curcuma) ma è comunque deliziosa. Insomma, in questo caso è questione di gusti personali ma la ricetta è assolutamente da provare per tutti gli amanti delle spezie!
POLLO al CURRY THAILANDESE
Ingredienti (per 3-4 persone):
1 pollo a pezzi (senza petto per me)
250 ml di latte di cocco
radice di zenzero fresco
1 cipolla dorata
polvere per curry
olio evo
sale
200 g riso basmati o thaibonnet (a chicco lungo)
1 cucchiaio di semi di cumino
Spellare il pollo e farlo marinare nel latte di cocco per almeno un'ora (in realtà si può lasciare anche tutta una notte, in frigo). Raschiare un bel pezzo di ginger e tritarlo molto finemente insieme alla cipolla. In un largo tegame scaldare 3-4 cucchiai di olio evo (ma va bene anche un olio di semi), versarvi il trito e soffriggere un paio di minuti, facendo attenzione a non bruciarlo. Scolare i pezzi di pollo dalla marinatura, adagiarli ben stesi nel tegame e rosolarli su tutti i lati. Salare a piacere. Mescolare un cucchiaio abbondante di polvere per curry al latte di cocco rimasto nella marinatura e irrorare il pollo. Far prendere il bollore, poi abbassare la fiamma e incoperchiare. Lasciare cuocere circa mezz'ora girando ogni tanto i pezzi di pollo. Se il fondo di cottura asciugasse troppo, aggiungere qualche cucchiaio di acqua calda (generalmente non ce n'è bisogno). Si formerà una deliziosa crema speziata nel fondo del tegame.
Mentre il pollo cuoce, lessare il riso (di varietà a chicco lungo) per circa 12-13 minuti in abbondante acqua bollente salata addizionata dei semi di cumino appena schiacciati. Scolarlo e servirlo caldo in accompagnamento al pollo.
Buon appetito!
sabato 1 febbraio 2014
L'uragano Kiki (Palombo e patate in umido)
Mi sono sempre chiesta secondo quale criterio vengono assegnati i nomi agli uragani. Ormai sono quasi sicura che chiunque sia ad avere questa responsabilità possiede un gatto e la convivenza non è esattamente pacifica...
La piccola Kiki sta benissimo: si è abituata splendidamente alla sua nuova abitazione e, anzi, è diventata la pressochè indiscussa signora del maniero, col tacito benestare del maschio alfa, che la adora, letteralmente. Quella che non si è ancora abituata sono io, relegata ad osservare impotente la scia di distruzione che la pelosetta lascia dietro di sè.
Il periodo natalizio è stato particolarmente drammatico: l'albero decorato ha rappresentato un'attrattiva troppo forte per poter resistere. A nulla sono valsi i rimproveri, le urla, le punizioni fisiche (qualche sculaccione) e psicologiche (a letto senza cena!): dopo 2 giorni sembrava che il povero albero fosse stato travolto da un camion. Dopo una settimana ho desistito dal ricomporlo giornalmente e alla fine sembrava davvero che fosse rimasto vittima di un uragano di classe 6! Tutt'ora vengono rinvenute palline e decorazioni varie sparpagliate per la casa, sotto i mobili. Il povero alberello finto giace sulle scale che portano in soffitta e attualmente costituisce la personale riserva boschiva della gatta. Suppongo che il prossimo anno sarò costretta a rinnovare tutto l'ambaradan festivo....
Visto che lei fa arrabbiare me, io provo a far arrabbiare lei. Cucinare del pesce, che le piace un sacco ma che non può mangiare a causa del sale e dei condimenti, è la mia vendetta! Almeno per la mezz'ora necessaria a preparare questo semplicissimo piatto sta seduta sul tappeto a guardarmi con occhietti imploranti senza distruggere niente!
PALOMBO e PATATE in UMIDO
Ingredienti (per 2-3 persone):
600 g fette di palombo spellato
2 patate grandi
10-12 pomodorini (o in alternativa circa 200 ml di passata di pomodoro)
2 spicchi d'aglio
vino bianco
un rametto di rosmarino
peperoncino fresco o secco (facoltativo)
olio evo
sale
Tritare gli spicchi d'aglio sbucciati e soffriggerli leggermente (attenzione che non imbruniscano) con 3-4 cucchiai di olio evo in un tegame abbastanza largo e fondo piano, per un paio di minuti. Aggiungere le patate sbucciate e tagliate a fette spesse o a tocchetti, un pezzetto di peperoncino (fresco o secco, quantità a piacere secondo i propri gusti) e il rametto di rosmarino. Far cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti in modo che le patate si ammorbidiscano. Adagiare il pesce nel tegame in modo che le fette siano tutte stese e farle scottare un paio di minuti per ogni lato, poi sfumare con una tazzina di vino bianco. Salare e aggiungere anche i pomodorini lavati e tagliati a metà. Incoperchiare e cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti (o comunque fino a che le patate non sono cotte). Se il fondo di cottura si dovesse asciugare troppo versare qualche cucchiaio di acqua calda mescolando delicatamente. Servire immediatamente.
Buon appetito!
La piccola Kiki sta benissimo: si è abituata splendidamente alla sua nuova abitazione e, anzi, è diventata la pressochè indiscussa signora del maniero, col tacito benestare del maschio alfa, che la adora, letteralmente. Quella che non si è ancora abituata sono io, relegata ad osservare impotente la scia di distruzione che la pelosetta lascia dietro di sè.
Il periodo natalizio è stato particolarmente drammatico: l'albero decorato ha rappresentato un'attrattiva troppo forte per poter resistere. A nulla sono valsi i rimproveri, le urla, le punizioni fisiche (qualche sculaccione) e psicologiche (a letto senza cena!): dopo 2 giorni sembrava che il povero albero fosse stato travolto da un camion. Dopo una settimana ho desistito dal ricomporlo giornalmente e alla fine sembrava davvero che fosse rimasto vittima di un uragano di classe 6! Tutt'ora vengono rinvenute palline e decorazioni varie sparpagliate per la casa, sotto i mobili. Il povero alberello finto giace sulle scale che portano in soffitta e attualmente costituisce la personale riserva boschiva della gatta. Suppongo che il prossimo anno sarò costretta a rinnovare tutto l'ambaradan festivo....
Visto che lei fa arrabbiare me, io provo a far arrabbiare lei. Cucinare del pesce, che le piace un sacco ma che non può mangiare a causa del sale e dei condimenti, è la mia vendetta! Almeno per la mezz'ora necessaria a preparare questo semplicissimo piatto sta seduta sul tappeto a guardarmi con occhietti imploranti senza distruggere niente!
PALOMBO e PATATE in UMIDO
Ingredienti (per 2-3 persone):
600 g fette di palombo spellato
2 patate grandi
10-12 pomodorini (o in alternativa circa 200 ml di passata di pomodoro)
2 spicchi d'aglio
vino bianco
un rametto di rosmarino
peperoncino fresco o secco (facoltativo)
olio evo
sale
Tritare gli spicchi d'aglio sbucciati e soffriggerli leggermente (attenzione che non imbruniscano) con 3-4 cucchiai di olio evo in un tegame abbastanza largo e fondo piano, per un paio di minuti. Aggiungere le patate sbucciate e tagliate a fette spesse o a tocchetti, un pezzetto di peperoncino (fresco o secco, quantità a piacere secondo i propri gusti) e il rametto di rosmarino. Far cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti in modo che le patate si ammorbidiscano. Adagiare il pesce nel tegame in modo che le fette siano tutte stese e farle scottare un paio di minuti per ogni lato, poi sfumare con una tazzina di vino bianco. Salare e aggiungere anche i pomodorini lavati e tagliati a metà. Incoperchiare e cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti (o comunque fino a che le patate non sono cotte). Se il fondo di cottura si dovesse asciugare troppo versare qualche cucchiaio di acqua calda mescolando delicatamente. Servire immediatamente.
Buon appetito!
lunedì 20 gennaio 2014
Sogno di una merenda di mezzo inverno (Shortbread)
Vergognosamente in ritardo. Anzi, imperdonabilmente assente. Potrei accampare mille scuse e magari offrire pure valide motivazioni ma la triste realtà è che ho poltrito. Ho poltrito talmente tanto che, osservando attentamente il divano si può indovinare la forma concava delle mie terga. Mi consola il fatto che l'infossatura non è ampia quanto credevo!
E poi ho mangiato. Quanto ho mangiato! Cene, pranzi, aperitivi, brindisi, parenti, amici regali: un turbine di impegni mondani che mi basteranno per il resto dell'anno. Bello. Sicuramente. Ma faticoso! E' così per tutti o solo per me?
Tornata a lavoro cerco di rientrare nei ranghi (e nei vestiti): il pasto da asporto si fa più frugale. Addio a lasagne, stufati e cioccolata; tornano le insalate, le verdure semi-scondite, il pesce lesso. Inevitabili i morsi della fame a metà pomeriggio quando, se ne trovo in borsa, mi concedo una caramella, ultimi rimasugli della calza della Befana (mi rifiuto di ammettere di essere troppo grande per la calza piena di chicchi!). Impossibile non ricordare le mie merende nei quieti pomeriggi di festa: filmetto-natalizio-commedia-romantica, un buon thè caldo, biscotti homemade.... mmmmmm, buoni!
Memore del mio weekend londinese (ebbene si: me ne sono pure andata 3 giorni a Londra per godermi la sua magica atmosfera natalizia), oltre ai soliti gingerbread, di cui ormai sono diventata una spacciatrice, quest'anno mi sono cimentata con i mitici shortbread e posso solo dire che sono stata una pazza a non averli provati prima!!! Sono veramente facili e veloci da preparare, si sporca pochissimo e hanno quel sublime, delizioso sapore burroso con una punta appena di salinità che mi fa sentire in pace col resto dell'umanità, o quasi. Per questo motivo li consiglio particolarmente nel periodo natalizio, quando bisognerebbe essere tutti più buoni. Io sono diventata buonissima! In realtà sono strepitosi in qualunque periodo dell'anno, alla faccia delle calorie!
La forma è a piacere del produttore anche se, personalmente, li preferisco in versione finger, più veloci da modellare, oltre al fatto che così riesco ad ottenere uno spessore uniforme (fattore non proprio trascurabile in fase di cottura).
Che aspettate? Mani in pasta immediatamente!!!
SHORTBREAD
Ingredienti:
250 g burro freddo
125 g zucchero semolato
250 g farina 00
125 g semolino
1 bustina di vanillina
1/2 cucchiaino di sale
In una ciotola impastare a mano tutti gli ingredienti. Omogeneizzare il composto il più possibile: visto che il burro deve essere ben freddo occorreranno almeno 5 minuti.
Mettere il composto ottenuto in una teglia quadrata antiaderente da circa 25 cm di lato. Non è necessario imburrare data l'abnorme quantità di burro nell'impasto. Livellare bene l'impasto dentro la teglia: servirebbe bene allo scopo un mini-mattarello ma, visto che io non ce l'ho, ho usato un bicchiere cilindrico.
Coprire la teglia con la pellicola e lasciare riposare in frigo almeno un'ora prima di infornare a 180°C per 25-30 minuti (devono dorare leggermente ai bordi).
Sfornare e, mentre sono ancora caldissimi, tagliare l'impasto a rettangolini di circa 5x2 cm, usando un coltello a lama piatta o, meglio ancora, con una rotella da pizza. Lasciare raffreddare completamente prima di estrarli delicatamente dalla teglia. Servire preferibilmente in accompagnamento ad un buon thè caldo (oppure da soli: sono comunque fantastici!)
Buon appetito!
A proposito, ecco la mia merendina!
E poi ho mangiato. Quanto ho mangiato! Cene, pranzi, aperitivi, brindisi, parenti, amici regali: un turbine di impegni mondani che mi basteranno per il resto dell'anno. Bello. Sicuramente. Ma faticoso! E' così per tutti o solo per me?
Tornata a lavoro cerco di rientrare nei ranghi (e nei vestiti): il pasto da asporto si fa più frugale. Addio a lasagne, stufati e cioccolata; tornano le insalate, le verdure semi-scondite, il pesce lesso. Inevitabili i morsi della fame a metà pomeriggio quando, se ne trovo in borsa, mi concedo una caramella, ultimi rimasugli della calza della Befana (mi rifiuto di ammettere di essere troppo grande per la calza piena di chicchi!). Impossibile non ricordare le mie merende nei quieti pomeriggi di festa: filmetto-natalizio-commedia-romantica, un buon thè caldo, biscotti homemade.... mmmmmm, buoni!
Memore del mio weekend londinese (ebbene si: me ne sono pure andata 3 giorni a Londra per godermi la sua magica atmosfera natalizia), oltre ai soliti gingerbread, di cui ormai sono diventata una spacciatrice, quest'anno mi sono cimentata con i mitici shortbread e posso solo dire che sono stata una pazza a non averli provati prima!!! Sono veramente facili e veloci da preparare, si sporca pochissimo e hanno quel sublime, delizioso sapore burroso con una punta appena di salinità che mi fa sentire in pace col resto dell'umanità, o quasi. Per questo motivo li consiglio particolarmente nel periodo natalizio, quando bisognerebbe essere tutti più buoni. Io sono diventata buonissima! In realtà sono strepitosi in qualunque periodo dell'anno, alla faccia delle calorie!
La forma è a piacere del produttore anche se, personalmente, li preferisco in versione finger, più veloci da modellare, oltre al fatto che così riesco ad ottenere uno spessore uniforme (fattore non proprio trascurabile in fase di cottura).
Che aspettate? Mani in pasta immediatamente!!!
SHORTBREAD
Ingredienti:
250 g burro freddo
125 g zucchero semolato
250 g farina 00
125 g semolino
1 bustina di vanillina
1/2 cucchiaino di sale
In una ciotola impastare a mano tutti gli ingredienti. Omogeneizzare il composto il più possibile: visto che il burro deve essere ben freddo occorreranno almeno 5 minuti.
Mettere il composto ottenuto in una teglia quadrata antiaderente da circa 25 cm di lato. Non è necessario imburrare data l'abnorme quantità di burro nell'impasto. Livellare bene l'impasto dentro la teglia: servirebbe bene allo scopo un mini-mattarello ma, visto che io non ce l'ho, ho usato un bicchiere cilindrico.
Coprire la teglia con la pellicola e lasciare riposare in frigo almeno un'ora prima di infornare a 180°C per 25-30 minuti (devono dorare leggermente ai bordi).
Sfornare e, mentre sono ancora caldissimi, tagliare l'impasto a rettangolini di circa 5x2 cm, usando un coltello a lama piatta o, meglio ancora, con una rotella da pizza. Lasciare raffreddare completamente prima di estrarli delicatamente dalla teglia. Servire preferibilmente in accompagnamento ad un buon thè caldo (oppure da soli: sono comunque fantastici!)
Buon appetito!
A proposito, ecco la mia merendina!
domenica 22 dicembre 2013
Potage Parmentier
Cerchiamo di essere onesti: chiunque abbia iniziato a scrivere un blog di cucina negli ultimi anni ha quasi sicuramente visto il film "Julie&Julia" e/o letto il relativo libro. Io non faccio eccezione.
Circa un mese fa ho terminato di leggere il libro e poco tempo dopo mi è capitato per caso di rivedere il film...le bruschette, l'aspic, l'aragosta, boeuf bourguignonne, aumento incontrollato della salivazione. Eppure è mai possibile che fino ad ora non abbia mai provato nemmeno una delle ricette di Julia Child? Purtroppo è così ma fortunatamente si può facilmente porre rimedio a questa incresciosa situazione! Non ho i libri di Julia Child ma cercando in rete e, come Julie, ho deciso di iniziare dalla ricetta più semplice (anche se non necessariamente facile, come ci sugerisce nel libro): il Potage Parmentier, ovvero la zuppa di patate e porri.
...
E' strepitosa!!!
Non era certo la prima volta che preparavo una vellutata di patate e porri ma, che diamine, non c'è proprio paragone! Il trucco c'è e si vede: il burro e la panna NON sono opzionali ma assolutamente necessari per la buona riuscita. Personalmente ho sempre usato l'olio al posto del burro (e talvolta nemmeno quello) e poco latte al posto della panna ma quello che viene fuori è un piatto totalmente diverso. Il Potage Parmentier è un'altra cosa. Grazie all'aggiunta di questi deliziosi grassi il gusto è ovviamente molto ricco e corposo ma anche delicato allo stesso tempo; la consistenza è cremosa ma non perfettamente vellutata, riempie la bocca e riscalda (cosa non proprio disprezzabile in questo periodo). Certo, è una mazzata calorica ma posso garantire che dopo una ciotola di questa zuppa si è sazi e appagati! Poi se si appartiene alla schiera degli impenitenti mangiatori incalliti, come me e il mashio alfa, si può perfino fare il bis senza vergogna e sentirsi comunque al settimo cielo! Pur nella sua semplicità sono convinta che non sfigurerebbe sulla tavola delle feste che si avvicinano. Provatela!
POTAGE PARMENTIER
Ingredienti (per 3-4 persone):
4 porri
500 g patate
40 g burro
100 ml panna fresca
500-600 ml di acqua calda (o brodo vegetale)
sale, pepe nero
Lavare i porri e affettarli a rondelle non troppo sottili fino a che le foglie non sono dure (si, si utilizza anche la parte verde, che è una cosa meravigliosa perchè si limita tantissimo lo spreco). Sbucciare e tagliare a dadini le patate e tenerle da parte. In una pentola sciogliere il burro a fiamma bassa, poi aggiungere i porri tagliati e soffriggerli alcuni minuti fino a che non sono appassiti a fiamma più vivace. Aggiungere le patate, mescolare e lasciare insaporire un paio di minuti. Salare e iniziare a versare l'acqua o il brodo caldo. Far prendere il bollore, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere a fiamma bassa per 30-40 minuti (le verdure devono essere talmente cotte da spappolarsi a contatto con il mestolo). A fine cottura utilizzare un mestolo o una forchetta per schiacciare le verdure e ottenere una zuppa densa ma non troppo omogenea: niente pimer, nè frullatori (almeno cosìdice nel libro "Julie&Julia" ed io ho eseguito alla lettera). Se dovesse risultare troppo liquida rimettere sul fuoco per far evaporare l'eccesso di liquido. Aggiungere la panna mentre la zuppa è ancora sul fuoco, pepare leggermente e mescolare. Servire calda.
N.B. Per come la vedo io non c'è bisogno di aggiungere altro, nè crostini di pane, nè prezzemolo o latre guarnizioni: è perfetta così!
Buon appetito e buone feste a chiunque si troverà a passare da questo scalcinato blog!
Circa un mese fa ho terminato di leggere il libro e poco tempo dopo mi è capitato per caso di rivedere il film...le bruschette, l'aspic, l'aragosta, boeuf bourguignonne, aumento incontrollato della salivazione. Eppure è mai possibile che fino ad ora non abbia mai provato nemmeno una delle ricette di Julia Child? Purtroppo è così ma fortunatamente si può facilmente porre rimedio a questa incresciosa situazione! Non ho i libri di Julia Child ma cercando in rete e, come Julie, ho deciso di iniziare dalla ricetta più semplice (anche se non necessariamente facile, come ci sugerisce nel libro): il Potage Parmentier, ovvero la zuppa di patate e porri.
...
E' strepitosa!!!
Non era certo la prima volta che preparavo una vellutata di patate e porri ma, che diamine, non c'è proprio paragone! Il trucco c'è e si vede: il burro e la panna NON sono opzionali ma assolutamente necessari per la buona riuscita. Personalmente ho sempre usato l'olio al posto del burro (e talvolta nemmeno quello) e poco latte al posto della panna ma quello che viene fuori è un piatto totalmente diverso. Il Potage Parmentier è un'altra cosa. Grazie all'aggiunta di questi deliziosi grassi il gusto è ovviamente molto ricco e corposo ma anche delicato allo stesso tempo; la consistenza è cremosa ma non perfettamente vellutata, riempie la bocca e riscalda (cosa non proprio disprezzabile in questo periodo). Certo, è una mazzata calorica ma posso garantire che dopo una ciotola di questa zuppa si è sazi e appagati! Poi se si appartiene alla schiera degli impenitenti mangiatori incalliti, come me e il mashio alfa, si può perfino fare il bis senza vergogna e sentirsi comunque al settimo cielo! Pur nella sua semplicità sono convinta che non sfigurerebbe sulla tavola delle feste che si avvicinano. Provatela!
POTAGE PARMENTIER
Ingredienti (per 3-4 persone):
4 porri
500 g patate
40 g burro
100 ml panna fresca
500-600 ml di acqua calda (o brodo vegetale)
sale, pepe nero
Lavare i porri e affettarli a rondelle non troppo sottili fino a che le foglie non sono dure (si, si utilizza anche la parte verde, che è una cosa meravigliosa perchè si limita tantissimo lo spreco). Sbucciare e tagliare a dadini le patate e tenerle da parte. In una pentola sciogliere il burro a fiamma bassa, poi aggiungere i porri tagliati e soffriggerli alcuni minuti fino a che non sono appassiti a fiamma più vivace. Aggiungere le patate, mescolare e lasciare insaporire un paio di minuti. Salare e iniziare a versare l'acqua o il brodo caldo. Far prendere il bollore, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere a fiamma bassa per 30-40 minuti (le verdure devono essere talmente cotte da spappolarsi a contatto con il mestolo). A fine cottura utilizzare un mestolo o una forchetta per schiacciare le verdure e ottenere una zuppa densa ma non troppo omogenea: niente pimer, nè frullatori (almeno cosìdice nel libro "Julie&Julia" ed io ho eseguito alla lettera). Se dovesse risultare troppo liquida rimettere sul fuoco per far evaporare l'eccesso di liquido. Aggiungere la panna mentre la zuppa è ancora sul fuoco, pepare leggermente e mescolare. Servire calda.
N.B. Per come la vedo io non c'è bisogno di aggiungere altro, nè crostini di pane, nè prezzemolo o latre guarnizioni: è perfetta così!
Buon appetito e buone feste a chiunque si troverà a passare da questo scalcinato blog!
domenica 8 dicembre 2013
All'improvviso...un gatto (Torta nera all'acqua)
Non è che non mi piacciano i gatti, anzi, li trovo adorabili senonchè averne uno in casa aumenta esponenzialmente il caos (già imperante, per quanto mi riguarda) e la quantità di lavoro domestico. Senza contare il fatto che le analisi hanno rivelato che sono leggermente allergica al pelo felino. Per tale motivo mi sono sempre opposta ai capricci del maschio alfa di adottare un altro animaletto domestico (ho già lui: mi basta e avanza). Purtroppo non avevo calcolato le iniziative personali. Una sera, circa 10 giorni fa, tornando a casa dopo essere stata in palestra, ho trovato il maschio alfa con gatto ignoto addosso che dormivano placidamente sul divano...
Il gatto (anzi, la gatta) è una trovatella, è piccola, niente più che un batuffolino di pelo, fuori era freddo e io non avevo voglia di discutere: ci siamo accordati che se ne occuperà totalmente il maschio alfa. Così, fregandosene bellamente della mia allergia e della mia opinione in merito, da allora abbiamo adottato la suddetta micetta.
Mi mancava solo un gatto da accarezzare per avviarmi definitivamente verso un destino da supercattivo in perfetto stile James Bond!
E' completamente nera, si chiama Kiki (a chi piace Miyazaki il nome suonerà familiare ;-)) e ho il vago sospetto che sia un vampiro, dato che non riesco a farle una foto in cui non sia una informe massa nera in movimento.
Una strega come me in compagnia della sua gatta-vampira nera....insieme domineremo il mondo!!!
A proposito di supercattivi: quella che sto per postare non è la ricetta per una mina anti-uomo, anche se è ciò che sembra dalla foto (no, io le foto continuo a non saperle fare!). Si tratta invece di una supertorta soffice e farcita con una ganache piccante al cioccolato fondente che metterà d'accordo buoni e cattivi. E poi è tutta nera e, proprio come Kiki, è un vero peperino e in foto viene da schifo!
La base della torta è una dark chocolate cake la cui ricetta originale ho ripreso da qui.
Ho seguito la ricetta alla lettera per essere sicura di non sbagliare niente.
TORTA NERA
Ingredienti (per la torta):
4 uova
250 ml olio di semi di girasole (o altro olio di semi)
350 g zucchero
250 g farina 00
8 g lievito per dolci
1 cucchiaino di bicarbonato
85 g cacao amaro
250 ml acqua bollente
per la ganache:
300 g cioccolato fondente al 70%
300 ml panna fresca
30 g burro
peperoncino piccante in polvere
zenzero in polvere
Nella planetaria impastare l'olio, le uova e lo zucchero per un paio di minuti usando la frusta a foglia. Miscelare la farina con il lievito e il bicarbonato e aggiungere tutto lentamente nella ciotola dell'impastatrice. Stemperare il cacao setacciato nell'acqua bollente e versarlo nella ciotola continuando a mescolare a media velocità. L'impasto risulterà molto liquido ma va bene così.
Imburrare e infarinare uno stampo a cerniera a bordi alti da 24 cm di diametro, poi versarvi l'impasto. Cuocere in forno caldo a 180°C per circa un'ora (controllare sempre facendo la prova stecchino) poi sfornare e lasciare intiepidire prima di togliere la torta dalla teglia. Lasciare raffreddare completamente prima di farcire.
Preparare la ganache portando ad ebollizione la panna in un pentolino. Spengere il fuoco e aggiungere il cioccolato spezzettato e il burro mescolando con una frusta fino a che non si ottiene una crema liscia e omogenea. Aggiungere un cucchiaino di zenzero in polvere e un cucchiaino di peperoncino in polvere (la quantità di peperoncino dipende comunque da gusti personali: si può anche diminuire!) e mescolare bene. Coprire con pellicola a contatto e lasciare raffreddare per almeno un paio d'ore.
Tagliare la torta in modo da ottenere 3 dischi grosso modo uguali. Farcire ogni disco con uno strato abbondane di ganache, poi sovrapporre. L'eventuale ganache avanzata può essere usataper spalmare anche l'esterno della torta. Decorare con chicchi di cioccolato (oppure no, visti i miei risultati!) e servire.
Si conserva bene in frigo per almeno un paio di giorni.
Buon appetito!
Il gatto (anzi, la gatta) è una trovatella, è piccola, niente più che un batuffolino di pelo, fuori era freddo e io non avevo voglia di discutere: ci siamo accordati che se ne occuperà totalmente il maschio alfa. Così, fregandosene bellamente della mia allergia e della mia opinione in merito, da allora abbiamo adottato la suddetta micetta.
Mi mancava solo un gatto da accarezzare per avviarmi definitivamente verso un destino da supercattivo in perfetto stile James Bond!
E' completamente nera, si chiama Kiki (a chi piace Miyazaki il nome suonerà familiare ;-)) e ho il vago sospetto che sia un vampiro, dato che non riesco a farle una foto in cui non sia una informe massa nera in movimento.
Una strega come me in compagnia della sua gatta-vampira nera....insieme domineremo il mondo!!!
A proposito di supercattivi: quella che sto per postare non è la ricetta per una mina anti-uomo, anche se è ciò che sembra dalla foto (no, io le foto continuo a non saperle fare!). Si tratta invece di una supertorta soffice e farcita con una ganache piccante al cioccolato fondente che metterà d'accordo buoni e cattivi. E poi è tutta nera e, proprio come Kiki, è un vero peperino e in foto viene da schifo!
La base della torta è una dark chocolate cake la cui ricetta originale ho ripreso da qui.
Ho seguito la ricetta alla lettera per essere sicura di non sbagliare niente.
TORTA NERA
Ingredienti (per la torta):
4 uova
250 ml olio di semi di girasole (o altro olio di semi)
350 g zucchero
250 g farina 00
8 g lievito per dolci
1 cucchiaino di bicarbonato
85 g cacao amaro
250 ml acqua bollente
per la ganache:
300 g cioccolato fondente al 70%
300 ml panna fresca
30 g burro
peperoncino piccante in polvere
zenzero in polvere
Nella planetaria impastare l'olio, le uova e lo zucchero per un paio di minuti usando la frusta a foglia. Miscelare la farina con il lievito e il bicarbonato e aggiungere tutto lentamente nella ciotola dell'impastatrice. Stemperare il cacao setacciato nell'acqua bollente e versarlo nella ciotola continuando a mescolare a media velocità. L'impasto risulterà molto liquido ma va bene così.
Imburrare e infarinare uno stampo a cerniera a bordi alti da 24 cm di diametro, poi versarvi l'impasto. Cuocere in forno caldo a 180°C per circa un'ora (controllare sempre facendo la prova stecchino) poi sfornare e lasciare intiepidire prima di togliere la torta dalla teglia. Lasciare raffreddare completamente prima di farcire.
Preparare la ganache portando ad ebollizione la panna in un pentolino. Spengere il fuoco e aggiungere il cioccolato spezzettato e il burro mescolando con una frusta fino a che non si ottiene una crema liscia e omogenea. Aggiungere un cucchiaino di zenzero in polvere e un cucchiaino di peperoncino in polvere (la quantità di peperoncino dipende comunque da gusti personali: si può anche diminuire!) e mescolare bene. Coprire con pellicola a contatto e lasciare raffreddare per almeno un paio d'ore.
Tagliare la torta in modo da ottenere 3 dischi grosso modo uguali. Farcire ogni disco con uno strato abbondane di ganache, poi sovrapporre. L'eventuale ganache avanzata può essere usataper spalmare anche l'esterno della torta. Decorare con chicchi di cioccolato (oppure no, visti i miei risultati!) e servire.
Si conserva bene in frigo per almeno un paio di giorni.
Buon appetito!
domenica 10 novembre 2013
Il tempo dei finocchi (Finocchi alla curcuma)
C'era una volta il tempo delle mele. Sophie Marceau. Le cotte adolescenziali. La torta di mele a merenda durante i cartoni animati.
Tempi passati e nostalgici, senza dubbio. Per me, adesso, è il tempo dei finocchi. Con la loro sofisticata dolcezza non sono certo amati da tutti i palati ma, attualmente, li preferisco di gran lunga alle mele. Per di più l'orto ne è pieno: dalla finestra riesco a vedere un sacco di rigogliosi ciuffetti verde chiaro crescere e nascondere questa candida verdura.
Anche il maschio alfa, uomo di larghe vedute come pochi altri, da qualche anno ha scoperto la croccantezza del finocchio (uno dei suoi tanti tabù alimentari che però è riuscito a superare) e riesce ad apprezzarlo sia crudo che cotto.
Data l'abbondanza ecco quindi che nasce la necessità di variare il più possibile il modo in cui gustarli, in particolar modo cotti, visto che le temperature stanno scendendo e si sente più la necessità di qualcosa di caldo e confortante.
Mi sono inventata questa ricetta che si prepara in un battibaleno e che sta diventando uno dei miei più frequenti pranzi da portare a lavoro. Trovo che sia molto allegra e solare grazie alla presenza della curcuma (ho scoperto di preferirla allo zafferano) che dona al tutto un meraviglioso color giallo e una delicata nota speziata, che non guasta mai.
FINOCCHI alla CURCUMA
Ingredienti:
1 finocchio (femmina, se si vuol essere pignoli, che è più adatto ad essere cotto)
1 spicchio di aglio
curcuma in polvere
olio evo
sale, pepe nero
ceci lessati (facoltativi)
Lavare bene il finocchio per eliminare il terriccio, poi tagliare via la parte verde e affettarlo abbastanza finemente. Sbucciare e tritare lo spicchio di aglio, poi soffriggerlo appena in una padella insieme a un paio di cucchiai di olio evo. Prima che l'aglio inizia bruciare e diventare marrone aggiungere il finocchio tagliato e spadellarlo a fiamma vivace un paio di minuti. Condire con una presa di sale, poco pepe nero e mezzo cucchaino di curcuma (ne basta poca perchè è veramente molto colorata! Non a caso contiene curcumina che in passato veniva usata anche come colorante per le stoffe) e lasciare cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti mescolando ogni tanto. A me piace che il finocchio rimanga leggermente croccantino: se lo si preferisce più morbido basta aumentare di qualche minuto il tempo di cottura.
Per avere un piatto unico completo spesso aggiungo anche un po' di ceci già lessati (quantità a piacere secondo la disponibilità) un paio di minuti prima di spengere il fuoco, in modo che si insaporiscano.
Servire caldi.
Buon appetito!
Tempi passati e nostalgici, senza dubbio. Per me, adesso, è il tempo dei finocchi. Con la loro sofisticata dolcezza non sono certo amati da tutti i palati ma, attualmente, li preferisco di gran lunga alle mele. Per di più l'orto ne è pieno: dalla finestra riesco a vedere un sacco di rigogliosi ciuffetti verde chiaro crescere e nascondere questa candida verdura.
Anche il maschio alfa, uomo di larghe vedute come pochi altri, da qualche anno ha scoperto la croccantezza del finocchio (uno dei suoi tanti tabù alimentari che però è riuscito a superare) e riesce ad apprezzarlo sia crudo che cotto.
Data l'abbondanza ecco quindi che nasce la necessità di variare il più possibile il modo in cui gustarli, in particolar modo cotti, visto che le temperature stanno scendendo e si sente più la necessità di qualcosa di caldo e confortante.
Mi sono inventata questa ricetta che si prepara in un battibaleno e che sta diventando uno dei miei più frequenti pranzi da portare a lavoro. Trovo che sia molto allegra e solare grazie alla presenza della curcuma (ho scoperto di preferirla allo zafferano) che dona al tutto un meraviglioso color giallo e una delicata nota speziata, che non guasta mai.
FINOCCHI alla CURCUMA
Ingredienti:
1 finocchio (femmina, se si vuol essere pignoli, che è più adatto ad essere cotto)
1 spicchio di aglio
curcuma in polvere
olio evo
sale, pepe nero
ceci lessati (facoltativi)
Lavare bene il finocchio per eliminare il terriccio, poi tagliare via la parte verde e affettarlo abbastanza finemente. Sbucciare e tritare lo spicchio di aglio, poi soffriggerlo appena in una padella insieme a un paio di cucchiai di olio evo. Prima che l'aglio inizia bruciare e diventare marrone aggiungere il finocchio tagliato e spadellarlo a fiamma vivace un paio di minuti. Condire con una presa di sale, poco pepe nero e mezzo cucchaino di curcuma (ne basta poca perchè è veramente molto colorata! Non a caso contiene curcumina che in passato veniva usata anche come colorante per le stoffe) e lasciare cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti mescolando ogni tanto. A me piace che il finocchio rimanga leggermente croccantino: se lo si preferisce più morbido basta aumentare di qualche minuto il tempo di cottura.
Per avere un piatto unico completo spesso aggiungo anche un po' di ceci già lessati (quantità a piacere secondo la disponibilità) un paio di minuti prima di spengere il fuoco, in modo che si insaporiscano.
Servire caldi.
Buon appetito!
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