Trascorrere in casa la maggior parte delle proprie giornate può essere rilassante le prime due settimane, noioso dopo un mese, deprimente dopo 2 mesi, irritante dopo 3 mesi e decisamente da andare fuori di testa dopo 5 mesi. Per questo motivo ho accettato di fare qualche ingresso di prova in una palestra vicino casa: incrementare l'attività fisica, oltre ai soliti allenamenti di pallavolo, non può certo farmi male!
La cosa si è rivelata tragi-comica. Non era la prima volta che entravo in una palestra ma non mi ero mai avvalsa della consulenza del personale interno, dato che sono sempre stati i miei allenatori di squadra a decidere quali esercizi e in che quantità. Stavolta ero sola, inerme e non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettava. Sono stata fatta accomodare in una stanza per massaggi dove uno zelante cinquantenne (ci tengo a precisare: di corporatura normale, non visibilmente palestrato) ha iniziato col chiedere le generalità: nome? età? altezza? Poi ha tirato fuori la bilancia e io ho avuto un istintivo primo moto di irritazione, che si è tramutato in un principio di svenimento appena ci sono salita, quando ho visto il peso. Dannazione! Continuo a prendere 1 chilo l'anno! La questione per me era già abbastanza imbarazzante ma il tizio non si scomponeva e scriveva tutto senza fare commenti. Poi, lo shock. "Signorina, alzi la maglietta!" Questo incosciente signore si è avvicinato con una specie di pinza e così, senza preavviso, mi ha afferrato la pancia! Si, proprio il rotolino di lonza, la ciambella di ciccia, quella che nessuno al mondo deve osare toccare, il mio punto debole, quello in grado di trasformarmi da pacifica Heidi in un inferocito Hulk! Non so dire quale sforzo di volontà io abbia fatto per evitare che, di riflesso, mi partisse una ginocchiata negli zebedei del tipo! Quest'uomo non saprà mai di essere stato vicino ad essere ucciso e continuerà a vivere la sua vita ignaro di essere passato attraverso un'esperienza di pre-morte! Ma non è finita qui! Dopo aver "pinzato" anche la parte posteriore del braccio (cosa che è passata praticamente inosservata, dopo il trauma della lonza), il responso: "Certo che la massa grassa è notevole! Lei dovrebbe cambiare alimentazione!" O_O
Ora....intendiamoci bene: lo so di non essere una silfide e di avere qualche chilo di troppo, ma da qui ad essere una palla di lardo (parafrasando il responso), ne passa. Mi sono calmata, ho esibito lo sguardo più accondiscendente di cui sono stata capace e ho spiegato che preferisco ammazzarmi di corsa, addominali e quant'altro piuttosto che costringermi ad una cucina sciapa e perennemente ipocalorica. Per la prima volta mi sono sentita in dovere di qualificarmi come foodblogger (ero fuori di me dalla rabbia) per giustificare il fatto che per me la cucina non è solo un mero atto per la sopravvivenza, ma un hobby vero e proprio. Sono uscita dalla stanzetta completamente istupidita con un unico mantra che mi ronzava in testa: "Datemi una cyclette!!!"
Alla fine di una seduta di pesi e addominali che ho trovato fin troppo leggera (e come sperano che perda peso se mi fanno fare le stesse cose della ultra-sessantenne in pensione?), il tizio che mi ha umiliato si è avvicinato e mi ha detto che lui è un nutrizionista e che magari dovevamo fissare un appuntamento nel suo studio per parlare della mia alimentazione.....Ok, ora è tutto più chiaro!
Nonostante la rivelazione che l'istruttore di palestra sia un nutrizionista in cerca di clienti abbia in parte sopito i miei sensi di colpa per la mia ciccia di troppo, ormai mi è stata messa la pulce nell'orecchio e un ridimensionamento del conteggio calorico (inteso soprattutto come ridimensionamento delle porzioni) può effettivamente rimettermi in forma.
In questa ottica ho voluto provare una nuova vellutata, ispirata da una ricetta di Benedetta Parodi. Ammetto di non essere una sua grande fan ma ho trovato uno dei suoi libri, regalatomi a Natale da una carissima amica, molto carino, con ricette semplici, veloci e non banali...adatte per la cucina di tutti i giorni.
Questa zuppa mi ha attirata già dal nome (drenante) e dal fatto che non contiene nemmeno una goccia di olio o altri grassi; mi ha sorpresa per l'uso del peperone, ortaggio tipicamente estivo, in una preparazione prettamente invernale a cui regala un gusto e un profumo sorprendente. Ho sostituito il brodo di dado con quello vegetale (abbasso il glutammato!). L'aggiunta dell'uovo, del peperoncino e del prezzemolo sono idee mie: il primo consente di ottenere un ottimo piatto unico per la sera, i secondi danno più carattere alla zuppa.
Enjoy it!
ZUPPA DRENANTE ARRICCHITA
Ingredienti (per 4 persone):
1 porro
1/2 peperone (colore a piacere)
1/2 cavolo cappuccio
1 gambo di sedano
1 pomodoro rosso
1 uovo
peperoncino secco (facoltativo)
prezzemolo fresco tritato
brodo vegetale (facoltativo)
sale
Tagliare tutte le verdure a pezzettoni (tranne il prezzemolo) e metterle in una pentola. Per chi piace un gusto piccantino (secondo me ci sta molto bene) aggiungere anche un pezzo di peperoncino secco. Versare il brodo fino ad arrivare al livello delle verdure, salare e cuocere almeno 40 minuti con il coperchio. Se non si ha tempo e voglia di preparare il brodo vegetale usare semplicemente acqua. Quando tutte le verdure sono ben cotte e mordide togliere dal fuoco e frullare con un frullatore a immersione fino a ottenere una crema. Rimettere sul fuoco e aggiungere l'uovo, leggermente sbattuto, agitando bene il tutto con una frusta fino a che l'uovo non si è addensato, formando una crema grumosa (come quando si prepara la stracciatella). Aggiustare eventualmente di sale e servire la zuppa calda cosparsa da prezzemolo tritato.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo al contest di Sale e coccole
domenica 10 febbraio 2013
mercoledì 6 febbraio 2013
Tradimento
Da ormai qualche mese è entrato nella mia vita e so già che non ne uscirà facilmente, anche se l'inizio è stato titubante. Ci ha fatto incontrare un'amica, sicura che ci saremmo piaciuti: entrambi timidi e sospettosi, entrambi amanti della cucina e dei carboidrati. Mesi per conoscerci, imparare ognuno i ritmi dell'altro e capire che la convivenza sarebbe stata piacevole, oltre che possibile. Sullo sfondo un povero maschio alfa, ignaro del fatto che potrebbe presto trasformarsi in "maschio beta" e perdere la supremazia in casa. Non so se sospetta già qualcosa anche se nella sua incoscienza di fatto incoraggia questo mio adulterio. LUI è candido e cremoso, capace di rimanere tranquillo in disparte e di esplodere in un impeto di vivacità quando è chiamato in causa. LUI si chiama li.co.li. (all'anagrafe: lievito in coltura liquida) e sta diventando il mio fido compagno nella mia eterna lotta alla conquista dei lievitati!
Ecco quello che ho scoperto in 3-4 mesi di lavorazioni con il licoli:
1) è facile e poco impegnativo da conservare: sta bene in frigo dentro un barattolo di vetro (o ceramica o terracotta: l'importante è che il contenitore non sia di metallo, con cui reagirebbe). Un rinfresco al 20% ogni 15-20 giorni è più che sufficiente e occorrono 5 minuti per eseguire l'intera operazione.
2) Non ci vuole fretta: la lievitazione è molto lenta (inutile tentare di accelerare), specialmente in inverno, con basse temperature ambiente.
3) Funziona bene solo se prima si sono effettuati 3 rinfreschi distanziati fra loro di 8-12 ore (probabilmente in estate questi tempi si possono ridurre a 6 ore).
Personalmente eseguo i rinfreschi utilizzando sempre manitoba, che è la farina più indicata per i lievitati, data l'alta percentuale di glutine presente al suo interno (circa il 15% di proteine contro l'8-9% delle farine 00). Ciò comporta una percentuale di idratazione del 130% (che significa che per effettuare il rinfresco del licoli occorre aggiungere 10 g di farina e 13 g di acqua ogni 10 g di licoli): usando altre farine le percentuali di idratazioni da rispettare sono diverse (per esempio, 90% per farina di grano tenero 00, 100% per farina di grano tenero 0).
Questo è il mio schema di rinfreschi prima di effettuare l'impasto vero e proprio, partendo da 10 o 15 g di licoli, secondo quanto ne occorre per eseguire la ricetta.
Si può notare come l'ultimo rinfresco sia effettuato sempre al 100% (pari peso di licoli, acqua e manitoba).
Il mio primo esperimento con il licoli sono stati i grissini stirati torinesi: impossibile che vengano male (anche perchè la ricetta è quella delle sorelle Simili che, a quanto si dice, di lievitati ne sanno a pacchi)! Sono veramente a prova di principiante! Li ho già preparati 3-4 volte e li ho serviti pure per il pranzo di Natale: uno snack scrocchiarello che piace sempre!
GRISSINI STIRATI TORINESI
500 g farina 00
175 g acqua tiepida
20 g burro fuso
350 g licoli rinfrescato 3 volte
2 cucchiai di olio evo
sale
farina di semola
Versare nella ciotola dell'impastatrice la farina e il licoli e iniziare a impastare a bassa velocità aggiungendo lentamente l'acqua tiepida. Aggiungere l'olio e il burro fuso e aumentare la velocità dell'impastatrice. Dopo alcuni minuti aggiungere anche un cucchiaino di sale e continuare a far impastare una decina di minuti. In alternativa, se non si ha un'impastatrice, lavorare tutto a mano vigorosamente per almeno 30 minuti (l'impasto deve risultare liscio ed elastico) rispettando la stessa sequenza di aggiunta degli ingredienti. Dopo aver impastato trasferire l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e lavorare a mano almeno altri 5 minuti, battendo di tanto in tanto l'impasto per aumentarne l'elasticità.
N.B. Picchiare selvaggiamente un ammasso di acqua e farina è un fantastico antistress quando il mondo sembra avercela con te: provare per credere!
Formare un rettangolo, spesso circa 2 cm, con l'impasto e spennellarne la superficie con poco olio evo, poi spolverizzare con la semola. Coprire con un canovaccio e lasciare lievitare almeno 2 ore.
Dopo il riposo ritagliare dal lato corto del rettangolo delle strisce di impasto larghe 1 cm. Tenere la striscia al centro con entrambe le mani e iniziare a tirare verso l'esterno torcendo l'impasto da un verso con una mano e nell'altro verso con l'altra mano fino a formare un lungo nastro ritorto. Tagliare i grissini della lunghezza desiderata (io ne ottengo 3 piuttosto lunghi da ogni striscia) ma non reimpastare gli avanzi! Poggiare i grissini su una grande teglia ricoperta di carta da forno e infornare a 200°C per 15-17 minuti (secondo lo spessore dei grissini ottenuti) fino a che non sono belli dorati. Sfornare, lasciare raffreddare e servire nel cestino del pane o avvolti con del prosciutto crudo.
Buon appetito!
| licoli (g) | acqua (g) | manitoba (g) | % | totale (g) | |
| ore 8.00 | 10 | 13 | 10 | 130 | 33 |
| ore 20.00 | 33 | 43 | 33 | 130 | 109 |
| ore 8.00 | 109 | 109 | 109 | 100 | 327 |
| licoli (g) | acqua (g) | manitoba (g) | % | totale (g) | |
| ore 8.00 | 15 | 20 | 15 | 130 | 50 |
| ore 20.00 | 50 | 65 | 50 | 130 | 165 |
| ore 8.00 | 165 | 165 | 165 | 100 | 495 |
Si può notare come l'ultimo rinfresco sia effettuato sempre al 100% (pari peso di licoli, acqua e manitoba).
Il mio primo esperimento con il licoli sono stati i grissini stirati torinesi: impossibile che vengano male (anche perchè la ricetta è quella delle sorelle Simili che, a quanto si dice, di lievitati ne sanno a pacchi)! Sono veramente a prova di principiante! Li ho già preparati 3-4 volte e li ho serviti pure per il pranzo di Natale: uno snack scrocchiarello che piace sempre!
GRISSINI STIRATI TORINESI
500 g farina 00
175 g acqua tiepida
20 g burro fuso
350 g licoli rinfrescato 3 volte
2 cucchiai di olio evo
sale
farina di semola
Versare nella ciotola dell'impastatrice la farina e il licoli e iniziare a impastare a bassa velocità aggiungendo lentamente l'acqua tiepida. Aggiungere l'olio e il burro fuso e aumentare la velocità dell'impastatrice. Dopo alcuni minuti aggiungere anche un cucchiaino di sale e continuare a far impastare una decina di minuti. In alternativa, se non si ha un'impastatrice, lavorare tutto a mano vigorosamente per almeno 30 minuti (l'impasto deve risultare liscio ed elastico) rispettando la stessa sequenza di aggiunta degli ingredienti. Dopo aver impastato trasferire l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e lavorare a mano almeno altri 5 minuti, battendo di tanto in tanto l'impasto per aumentarne l'elasticità.
N.B. Picchiare selvaggiamente un ammasso di acqua e farina è un fantastico antistress quando il mondo sembra avercela con te: provare per credere!
Formare un rettangolo, spesso circa 2 cm, con l'impasto e spennellarne la superficie con poco olio evo, poi spolverizzare con la semola. Coprire con un canovaccio e lasciare lievitare almeno 2 ore.
Dopo il riposo ritagliare dal lato corto del rettangolo delle strisce di impasto larghe 1 cm. Tenere la striscia al centro con entrambe le mani e iniziare a tirare verso l'esterno torcendo l'impasto da un verso con una mano e nell'altro verso con l'altra mano fino a formare un lungo nastro ritorto. Tagliare i grissini della lunghezza desiderata (io ne ottengo 3 piuttosto lunghi da ogni striscia) ma non reimpastare gli avanzi! Poggiare i grissini su una grande teglia ricoperta di carta da forno e infornare a 200°C per 15-17 minuti (secondo lo spessore dei grissini ottenuti) fino a che non sono belli dorati. Sfornare, lasciare raffreddare e servire nel cestino del pane o avvolti con del prosciutto crudo.
Buon appetito!
mercoledì 30 gennaio 2013
In the end
Eccomi alla fine. Ultimi giorni in Florida e ultimo post dedicato. Doveva succedere prima o poi. "Era l'ora!" penserà qualcuno. Ancora non eravamo ripartiti che già la nostalgia si faceva sentire: ogni palma, ogni raggio di sole parlava di tutto quello che non avrei più visto al rientro. Mentre cercavo di imprimere bene tutto nella memoria mancava solo una tappa per completare il viaggio, qualcosa che rientrava nella mia personalissima lista di "cose da fare prima di morire": vedere dal vivo una partita di basket NBA, uno degli sport-simbolo degli USA e che io adoro guardare. Caso vuole che la squadra dei Miami Heat sia attualmente considerata la più forte (anche se io sono una tifosa dei Los Angeles Lakers e di Kobe Bryant in particolare!), quella con i giocatori più forti e famosi, nonchè detentrice del titolo: come fare a resistere??? Così siamo andati all'American Airlines Arena per assistere ad uno spettacolo da cui noi italiani avremmo solo da imparare: un intero, enorme palazzetto gremito fino al soffitto (ne sono sicura visto che, per non spendere un occhio della testa, avevamo i posti talmente in alto che potevamo toccarne il soffitto, in senso letterale!), strapieno di allegre e festose famigliole americane educatamente sedute al loro posto per tutto il tempo della partita. I cori e il tifo sono pilotati dall'organizzazione e tutto si svolge in un clima allegro, rilassato ed educato: niente insulti, niente caos, niente barriere per proteggere atleti che sono indubbiamente tra i più pagati al mondo. Eppure è tutto molto civile, niente a che vedere con le scene apocalittiche a cui siamo abituati negli stadi di calcio italiani. Ecco una foto dell'American Airlines Arena fatta dalla nostra piccionaia prima dell'inizio della partita.
La partita? Uno spettacolo per chiunque sia un'appassionato di questo sport per nerboruti spilungoni!
La ricetta di oggi non c'entra niente con l'America dato che appena ho messo piede in aeroporto ormai mi sentivo già a casa. Per di più adesso siamo nei giorni della merla, è un freddo birbone e c'è bisogno di un bel comfort-food caldo e facile da preparare: in 15 minuti è pronto per la gioia del maschio alfa (che adora gli omogeneizzati, ops...volevo dire le vellutate!) e anche della mia che non devo spignattare 3 ore e sporcare 85 tegami per avere una cenetta deliziosa!
VELLUTATA di FAGIOLI ai FUNGHI
Ingredienti (per 3 persone):
400 g fagioli borlotti lessati
50 g pancetta stagionata a dadini
300 g funghi champignon freschi
1 rametto di rosmarino
2 foglie di salvia
1 spicchio d'aglio
brodo vegetale (facoltativo)
olio evo
sale, pepe nero
Lavare bene i funghi, asciugarli e tagliarli grossolanamente. In un padellino scaldare un paio di cucchiai di olio evo e lo spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato. Eliminare l'aglio prima che diventi scuro e aggiungere la pancetta. Far rosolare un paio di minuti, poi aggiungere anche i funghi. Salare (poco), pepare a piacere e lasciare cuocere al massimo una decina di minuti (fino a che i funghi non sono cotti), poi spengere il fuoco.
In una casseruola scaldare 2-3 cucchiai di olio evo insieme alla salvia e al rosmarino: quando è caldo aggiungere i fagioli sgocciolati e lasciare insaporire alcuni minuti a fiamma vivace. Salare, pepare e aggiungere circa 400 ml di brodo caldo. Portare a ebollizione. Eliminare le foglie di salvia e il rametto di rosmarino e frullare con il pimer a immersione: ne deve risultare una crema piuttosto densa. Se la consistenza dovesse essere troppo soda aggiungere ancora brodo, se dovesse essere troppo liquida rimettere sul fuoco finoa che non raggiunge la densità desiderata. Servire calda gurnita con alcune cucchiaiate di funghi e pancetta.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo al contest di Sale e coccole
La partita? Uno spettacolo per chiunque sia un'appassionato di questo sport per nerboruti spilungoni!
La ricetta di oggi non c'entra niente con l'America dato che appena ho messo piede in aeroporto ormai mi sentivo già a casa. Per di più adesso siamo nei giorni della merla, è un freddo birbone e c'è bisogno di un bel comfort-food caldo e facile da preparare: in 15 minuti è pronto per la gioia del maschio alfa (che adora gli omogeneizzati, ops...volevo dire le vellutate!) e anche della mia che non devo spignattare 3 ore e sporcare 85 tegami per avere una cenetta deliziosa!
VELLUTATA di FAGIOLI ai FUNGHI
Ingredienti (per 3 persone):
400 g fagioli borlotti lessati
50 g pancetta stagionata a dadini
300 g funghi champignon freschi
1 rametto di rosmarino
2 foglie di salvia
1 spicchio d'aglio
brodo vegetale (facoltativo)
olio evo
sale, pepe nero
Lavare bene i funghi, asciugarli e tagliarli grossolanamente. In un padellino scaldare un paio di cucchiai di olio evo e lo spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato. Eliminare l'aglio prima che diventi scuro e aggiungere la pancetta. Far rosolare un paio di minuti, poi aggiungere anche i funghi. Salare (poco), pepare a piacere e lasciare cuocere al massimo una decina di minuti (fino a che i funghi non sono cotti), poi spengere il fuoco.
In una casseruola scaldare 2-3 cucchiai di olio evo insieme alla salvia e al rosmarino: quando è caldo aggiungere i fagioli sgocciolati e lasciare insaporire alcuni minuti a fiamma vivace. Salare, pepare e aggiungere circa 400 ml di brodo caldo. Portare a ebollizione. Eliminare le foglie di salvia e il rametto di rosmarino e frullare con il pimer a immersione: ne deve risultare una crema piuttosto densa. Se la consistenza dovesse essere troppo soda aggiungere ancora brodo, se dovesse essere troppo liquida rimettere sul fuoco finoa che non raggiunge la densità desiderata. Servire calda gurnita con alcune cucchiaiate di funghi e pancetta.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo al contest di Sale e coccole
giovedì 24 gennaio 2013
Regressione
Ci sono luoghi, oggetti, libri, profumi che hanno la capacità di scatenare l'immaginazione e farmi tornare bambina. Un esempio? I parchi di divertimenti. Io non mi immedesimo, io regredisco a un'età oscillante tra i 4 e i 10 anni. Epocale è il mio attacco di iperventilazione alla vista del castello della Bella Addormentata nel bosco a Eurodisney, per il quale il maschio alfa continua a prendermi in giro, anche a distanza di quasi 10 anni. D'altro canto come si fa a rimanere indifferenti di fronte ad un castello rosa??? Non a caso mi piace la letteratura fantasy, quella per ragazzi (lo ammetto!) e in particolar modo...Harry Potter! Ho divorato alla velocità della luce tutti i libri e quando è uscito l'ultimo capitolo ero tra quei pazzi che a mezzanotte si trovavano in libreria per poterne acquistare una copia al più presto.
Un siffatto concentrato di infantilità, abbinato alla passione per maghi, streghe e bacchette magiche poteva forse lasciarsi sfuggire l'occasione di visitare il regno della fantasia, la mecca dei parchi a tema? Qualcuno capisce dove voglio andare a parare?
Parchi divertimenti. Harry Potter. Florida......Universal Studios!!!!
Benchè il parco sia suddiviso in diverse aree tematiche (tutte fantastiche!) la meta principale è stata senza ombra di dubbio quella dedicata al maghetto.
Mentre mi aggiravo sognante per le vie di Hogsmeade, con i negozi di Olivander, Zonko, i 3 manici di scopa, mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Poi, all'improvviso, tra le casette innevate,si è aperto uno spiazzo ed è comparso il castello di Hogwarts....reazioni isteriche mie e di un amico (fortunatamente non immortalate), anch'egli ossessionato da Harry Potter.
Al suo interno, tutto quello che è familiare per chiunque ami questa saga: l'ufficio di Silente, i quadri parlanti, l'ingresso alla casa di Grifondoro, l'aula di incantesimi, il cappello parlante... da restare senza fiato!
Che posso farci? Ho sempre avuto un debole per maghi e incantesimi, per quegli enormi pentoloni fumanti riempiti con ingredienti improbabili per creare pozioni magiche.
Questa, invece, è la mia versione di pozione magica (da cucinare rigorosamente in un bel pentolone durante una sera buia e tempestosa): calda e fumante piace a tutti, grandi e piccini. E' colorata e divertente oltre ad essere una ricetta storica citata niente meno che dal mitico Pellegrino Artusi, praticamente l'Albus Silente della cucina! Una zuppa da re assolutamente da provare: è magica!
ZUPPA IMPERIALE
Ingredienti (per 10-12 persone):
brodo di pollo e verdure
Impasto bianco:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
noce moscata in polvere
sale, pepe nero
Impasto rosso:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
2-3 cucchiai di concentrato di pomodoro
origano secco
sale, pepe nero
Impasto verde:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
una manciata di spinaci lessati e tritati
noce moscata in polvere
sale
L'impasto di base si prepara allo stesso modo in tutti e tre i casi: sciogliere il burro (anche nel microonde) e, in una terrina, amalgamarlo con le uova, il parmigiano, il semolino e un pizzico di sale (non troppo dato che il parmigiano è già molto saporito). A questo punto aromatizzare gli impasti: il primo con noce moscata e pepe, il secondo con concentrato di pomodoro, origano e pepe, il terzo con gli spinaci e noce moscata.
Foderare con carta da forno uno stampo quadrato da circa 22 cm di lato (va bene anche di un'altra forma: l'importante è che una volta riempito con l'impasto questo raggiunga uno spessore di circa 1/2 cm) e riempire con uno degli impasti preparati. Livellare con una spatola e infornare a 200°C per 15 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare e tagliare a dadolini da 1 cm di lato. Ripetere la procedura di cottura con gli altri due impasti.
In una pentola portare a ebollizione il brodo (indicativamente 1/2 l ogni 2 persone), salare appena e gettarvi dentro un mix di dadolini colorati (un paio di manciate a testa). Cuocere un paio di minuti e servire calda.
N.B. Se non consumati immediatamente i dadolini possono essere conservati nel congelatore. Al momento del loro utilizzo basta farli bollire un minuto in più nel brodo.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo al contest sulle zuppe di Sale e coccole
Un siffatto concentrato di infantilità, abbinato alla passione per maghi, streghe e bacchette magiche poteva forse lasciarsi sfuggire l'occasione di visitare il regno della fantasia, la mecca dei parchi a tema? Qualcuno capisce dove voglio andare a parare?
Parchi divertimenti. Harry Potter. Florida......Universal Studios!!!!
Benchè il parco sia suddiviso in diverse aree tematiche (tutte fantastiche!) la meta principale è stata senza ombra di dubbio quella dedicata al maghetto.
Mentre mi aggiravo sognante per le vie di Hogsmeade, con i negozi di Olivander, Zonko, i 3 manici di scopa, mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Poi, all'improvviso, tra le casette innevate,si è aperto uno spiazzo ed è comparso il castello di Hogwarts....reazioni isteriche mie e di un amico (fortunatamente non immortalate), anch'egli ossessionato da Harry Potter.
Al suo interno, tutto quello che è familiare per chiunque ami questa saga: l'ufficio di Silente, i quadri parlanti, l'ingresso alla casa di Grifondoro, l'aula di incantesimi, il cappello parlante... da restare senza fiato!
Che posso farci? Ho sempre avuto un debole per maghi e incantesimi, per quegli enormi pentoloni fumanti riempiti con ingredienti improbabili per creare pozioni magiche.
Questa, invece, è la mia versione di pozione magica (da cucinare rigorosamente in un bel pentolone durante una sera buia e tempestosa): calda e fumante piace a tutti, grandi e piccini. E' colorata e divertente oltre ad essere una ricetta storica citata niente meno che dal mitico Pellegrino Artusi, praticamente l'Albus Silente della cucina! Una zuppa da re assolutamente da provare: è magica!
ZUPPA IMPERIALE
Ingredienti (per 10-12 persone):
brodo di pollo e verdure
Impasto bianco:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
noce moscata in polvere
sale, pepe nero
Impasto rosso:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
2-3 cucchiai di concentrato di pomodoro
origano secco
sale, pepe nero
Impasto verde:
2 uova
40 g burro
40 g parmigiano grattugiato
60 g semolino
una manciata di spinaci lessati e tritati
noce moscata in polvere
sale
L'impasto di base si prepara allo stesso modo in tutti e tre i casi: sciogliere il burro (anche nel microonde) e, in una terrina, amalgamarlo con le uova, il parmigiano, il semolino e un pizzico di sale (non troppo dato che il parmigiano è già molto saporito). A questo punto aromatizzare gli impasti: il primo con noce moscata e pepe, il secondo con concentrato di pomodoro, origano e pepe, il terzo con gli spinaci e noce moscata.
Foderare con carta da forno uno stampo quadrato da circa 22 cm di lato (va bene anche di un'altra forma: l'importante è che una volta riempito con l'impasto questo raggiunga uno spessore di circa 1/2 cm) e riempire con uno degli impasti preparati. Livellare con una spatola e infornare a 200°C per 15 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare e tagliare a dadolini da 1 cm di lato. Ripetere la procedura di cottura con gli altri due impasti.
In una pentola portare a ebollizione il brodo (indicativamente 1/2 l ogni 2 persone), salare appena e gettarvi dentro un mix di dadolini colorati (un paio di manciate a testa). Cuocere un paio di minuti e servire calda.
N.B. Se non consumati immediatamente i dadolini possono essere conservati nel congelatore. Al momento del loro utilizzo basta farli bollire un minuto in più nel brodo.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo al contest sulle zuppe di Sale e coccole
giovedì 17 gennaio 2013
Il mio preferito
E' freddo e sento la pioggia scrosciare fuori dalle finestre. Chiudo gli occhi. Mi concentro. No, non è più la pioggia, è il fragore delle onde dell'oceano. Sento di nuovo il vento che mi scompiglia i capelli e il sole del mattino che mi accarezza il viso. E' mattino presto e il sole è ancora basso all'orizzonte. Vicino a me c'è il maschio alfa. E' novembre ma abbiamo i piedi nudi e l'acqua ci lambisce i piedi. Come è forte la risacca qui! Intorno a me una spiaggia ornata da alcune palme e qualche surfista mattiniero. Lo guardo controluce mentre corre incontro alle onde e mi sembra di essere in un telefilm. Sullo sfondo vedo il pontile in legno e dietro di esso, più in lontananza, l'edificio della Nasa.
Si dice che Cocoa Beach sia la patria del surf della East Coast: non a caso Kelly Slater, considerato il più grande surfista di tutti i tempi, è originario proprio di questo piccolo paese di mare, praticamente una lingua di sabbia circondata dall'acqua che si affaccia sull'oceano atlantico, a est, e sul Banana River, a ovest.
Un posto da sogno. Probabilmente quello che più mi è rimasto nel cuore con la sua strada principale (praticamente l'unica strada) costeggiata da motel, ristorantini in legno, negozi di abbigliamento da surfista e le sue lunghissime spiagge. Sono in pace e voglio restare qui, su questa spiaggia, insieme ai gabbiani...
Riapro gli occhi e torno alla dura realtà: fuori continua a piovere e a fare freddo. Mi avvicino alla libreria dove su un piccolo piattino sono ordinatamente disposte le conchiglie che ho raccolto a Cocoa Beach e penso che, a volte, le cose sono così belle proprio perchè sono transitorie. E comunque basta qualche souvenir per ricordare! ;-)
Dato che Cocoa Beach è stata la mia tappa preferita del viaggio americano edè una località diu mare, non posso che parlare del mio piatto preferito, in assoluto, quello che potrei mangiare fino a scoppiare senza annoiarmi: l'astice alla catalana.
E' un piattto molto semplice, quasi banale, ma comunque sontuoso e adatto alle grandi occasioni. Di certo non è una pietanza per tutti i giorni. Come ho detto le cose belle (e buone) devono essere centellinate e probabilmente è anche questo che le rende così speciali.
ASTICE alla CATALANA
Ingredienti (per 2 persone):
2 astici freschi da circa 500 g ciascuno (preferibilmente vivi)
2-3 carote
2-3 coste di sedano
1 grosso finocchio
2-3 cipollotti freschi
10 ravanelli
10 pomodorini
1 peperone
1 arancia
(uva, chicchi di melograno, limone, mela)
olio evo
salsa di soia
aceto di vino
sale, pepe nero
Lavare tutta la verdura e la frutta e raschiare le carote. Tagliare carote, sedano cipollotti e peperone a listarelle (si possono fare anche a tocchetti ma io preferisco le listarelle), finocchi e ravanelli a fettine sottili, i pomodorini a metà e la frutta a spicchi sottili. I quantitativi e la varietà dipendono dal gusto personale: ad esempio io non posso aggiungere uva, mela e melograno perchè al maschio alfa non piacciono (ma ci stanno bene!). Riunire le verdure tagliate in una ciotola e condirle con sale, pepe nero, olio evo, un cucchiaio di aceto e abbondante salsa di soia.
Far bollire molta acqua in una pentola grande abbastanza da contenere i due astici. Immergere nell'acqua bollente per alcuni minuti gli astici ancora vivi, chiudendo la pentola con il coperchio (operazione che faccio eseguire da mio babbo perchè non riesco a uccidere quelle povere bestie, anche se deliziose.). Non aggiungo alcun aroma all'acqua di bollitura perchè preferisco sentire appieno il gusto dei crostacei. Scolare gli astici e disporli immediatamente sul piatto di portata. In alternativa la bollitura può essere eseguita anche il giorno precedente al consumo vero e proprio: basterà poi far raffreddare gli astici e conservarli in frigo. Prima di servirli riscaldarli al vapore per una decina di minuti: così manterranno le carni morbide e succulente.
Disporre le verdure condite sul fondo del piatto o del vassoio, adagiare sopra l'astice caldo e guarnire con la frutta. Servire immediatamente.
N.B. Si mangia rigorosamente con le mani, aiutandosi con trinciapolli o schiaccianoci per rompere il carapace.
Data la semplicità della preparazione è assolutamente fondamentale l'eccellente qualità degli ingredienti.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
Si dice che Cocoa Beach sia la patria del surf della East Coast: non a caso Kelly Slater, considerato il più grande surfista di tutti i tempi, è originario proprio di questo piccolo paese di mare, praticamente una lingua di sabbia circondata dall'acqua che si affaccia sull'oceano atlantico, a est, e sul Banana River, a ovest.
Un posto da sogno. Probabilmente quello che più mi è rimasto nel cuore con la sua strada principale (praticamente l'unica strada) costeggiata da motel, ristorantini in legno, negozi di abbigliamento da surfista e le sue lunghissime spiagge. Sono in pace e voglio restare qui, su questa spiaggia, insieme ai gabbiani...
Riapro gli occhi e torno alla dura realtà: fuori continua a piovere e a fare freddo. Mi avvicino alla libreria dove su un piccolo piattino sono ordinatamente disposte le conchiglie che ho raccolto a Cocoa Beach e penso che, a volte, le cose sono così belle proprio perchè sono transitorie. E comunque basta qualche souvenir per ricordare! ;-)
Dato che Cocoa Beach è stata la mia tappa preferita del viaggio americano edè una località diu mare, non posso che parlare del mio piatto preferito, in assoluto, quello che potrei mangiare fino a scoppiare senza annoiarmi: l'astice alla catalana.
E' un piattto molto semplice, quasi banale, ma comunque sontuoso e adatto alle grandi occasioni. Di certo non è una pietanza per tutti i giorni. Come ho detto le cose belle (e buone) devono essere centellinate e probabilmente è anche questo che le rende così speciali.
ASTICE alla CATALANA
Ingredienti (per 2 persone):
2 astici freschi da circa 500 g ciascuno (preferibilmente vivi)
2-3 carote
2-3 coste di sedano
1 grosso finocchio
2-3 cipollotti freschi
10 ravanelli
10 pomodorini
1 peperone
1 arancia
(uva, chicchi di melograno, limone, mela)
olio evo
salsa di soia
aceto di vino
sale, pepe nero
Lavare tutta la verdura e la frutta e raschiare le carote. Tagliare carote, sedano cipollotti e peperone a listarelle (si possono fare anche a tocchetti ma io preferisco le listarelle), finocchi e ravanelli a fettine sottili, i pomodorini a metà e la frutta a spicchi sottili. I quantitativi e la varietà dipendono dal gusto personale: ad esempio io non posso aggiungere uva, mela e melograno perchè al maschio alfa non piacciono (ma ci stanno bene!). Riunire le verdure tagliate in una ciotola e condirle con sale, pepe nero, olio evo, un cucchiaio di aceto e abbondante salsa di soia.
Far bollire molta acqua in una pentola grande abbastanza da contenere i due astici. Immergere nell'acqua bollente per alcuni minuti gli astici ancora vivi, chiudendo la pentola con il coperchio (operazione che faccio eseguire da mio babbo perchè non riesco a uccidere quelle povere bestie, anche se deliziose.). Non aggiungo alcun aroma all'acqua di bollitura perchè preferisco sentire appieno il gusto dei crostacei. Scolare gli astici e disporli immediatamente sul piatto di portata. In alternativa la bollitura può essere eseguita anche il giorno precedente al consumo vero e proprio: basterà poi far raffreddare gli astici e conservarli in frigo. Prima di servirli riscaldarli al vapore per una decina di minuti: così manterranno le carni morbide e succulente.
Disporre le verdure condite sul fondo del piatto o del vassoio, adagiare sopra l'astice caldo e guarnire con la frutta. Servire immediatamente.
N.B. Si mangia rigorosamente con le mani, aiutandosi con trinciapolli o schiaccianoci per rompere il carapace.
Data la semplicità della preparazione è assolutamente fondamentale l'eccellente qualità degli ingredienti.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
domenica 6 gennaio 2013
Luna
Era il 16 luglio 1969 quando, con uno spaventoso rombo, il razzo Saturn V veniva lanciato da Cape Canaveral lasciando dietro di sé un'infuocata scia di fumo. Destinazione: la Luna. Era la missione Apollo 11, la quinta fra le missioni Apollo con a bordo degli esseri umani. Non posso sapere cosa deve essere stato trovarsi lì, sulle gradinate appositamente allestite al Kennedy Space Center, ad osservarne la partenza. Immagino il silenzio carico di preoccupazione e aspettative durante il countdown, e il boato dei motori al momento della partenza, la nuvola di fumo che si propaga a terra e il terreno che trema. Alzare lo sguardo e vedere scomparire il razzo nel blu del cielo. Avrei voluto esserci. Davvero.
4 giorni dopo, il 20 luglio 1969, il mondo intero assisteva, in un attonito silenzio, allo sbarco del primo uomo sulla Luna. Celebri sono le parole di Neil Armstrong nell'istante in cui il suo piede toccava per la prima volta il suolo lunare: "Questo è un piccolo passo per l'uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità".
Forse per la prima volta nella storia del mondo ci siamo sentiti uniti. Forse per la prima volta nella storia del mondo non sono esistiti confini e non ci sono stati italiani o americani o giapponesi o congolesi, semplicemente terrestri. Forse. Mi piace pensare che sia stato così.
53 anni e spiccioli dopo mi trovavo lì, a Cape Canaveral, davanti all'edificio che, nell'immaginario collettivo, da sempre rappresenta il futuribile. E mi sono sentita veramente emozionata.
Ammetto che quando mi sono trovata davanti agli originali e bruciacchiati cimeli delle missioni spaziali ho avuto qualche perplessità: ma davvero l'uomo è riuscito ad arrivare (e tornare) incolume sulla Luna con una tecnologia inferiore a quella delle attuali lavatrici?
Che sia stato tutto un bluff? Il mistero permane ma è fuori dubbio che si è trattato di uno dei momenti più esaltanti della storia umana.
Dato che questi impavidi astronauti hanno avuto il coraggio di andare nello spazio dentro dei cassonetti a motore, anche io, finalmente, ho trovato il coraggio di provare la pavlova, che ho sempre considerato off-limits nonostante sia una folle amante delle meringhe: ricordo che da piccola ne mangiavo talmente tante da farmi venire il mal di denti! E ora che ho imparato, chi mi fermerà più? E' deliziosa e il contrasto con la freschezza acidula del mirtillo è assolutamente perfetto.
Un dolce ricco e voluttuoso, candido come la luna di cui ricorda le morbide e tondeggianti fattezze, con semplici mirtilli a rappresentare quelle zone d'ombra e quelle imperfezioni della sua superficie che sono state motivo d'ispirazione non solo per poeti, pittori, scienziati e ingegneri ma anche per semplici sognatori.
MINI PAVLOVE ai MIRTILLI
Ingredienti (per 8-9 pavlove):
125 g albumi
125 g zucchero semolato
15 g maizena
1 cucchiaio di aceto di mele
110 g zucchero a velo
Farcitura:
500 ml panna fresca
200 g zucchero a velo
mirtilli
Montare con le fruste elettriche (o con una planetaria) gli albumi. Quando gli albumi iniziano a diventare bianchi aggiungere lo zucchero semolato, un cucchiaio alla volta. Poi aggiungere la maizena e l'aceto e continuare a montare fino a che non si ottiene una massa gonfia, bianchissima e setosa. A questo punto aggiungere anche lo zucchero a velo setacciato e amalgamarlo molto delicatamente usando una spatola con movimenti dal basso verso l'alto. Foderare una teglia con carta da forno e riempire una sac-a-poche (bocchetta tonda più grande possibile) con il composto di albumi. Con tale composto formare sulla carta da forno delle specie di cestini con diametro di circa 10 centimetri, formando prima la base e poi le "sponde" della ciotolina. Cuocere i cestini di meringa per un'ora in forno preriscaldato a 90-100°C (non di più altrimenti scuriscono). Sfornare e lasciare raffreddare.
Montare la panna con lo zucchero a velo e utilizzarla per farcire i cestini di meringa (anche in questo caso io ho usato la sac-a-poche). Guarnire le mini-pavlove con mirtilli freschi e servire.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
4 giorni dopo, il 20 luglio 1969, il mondo intero assisteva, in un attonito silenzio, allo sbarco del primo uomo sulla Luna. Celebri sono le parole di Neil Armstrong nell'istante in cui il suo piede toccava per la prima volta il suolo lunare: "Questo è un piccolo passo per l'uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità".
Forse per la prima volta nella storia del mondo ci siamo sentiti uniti. Forse per la prima volta nella storia del mondo non sono esistiti confini e non ci sono stati italiani o americani o giapponesi o congolesi, semplicemente terrestri. Forse. Mi piace pensare che sia stato così.
53 anni e spiccioli dopo mi trovavo lì, a Cape Canaveral, davanti all'edificio che, nell'immaginario collettivo, da sempre rappresenta il futuribile. E mi sono sentita veramente emozionata.
Ammetto che quando mi sono trovata davanti agli originali e bruciacchiati cimeli delle missioni spaziali ho avuto qualche perplessità: ma davvero l'uomo è riuscito ad arrivare (e tornare) incolume sulla Luna con una tecnologia inferiore a quella delle attuali lavatrici?
Che sia stato tutto un bluff? Il mistero permane ma è fuori dubbio che si è trattato di uno dei momenti più esaltanti della storia umana.
Dato che questi impavidi astronauti hanno avuto il coraggio di andare nello spazio dentro dei cassonetti a motore, anche io, finalmente, ho trovato il coraggio di provare la pavlova, che ho sempre considerato off-limits nonostante sia una folle amante delle meringhe: ricordo che da piccola ne mangiavo talmente tante da farmi venire il mal di denti! E ora che ho imparato, chi mi fermerà più? E' deliziosa e il contrasto con la freschezza acidula del mirtillo è assolutamente perfetto.
Un dolce ricco e voluttuoso, candido come la luna di cui ricorda le morbide e tondeggianti fattezze, con semplici mirtilli a rappresentare quelle zone d'ombra e quelle imperfezioni della sua superficie che sono state motivo d'ispirazione non solo per poeti, pittori, scienziati e ingegneri ma anche per semplici sognatori.
MINI PAVLOVE ai MIRTILLI
Ingredienti (per 8-9 pavlove):
125 g albumi
125 g zucchero semolato
15 g maizena
1 cucchiaio di aceto di mele
110 g zucchero a velo
Farcitura:
500 ml panna fresca
200 g zucchero a velo
mirtilli
Montare con le fruste elettriche (o con una planetaria) gli albumi. Quando gli albumi iniziano a diventare bianchi aggiungere lo zucchero semolato, un cucchiaio alla volta. Poi aggiungere la maizena e l'aceto e continuare a montare fino a che non si ottiene una massa gonfia, bianchissima e setosa. A questo punto aggiungere anche lo zucchero a velo setacciato e amalgamarlo molto delicatamente usando una spatola con movimenti dal basso verso l'alto. Foderare una teglia con carta da forno e riempire una sac-a-poche (bocchetta tonda più grande possibile) con il composto di albumi. Con tale composto formare sulla carta da forno delle specie di cestini con diametro di circa 10 centimetri, formando prima la base e poi le "sponde" della ciotolina. Cuocere i cestini di meringa per un'ora in forno preriscaldato a 90-100°C (non di più altrimenti scuriscono). Sfornare e lasciare raffreddare.
Montare la panna con lo zucchero a velo e utilizzarla per farcire i cestini di meringa (anche in questo caso io ho usato la sac-a-poche). Guarnire le mini-pavlove con mirtilli freschi e servire.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
mercoledì 2 gennaio 2013
Ho visto cose che voi umani....
...non potreste immaginarvi. Torte alte 20 centimetri iperfarcite con qualunque cosa, e ho visto uomini fare shopping come e più di una shopaholic. Ma tutti quei momenti non andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia... perchè io li ho immortalati!!!!
Ebbene, dopo l'avventurosa esperienza delle Everglades, si è avvertito la necessità di sentirsi un po' più cittadini e glam, così via, verso l'elegante cittadina di Fort Lauderdale e il sesto outlet più grande degli States. Il risultato? Ecco qua!
Ci tengo a dire che non è una foto di repertorio presa da internet: si tratta veramente di una delle nostre auto caricata con il risultato di 2 ore e mezza di shopping. Chissà che sarebbe successo se fossimo rimasti più a lungo....
C'era da diventar matti tra outlet, mall, centri commerciali e in effetti c'è un sacco di gente che impazzisce per lo shopping; non solo noi donne italiane! Tanto per fare un esempio: il giorno successivo al Thanksgiving, detto Black Friday, vengono applicati ovunque sconti folli e i negozi aprono a mezzanotte. Giuro che se non l'avessi visto non ci crederei, ma posso assicurare che alle 11 di sera era presente, fuori dall'ennesimo centro commerciale vicino cui alloggiavamo quel giorno, una fila di persone in attesa che quasi usciva dal parcheggio. Ed era presumibile pensare che fossero lì già da tempo dato che c'era chi era attrezzato con tende canadesi o sdraio e plaid per non soffrire troppo il freddo e la stanchezza. Follia pura! Ci sarebbe piaciuto tanto partecipare a questo evento tipicamente americano ma, dopo aver visto cotale spettacolo, ce ne è mancato il coraggio. Ai maschietti-compagni di viaggio, invece, il coraggio non è mancato e hanno pensato bene di alzarsi alle 5 di mattina per fare una puntatina al mall senza dir niente a nessuno. Uomini che rinunciano a dormire per andar per negozi....se non è fantascienza questa!
Per ristorarci delle fatiche da shopping cosa può esserci di più tipicamente americano e lussurioso di una bella fetta di cheesecake? Niente a che vedere con le cheesecake che mi era capitato di mangiare fino a quel momento: queste sono esageratamente ricche, farcite e decisamente enormi. L'emblema di una nazione che ha fatto dell'esagerazione un marchio di fabbrica e in cui l'obesità è diffusa come in nessun altro Paese al mondo. Non ci credete? Ai posteri l'ardua sentenza:
La cheesecake che avevo scelto io ha vinto il premio pesantezza estrema. E' quella a sinistra: un tripudio di fudge, noccioline in pezzi, caramello, burro di noccioline, brownies, crema al formaggio, cioccolatini ripieni di burro di noccioline e glassa al cioccolato per un totale di almeno una decina di strati. Una vera, goduriosa, esagerata delizia. L'ho mangiata con gusto ma mi sento male a ripensarci tanto era pesante. Ho abbandonato la sfida solo di fronte alla montagnola di panna e al ricciolo di puro burro di noccioline: quello è stato troppo anche per me!
Oggi non potevo non parlare di una cheesecake, anche se non ha niente a che vedere con il grattacielo di calorie che ho ingurgitato a Fort Lauderdale. La ricetta proviene da una cara amica che sicuramente ne sa più di me in fatto di dolci ed è qualcosa che non avevo mai provato: la cheesecake cotta. Fantastica! La crema è saporita ma delicata (dato che non prevede l'utilizzo di Philadelphia) e il tutto viene cotto dentro un croccante guscio di biscotti aromatizzati alla cannella e miele per un dolce che va bene in qualunque stagione!
CHEESECAKE COTTA
Ingredienti:
250 g biscotti secchi (tipo marie)
90 g burro
350 g ricotta di mucca
200 g robiola
200 ml panna fresca
120 g yoghurt bianco intero
4 uova
200 g zucchero
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di amido di mais
1 cucchiaio di miele
cannella in polvere
marmellata di fragole
Frullare finemente i biscotti nel mixer, poi mescolarli con un pizzico di cannella, il miele e il burro fuso. Rivestire uno stampo a cerniera con l'impasto di biscotti, partendo dai bordi fino al centro della teglia. Raffreddare il tutto in frigo per almeno 30 minuti.
Preparare la crema montando per alcuni minuti con le fruste elettriche le uova intere insieme allo zucchero e alla vanillina. Aggiungere la ricotta, la robiola, lo yoghurt e la panna continuando a mescolare. Infine aggiungere l'amido di mais e amalgamare fino a ottenere un composto omogeneo. Tirare fuori dal frigo lo stampo con la base e i bordi di biscotti e riempirlo con la crema ottenuta e cuocere il tutto in forno preriscaldato a 160°C per 60 minuti. Gli ultimi 5 minuti tenere leggermente aperto lo sportello del forno per far fuoriuscire il vapore e asciugare la superficie della torta. Sfornare e lasciare raffreddare a temperatura ambiente 3-4 ore, poi riporre in frigo a riposare almeno 2-3 ore (meglio una nottata). Prima di servire aprire la cerniera e cospargere la superficie della torta con marmellata a piacere. Io ne ho scelta una ottima di fragole.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
Ebbene, dopo l'avventurosa esperienza delle Everglades, si è avvertito la necessità di sentirsi un po' più cittadini e glam, così via, verso l'elegante cittadina di Fort Lauderdale e il sesto outlet più grande degli States. Il risultato? Ecco qua!
Ci tengo a dire che non è una foto di repertorio presa da internet: si tratta veramente di una delle nostre auto caricata con il risultato di 2 ore e mezza di shopping. Chissà che sarebbe successo se fossimo rimasti più a lungo....
C'era da diventar matti tra outlet, mall, centri commerciali e in effetti c'è un sacco di gente che impazzisce per lo shopping; non solo noi donne italiane! Tanto per fare un esempio: il giorno successivo al Thanksgiving, detto Black Friday, vengono applicati ovunque sconti folli e i negozi aprono a mezzanotte. Giuro che se non l'avessi visto non ci crederei, ma posso assicurare che alle 11 di sera era presente, fuori dall'ennesimo centro commerciale vicino cui alloggiavamo quel giorno, una fila di persone in attesa che quasi usciva dal parcheggio. Ed era presumibile pensare che fossero lì già da tempo dato che c'era chi era attrezzato con tende canadesi o sdraio e plaid per non soffrire troppo il freddo e la stanchezza. Follia pura! Ci sarebbe piaciuto tanto partecipare a questo evento tipicamente americano ma, dopo aver visto cotale spettacolo, ce ne è mancato il coraggio. Ai maschietti-compagni di viaggio, invece, il coraggio non è mancato e hanno pensato bene di alzarsi alle 5 di mattina per fare una puntatina al mall senza dir niente a nessuno. Uomini che rinunciano a dormire per andar per negozi....se non è fantascienza questa!
Per ristorarci delle fatiche da shopping cosa può esserci di più tipicamente americano e lussurioso di una bella fetta di cheesecake? Niente a che vedere con le cheesecake che mi era capitato di mangiare fino a quel momento: queste sono esageratamente ricche, farcite e decisamente enormi. L'emblema di una nazione che ha fatto dell'esagerazione un marchio di fabbrica e in cui l'obesità è diffusa come in nessun altro Paese al mondo. Non ci credete? Ai posteri l'ardua sentenza:
La cheesecake che avevo scelto io ha vinto il premio pesantezza estrema. E' quella a sinistra: un tripudio di fudge, noccioline in pezzi, caramello, burro di noccioline, brownies, crema al formaggio, cioccolatini ripieni di burro di noccioline e glassa al cioccolato per un totale di almeno una decina di strati. Una vera, goduriosa, esagerata delizia. L'ho mangiata con gusto ma mi sento male a ripensarci tanto era pesante. Ho abbandonato la sfida solo di fronte alla montagnola di panna e al ricciolo di puro burro di noccioline: quello è stato troppo anche per me!
Oggi non potevo non parlare di una cheesecake, anche se non ha niente a che vedere con il grattacielo di calorie che ho ingurgitato a Fort Lauderdale. La ricetta proviene da una cara amica che sicuramente ne sa più di me in fatto di dolci ed è qualcosa che non avevo mai provato: la cheesecake cotta. Fantastica! La crema è saporita ma delicata (dato che non prevede l'utilizzo di Philadelphia) e il tutto viene cotto dentro un croccante guscio di biscotti aromatizzati alla cannella e miele per un dolce che va bene in qualunque stagione!
CHEESECAKE COTTA
Ingredienti:
250 g biscotti secchi (tipo marie)
90 g burro
350 g ricotta di mucca
200 g robiola
200 ml panna fresca
120 g yoghurt bianco intero
4 uova
200 g zucchero
1 bustina di vanillina
2 cucchiai di amido di mais
1 cucchiaio di miele
cannella in polvere
marmellata di fragole
Frullare finemente i biscotti nel mixer, poi mescolarli con un pizzico di cannella, il miele e il burro fuso. Rivestire uno stampo a cerniera con l'impasto di biscotti, partendo dai bordi fino al centro della teglia. Raffreddare il tutto in frigo per almeno 30 minuti.
Preparare la crema montando per alcuni minuti con le fruste elettriche le uova intere insieme allo zucchero e alla vanillina. Aggiungere la ricotta, la robiola, lo yoghurt e la panna continuando a mescolare. Infine aggiungere l'amido di mais e amalgamare fino a ottenere un composto omogeneo. Tirare fuori dal frigo lo stampo con la base e i bordi di biscotti e riempirlo con la crema ottenuta e cuocere il tutto in forno preriscaldato a 160°C per 60 minuti. Gli ultimi 5 minuti tenere leggermente aperto lo sportello del forno per far fuoriuscire il vapore e asciugare la superficie della torta. Sfornare e lasciare raffreddare a temperatura ambiente 3-4 ore, poi riporre in frigo a riposare almeno 2-3 ore (meglio una nottata). Prima di servire aprire la cerniera e cospargere la superficie della torta con marmellata a piacere. Io ne ho scelta una ottima di fragole.
Buon appetito!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Sapori in valigia
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