martedì 28 dicembre 2010

Natale 2 (La bestia non addomesticata)


Questa ricetta era tanto tempo che volevo provarla, ma non trovavo mai l’occasione giusta dato che per 2 persone era veramente troppo. Sapevo che sarebbero servite tante bocche fameliche così, per Natale, finalmente ho proposto il coniglio ripieno alla senape. E’ un gusto un po’ particolare ma io amo molto la senape e l’idea mi ingolosiva davvero tanto. In effetti è stato un po’ un azzardo, considerando i tradizionalisti presenti, ma alla fine è piaciuto proprio a tutti. Assolutamente da provare!

Ingredienti:
·         Un coniglio disossato
·         2 piccole cipolle
·         2 patate
·         3 cucchiai di senape rustica (quella fatta di semini!)
·         10 fettine di pancetta tesa
·         Un bicchiere di vino bianco
·         30 g burro
·         Olio evo
·         Una foglia di alloro
·         Timo (secco)
·         Un bicchiere di brodo di carne
·         Sale, pepe

Pelare le patate, tagliarle a dadini e sbollentarle per 2 minuti in acqua salata. Tritare finemente la cipolla e soffriggerla con 3 cucchiai di olio e l’alloro, unire le patate e far insaporire per 5 minuti. Fuori dal fuoco aggiungere la senape e il timo. Per pelare le patate e tritare la cipolla si può usare il solito uomo semi-infermo.
Stendere bene il coniglio (il mio sembrava una tovaglietta da colazione tanto era grande!) e adagiarci sopra le fettine di pancetta.




Poi farcirlo con le patate e arrotolarlo. Ecco… a questo punto iniziano i dolori perché il coniglio deve essere legato ben bene con lo spago da cucina e, anche in questo caso, la bestia si è dimostrata reticente. Il maledetto quadrupede tende a srotolarsi e a far fuoriuscire il ripieno non appena ci si avvicina con lo spago. Mi è occorsa circa un’ora, ma alla fine la migliore soluzione che ho trovato è stata, prima, di cucire i lembi del coniglio; poi, legarlo stretto con lo spago. Per le estremità non ho trovato soluzione e qualche patatina è scivolata fuori. :-(
 Ecco il mio capolavoro!



Assicurarsi di avere un tegame abbastanza grande da contenere la belva legata (io l’ho dovuta chiedere in prestito). Scaldare il burro con 3 cucchiai di olio nel suddetto tegame e rosolarvi il coniglio su tutti i lati facendo attenzione agli eventuali semini di senape sparsi: tendono a scoppiare!
Salare e pepare il coniglio, irrorarlo con il vino e lasciarlo evaporare a fiamma vivace. A questo punto abbassare il fuoco al minimo, coprire e continuare la cottura per un’ora bagnando di tanto in tanto con il brodo caldo: si formerà un fondo di cottura delizioso con cui fare scarpetta!
Buon appetito e buon Natale!

Coniglio ripieno alla senape

lunedì 27 dicembre 2010

Natale 1 (Chi vuol mangiar leggero vada da un’altra parte)


Natale è passato anche quest’anno e, come precedentemente annunciato, ho preparato il fatidico e tanto temuto pranzo. Beh, ce l’ho fatta! Sono sopravvissuti tutti quanti e con soddisfazione! Come al ristorante (si fa per dire), ho cercato di puntare sulla varietà per tentare di accontentare un po’ tutti. Il che ha significato due giorni e mezzo trascorsi interamente in cucina…altro che desperate housewives!!! Dopo circa un mese trascorso spulciando tutti i miei libri e giornali di cucina, modifiche e ripensamenti, ecco il menu ufficiale:

plumcake salato accompagnato da salumi misti                                                      
crostini neri (preparati da mio papà: perché come li fa lui non li fa nessuno)
tagliatelle al ragù misto d’anatra
pandoro con crema di mascarpone

Per scrivere tutto quello che ho fatto mi ci vorrà una settimana! Per fortuna (o sfortuna) sono costretta a casa da un uomo semi-infermo!...Diventeremo grassissimi!


Ingredienti per 6 persone:

  • Mezza anatra
  • 300 g macinato di manzo
  • 1 carota
  • 1 costola di sedano
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio di aglio
  • 250 g pomodori pelati
  • 20 g burro
  • 2 foglie alloro
  • 4 bacche di ginepro
  • 6 cucchiai olio evo
  • 1 bicchiere vino rosso
  • ½ l brodo di carne
  • 10 grani di pepe nero
  • Erbe aromatiche miste (prezzemolo, maggiorana, timo)
  • Sale


Spellare e disossare l’anatra, poi tagliare la polpa a dadini: può sembrare facile ma questo volatile (benché già defunto) si è dimostrato poco collaborativo. Non a caso mi è occorso circa un’ora per togliere pelle e ossa e ricavare la carne. Ho lasciato intatte la coscia e l’ala nel caso ci fosse stato qualcuno interessato ad assaggiare la sola anatra in umido! ;-)
Preparare un trito con cipolla, sedano, carota e qualche rametto di prezzemolo e poi farlo soffriggere in una casseruola con l’olio e il burro, il ginepro, il pepe, l’alloro e il timo (fresco non l’ho trovato, così ho usato un cucchiaino di quello secco) per circa 10 minuti. Se disponete di un uomo semi-infermo potete usarlo per preparare il trito.
Unire la polpa d’anatra e il macinato e lasciar cuocere 15 minuti, poi bagnare con il vino rosso e lasciarlo evaporare a fuoco vivace. Il macinato è una mia personale aggiunta, essendomi accorta all’ultimo minuto che la polpa di mezza anatra non sarebbe mai bastata per preparare ragù sufficiente per 6 persone, e ormai era tardi per recuperare un’altra mezza anatra. Inoltre anche mio papà mi aveva precedentemente consigliato di “adulterare” l’anatra con del manzo!
Una volta evaporato il vino, abbassare il fuoco al minimo e aggiungere i pomodori pelati e il sale (a piacere, naturalmente). Continuare la cottura per almeno 2 ore, con casseruola parzialmente coperta, aggiungendo poco brodo caldo alla volta in modo che il ragù risulti morbido e non si asciughi troppo.
La comodità del ragù risiede nel fatto che può essere tranquillamente preparato il giorno prima (come ho fatto io) e riscaldato al momento dell’utilizzo mentre cuoce la pasta.
Io l’ho servito con delle tagliatelle fresche (che magari un giorno imparerò a fare da sola invece di comprarle dal pastaio!) e, sorpresa delle sorprese, persino mio suocero mi ha fatto i complimenti!

Tagliatelle al ragù misto d'anatra

lunedì 20 dicembre 2010

Venerdì 17…Ovvero l’apocalisse fiorentina


Non sono mai stata superstiziosa ma devo dire che stavolta ho seriamente pensato che la sfiga ci abbia messo lo zampino.
Quando mi sono alzata, al mattino, sembrava tutto tranquillo: solo un leggero nevischio; perciò ho preso le mie cose e sono andata a lavoro dove, tra l’altro, era previsto un pranzo natalizio dove avrei esibito il mio plumcake salato.
Ore 13.30: cibo e vino a fiumi, amici, risate. Ci voltiamo verso la finestra…la neve! Bellissima e appropriata durante un pranzo natalizio! Iniziamo a prendere in giro i pavidi che si allontanano in auto al primo accenno di intemperie, ignari di cosa ci aspettava. Dopo pranzo, ovviamente, c’è stata la guerra di palle di neve in cortile con foto-ricordo di rito. Come all'asilo!
Intanto la nevicata si intensifica e la luce inizia a diminuire: la preoccupazione per il rientro a casa inizia a farsi strada, così vado verso la mia auto, che risulta essere completamente sommersa dalla neve. Non mi scoraggio, ripulisco tutto e parto. 200 m e sono bloccata da una fila di auto che non riescono nemmeno ad immettersi sullo stradone che porta all’autostrada: tutto fermo in entrambe le direzioni. 10  minuti di attesa e decido che prendere l’autostrada è impossibile, così abbandono l’auto a bordo strada e mi avvio verso la stazione a piedi, fiduciosa che il sistema ferroviario italiano non mi avrebbe abbandonato.
Mi incammino nella tormenta con il mio ombrellino sgangherato ed è bellissimo: il silenzio quasi totale della neve, l’orizzonte che si confonde col candore del cielo, campi bianchi e incontaminati. Non incontro nessuno, a parte un gatto nero (un gatto nero di venerdì 17… forse dovevo aspettarmi qualcosa di brutto!) e riesco anche a godermi la passeggiata di alcuni km nonostante la neve che mi arrivava alle caviglie e degli stivali assolutamente inadatti all’occasione.
Arrivo in stazione alle 16.15 stanca ma soddisfatta e convinta che il peggio fosse ormai passato. Mi sbagliavo…quanto mi sbagliavo! Pensiline gremite di persone in attesa e nessuna speranza che passino treni. Si diffondono voci allarmanti: scambi congelati, treni bloccati. C’era chi diceva di essere in attesa dalle 14. A questo punto mi arrabbio: come è possibile che 20 cm di neve abbiano completamente bloccato tutto il sistema di trasporti e pure le comunicazioni (nessuno in stazione riusciva a chiamare, solo a ricevere, a volte)?! Aspetto impotente fino alle 17.30, quando mi rendo conto che il rischio di passare la notte in stazione al freddo è piuttosto reale: niente treni, tutte le strade e autostrade bloccate. Uno scandalo. Per mia fortuna delle amiche abitano nelle vicinanze. Non potevo chiamarle perché, oltretutto, mi si era scaricato il telefono. Mi incammino di nuovo nella neve con il solito zaino, 2 borse e l’ombrellino sperando che mi potessero ospitare. Il mio arrivo è stato piuttosto drammatico: stanca, sconvolta e quasi totalmente ricoperta di neve mi sono presentata bussando alla serranda dell’ingresso posteriore... praticamente una profuga! Grazie al cielo erano in casa e mi è stata offerta ospitalità, un letto e soprattutto abiti asciutti e un phon! In seguito ho saputo di quanti si sono trovati nella mia stessa situazione (anche peggio), senza informazioni e senza aiuti, costretti a dormire in centri di accoglienza organizzati per l’occasione. Insomma, un vero e proprio cataclisma che ha colto impreparati ferrovie e amministrazioni. Sono riuscita a tornare a casa il giorno successivo per pranzo e appena ho varcato la porta di casa, dove mi attendeva il  mio  moroso, ho pensato “questo weekend io non esco più di casa!”
Dall’interno del calduccio di casa mia la neve appariva ancora più bella ,così, per ammazzare il tempo, ho deciso di preparare qualcosa che fosse adeguato alle temperature polari del momento: ossibuchi con riso!
La ricetta è di mia mamma e, anche se non è di origini lombarde, è molto buona e adattissima per adagiarsi  sul divano dopo il pasto a fare il chilo!.


Ingredienti per 2 persone:

-          2 ossibuchi
-          2 grosse cipolle rosse
-          1 carota
-          1 costola di sedano
-          1 spicchio di aglio
-          50 g burro
-          1 bicchiere vino bianco
-          100 g riso thaibonnet
-          1 bustina zafferano
-          farina
-          1 cucchiaio concentrato di pomodoro
-          30 ml olio evo
-          500 ml brodo di carne
-          Sale, pepe in grani


Preparare un trito molto fine di sedano e carota e affettare sottilmente le cipolle. Soffriggere le verdure  con l’olio, 20 g di burro, una decina di grani di pepe nero e lo spicchio di aglio sbucciato e leggermente schiacciato in un largo tegame a fondo piatto e antiaderente. Se serve, aggiungere un mestolo di brodo caldo. Nel frattempo incidere in 4-5 punti il bordo degli ossibuchi (altrimenti in cottura si arricciano), poi infarinarli abbondantemente e adagiarli nel tegame, ben distesi.




Fare rosolare uniformemente da entrambe le parti a fuoco vivace (girando con una pinza in modo da non incidere la carne), poi aggiungere il vino e lasciar sfumare una decina di minuti. A questo punto abbassare il fuoco, salare a piacere, aggiungere del brodo caldo (in cui è stato precedentemente sciolto il concentrato di pomodoro) fino a coprire la carne e lasciar cuocere per almeno 2 ore. Infatti un ingrediente fondamentale per questo piatto è il tempo: in generale, in cucina, non si può prescindere dal fattore tempo perché far le cose di fretta non può che diminuire la qualità del piatto. In questo caso, gli ossibuchi sarebbero sicuramente cotti dopo mezz’ora, ma probabilmente la carne sarebbe dura!
Ogni 30 minuti girare la carne e aggiungere brodo se il fondo di cottura si asciuga troppo.
Verso fine cottura far bollire abbondante acqua salata in una pentola e sciogliervi lo zafferano. Cuocere il riso nell’acqua allo zafferano per una quindicina di minuti. Scolare il riso e condirlo in una ciotola con il restante burro.
Servire l’ossobuco con il fondo di cottura accompagnato dal riso allo zafferano…molto godurioso e, naturalmente molto calorico. Ma in fondo chi se ne frega: con tutto il freddo che ho sofferto mi merito un sacco di calorie!

Ossibuchi con riso allo zafferano

domenica 12 dicembre 2010

Addio tendine...benvenute voglie



Avere in casa un uomo pesantemente infortunato è peggio di un cataclisma: “Prendimi questo!”, “Portami quello”, “Dammi, fammi… “ …eccetera, eccetera, eccetera. Da diventare matti. D’altronde come si può dire di no, anche se l’infortunato si sta palesemente approfittando di me?? Insomma, la morale della favola è che da circa una settimana posso aggiungere al mio curriculum vitae la voce “badante” tra i lavori svolti! Tra le tante richieste che ci sono state, una in particolare è risultata essere piuttosto impegnativa ma di grande soddisfazione! Durante la visita di un nostro amico, mi è venuto in mente di mostrargli il mio nuovo libro sul cioccolato. Grosso errore: le foto di torte e pasticcini hanno scatenato voglie inattese che hanno portato la creatura momenataneamente non deambulante a pormi una serie di domande a cui inizialmente non avevo dato importanza: “Abbiamo il burro?”, “Certo, caro!”; “Ci sono le uova?”, “Ovviamente, tesoro!”; “Ah bene! Allora mi prepari questa?”. Dicendo questo mi mostra la foto di una faraonica fetta di torta ripiena. Che potevo fare? Mi sono rimboccata le maniche e ho provato questa nuova torta che prometteva una festa di sapore in bocca. E poi non potevo rinunciare a provare l’abbinamento cacao/caffè, che personalmente trovo paradisiaco.
Ecco quindi la ricetta per la ciambella al cacao con crema al caffè… una autentica bomba calorica in perfetto stile natalizio!

Ingredienti per la ciambella:
-          250 ml latte
-          250 g zucchero
-          200 g farina bianca “00”
-          100 g cacao amaro
-          2 uova
-          1 bustina lievito
-          1 bustina vanillina
-          Una noce di burro
-          Sale

Ingredienti per la crema:
-          200 g burro
-          200 g zucchero a velo
-          2 tuorli
-          4 tazzine di caffè

Rompere le uova e sbatterle con un pizzico di sale. Aggiungere lo zucchero, lavorandolo a lungo fino ad ottenere una crema; quindi unire la farina precedentemente mescolata con il lievito, la vanillina e il cacao, ammorbidendo l’impasto con il latte. La vanillina è facoltativa ma mi piace troppo il profumo che dà ai dolci in forno.
Prendere uno stampo da ciambella (in realtà sarebbe meglio uno stampo a cerniera ma il mio era disperso negli oscuri meandri della cucina di mia mamma!), imburrare e cospargere con poca farina facendo attenzione a distribuirla bene e a eliminare quella in eccesso. Versare l’impasto nella teglia e pareggiarlo.
Infornare a 180°C per 1 ora senza mai aprire il forno durante la cottura.
Lavorare il burro quando è morbido (a temperatura ambiente) con lo zucchero a velo e i 2 tuorli fino ad ottenere una crema densa. A questo punto aggiungere il caffè continuando ad impastare fino a ottenere un composto omogeneo e più morbido di prima.
Una volta cotta la ciambella, toglierla dallo stampo e farla raffreddare bene. Tagliarla orizzontalmente in 2 parti, spalmare metà della crema sulla parte inferiore e poi ricoprire con la parte superiore della ciambella. Con la crema avanzata riempire una saccapoche (Che bello! Era la prima volta che la usavo ed è stato proprio divertente!) e decorare a piacere la superficie della torta: io, che non sono una grande artista, ho creato un semplice motivo a onde con un beccuccio a stella. Tenere la torta in frigo per almeno un’ora per far rassodare la crema e poi servire. E’ di grande effetto e molto buona: soddisfa anche i maschietti infortunati e viziati… lo garantisco!
Buon appetito!

 
Ciambella al cacao con crema al caffè
Con questa ricetta partecipo alla raccolta della Massaia Canterina dal titolo I love coffee.



...e al contest di Vaniglia e cannella "J'adore le chocolat"


martedì 30 novembre 2010

Prove per Natale


Ora basta cazzeggiare… Qui si fa sul serio!
Quest’anno il pranzo di Natale dovrebbe svolgersi a casa nostra, perciò sarò io a cucinare per il parentado (sebbene sia costituito da un gruppo molto esiguo) e a essere messa sulla graticola se il tutto non dovesse risultare gradevole.
Realizzare un menù soddisfacente sarà una sfida più che mai ardua dal momento che saranno presenti una serie di individui problematici: diabetici, pesce-repellenti, ipertesi, tradizionalisti convinti, carnivori accaniti, inappetenti, schizzinosi, unto-bisunto-dipendenti… Aiuto! Ma che mi è venuto in mente!?!
Non mi va di riproporre le solite cose che mangio sempre in famiglia durante questi luculliani pasti festivi; così sto pensando di indirizzarmi verso un menù abbastanza tradizionale ma con qualche punta di innovazione. Certo è che avrò bisogno di fare delle prove per verificare la bontà delle innovazioni. Mica posso improvvisare il giorno di Natale!
Iniziamo dall’antipasto: invece dei soliti salumi e tartine ho pensato ad un plumcake salato. Non ne avevo mai preparato uno (nemmeno dolce a dire il vero) ma l’idea mi piaceva, così mi sono messa alla ricerca di una valida ricetta che possa accontentare tutti. In realtà ciò che ho preparato è il risultato di un mix di ricette. Ecco la ricetta.

Ingredienti:
  • 3 uova intere
  • 300 g farina
  • 100 ml latte
  • 10 cucchiai olio evo
  • 1 bustina di lievito
  • 1 cipolla
  • 100 g capocollo
  • 30 g provolone grattugiato
  • Sale, pepe

Rompere le uova intere in una terrina capiente e sbatterle energicamente e a lungo con il sale e il pepe, usando una frusta, fino a che non diventano spumose.  Io ho utilizzato una frusta a mano perché è un ottimo esercizio per tonificare le braccia, ma per chi è pigro dovrebbero andar bene anche le fruste elettriche!!! Può sembrare una perdita di tempo, ma se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni in cui ho preparato torte e ciambellani, è che se si vuole che una pasta lievitata (sia essa dolce o salata) riesca gonfia e soffice bisogna lavorare molto le uova perché devono incorporare aria e diventare chiare e cremose. In questo caso, grazie alla presenza degli albumi, la preparazione deve essere quasi montata a neve.
Sempre continuando a sbattere con la frusta aggiungere il latte e l’olio a filo.
A parte, mescolare la farina con il lievito (io ho usato un lievito per dolci non vanigliato, ovviamente). Incorporare la farina con il lievito alle uova e amalgamare il tutto.
Tagliare la cipolla a fettine molto sottili e il capocollo a dadini (ho usato il capocollo perché ne avevo un culacciotto che non sapevo come usare ma, secondo me, va altrettanto bene prosciutto crudo, speck o pancetta).
Aggiungere all’impasto il provolone, la cipolla, il capocollo e omogeneizzare: l’impasto risulta abbastanza morbido.
Foderare uno stampo da plumcake con della carta da forno, versare l’impasto ottenuto e cuocere per 40 minuti in forno preriscaldato a 180°C.
Sono molto orgogliosa del risultato ottenuto perché è davvero molto buono… Come faccio a dirlo?! Perché lo sto mangiando anche adesso mentre scrivo! Inoltre mi sembra che abbia un bellissimo aspetto e sono sicura che farà un bell’effetto sulla tavola di Natale!





Plumcake salato


Non fa venire voglia di addentarlo??? Buon appetito!

sabato 27 novembre 2010

Evviva il riciclo!

Non amo gli sprechi, anzi, a dire il vero non li sopporto proprio, specialmente in cucina. Si sente sempre un gran parlare della fame nel terzo mondo ma la realtà è che ci sarebbe sufficiente cibo per tutti se fosse equamente distribuito. Siamo così fortunati da essere nati nella parte di mondo più ricca e spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto. Per questi motivi ritengo che buttare tutto ciò che può essere edibile, sia una grossa mancanza di rispetto verso chi ogni giorno deve lottare per nutrirsi.
Infatti, solo in rarissime occasioni lascio qualcosa nel piatto quando mangio (forse ho capito perchè sono un po’ rotondetta!) anche se  il sapore non è eccelso; ecco perché in cucina cerco sempre di utilizzare tutto quanto ho a mia disposizione.
E poi, chi l’ha detto che non si possano preparare piatti gustosissimi con degli avanzi? La ricetta di oggi ne è un esempio lampante! Perfino la mia mezza mela la adora!
Non siamo dei gran mangiatori di pane, così, spesso e volentieri ne avanza a casa (a chi non succede?): non è che posso riciclarlo per più di qualche giorno sotto forma di bruschetta! Quando è diventato bello secco, che sembrerebbe da buttar via, io ci preparo dei fantastici gnocchi! Eccoli qui!




Giusto la scorsa settimana mi era avanzato dell’ottimo pane con germe di grano, superbuono e superbiologico che però, dai e dai, è diventato troppo duro da rosicchiare… mi dispiaceva troppo buttarlo, così mi sono messa a lavoro.


Ingredienti per 3/4 persone:

·         Circa 200 g di pane raffermo
·         1 grossa salsiccia fresca
·         1 uovo intero
·         50 g parmigiano grattugiato
·         Noce moscata
·         Prezzemolo fresco
·         5 cucchiai di farina + 100 g per il piano di lavoro
·         500 ml latte
·         100 g burro
·         6 foglie di salvia
·         Sale, pepe


Scaldate il latte e poi versatelo in una ciotola sul pane secco a pezzi e lasciatelo ammorbidire per qualche ora. Una volta che il pane si è ammollato ben bene strizzatelo meglio che potete per eliminare il liquido in eccesso e mettetelo nel mixer insieme alla salsiccia, il parmigiano, le foglie di prezzemolo, la farina, un’abbondante macinata di noce moscata, l’uovo intero e aggiustate di sale e pepe.
Frullate tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo che possa essere facilmente lavorato a mano: se dovesse risultare troppo morbido aggiungete altra farina e frullate di nuovo.
Preparate un piano di lavoro ben infarinato e prelevate il composto dal mixer a cucchiaiate. Lavoratelo a mano così da ottenere un rotolino da tagliare poi a tocchetti (vedi foto sotto da cui si può apprezzare anche il mio bellissimo smalto nuovo!).



A me piacciono di forma abbastanza irregolare perché così danno più l’idea di rustico!
Fate scaldare in una larga padella il burro con le foglie di salvia spezzettate.
Fate bollire abbondante acqua in una pentola e cuocetevi gli gnocchetti: quando vengono a galla sono pronti per essere recuperati con una schiumarola e tuffati nel burro fuso aromatizzato alla salvia. Fateli saltare a fiamma vivace per alcuni minuti, poi serviteli ancora fumanti cosparsi di parmigiano (facoltativo).
Lo so: il colesterolo avrà un’impennata al secondo gnocchetto, però…Gnam gnam!

Gnocchetti di pane

sabato 20 novembre 2010

Serata spagnola


Preparare una cena per 10 persone significa passare tutta la giornata a spignattare e aver bisogno del giorno successivo per riprendersi dalle fatiche! Quindi, la cosa più astuta da fare sarebbe cucinare il sabato e riposarsi la domenica… Come fece qualcuno molto più in alto di me. Ma secondo voi io sono astuta? Certo che no! E infatti avendo organizzato la cena la domenica ho trascorso tutto il lunedì in coma a lavoro! Però… che soddisfazione! Non so se gli invitati sono stati particolarmente gentili o se quello che avevo preparato è piaciuto davvero: in ogni caso è stato spazzolato tutto.
Gli amici che avevo invitato era la prima volta che venivano a casa mia e volevo fare bella figura, così ho esagerato e ho organizzato una cena a base di ricette spagnole: patatas bravas, tortilla, clara e, naturalmente, paella alla valenciana accompagnata da sangria! Olè!
Per quanto riguarda le patate e la tortilla rimando ad un prossimo futuro le ricette, che devono essere ottimizzate… e poi non ho fatto in tempo a fare le foto: c’era molta fame in giro quella sera!
Ecco la mia meravigliosa Paella alla Valenciana, la cui ricetta è stata da me ripresa dal solito giornaletto di ricette etniche, che fino ad ora non mi ha mai deluso.


Paella alla Valenciana


Ingredienti per 10 persone:

  • 500 g seppioline decongelate (vanno bene anche i calamari)
  • 1 kg abbondante di cozze
  • 500 g code di gamberi decongelate
  • 2 petti di pollo
  • 600 g lonza di maiale
  • 250 g salamella piccante
  • 650 g riso (io uso il parboiled perché almeno non scuoce)
  • 1 l brodo vegetale
  • 3 peperoni
  • 2 cipolle
  • 6 pomodori
  • 300 g piselli surgelati (se, come me, non li avete freschi)
  • 2 bustine di zafferano
  • Prezzemolo
  • 4-5 spicchi di aglio
  • Olio extravergine di oliva
  • 4 foglie di alloro
  • Sale


Come si può vedere già dalla lista degli ingredienti la preparazione è piuttosto laboriosa, quindi bisogna armarsi di pazienza, buona volontà e tanto tempo libero! Ecco perché ormai riesco a cucinarla solo poche volte l’anno anche se ogni volta la fatica viene ampiamente ripagata dalla grande abbuffata che ne segue.
Secondo me la prima cosa da preparare sono le cozze: io, solitamente, me le faccio pulire al banco del pesce ma so che dopo a casa dovrò eliminare una ad una quella specie di alghetta che talvolta esce dalle valve: un po’ noioso come lavoretto. Poi le sbollento per alcuni minuti in acqua acidulata con alcune fettine di limone in modo che si aprano. In questo modo se qualche cozza contiene sabbia, questa viene eliminata e non finisce nel fondo di cottura perché, diciamocelo, una delle cose più fastidiose che possono accadere mangiando le cozze è proprio sentire stridere i denti a causa di un po’ di sabbia!
Una volta sbollentate e scolate, le cozze vanno fatte saltare in padella con olio e un trito di prezzemolo e 3 spicchi di aglio per una decina di minuti.
Nel frattempo ho abbrustolito i peperoni interi in forno già caldo per 30 minuti, ho tentato di togliere loro la buccia (vanamente) e i semi e li ho tagliati a pezzetti.
A questo punto è giunta la cavalleria in mio soccorso, sotto le sembianze del caro padrone di casa e di due amiche, arrivate in anticipo allo scopo di farsi schiavizzare da me (grazie mille ragazze!).
Ho fatto loro tagliare i petti di pollo e la lonza di maiale a bocconcini, la salamella a fettine abbastanza sottili e i pomodori a dadini: bravissima Lorenza… un talento naturale!
In una padella antiaderente ho fatto rosolare, in 3-4 cucchiai di olio, il pollo, finchè non è risultato dorato. Poi, allo stesso modo, ho cotto separatamente, e nella stessa padella, la lonza di maiale a cubetti e le code di gambero.
Ho tagliato la cipolla a velo e l’ho fatta rosolare insieme ad uno spicchio di aglio tritato e olio in un tegame molto capiente (dovrà contenere paella per 10 persone!!!): io uso il solito wok antiaderente. Una volta pronto il soffritto ho unito le seppie tagliate ad anelli e ho lasciato cuocere a fuoco dolce coperto per circa 30 minuti, mescolando spesso e aggiungendo eventualmente qualche cucchiaio di brodo caldo. In seguito ho unito la lonza, la salamella, il pollo e, dopo aver amalgamato il tutto con un cucchiaio di legno, i piselli, i pomodori, le foglie di alloro e il fondo di cottura delle cozze. Ho lasciato cuocere altri 30 minuti e poi ho bagnato con il brodo caldo in cui avevo precedentemente sciolto le due bustine di zafferano. Ho aggiunto i  peperoni e il riso (che deve rimanere appena coperto dal brodo) e ho fatto cuocere, coperto e a fiamma bassa, senza più mescolare, per 15 minuti.
Infine, ho aggiunto al riso le cozze, regolato di sale e pepe e saltato tutto insieme per 2-3 minuti in modo da far amalgamare i sapori e ho servito! E’ fantastica!
Ma la cosa più buffa è che io, la vera Paella alla Valenciana, non l’ho mai assaggiata anche se sono stata in vacanza in Spagna!
Il tutto è stato innaffiato con abbondante sangria preparata dalle leste manine della Lisa; ecco le dosi per la ricetta che uso di solito:

  • 1 bottiglia di vino rosso fermo (io di solito uso del merlot, anche se non di ottima qualità)
  • ½ l acqua frizzante
  • 1 limone
  • 1 arancia
  • 1 pesca
  • 1 mela
  • 1 pera
  • 6 cucchiai di zucchero
  • Noce moscata
  • Cannella (sia in stecche che in polvere)


Tagliare a dadini mela, pera e pesca e a fettine limone e arancia e mettere tutto in una ciotola molto capiente (preferibilmente di vetro, così è ottima anche per la presentazione). Versare il vino, l’acqua e lo zucchero, mescolando in modo che si sciolga bene; poi aggiungere 2-3 stecche di cannella e della noce moscata in polvere. Personalmente, la sangria mi piace molto speziata, quindi abbondo sempre con cannella (anche in polvere) e noce moscata. Lasciare riposare in frigo per un paio d’ore prima di servire.
Buen Provecho!!!