domenica 22 dicembre 2013

Potage Parmentier

Cerchiamo di essere onesti: chiunque abbia iniziato a scrivere un blog di cucina negli ultimi anni ha quasi sicuramente visto il film "Julie&Julia" e/o letto il relativo libro. Io non faccio eccezione.
Circa un mese fa ho terminato di leggere il libro e poco tempo dopo mi è capitato per caso di rivedere il film...le bruschette, l'aspic, l'aragosta, boeuf bourguignonne, aumento incontrollato della salivazione. Eppure è mai possibile che fino ad ora non abbia mai provato nemmeno una delle ricette di Julia Child? Purtroppo è così ma fortunatamente si può facilmente porre rimedio a questa incresciosa situazione! Non ho i libri di Julia Child ma cercando in rete e, come Julie, ho deciso di iniziare dalla ricetta più semplice (anche se non necessariamente facile, come ci sugerisce nel libro): il Potage Parmentier, ovvero la zuppa di patate e porri.
...
E' strepitosa!!!
Non era certo la prima volta che preparavo una vellutata di patate e porri ma, che diamine, non c'è proprio paragone! Il trucco c'è e si vede: il burro e la panna NON sono opzionali ma assolutamente necessari per la buona riuscita. Personalmente ho sempre usato l'olio al posto del burro (e talvolta nemmeno quello) e poco latte al posto della panna ma quello che viene fuori è un piatto totalmente diverso. Il Potage Parmentier è un'altra cosa. Grazie all'aggiunta di questi deliziosi grassi il gusto è ovviamente molto ricco e corposo ma anche delicato allo stesso tempo; la consistenza è cremosa ma non perfettamente vellutata, riempie la bocca e riscalda (cosa non proprio disprezzabile in questo periodo). Certo, è una mazzata calorica ma posso garantire che dopo una ciotola di questa zuppa si è sazi e appagati! Poi se si appartiene alla schiera degli impenitenti mangiatori incalliti, come me e il mashio alfa, si può perfino fare il bis senza vergogna e sentirsi comunque al settimo cielo! Pur nella sua semplicità sono convinta che non sfigurerebbe sulla tavola delle feste che si avvicinano. Provatela!



POTAGE PARMENTIER

 Ingredienti (per 3-4 persone):
4 porri
500 g patate
40 g burro
100 ml panna fresca
500-600 ml di acqua calda (o brodo vegetale)
sale, pepe nero

Lavare i porri e affettarli a rondelle non troppo sottili fino a che le foglie non sono dure (si, si utilizza anche la parte verde, che è una cosa meravigliosa perchè si limita tantissimo lo spreco). Sbucciare e tagliare a dadini le patate e tenerle da parte. In una pentola sciogliere il burro a fiamma bassa, poi aggiungere i porri tagliati e soffriggerli alcuni minuti fino a che non sono appassiti a fiamma più vivace. Aggiungere le patate, mescolare e lasciare insaporire un paio di minuti. Salare e iniziare a versare l'acqua o il brodo caldo. Far prendere il bollore, incoperchiare parzialmente e lasciare cuocere a fiamma bassa per 30-40 minuti (le verdure devono essere talmente cotte da spappolarsi a contatto con il mestolo). A fine cottura utilizzare un mestolo o una forchetta per schiacciare le verdure e ottenere una zuppa densa ma non troppo omogenea: niente pimer, nè frullatori (almeno cosìdice nel libro "Julie&Julia" ed io ho eseguito alla lettera). Se dovesse risultare troppo liquida rimettere sul fuoco per far evaporare l'eccesso di liquido. Aggiungere la panna mentre la zuppa è ancora sul fuoco, pepare leggermente e mescolare. Servire calda.
N.B. Per come la vedo io non c'è bisogno di aggiungere altro, nè crostini di pane, nè prezzemolo o latre guarnizioni: è perfetta così!

Buon appetito e buone feste a chiunque si troverà a passare da questo scalcinato blog!



domenica 8 dicembre 2013

All'improvviso...un gatto

Non è che non mi piacciano i gatti, anzi, li trovo adorabili senonchè averne uno in casa aumenta esponenzialmente il caos (già imperante per quanto mi riguarda) e la quantità di lavoro domestico. Senza contare il fatto che le analisi hanno rivelato che sono leggermente allergica al pelo. Per tale motivo mi sono sempre opposta ai capricci del maschio alfa di adottare un altro animaletto domestico (io ho già lui: mi basta e avanza, pure). Purtroppo non avevo calcolato le iniziative personali. Una sera, circa 10 giorni fa, tornando a casa dopo essere stata in palestra e ho trovato il maschio alfa con gatto ignoto addosso che dormivano placidamente sul divano...
Il gatto (anzi, la gatta) è una trovatella, è piccola, niente più che un batuffolino di pelo, fuori era freddo, io non avevo voglia di discutere: ci accordiamo che se ne occuperà totalmente il maschio alfa. Così, fregandosene della mia allergia e della mia opinione in merito, da allora abbiamo adottato un gatto.
Mi mancava solo un gatto da accarezzare per avviarmi definitivamente verso un destino da supercattivo in perfetto stile James Bond!
E'completamente nera, si chiama Kiki (a chi piace Miyazaki il nome suonerà familiare ;-)) e ho il sospetto che sia un vampiro, dato che non riesco a farle una foto in cui non sia una massa nera in movimento.
Una strega come me in compagnia della sua gatta-vampira nera....insieme domineremo il mondo!!!
A proposito di supercattivi: quella che sto per postare non è la ricetta per una mina anti-uomo, anche se è ciò che sembra dalla foto (no, io le foto continuo a non saperle fare!). Si tratta invece di una supertorta soffice e farcita con una ganache piccante al cioccolato fondente che metterà d'accordo buoni e cattivi. E poi è tutta nera e, proprio come Kiki, è un vero peperino e in foto viene da schifo!


La base della torta è una dark chocolate cake la cui ricetta originale ho ripreso da qui.
Ho seguito la ricetta alla lettera per essere sicura di non sbagliare niente.

TORTA NERA

Ingredienti (per la torta):
4 uova
250 ml olio di semi di girasole (o altro olio di semi)
350 g zucchero
250 g farina 00
8 g lievito per dolci
1 cucchiaino di bicarbonato
85 g cacao amaro
250 ml acqua bollente

per la ganache:
300 g cioccolato fondente al 70%
300 ml panna fresca
30 g burro
peperoncino piccante in polvere
zenzero in polvere

Nella planetaria impastare l'olio, le uova e lo zucchero per un paio di minuti usando la frusta a foglia. Miscelare la farina con il lievito e il bicarbonato e aggiungere tutto lentamente nella ciotola dell'impastatrice. Stemperare il cacao setacciato nell'acqua bollente e versarlo nella ciotola continuando a mescolare a media velocità. L'impasto risulterà molto liquido ma va bene così.
Imburrare e infarinare uno stampo a cerniera a bordi alti da 24 cm di diametro, poi versarvi l'impasto. Cuocere in forno caldo a 180°C per circa un'ora (controllare sempre facendo la prova stecchino) poi sfornare e lasciare intiepidire prima di togliere la torta dalla teglia. Lasciare raffreddare completamente prima di farcire.
Preparare la ganache portando ad ebollizione la panna in un pentolino. Spengere il fuoco e aggiungere il cioccolato spezzettato e il burro mescolando con una frusta fino a che non si ottiene una crema liscia e omogenea. Aggiungere un cucchiaino di zenzero in polvere e un cucchiaino di peperoncino in polvere (la quantità di peperoncino dipende comunque da gusti personali: si può anche diminuire!) e mescolare bene. Coprire con pellicola a contatto e lasciare raffreddare per almeno un paio d'ore.
Tagliare la torta in modo da ottenere 3 dischi grosso modo uguali. Farcire ogni disco con uno strato abbondane di ganache, poi sovrapporre. L'eventuale ganache avanzata può essere usataper spalmare anche l'esterno della torta. Decorare con chicchi di cioccolato (oppure no, visti i miei risultati!) e servire.
Si conserva bene in frigo per almeno un paio di giorni.
Buon appetito!




domenica 10 novembre 2013

Il tempo dei finocchi

C'era una volta il tempo delle mele. Sophie Marceau. Le cotte adolescenziali. La torta di mele a merenda durante i cartoni animati.
Tempi passati e nostalgici, senza dubbio. Per me, adesso, è il tempo dei finocchi. Con la loro sofisticata dolcezza non sono certo amati da tutti i palati ma, attualmente, li preferisco di gran lunga alle mele. Per di più l'orto ne è pieno: dalla finestra riesco a vedere un sacco di rigogliosi ciuffetti verde chiaro crescere e nascondere questa candida verdura.
Anche il maschio alfa, uomo di larghe vedute come pochi altri, da qualche anno ha scoperto la croccantezza del finocchio (uno dei suoi tanti tabù alimentari che però è riuscito a superare) e riesce ad apprezzarlo sia crudo che cotto.
Data l'abbondanza ecco quindi che nasce la necessità di variare il più possibile il modo in cui gustarli, in particolar modo cotti, visto che le temperature stanno scendendo e si sente più la necessità di qualcosa di caldo e confortante.
Mi sono inventata questa ricetta che si prepara in un battibaleno e che sta diventando uno dei miei più frequenti pranzi da portare a lavoro. Trovo che sia molto allegra e solare grazie alla presenza della curcuma (ho scoperto di preferirla allo zafferano) che dona al tutto un meraviglioso color giallo e una delicata nota speziata, che non guasta mai.





FINOCCHI alla CURCUMA


Ingredienti:
1 finocchio (femmina, se si vuol essere pignoli, che è più adatto ad essere cotto)
1 spicchio di aglio
curcuma in polvere
olio evo
sale, pepe nero
ceci lessati (facoltativi)

Lavare bene il finocchio per eliminare il terriccio, poi tagliare via la parte verde e affettarlo abbastanza finemente. Sbucciare e tritare lo spicchio di aglio, poi soffriggerlo appena in una padella insieme a un paio di cucchiai di olio evo. Prima che l'aglio inizia bruciare e diventare marrone aggiungere il finocchio tagliato e spadellarlo a fiamma vivace un paio di minuti. Condire con una presa di sale, poco pepe nero e mezzo cucchaino di curcuma (ne basta poca perchè è veramente molto colorata! Non a caso contiene curcumina che in passato veniva usata anche come colorante per le stoffe) e lasciare cuocere a fiamma bassa per una decina di minuti mescolando ogni tanto. A me piace che il finocchio rimanga leggermente croccantino: se lo si preferisce più morbido basta aumentare di qualche minuto il tempo di cottura.
Per avere un piatto unico completo spesso aggiungo anche un po' di ceci già lessati (quantità a piacere secondo la disponibilità) un paio di minuti prima di spengere il fuoco, in modo che si insaporiscano.
Servire caldi.
Buon appetito!

domenica 27 ottobre 2013

Sindrome da lavagna vuota

Uno dei momenti peggiori dell'andare a scuola, almeno per quanto mi riguarda, era sicuramente essere chiamata alla lavagna per le interrogazioni: mi alzavo e mi dirigevo molto lentamente con faccia lugubre alla cattedra, manco camminasse nel braccio del morte. Arrivata alla cattedra mi veniva consegnato il gessetto bianco ed eccola lì, la mia nemica giurata, quell'enorme lavagna nera completamente a mia disposizione per mettere nero su bianco (anzi, bianco su nero) tutto il mio sapere. In quel momento mi sembrava che quel vuoto scuro fosse anche nella mia testa (nonostante studiassi come una matta e avessi voti altissimi) e non era infrequente che mi bloccassi. L'arte oratoria non è mai stata il mio forte.
In questo ultimo periodo, non so, sarà la stanchezza, sia  fisica che mentale, saranno i mille impegni ma quando mi siedo davanti al pc è come se fossi di nuovo davanti a quella maledetta lavagna: il vuoto cosmico!
Non è che non stia cucinando, anzi; è solo che non mi viene in mente niente di carino da scrivere. Passerà. Devo solo avere pazienza. Però non potevo aspettare l'ispirazione per pubblicare la prima zuppa d'autunno, calda e deliziosa come solo una zuppa sa essere, perchè è buona e perchè è tutta l'estate che aspettavo di provarla. Ho sudato sette camicie per mangiarla, non per prepararla, perchè se è vero che il calendario dice che siamo in autunno ormai inoltrato e le zuppe sarebbero il comfort food ideale per combattere il freddo incombente, è altrettanto vero che la maggior parte del tempo mi aggiro per casa e a lavoro in maglietta, accaldata. Pazienza, ancora. Tornerà anche il freddo, insieme all'ispirazione, e preparerò di nuovo questa zuppa semplicissima e veloce ma con quell'inaspettato tocco estroso dato dall'aggiunta di birra. Slurp!

ZUPPA di CIPOLLE e BIETOLINE alla BIRRA

Ingredienti (per 2-3 persone):
3 cipolle bianche secche
2 scalogni
1 mazzetto di bietolina fresca (circa 200 g)
2 foglie di alloro
200 ml di birra chiara
500-600 ml di brodo vegetale (o di pollo)
olio evo
sale, pepe nero
2 fette di pane toscano (facoltativo)
origano secco

Tagliare a fette abbastanza sottili le cipolle e gli scalogni (debitamente sbucciati) e stufare tutto una decina di minuti in una capace pentola con 3-4 cucchiai di olio evo e le foglie di alloro. Aggiungere le bietoline ben lavate e spezzettate grossolanamente e lasciarle appassire alcuni minuti insieme alle cipolle. Sfumare con la birra a fiamma alta, poi versare il brodo caldo (si può anche usare semplicemente acqua calda) e salare. Cuocere a fiamma bassa almeno mezz'ora dalla ripresa dell'ebollizione (le verdure devono essere molto morbide, praticamente sfatte).
Intanto ungere le fette di pane con un filo d'olio evo, salarle appena e cospargerle con origano secco. Disporle sulla placca del forno ben calda e farle tostare alcuni minuti.
Eliminare le foglie di alloro e servire la zuppa calda con una spolverizzata di pepe nero (se piace) e i crostini di pane tostato. Il maschio alfa suggerisce anche una manciata di parmigiano grattugiato che secondo lui ci sta bene!
Buon appetito!


domenica 20 ottobre 2013

Baba ganoush

La prima volta che l'ho sentito nominare da un amico siriano ho pensato che mi stesse prendendo per i fondelli: baba ganoush....e che roba è? Un nuovo tipo di babà napoletano? Una divinità indiana? Una parolaccia in milanese? Se lo si pronuncia più volte di fila diventa quasi uno scioglilingua: baba ganoush, baba ganoush, baba ganoush!
Poi la spiegazione: il babaganoush è simile all'hummus, solo che al posto dei ceci si usano le melanzane. Quindi una salsa di melanzane, fresca e speziata....mmm....buona! L'idea mi solleticava parecchio solo che non avevo la ricetta e improvvisare su quello che ho scoperto essere un classico della cucina medio-orientale non mi sembrava proprio il caso. Poi ho di nuovo poggiato gli occhi sul solito libro di cucina moresca (lo stesso delle ali di pollo al tahine), l'ho sfogliato ed eccola lì!
Mi è piaciuta talmente tanto che per tutta l'estate mi sono ingozzata di questa delizia spalmata sul pane o semplicemente gustata a cucchiaiate (c'è chi lo fa con la nutella ma io sono un po' anticonformista) come contorno.
Ovviamente le melanzane rientrano tra i tabù alimentari del maschio alfa, che si è tenuto a debita distanza da quella poltiglia color tortora. Ammetto che l'aspetto in sè non sia dei più invitanti ma basta ingentilire questa crema con una dadolata di pomodori maturi (con i quali si abbina a meraviglia) per avere un piatto gradevole da poter servire durante apericene o buffet.
Come al solito, provare per credere ma secondo me è da leccarsi i baffi!


BABA GANOUSH

Ingredienti:
1 grossa melanzana (500-600 g)
succo di 1 limone
2 cucchiai di tahine
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale, pepe nero
1 pomodoro maturo (facoltativo)

Bucherellare la melanzana con i rebbi di una forchetta (per evitare che scoppi), avvolgerla nella carta stagnola e infornarla a 220°C per circa un'ora, fino a che non saranno tenere all'interno. Quando saranno abbastanza fredde da essere maneggiate senza ustionarsi, tagliare via il picciolo e sbucciarle, recuperando anche la polpa che resta eventualmente attaccata alla buccia con l'aiuto di un coltello.
In un mortaio pestare lo spicchio d'aglio insieme a una presa di sale fino a ridurlo in una pasta, aggiungerlo alla polpa di melanzana insieme al succo di limone, il tahine, 3-4 cucchiai di olio e un poco di pepe nero. Spappolare e lavorare tutto con una forchetta fino a ottenere una crema densa  ma non del tutto liscia. Aggiustare eventualmente di sale e pepe. Servire cosparso con il pomodoro a dadini e accompagnare con fettine di pane preferibilmente tostato.
Buon appetito!

domenica 6 ottobre 2013

Marziani e venusiane

Un famosissimo libro di qualche anno fa sostiene che "gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere". Personalmente non mi sento così aliena ma, anche se non ho letto il libro, so che non è altro che un modo per dire che uomini e donne, fondamentalmente, sono molto diversi fra loro,non solo fisicamente ma, soprattutto, mentalmente.
Perchè le donne sono attratte da borse e scarpe e gli uomini da calcio e auto?
Mi rendo conto che si tratta di una generalizzazione ma è tanto per fare un esempio. E comunque le differenze non si fermano certo qui: è indubbio che la tortuosità della mente femminile lascia l'uomo in stato confusionale e di fronte a tali acrobazie ormonali l'unico modo per limitare i danni è tacere o fuggire a gambe levate. Purtroppo la fuga non è sempre una via praticabile...povero maschio alfa!
L'uomo, invece, in linea generale è un essere semplice, talvolta primitivo, con un modo di pensare che mi piace definire "lineare come una cozza". Sia ben chiaro, non ho niente contro le cozze, anzi, mi piacciono tantissimo, solo che non mi sembrano capaci di pensieri troppo complicati. Sono semplici, dirette...come i maschi! Hanno fame? Mangiano. Vogliono guardare la tivù? Guardano la tivù. Non hanno voglia di vedere i parenti? Lo dicono chiaramente. Inutile sperare che capiscano ciò che una donna vorrebbe che loro facessero.
Tenendo a mente il principio della linearità della cozza mi sono risparmiata un bel po' di fastidi con il maschio alfa. Per esempio: se chiedo democraticamente un parere (tipo: "andiamo al cinema o a vedere la partita allo stadio?) nella speranza che venga scelto ciò che vorrei...è tempo perso. Il maschio alfa sceglierà sistemanticamente l'opzione sbagliata. Perchè succede questo? Perchè lui non pensa a ciò che vorrei io ma sceglie semplicemente ciò che lui preferisce, senza pensare alle nefaste conseguenze che ciò comporta.
Diciamo la verità: a chi non è mai successo?
Per limitare inutili battibecchi ho eliminato il libero arbitrio: basta con le opzioni di scelta, si fa quello che dico io e siamo tutti più contenti!
Non dico che sia giusto ma per il quieto vivere talvolta si fa questo e altro.
Meno male che le cozze sono buone, pazienti e sopportano di tutto, compreso essere messe in padella!

Per rimanere in tema oggi cozze, secondo la mia ricetta fatta e rifatta un sacco di volte, in bianco, senza pepe ma con il peperoncino, con il vino e un tocco di limone che non guasta.




COZZE alla MARINARA

Ingredienti:
2 kg cozze
1 limone
4-5 spicchi d'aglio
peperoncino fresco
250 ml vino bianco secco
olio evo
1 mazzetto di prezzemolo
sale

Pulire le cozze sotto acqua corrente ed eliminare l'eventuale radichetta verde che fuoriesce dalle valve. Riempire per metà di acqua una grossa pentola e farla bollire, poi versarvi le cozze e mezzo limone. Lasciare cuocere fino a che l'acqua non riprende il bollore e le valve non si sono aperte (occorrono un paio di minuti), poi scolare tutto.
Tritare insieme gli spicchi d'aglio sbucciati e il  prezzemolo. In un tegame a bordi alti (o in uno wok) scaldare una quantità di olio evo tale da coprire abbondantemente il fondo del tegame in questione; quando è caldo aggiungere il trito di aglio e prezzemolo e il peperoncino a pezzi (quantità a piacere secondo al piccantezza che si desidera) e tenere il fuoco basso per un minuto in modo che tutto soffrigga ma non bruci.
Aggiungere anche le cozze, salare e sfumare con il vino dopo aver alzato la fiamma. Aggiungere anche il limone rimasto tagliato a fettine e mescolare continuamente in modo che tutte le cozze si insaporiscano in modo omogeneo. Cuocere finchè il fondo di cottura non si è ritirato di circa la metà (occorrono una decina di minuti). Servire immediatamente, magari spolverizzando con altro prezzemolo tritato e accompagnando con abbondante pane. Buon appetito!

sabato 21 settembre 2013

Una giornata no

Le persone deludono. Non è propriamente una opinione personale quanto un dato di fatto, qualcosa che viene dall'osservazione sperimentale della realtà. A quanto pare è una tara del genere umano. Prima o poi qualcuno farà qualcosa che mi farà letteralmente cadere le palle. Tanto più se si tratta di persone che si considera vicine e amiche.
Se mi fido di qualcuno va sempre a finire che prima o poi ci faccio al figura dell'idiota. Però se non mi fido sono cattiva!
Magari è solo mia totale incapacità nel giudicare le persone. Magari è che la mia fiducia è mal riposta visto che la fiducia altrui mai viene riposta in me.
Decidere che fare, come comportarmi, come cambiare (ancora) il mio punto di vista è una cosa che mi sfinisce solo col pensiero e mi rattrista.
Tant'è che oggi è proprio una brutta giornata anche se è sabato e sono a casa e non lavoro e fuori c'è il sole.
Un dolce. Perchè in questi casi è praticamente obbligatorio per tirarsi un po' su.  Leggero però, perchè anche se gli zibidei frullano come le eliche di un elicottero non è un buon motivo per rovinarsi la linea. Ricetta copiata chissà dove e quando e mai provata fino a oggi.
Soffice, con i mirtilli freschi dell'Abetone, che profumano deliziosamente e il cocco, per salutare l'ultimo giorno d'estate. Abbinamento insolito. Forse. Ma da provare per capire che i 2 frutti si sposano a meraviglia.





PLUMCAKE LEGGERO ai MIRTILLI e COCCO


Ingredienti:
uova
170 g zucchero
250 g farina 00 + 2 cucchiai
150 g yoghurt bianco magro
50 g olio di semi di girasole
150 g mirtilli freschi
3 cucchiai di farina di cocco
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale

Con le fruste lavorare le uova con lo zucchero fino a che non sono chiare e gonfie. Continuando a montare con le fruste aggiungere l'olio a filo (io uso un olio di semi perchè l'olio evo ha un sapore troppo forte che coprirebbe quello dei frutti) e poi lo yoghurt. Aggiungere anche il sale e la farina di cocco continuando a mescolare. Miscelare la farina con il lievito e aggiungerla gradualmente al composto di uova mescolando più delicatamente con un cucchiaio di legno. Cospargere i mirtilli con 2 cucchiai di farina (in questo modo durante la cottura del dolce i mirtilli non si depositeranno tutti sul fondo ma resteranno "sospesi" nell'impasto, distribuendosi uniformemente) e aggiungerli molto delicatamente all'impasto.
Foderare uno stampo da plumcake con della carta da forno bagnata e strizzata e riempirlo con l'impasto ottenuto.
Cuocere in forno caldo a 180°C per 40-45 minuti (fare sempre la prova stecchino), poi sfornare e lasciare raffreddare completamente prima di toglierlo dallo stampo ed eliminare la carta da forno.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di L'alveare delle delizie

domenica 8 settembre 2013

Ripubblicazione

"L'estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande, lo sai che non mi va..."

Ah, i Righeira! Ascoltavo questa canzone quando ero piccola e mi trovavo al mare con i miei: si sentiva praticamente ovunque! Mi fa pensare a come stavo bene a giocare sulla sabbia con il mio monokini, senz'altro pensiero che non fosse che gelato scegliere per merenda.
A parte il momento amarcord, sembra veramente che l'estate sia finita: non riesco a credere che domani tornerò a lavoro. Queste due settimane di cazzeggio sono letteralmente volate e anche se stanotte sembrava di essere nel bel mezzo del diluvio universale, non mi rassegno al pensiero di rinchiudermi di nuovo, per tutto il giorno, dentro un laboratorio.
Altro segno che le vacanze sono finite: il maschio alfa ha coraggiosamente ricominciato gli allenamenti di calcio nonostante gli acciacchi e, ancora più coraggiosamente, mi ha lasciata sola per pranzo con un preavviso di un paio d'ore. Come dire: se vuoi farmi incazzare basta anche molto meno!
Urgeva vendetta! Giusto per fargli capire che cosa si perde a giocarmi questi tiri mancini, mi sono preparata il palombo alla puttanesca: si è sparso un tale profumino per casa che lo ha fatto sbavare anche se non gli piacciono capperi e olive. Tiè! Beccati questa maschio alfa!



PALOMBO alla PUTTANESCA

Ingredienti (per 1 persona):
250 g palombo a fette con la pelle
1 spicchio d'aglio
150 ml passata di pomodoro
5-6 olive nere denocciolate
1 cucchiaio di capperi sotto sale
peperoncino piccante fresco (ma va bene anche secco)
origano
olio evo
sale

In un tegame scaldare un cucchiaio di olio evo, poi farvi soffriggere per appena un minuto, a fuoco medio, lo spicchio d'aglio sbucciato e tagliato a fettine. Aggiungere le fette di palombo ben distese e distanziate fra loro e cuocere un paio di minuti per ogni lato. Irrorare con la passata di pomodoro, abbassare il fuoco e lasciare cuocere coperto per 5 minuti. Rigirare di nuovo le fette di palombo e aggiungere i capperi dissalati sotto acqua corrente, le olive tagliate e fettine, peperoncino piccante a piacere (io ne ho messo appena un paio di fettine, giusto per far pizzicare un poco la lingua) e una generosa spolverata di origano secco. Aggiustare di sale (basta poco sale grazie alla presenza dei capperi), incoperchiare di nuovo e lasciare ritirare il sughetto ancora per al massimo una decina di minuti, a fuoco basso. Servire subito senza dimenticare una bella fettona di pane per fare scarpetta.
Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest VIVA IL POMODORO di Il Crudo e Il Cotto in collaborazione con La Fiammante




mercoledì 4 settembre 2013

Scene preistoriche

Finalmente anche il maschio alfa ha trovato un ruolo in cucina che lo soddisfa: l'accensione del barbecue lo rende felice perchè può mostrare tutta la sua testosteronica abilità nell'eterna lotta tra l'uomo e il fuoco. Carta, legna e pigne ordinatamente ammucchiate, qualche fiammifero e inizia la sfida contro il vento, le scintille e il caldo. Lo vedo girare intorno al bracere, smuovere i legnetti, sventolare la fiamma nascente con un giornale, aggiungere carbonella, come fosse una danza primordiale. Intanto la T-shirt bianca d'ordinanza si impregna di sudore e fuliggine e il maschio alfa somiglia sempre più a un Fred Flinstones paonazzo già prima che la brace sia pronta. Mentre gli porgo carne e verdure diligentemente tagliate e marinate mi aspetto anche che mi gridi dietro "Wilma, dammi la clava!"
A questo punto la danza si fa più complicata: compaiono la griglia, il forchettone, i guanti da forno (chissà come faceva l'uomo di Neanderthal a non bruciarsi le mani?!).
Porre la griglia sulla brace. Distribuire i cibi sulla brace. Abbassare la griglia per avere più calore. Bere acqua per evitare la disidratazione e accorgersi che il grasso che cola dalla carne si è incendiato. Togliere la griglia dal barbecue prima che la carne carbonizzi. Posare di nuovo la griglia sul barbecue e constatare di essersi comunque bruciati le dita nonostante il canovaccio.
La sottoscritta parte femminile osserva, consiglia, se la ride di gusto, interviene nei momenti critici ed erudisce il maschio, forte della sua pluriennale esperienza in picnic con barbecue. Infine la vittoria del suddetto maschio e un vassoio di prelibatezze cotte a puntino: la danza è terminata. Quando entra in casa, tutto tronfio e fiero del suo operato, mi accorgo che la sua T-shirt è ormai grigiastra ma odora tremendamente di brace e carne: che ci si creda o no, lo trovo molto sexy. Altro che Hugo Boss o Moschino Parfum: datemi un uomo che profuma di carne alla brace ed è molto probabile che gli cada ai piedi!

Ovviamente questo tipo di carne è da cuocere al barbecue (anche se credo si possano ottenere risultati accettabili anche alla griglia o addirittura in forno); si tratta di un taglio piuttosto povero ma che cucinato sulla brace è una vera specialità: le ali di pollo.
Ho ripreso la ricetta da un fantastico libro di cucina medio-orientale che fino ad ora ho continuato a sfogliare incantata, senza mai trovare il tempo o la voglia per cimentarmi in qualche leccornia.
Anche se il loro aspetto può sembrare ordinario (soprattutto a causa delle mie foto) le ali di pollo alla moda libanese risultano croccanti all'esterno, sostanziose e saporite in modo delicato, grazie al tahine e alle spezie. Deliziose! Mi sono pentita di non averle provate prima.



ALI di POLLO GRIGLIATE con TAHINE

Ingredienti (per 3 persone):
3 coppie di ali di pollo (oppure 6 alette)
3 spicchi di aglio sbucciati
paprica
semi di cumino
il succo di un limone
tahine
olio evo
sale, pepe nero

Per prima cosa preparare la marinata: pestare in un mortaio l'aglio, un cucchiaio abbondante di semi di cumino e un cucchiaio di sale fino a a che non si crea una pasta, poi trasferire tutto in una terrina capiente. Aggiungere 1 cucchiaino di paprica, un po' di pepe nero appena macinato, il succo di limone, 2 cucchiai di tahine e 1 cucchiaio di olio evo, poi mescolare tutto. Cospargere uniformemente le ali di pollo con la marinata e lasciarle insaporire in frigo almeno 1 ora.
Cuocere le ali di pollo per 15 minuti circa sul barbecue, girandole ogni tanto affinchè la pelle risulti dorata e leggermente abbrustolita e la carne ben cotta. Regolare di sale e pepe e servire immediatamente accompagnando con fettine di limone.
Buon appetito!

domenica 25 agosto 2013

L'estate sta finendo

"L'estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande, lo sai che non mi va..."

Ah, i Righeira! Ascoltavo questa canzone quando ero piccola e mi trovavo al mare con i miei: si sentiva praticamente ovunque! Mi fa pensare a come stavo bene a giocare sulla sabbia con il mio monokini, senz'altro pensiero che non fosse che gelato scegliere per merenda.
A parte il momento amarcord, sembra veramente che l'estate sia finita: non riesco a credere che domani tornerò a lavoro. Queste due settimane di cazzeggio sono letteralmente volate e anche se stanotte sembrava di essere nel bel mezzo del diluvio universale, non mi rassegno al pensiero di rinchiudermi di nuovo, per tutto il giorno, dentro un laboratorio.
Altro segno che le vacanze sono finite: il maschio alfa ha coraggiosamente ricominciato gli allenamenti di calcio nonostante gli acciacchi e, ancora più coraggiosamente, mi ha lasciata sola per pranzo con un preavviso di un paio d'ore. Come dire: se vuoi farmi incazzare basta anche molto meno!
Urgeva vendetta! Giusto per fargli capire che cosa si perde a giocarmi questi tiri mancini, mi sono preparata il palombo alla puttanesca: si è sparso un tale profumino per casa che lo ha fatto sbavare anche se non gli piacciono capperi e olive. Tiè! Beccati questa maschio alfa!



PALOMBO alla PUTTANESCA

Ingredienti (per 1 persona):
250 g palombo a fette con la pelle
1 spicchio d'aglio
150 ml passata di pomodoro
5-6 olive nere denocciolate
1 cucchiaio di capperi sotto sale
peperoncino piccante fresco (ma va bene anche secco)
origano
olio evo
sale

In un tegame scaldare un cucchiaio di olio evo, poi farvi soffriggere per appena un minuto, a fuoco medio, lo spicchio d'aglio sbucciato e tagliato a fettine. Aggiungere le fette di palombo ben distese e distanziate fra loro e cuocere un paio di minuti per ogni lato. Irrorare con la passata di pomodoro, abbassare il fuoco e lasciare cuocere coperto per 5 minuti. Rigirare di nuovo le fette di palombo e aggiungere i capperi dissalati sotto acqua corrente, le olive tagliate e fettine, peperoncino piccante a piacere (io ne ho messo appena un paio di fettine, giusto per far pizzicare un poco la lingua) e una generosa spolverata di origano secco. Aggiustare di sale (basta poco sale grazie alla presenza dei capperi), incoperchiare di nuovo e lasciare ritirare il sughetto ancora per al massimo una decina di minuti, a fuoco basso. Servire subito senza dimenticare una bella fettona di pane per fare scarpetta.
Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest VIVA IL POMODORO di Il Crudo e Il Cotto in collaborazione con La Fiammante




venerdì 23 agosto 2013

Insolito smoothie

E' mattina presto, troppo presto per essere in vacanza. Incredibile che anche quando sono in vacanza mi alzi di buon mattino: non è una cosa normale. Il maschio alfa dorme placidamente e io sto attenta a non svegliarlo. Il sole è sorto, ma non fa ancora così caldo da accendere il ventilatore. Lascio la porta aperta così che il venticello entri e mi svegli definitivamente. Appena alzata non ho mai fame e oggi non fa eccezione, anche se so che tra un paio d'ore sarei capace di spolpare un bufalo! Quindi mi costringo a fare colazione perchè i bufali ormai sono in via di estinzione e rifuggono la mia presenza quando mi vedono affamata! Inoltre mi sono pesata: shock! Un'estate di inattività fisica e bisogna correre ai ripari con un regime alimentare  più controllato che preveda pasti regolari e ipocalorici. Per la colazione trovo molto stuzzicanti i frullati di frutta: sono veloci da fare, freschi e vanno giù che è un piacere anche quando non si ha voglia di mangiare. Sono estremamente versatili e se ne possono inventare di tutti i tipi per fare un pieno di energia e vitamine (con un occhio alle calorie). Tutta un'altra cosa rispetto alle brodaglie piene di zuccheri e conservanti che si trovano al supermercato!
Oggi ne ho provato uno un po' insolito, senza latte ma con una rinfrescante tisana alla menta come base, ottimo in caso di caldo torrido! Provare per credere!
Una volta finito il mio beverone magari torno a letto per un pisolino o per infastidire il maschio alfa! ;-)



 SMOOTHIE di PESCHE e ALBICOCCHE alla MENTA

Ingredienti (per 1 persona):
1 bicchiere di infuso di menta freddo
1 pesca matura
3 albicocche mature
1 cucchiaino di miele
qualche goccia di succo di limone

Eliminare il nocciolo dalla pesca e dalle albicocche e spezzettare la frutta. Riunirla nel bicchiere del frullatore insieme ad alcune gocce di succo di limone, un cucchiaino di miele (o più, per chi preferisce lo smoothie più dolce) e un bicchiere di infuso di menta freddo (va bene anche del the aromatizzato alla menta) e frullare bene tutto fino a che non è omogeneo e non ci sono pezzettini a giro. Occorre meno di un minuto e si può usare anche il pimer a immersione. Versare in un bicchierone e gustare immediatamente, magari con una bella cannuccia. Non conservare lo smoothie perchè la frutta frullata si ossida alla velocità della luce, diventa scura e non più buona.
Buon appetito!

N.B. Più la frutta è matura e meglio è: è più dolce e lo smoothie risulterà più saporito. E' anche un ottimo modo per smaltire della frutta in via di deperimento e quindi non più molto appetibile da mangiare "nature".
N.B.2. Io preparo l'infuso la sera prima con il metodo dell'infusione a freddo dell'Arabafelice. In pratica basta mettere una bustina della tisana che si preferisce a bagno in un bicchiere d'acqua fredda per una nottata: trovo che abbia un sapore migliore del the caldo lasciato raffreddare e si conserva pure meglio.



mercoledì 14 agosto 2013

The original

Nel pieno dell'estate che cosa non può assolutamente mancare sulla mia tavola? Sono nata e cresciuta (e vivo tutt'ora) in Toscana e il piatto irrinunciabile è la classicissima panzanella. Fin da piccola mi è stata propinata da mia mamma, che ne è una grande estimatrice, benchè non mi piacesse particolarmente. Da qualche anno, invece, ho imparato ad apprezzarla, anche perchè è un fantastico modo di riciclare il pane raffermo in estate.
La ricetta è facile che di più non si può ed è la sola e unica: ne esistono molte varianti più o meno arricchite o modificate (con tonno, con prosciutto, senza cipolla, etc....) ma questa è l'originale. Piatto povero per eccellenza in cui è  fondamentale la qualità degli ingredienti, che deve essere eccelsa: il pane, rigorosamente toscano e senza sale (per chi non ce l'ha...lasci perdere la panzanella), cetrioli e pomodori ben maturi direttamente dall'orto (credo che i cuore di bue siano i più indicati perchè molto polposi), cipolla fresca, preferibilmente rossa, basilico appena colto dalla pianta per profumare e un ottimo olio. Voilà, il gioco è fatto! Una fresca delizia da gustare in buona compagnia anche il giorno di Ferragosto.
Buon ferragosto a tutti! :-)



PANZANELLA

Ingredienti (per 3/4 persone):
300 g pane toscano raffermo
1 grosso pomodoro maturo
1 cetriolo
1 cipolla rossa fresca
basilico
olio evo
aceto di vino
sale, pepe nero

Mettere in ammollo il pane in una ciotola con abbondante acqua e lasciarlo ad impregnarsi ben bene almeno un'ora. Affettare la cipolla non troppo sottilmente, tagliare il pomodoro a dadi e il cetriolo sbucciato a fette. Riunire le verdure in una capiente terrina e profumare con una decina di foglie di basilico lavate, asciugate e spezzettate grossolanamente a mano. Scolare il pane e strizzarlo bene per eliminare l'acqua. Sbriciolare il pane nella terrina delle verdure e condire il tutto con olio evo (senza esagerare per non creare una pozza unta in fondo alla ciotola), aceto, sale e pepe appena macinato a piacere. Mescolare tutto e conservare in frigo per almeno un'ora prima di servire per permettere al pane di impregnarsi bene dei succhi e dei profumi della verdura. Si può anche preparare il giorno prima. Servire ben fredda di frigorifero quando le temperature sono tropicali!
Buon appetito!



Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Briciole di bontà


domenica 4 agosto 2013

Hot in Berlino

Se qualcuno mi chiedesse come mi è sembrata Berlino risponderei senza ombra di dubbio:"calda, terribilmente calda". Per quanto assurdo possa sembrare ad una simile latitudine, ho visto il termometro segnare più volte 34°C. "Bazzecole", verrebbe da dire: qui in Italia siamo abituati a peggio. E' vero, ma i tedeschi no, il che si traduce nel fatto che l'aria condizionata non esiste: non c'è negli alberghi (almeno non nel nostro), non c'è nei musei, nei ristoranti, nella metro e nemmeno nei centri commerciali, proprio perchè, solitamente, non serve! A stento si trovava qualche antidiluviano ventilatore! Per cercare un po' di refrigerio c'era addirittura chi faceva il bagno nelle fontane (con tanto di costume!); noi ci siamo più volte rifugiati nel reparto frigo dei supermercati: la situazione era veramente drammatica!
Ovviamente la corposa alimentazione tedesca a cui avevo accennato non ha aiutato per niente: una settimana di stinchi, wurstel, polpette e patate in ogni loro declinazione (il tutto innaffiato da abbondante birra fresca!) mi ha portato più volte sull'orlo del collasso, oltre a svariate notti insonni e caldissime, in compagnia dei mostri della digestione. La penultima notte, al colmo della disperazione, per cercare di dormire ho bagnato un asciugamano e me lo sono arrotolato intorno alla testa, neanche ci fosse stato un incendio!
Tornata a casa ho agognato solo delle semplici insalate, ma siccome non si vive di sole insalate (io almeno non ci riesco) ecco un grande classico delle mie estati: il farro con pesto e pomodorini. Lo adoro! E' fresco e profumato e non si smetterebbe mai di mangiarlo!Lla ricetta è super collaudata e approvata dal maschio alfa in persona. Consente di mangiare qualcosa di gustoso anche con il clado torrido di questi giorni, senza appesantire. Quindi buon farro a tutti!



FARRO con PESTO e POMODORINI

Ingredienti (per 3/4 persone):
300 g farro perlato
150 g pesto genovese
15 pomodorini
1 manciata di pinoli
olio evo
sale, pepe nero

Cuocere il farro in abbondante acqua bollente salata per almeno 25 minuti, scolarlo e passarlo sotto acqua corrente ferma per fermare la cottura (altrimenti diventa troppo papposo). Condire con il pesto genovese (se fatto in casa ancora meglio), i pinoli e i pomodorini tagliati a spicchi. Aggiustare di sale e pepe e amalgamare bene. Se dovesse risultare un po' asciutto (dipende da quanto olio c'è nel pesto) aggiungere un filo di olio evo. Lasciare riposare in frigo almeno mezz'ora per far insaporire e servire ben fresco guarnito da foglie di basilico fresco. Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli



e alla raccolta di Briciole di bontà 

venerdì 19 luglio 2013

Ich bin ein Berliner

Sono trascorsi 50 anni da quando, nel 1963, l'allora presidente americano JFK tenne uno storico discorso di fronte al municipio di Berlino: una dichiarazione di pace e fratellanza verso il popolo di una nazione che aveva compiuto misfatti inauditi ma che stava vivendo un periodo di terribile divisione. Infatti, se è giusto che un'intera nazione venga condannata e punita per il proprio passato, è altrettanto giusto che le nuove generazioni non vengano screditate per gli errori dei padri, in nome di una storia che non hanno vissuto.
Fin da piccoli ci è stato insegnato che in Germania sono stati perpretati crimini abominevoli, siamo stati abituati a sentirci dalla parte dei buoni, dei giusti; sensazione rafforzata da racconti di nonni, partigiani, sopravvissuti. Eppure era necessario restituire un volto umano alla Germania e a Berlino. Forse  è questo che ha tentato di fare JFK con il suo discorso.
Tra qualche giorno andrò in vacanza a Berlino per una settimana e proverò anche io a senirmi un po' "Berliner". Nonostante abbia studiato tedesco non sono mai stata in Germania: chissà che non mi piaccia!

Mi sono domandata con quale piatto accompagnare questo post pre-partenza: purtroppo ho già pubblicato le ricette più tedesche che conosco, ovvero lo stinco e le patate alla birra; perciò ripiego su un'insalata molto particolare, ma salutare (in vista della dieta ipercalorica tedesca che mi aspetta). L'ho provata per consumare delle albicocche acerbe e un po' insipide e che si è rivelata più buona del previsto: non a caso l'ho già preparata più volte. Dato che non sono una grande mangiatrice di frutta al naturale ho trovato l'ennesimo modo per consumarla con gusto e spero che al mio ritorno avrò imparato qualche corposo piatto tedesco!



INSALATA con  ALBICOCCHE e PRIMOSALE

Ingredienti (per 1 persona):
Insalata verde (per me gentile ma sarebbeperfetta la valeriana)
60-70 g di formaggio primosale
2 albicocche leggermente acerbe
1 cucchiaio di uvetta
1 cucchiaio di pinoli
olio evo
aceto di mele
sale, pepe nero

Lavare l'insalata e spezzettarla a mano, tagliare il primosale a tocchetti e le albicocche a fettine. Disporre nel piatto di portata l'insalata, le albicocche e il formaggio. Distribuire anche l'uvetta e i pinoli. Preparare una emulsione con 2 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaio di aceto di mele (si sposa benissimo con la frutta perchè è più delicato), un pizzico di sale e di pepe e condire l'insalata. Servire immediatamente.
Buon appetito!


Con questa ricetta partecipo al contest della Cuochina Sopraffina



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di SosiDolceSalato

sabato 13 luglio 2013

Cucina anti-caldo

Si sa che con il caldo accendere forno e fornelli può essere difficile soprattutto se, come me, non si ha l'aria condizionata e la cucina già di per sè è la stanza più calda della casa. In questi casi cucinare diventa più una sfida che una necessità: il coraggio e la resistenza del cuoco di turno vengono duramente messi alla prova e solo i più golosi riusciranno a farcela! Nei momenti peggiori persino la mia portentosa fame diminuisce e mi viene voglia di convertirmi al crudismo!
E allora bisogna pensare a qualcosa di fresco e appetitoso, che soddisfi il palato ma non mi faccia sentire come se avessi ingoiato una palla da bowling!
L'ultima cosa che mi sono inventata mi ha stupito talmente tanto che continuo a riproporla almeno una volta alla settimana. Niente di difficile o cervellotico, sia chiaro, solo un'idea fresca e veloce per cui la sola cosa da accendere è la luce della cucina se è sera!
Tutto è nato dal fatto che al supermercato mi sono lasciata tentare, in uno dei miei soliti attacchi di shopping compulsivo, dall'aringa marinata del reparto gastronomia, pur non avendola mai assaggiata ma sapendo che si tratta di un pesce piuttosto grasso con un sapore e un odore molto forti. Arrivata a casa la domanda è stata spontanea: che ci faccio? Pensa che ti ripensa decido di abbinarla alla dolce croccantezza delle carote e al sapore più deciso della cipolla, che mitiga quello dell'aringa. Il tutto condito con del buon olio evo, abbondante pepe nero appena macinato e qualche goccia di aceto balsamico per sgrassare la bocca. Assolutamente deliziosa! Provare per credere!



INSALATA di CAROTE, CIPOLLE e ARINGA


Ingredienti (per 2 persone):

2-3 carote
1 filetto di aringa affumicato marinato da circa 70-80 g
1 cipolla di Tropea fresca
olio evo
aceto balsamico
sale, pepe nero

Raschiare le carote, poi grattugiarle con la grattugia a fori larghi. Affettare la cipolla e tagliare a striscioline il filetto di aringa (eliminare eventualmente la pelle, se non piace) e unire tutto alle carote. Condire con olio evo, abbondante pepe nero appena macinato, sale e aceto balsamico a piacere. Servire accompagnando con una bella fettona di pane casereccio (magari leggermente tostato).
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta estiva di Silvia ai fornelli

sabato 29 giugno 2013

In cucina non si butta via nulla

In casa del maschio alfa il sabato a pranzo è tradizione consolidata negli anni mangiare il pollo arrosto preso sempre dal solito, fidato pollivendolo, al mercato di paese. Io mi sono adeguata in fretta a questa abitudine: in fondo mi consente di riposarmi un po', stanca, dopo una settiman di lavoro, e di non dover ripulire la cucina dopo pranzo. L'unico inconveniente è che mangiare sempre la stessa pietanza, settimana dopo settimana, mi annoia tantissimo. E allora ho iniziato a variare i contorni: patatine, insalata, pomodori, carote.....però il pollo restava pur sempre lo stesso.
Oggi non ne avevo alcuna voglia ma la pigrizia mi ha fatto acconsentire al solito pollo, solo che stavolta mi faceva tristezza, lì da solo nel piatto, un po' rinsecchito e freddo. Lasciarlo per poi buttarlo? Opzione non contemplabile. E poi comunque avevo una fame!
Mi sono ingegnata. Ho aperto il frigo e ho recuperato alcuni rimasugli: una falda di peperone, un avanzo di salsa di yoghurt, le ultime foglie di insalata, una piadina precotta. Che cosa ne ho fatto? Ecco qua!



Un po' kebab, un po' taco, senza essere nessuno dei due! Se questo non è un modo spettacolare di riciclare il pollo non so più cosa inventarmi! Non sembrava nemmeno lo stesso: mi sono sentita un genio! (Piccole soddisfazioni)


RICICLO di POLLO ARROSTO

Ingredienti (per una persona):
Petto di pollo arrosto
1 cipollotto fresco
1 falda di peperone (rosso)
tabasco
alcune foglie di insalata
salsa di yoghurt
1 piadina precotta

Tagliare a listarelle il peperone e cuocerlo per una decina di minuti su una piastra aderente molto calda, senza olio. Durante la cottura irrorare con gocce di tabasco (quantità a piacere: io ne ho usato parecchio perchè mi piace il sapore piccante coi peperoni) mescolando continuamente. Scaldare la piadina su una piastra antiaderente calda, un minuto per lato. Tagliare a fettine sottili il cipollotto e sfilacciare il petto di pollo (o una qualunque altra parte di questo povero volatile). Farcire la piadina ancora calda spalmandola con un po' di salsa di yoghurt (io la preparo con yoghurt bianco magro, poco olio evo, sale, pepe nero, aglio ed erbette fresche tritate a piacere come erba cipollina, prezzemolo, basilico, mentuccia...), poi disporre qualche foglia di insalata, il pollo sfilacciato, il cipollotto e i peperoni piccanti. Abbondare eventualmente con salsa di yoghurt, arrotolare la piadina e mangiare immediatamente.
Buon appetito!


giovedì 27 giugno 2013

Estate

Finalmente. Dopo un interminabile inverno e una primavera a dir poco traballante è arrivata. Per me è il periodo più bello dell'anno. Le giornate sono lunghe, c'è luce fino alle 9 di sera e io mi sento piena di energie: riesco a fare mille cose senza sentirmi stanca. E' tempo di mare, piscina, passeggiate, tornei di beach volley, vestiti leggeri, sandali e barbecue. Barbecue...una delle mie grandi passioni. Già altre volte ho professato il mio incondizionato amore per la rosticciana alla brace ma è pur vero che qualunque cosa, cucinata in questo modo, acquista più sapore, a partire dal semplice petto di pollo. E allora via con bruschette, verdure, bistecche, salsicce e chi più ne ha più ne metta! La cosa divertente sta proprio nel poter variare ogni volta gli ingredienti e l'odore che proviene dalla griglia per me è uno degli emblemi di questa magnifica stagione. Io e il maschio alfa sono già 3 settimane che nel weekend ci dedichiamo all'arte del barbecue in giardino!!!
La scorsa settimana mi sentivo in vena di sperimentare, così ho consultato un libro di ricette al barbecue regalatomi da una cara amica a Natale. Potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di un barbecue un po' etnico e speziato? Giammai!
Ecco da dove arriva l'idea di questi spiedini che sembrano salsicce ma sono speziati e a base di manzo: per un barbecue alternativo e, tra l'altro, anche piuttosto economico!



SPIEDINI di KEFTA di MANZO

Ingredienti (per 6-7 spiedini):
600 g macinato di manzo
1 cipolla rossa grande
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
1 peperoncino rosso (per me secco ma fresco penso sarebbe meglio)
1 pezzo di ginger
semi di cumino
semi di coriandolo
cannella in polvere
noce moscata
2 chiodi di garofano
olio evo
sale, pepe nero

In un mortaio pestare bene fino a ridurre in polvere un cucchiaio di semi di cumino, un cucchiaino di semi di coriandolo e i chiodi di garofano. Tritare la cipolla sbucciata, l'aglio anch'esso sbucciato, il prezzemolo, il ginger (senza corteccia) e il peperoncino privato dei semi. Mescolare il trito con il macinato di manzo e le spezie pestate. Aggiungere anche della cannella e della noce moscata in polvere (personalmente non esagero con la cannella che non amo molto nei piatti salati), salare e pepare e impastare a lungo il composto per legare bene gli ingredienti. L'impasto può essere preparato anche con qualche ora di anticipo in modo che il tutto si insaporisca bene bene. Bagnare le mani e formare 6-7 salsicce, infilarle sugli spiedini e spennellare con olio evo. ATTENZIONE: per fare in modo che gli spiedini di legno non si brucino sulla brace immergerli un paio d'ore nell'acqua prima di infilzarvi le salsicce.
Preparare il barbecue. Un consiglio: per accendere il fuoco su cui poi si dovrà cuocere la carne meglio non utilizzare prodotti chimici (tipo diavolina) ma solo carta, cartone e legna non trattata, che non rilasciano cattivi odori.
Scaldare la griglia ad altezza media sulla fiamma e, quando le braci saranno vive, disporre gli spiedini. Lasciare cuocere 5 minuti, poi girarli (con attenzione: quando la carne non è ancora cotta è molto morbida e lo spidino potrebbe fuoriuscire) e proseguire la cottura per altri 5 minuti. Sono pronti quando è rimasto impresso il segno della griglia bruciacchiato. Servire immediatamente.
Buon appetito!


domenica 16 giugno 2013

Sushi a colazione

Dopo l'incazzatura dello scorso post torno a parlare del mio viaggio giapponese.
E' ovvio che per una fissata del cibo etnico, come me, la parte gastronomica ha costituito un'attrattiva irresistibile, tanto più che si tratta di una delle cucine più celebrate negli ultimi anni. Si sa che io sono una persona "di bocca buona", come si suole dire dalle mie parti: non mi tiro mai indietro, mi piace provare di tutto e, fino ad ora, non mi ero mai rifiutata di assaggiare qualcosa. Ho persino mangiato di gusto le uova sode nere dopo la cottura nelle acque sulfuree di Hakone!

 
Poi ci sono stati momenti esaltanti a base di ramen, tempura e sushi. Eccone alcuni esempi:







E poi notevoli esempi di cucina da strada come polpette di polpo,

e okonomiyaki, una sorta di frittata con noodles, cavolo, bacon, cipolla, uovo, le immancabili sfoglie di pesce essiccate e dio solo sa cos'altro (si vedono sempre nei cartoni animati: ricordo che le preparava il babbo di Kiss me Licia!)).

Ora, non per vantarmi (o un pochino magari si) ma il sushi era così buono e così a buon mercato che ne ho fatto delle incredibili scorpacciate, cosciente che in Italia non mi ricapiterà di mangiarne di così eccellente qualità (e quantità). Ne sono talmente ghiotta che, dopo l'imperdibile visita mattutina all'enorme e strabiliante mercato del pesce, dove ho visto cozze grandi quanto un tavolino da salotto (giuro che non sto esagerando!), pesci, molluschi e mitili di ogni forma e dimensione tanto che sembrava di essere finita a bordo del Nautilus, non ho potuto fare a meno di concedermi una lauta colazione a base di enormi maki, acquistati direttamente da una bancarella, come è in uso fare a Tokyo. Fantastico!


Poi ci sono stati altri momenti, decisamente meno esaltanti, in cui ho avuto la sensazione di essere finita nel film di Indiana Jones in cui deve mangiare serpenti e scarafaggi...beh, non eravamo proprio a quei livelli ma è tanto per rendere l'idea. Una sera ci siamo recati in un ristorantino molto tipico vicino al nostro albergo: si mangiava inginocchiati per terra, sulle stuoie di vimini (tatami), senza scarpe. Il locale era interamente rivestito di legno: tutto molto bello, molto caratteristico, molto giapponese. Unica pecca, il menù, che per i poveri sventurati forestieri, comprendeva solo pochi piatti, tutti a base di un ignoto pescetto chiamato Douzen (se qualcuno sa di che pesce si tratta, lo prego di farmelo sapere). In quel momento non mi sono preoccupata: a me il pesce piace. La situazione è decisamente cambiata quando è arrivato il primo piatto ordinato dal maschio alfa: pensava di aver ordinato dei pesciolini fritti e invece....si è trovato di fronte, si, un piatto di fritto, ma di lische di pesce!!! E la polpa del pesce che fine aveva fatto????


Alla vista delle lische fritte mi sono arresa: non riesco nemmeno a sopportare il pensiero di averle in bocca (anche se chi l'ha assaggiate ha detto che sono state la pietanza più buona della serata: sapevano di sardina fritta!) figuriamoci sgranocchiarle come fossero patatine! Il maschio alfa ha trangugiato tutto di gran gusto: la prossima volta che a casa si rifiuta di mangiare zucchine e melanzane gli ricorderò queta serata!
Ma non è finita qui. Finalmente arriva la pietanza principale: tutti hanno preso una sorta di frittata con questi famigerati filetti di pesce; io, avventurosa, mi sono vista servire (su un fantastico bracere di legno) un tegame pieno di pescetti. Erano piuttosto grandi, troppo grandi, interi e stavano ancora cuocendo. Noto che non sono eviscerati: ORRORE!!! Ho a mia disposizione solo un paio di bacchette: riesco solo a staccare la testa e a ingoiarli praticamente interi....Un saporaccio! Amari, grassi, nemmeno perfettamente cotti. Per i giapponesi potranno essere una prelibatezza (e l'afflusso di gente al risotrante lo confermava) ma per me erano rivoltanti!
Non parliamo poi dei dolci! Personalmente non condivido la passione per tutte quelle consistenze gelatinose e gommose, soprattutto se dadi di agar agar vengono nascosti nel gelato!
Insomma: la fame è una brutta bestia, che ti spinge a mangiare cose che non avresti immaginato. Adesso l'ho capito.

Per mettere pace tra Oriente e Occidente un po' di cucina "fusion": una italianissima focaccia con un pizzico orientale nella farcitura, preparata con il mio fidato licoli (anche se non ne parlo spesso siamo diventati amici) e apprezzata da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di assaggiarla. Da leccarsi anche le orecchie!



 ROSE INTEGRALI con CIPOLLA e GINGER

Ingredienti:
2 grosse cipolle dorate
zenzero fresco (a piacere: per me un pezzo bello grosso)
160 g licoli (rinfrescato 3 volte)
250 g farina 00
200 g farina integrale
circa 200 ml acqua
olio evo
sale, pepe nero

Mettere il licoli nella ciotola dell'impastatrice insieme alle due farine e iniziare a impastare (io uso il gancio) a bassa velocità. Aggiungere l'acqua a poco a poco e un cucchiaino di sale. Impastare per 15-20 minuti. Secondo le farine che si usano l'impasto può risultare più o meno morbido: se è troppo morbido aggiungere poca farina, se troppo duro, pochissima acqua. L'impasto può essere preparato anche a mano ma decisamente ci vuole più olio di gomito e più tempo. Porre l'impasto in una ciotola, incidere a croce e far lievitare in luogo tiepido 2-3 ore (io tengo questi impasti nel forno spento con la luce accesa che scalda leggermente).
Affettare finemente le cipolle sbucciate, tritare lo zenzero e rosolare il tutto in una padella con 2 cucchiai di olio evo per una decina di minuti. Aggiustare di sale e pepe e lasciare raffreddare.
Stendere l'impasto su un piano infarinato a uno spessore di circa 2-3 mm e distribuirvi le cipolle allo zenzero, arrotolare e tagliare delle fette di circa 5 cm. Distribuire le fette ottenute in una tortiera unta precedentemente, a bordi alti e di circa 28 cm di diametro. Coprire con un panno e lasciare lievitare ancora per 6-8 (per me una notte intera) ore in luogo tiepido (il solito forno spento andrà benissimo). Cuocere in forno caldo a 190°C per circa 30 minuti (io aspetto fino a che la superficie non si colora leggermente). Lasciare raffreddare e servire. E' buonissima e si conserva soffice per diversi giorni!
Buon appetito!



venerdì 31 maggio 2013

Presunti colpevoli

In linea generale mi reputo una persona piuttosto calma e molto tollerante: se trovo la fila all'ufficio postale aspetto pazientemente il mio turno (inutile arrabbiarsi: non risolverei la situazione e rischierei un'ulcera); quando vado dal medico sopporto stoicamente le chiacchere di ultraottantenni afflitti da malattie multiple più o meno immaginarie; cerco di non alterarmi nemmeno quando al supermercato vengo speronata da affannati pensionati che cercano di superarmi per giungere alla cassa per primi (un classico!), neanche da ciò dipendesse la salvezza dell'universo; eppure mi sembra che a volte qualcuno ci si metta davvero d'impegno per farmi girare i cosiddetti.
Lo scenario, un classico del sabato mattina: ci troviamo nel sovraffollato supermercato di paese. La giovane coppietta, dopo essersi aggirata tra gli scaffali per la spesa settimanale, si dirige alla cassa automatica, la quale seleziona la spesa della coppia per la rilettura da parte di una cassiera. Nessun problema, solo una perdita di tempo di 5 minuti. La rilettura conferma che tutti gli articoli erano stati conteggiati correttamente. I giovani (si fa per dire) pagano e si avviano verso l'uscita quando vengono fermati da un tizio che esibisce un cartellino che lo qualifica come "addetto alla sicurezza". Il maschio alfa, paonazzo per lo sforzo, carico come un mulo con due borsoni strapieni e una cassetta di patate in equilibrio sotto il braccio guarda la sua compagna con sguardo implorante, del tipo "non ce la faccio più, facciamo presto o crollo in terra". La ragazza si rende conto di essere uscita dal supermercato in scia del cliente precedente, senza aver scannerizzato il proprio scontrino che istintivamente mostra all'addetto. E poi accade l'impensabile: l'addetto punta l'indice e con un sorrisetto furbo esordisce con
"Beccati, eh?!"
....?????.....Silenzio e sguardi perplessi
"Vi ho sentito, prima!"
Ancora silenzio e la sensazione di essere scemi
"Vi ho sentito che vi dicevate di lasciare qualcosa nel carrello!"
A quel punto un atroce sospetto si fa strada nella mia mente (perchè ovviamente eravamo io e il maschio alfa a fare la spesa!): questo tizio ci sta accusando di furto!
In quell'istante noto anche che il tipo, piuttosto mingherlino, è seguito da un gigantesco energumeno, più simile ad un armadio a 3 ante, il probabile acciuffa-ladri. Non mi interessa: ormai sto schiumando di una rabbia che mi fa sibilare a denti stretti in faccia all'addetto "Mi scusi, ma che cosa sta insinuando esattamente?"
Il maschio alfa capisce la situazione e fa il fatidico passo indietro (per evitare gli eventuali schizzi di sangue!) mentre io mi infervoro e inizio a spiegare al coglione la mia spesa, la rilettura e che quando ha sentito "lascialo lì" era un riferimento al carrello che, da che mondo è mondo, non mi posso portare a casa. Ormai è una questione di principio e me ne frego se sto attirando l'attenzione: gli mostro lo scontrino inferocita e pretendo che controlli lui stesso, pezzo per pezzo, la corrispondenza, dopo che i suoi colleghi avevano provato che andava tutto bene. Anche il tipo evidentemente si spaventa: balbetta, ritratta, cerca di generalizzare il comportamento scorretto della gente. Alla fine ci lascia andare senza nemmeno controllare, lasciandomi addosso una sensazione di sporcizia e una incazzatura che mi accompagnerà per gran parte del sabato.
Avrei sopportato senza protestare un ulteriore controllo (immagino che il taccheggio in un periodo di crisi così nera sia all'ordine del giorno), quello che non tollero è l'impertinenza e l'arroganza del "Beccati!", l'accusa infondata e senza prove. Avrei voluto dirgliene talmente tante da fargli cadere tutti i capelli: purtroppo non ho mai le reazioni che vorrei nel momento giusto. Adesso quando andrò a fare la spesa dovrò stare attenta anche a quello che dico o la prossima volta magari ci sarà pure una perquisizione personale!
Per sentirmi meglio un piatto elegante ma semplice e velocissimo, adatto a tutte le tasche. Non ci sarà bisogno di rubare le capesante: sono abbastanza abbordabili anche per una poveraccia come me!





CAPESANTE GRATINATE

Ingredienti (per 2 persone):
4 Capesante fresche nel loro guscio
5 cucchiai di pangrattato
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
vino bianco
olio evo
sale, pepe nero

Tritare insieme gli spicchi d'aglio sbucciati e una manciata di foglie di prezzemolo. In una terrina mescolare il pangrattato con il trito preparato, un paio di cucchiai di olio evo e un paio di cucchiai di vino bianco, un pizzico di sale e del pepe nero (meglio se appena macinato): deve risultare un impasto molto sbricioloso. Farcire la conchiglia lavata e asciugata con il pangrattato preparato in modo che tutta la capasanta sia ben coperta. Fare una leggera pressione con le dita per compattare il tutto e infornare a 200°C per 10-15 minuti (il pangrattato deve appena imbrunire). Sfornare e servire caldissime con un buon calice di vino bianco!
Buon appetito!

domenica 12 maggio 2013

Sol Levante

Tutto ha avuto inizio a febbraio. Si sa che in compagnia di amici si tende a dire un sacco di stupidaggini pur di fare quattro risate: qualche bicchiere di troppo, la lingua si scioglie, un pretesto qualunque (tipo un orologio da parete con 3 fusi orari) e parte la cazzata. Si continua a ridere, si fantastica e poi qualcuno la prende sul serio e inizia a fare ricerche serie e.... Bam! In men che non si dica trova l'offerta definitiva, quella che non puoi rifiutare perchè sai che un'occasione del genere non ricapiterà mai e devi approfittarne adesso, anche se forse non è il momento giusto, anche se hai appena iniziato un nuovo lavoro e non hai ancora uno stipendio. Al diavolo tutto: io parto! Nemmeno due mesi dopo mi sono ritrovata su un'altro volo intercontinentale, insieme ai soliti amici (e al maschio alfa!), diretta a TOKYO!
Ora sono tornata, con un milione di cose in testa, gli occhi pieni di meraviglia e tanta voglia di cucina italiana!
In realtà non avevo mai preso in considerazione il Giappone come meta per un possibile viaggio: troppo lontano, troppo costoso, troppo complicato e invece....mai dire mai nella vita!
Difficile dire cosa sono stati questi 10 giorni: come si può riassumere una simile esperienza quando si ha l'impressione di essere stati su un altro pianeta, tanto è diversa la gente, la cultura e lo stile di vita? Dalla silenziosissima folla ordinatamente in coda per la metro, alle pagode variopinte, la gentilezza e l'educazione di un popolo che non sa una parola d'inglese ma vuole lo stesso cercare di aiutarti, il monte Fuji, i templi buddisti e i santuari scintoisti, la grande metropoli punteggiata da meravigliosi giardini zen, il thè verde che sa di acqua di cottura degli spinaci, la cucina e la gastronomia di un paese che riesce a saziarsi con porzioni lillipuziane (ho capito perchè i giapponesi sono tutti piccoli e magri!), gli anime e i mangacome modello di vita. Indescrivibile. Se non si è nati in Giappone credo sia praticamente impossibile riuscire a capire fino in fondo e entrare a far parte di una simile società ma è comunque fantastico averci a che fare come turisti: appare tutto così strano e diverso da suscitare ammirazione e meraviglia.
Ecco una foto che mi piace particolarmente: sala da thè sul laghetto del giardino Hama Rikyiu con lo skyline della Tokyo moderna sullo sfondo.


Il Daibutsu (o grande Budda) di Kamakura


La pagoda di Nikko


So che il mio racconto non è esaustivo e non può essere altrimenti: le cose torneranno a galla poco alla volta e più chiaramente quando il jet lag mi avrà definitivamente abbandonato!
Di una cosa sono sicura: per la prima volta mi è mancata la cucina italiana. Non è che non mi piaccia la cucina giapponese, anzi, la apprezzo moltissimo ma essendo molto diversa dalla nostra verso la fine del nostro soggiorno nipponico abbiamo iniziato ad avere voglie molto italiane: non so dire quante ore abbiamo trascorso in treno e in metro a discutere su quale sarebbe stata la prima cosa che avremmo mangiato una volta tornati! Io propendevo per prosciutto crudo, coccoli e olive verdi ma erano molto quotate anche lasagne e grigliata di carne. Alla fine di tutti i giochi però, quale può essere il piatto principe di cui un italiano all'estero sente la mancanza se non una bella pastasciutta???
Ecco quindi che cosa propongo oggi: niente pietanze esotiche o ingredienti orientali, solo un piatto di pasta semplicissimo e veloce nella sua preparazione, leggero, tanto gustoso e che sa di casa.

FUSILLI INTEGRALI con ZUCCHINE, PINOLI e POMODORINI

Ingredienti (per 2 persone):
160 g fusilli integrali
1 grossa zucchina tonda
1 cipollotto fresco
8 pomodorini
1 cucchiaio di pinoli
basilico
olio evo (2 cucchiai)
sale, pepe nero

Scaldare un padellino antiaderente a fiamma alta, tostarvi per un paio di minuti i pinoli (attenzione che non brucino) e tenerli da parte.
Tagliare a rondelle sottili il cipollotto e soffriggerlo nell'olio per farlo appassire. Aggiungere la zucchina tagliata a dadini e cuocere a fuoco medio per 5 minuti. Aggiungere anche i pomodorini tagliati a spicchi e salare. Continuare la cottura ancora per una decina di minuti al massimo (preferisco che le zucchine non siano spappolate). Verso fine cottura abbassare la fiamma, aggiungere i pinoli tostati, abbondanti foglie di basilico fresco (dona un profumo delizioso alle zucchine) e una macinata di pepe nero.
Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata (io ho scelto i fusilli ma va bene qualunque altro formato di pasta corta), scolarla al dente e saltarla un paio di minuti insieme alle zucchine prima di servire. Volendo si può aggiungere del formaggio grattugiato anche se io l'ho trovata assolutamente perfetta così.
Buon appetito!






domenica 14 aprile 2013

La porcata definitiva



Vorrei che l'immagine fosse più eloquente. Vorrei che rendesse davvero l'idea della porcata assoluta che è questa torta. C'è ben poco da dire, solo da mettersi all'opera: questa peccaminosa delizia deve essere assolutamente provata. E' vero, è una porcata che di più non si può e solo gli americani potevano pensare e realizzare una simile follia dolciaria. Eppure una volta nella vita dovrebbe essere obbligatorio assaggiarla per carpire la vera essenza del cioccolato.
Da almeno un anno guardavo questa ricetta, la studiavo, ci ripensavo e mi dicevo che, no, non potevo, è troppo. Non è difficile, temevo solo per le coronarie di coloro che avrebbero avuto la fortuna (o l'ardire) di assaggiarla. Alla fine delle mie paturnie mi sono decisa. Mi serviva un'occasione speciale in cui fossero presenti più di 2 persone (mangiarla in due credo potrebbe essere mortale) e ho colto l'occasione per il compleanno di mio babbo, che con gli anni sta diventando sempre più goloso. La quantità di burro e cioccolato è vergognosa tanto che ho preferito avvisare gli ultrasessantenni di munirsi di tutte le pillole necessarie: anticolesterolo, antitrigliceridi, antiglicemici.... Non voglio mica essere accusata di tentato omicidio!
Inutile dire che è piaciuta e molto: c'è stato persino chi ha fatto il bis nonostante dopo una fetta si sentano già le arterie incrostate. Il guscio croccante di biscotti che racchiude due strati cioccolatosi, uno più morbido dell'altro: è vero, sembra proprio fango ma alla prima cucchiaiata si è pronti a dire che anche se non è bella da vedere, l'aspetto non è tutto. Incredibilmente pericolosa e incredibilmente buona.


MISSISSIPPI MUD CAKE

Base (per una tortiera a cerniera da 22/24 cm):
250 g biscotti al cacao (pandistelle)
2 cucchiai di cacao amaro
70 g burro

Per il ripieno:
180 g cioccolato fondente
180 g burro
4 uova
1 tazzina di caffè
90 g zucchero di canna
90 g zucchero semolato
200 ml panna fresca

Per il budino al cioccolato:
30 g cacao amaro
15 g amido di mais
80 g zucchero
290 g latte
2 tuorli
25 g burro
50 g cioccolato fondente
vanillina
un pizzico di sale

Guarnizioni:
200 ml panna fresca
3 cucchiai di zucchero a velo
gocce di cioccolato fondente

Preparare la base: tritare finemente i biscotti con il mixer e mescolarli poi con il burro fuso e il cacao fino a ottenere un composto sabbioso. Rivestire uno stampo a cerniera da 22 cm con carta da forno (sia il fondo che la parete circolare). Versare il composto di biscotti nello stampo e livellarlo bene schiacciandolo con un cucchiaio. Rivestire anche le pareti dello stampo con il composto per creare una sorta di guscio di biscotti. Far riposare in frigo una mezz'ora.
Preparare il ripieno: Fondere il burro e il cioccolato a bagnomaria mescolando continuamente, poi lasciare intiepidire. Nel frattempo montare con le fruste le uova con i due zuccheri fino a che non sono gonfie e spumose. Aggiungere la panna fresca (non montata), il caffè e il cioccolato fuso e amalgamare. Versare l'impasto ottenuto nella base di biscotti e cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 45/50 minuti. Sfornare, lasciare raffreddare e riporre tutto in frigo per alcune ore.
Preparare il budino: Mescolare il cacao, l'amido, lo zucchero, la vanillina e il sale in una casseruola. Incorporare i tuorli con una frusta e infine aggiungere il latte, sempre mescolando per amalgamare. Scaldare il composto fino all'ebollizione e lasciare sobbollire per 30 secondi, poi togliere dal fuoco e aggiungere il burro a tocchetti e il cioccolato spezzettato. Mescolare fino a che non si è sciolto e amalgamato tutto. Coprire con pellicola a contatto e lasciare raffreddare alcune ore (si può preparare il budino anche il giorno primo).
Una volta che il budino è freddo spalmarlo sopra la torta cotta in forno (si sarà formata una sorta di conca all'interno del guscio di biscotti). Montare la restante panna con le fruste elettriche aggiungendo a poco a poci lo zucchero a velo e usarla per guarnire la torta. Infine decorare con gocce di cioccolato a pioggia e conservare in frigo fino al momento di servire.
Buon appetito!

P.s. Il budino al cioccolato (me ne era avanzato un poco) è buonissimo anche da solo, magari servito in delle coppette finger-food.


domenica 7 aprile 2013

Stufa

Speravo che fosse finita. Speravo di non averne più voglia. E invece...di fronte alla pioggia torrenziale (ancora) e al freddo (non se ne può più) di questo inverno che non se ne vuole andare, ho ceduto e mi sono consolata con l'ennesima zuppa, stavolta piccantissima e molto orientale (questo periodo è così....cucino in stile cinese). Non so nemmeno più cosa scrivere tanto sono stufa: con questa umidità ormai i miei capelli sono talmente crespi che sembra abbia in testa una pecora infeltrita, sto continuando a rimandare la lavatrice dei maglioni sperando di poterli mettere via una volta lavati (oltre al fatto che mi servirebbe una settimana per farli asciugare), la mattina mi sveglio sperando di aver voglia di un frullato di frutta fresca ma poi ripiego su una fumante tazza di the, per riscaldarmi; non parliamo poi di mangiare un'insalata: mi mette i brividi il solo pensiero. Ormai riesco a capire come deve essersi sentito Noè dopo un anno di diluvio universale: ci stiamo andando vicini! Chissà se anche lui aveva dei comfort food per combattere il cattivo umore!
Io ho scelto un comfort food homemade (uscire a cena? Con il temporale? Rischierei di affogare!) molto molto gustoso: in pratica la riproduzione, abbastanza fedele, della zuppa che prendiamo sempre in inverno al ristorante cinese. Certo, devono piacere i sapori forti e bisogna sapere resistere alla temperatura lavica a cui deve essere servita ma secondo me (e il maschio alfa) vale pena ustionarsi il palato!



 ZUPPA AGRO-PICCANTE CINESE

Ingredienti (per 4 persone):
3 peperoncini verdi piccanti freschi
1 peperoncino rosso secco
un pezzo di radice di zenzero
3 cipollotti freschi
1 carota grande
200 g broccoli
15 funghi champignon
60 g di prosciutto cotto in una sola fetta
50 g tofu
2 cucchiai abbondanti di amido di mais
25 g spaghetti di soia
1 piccolo porro
3 foglie di lattuga
olio di semi di girasole
1 tazzina di salsa di soia
4 cucchiai di aceto balsamico
2 cucchiai di tabasco
1,5 l circa di brodo di pollo caldo
sale

Tritare la carota raschiata, i cipollotti e la radice di zenzero sbucciata. Mettere il trito in una capace pentola insieme ai peperoncini tagliati a fettine (sia quello rosso che quelli verdi) e a 3 cucchiai di olio di semi di girasole (o altro oli di semi: meglio evitare l'olio di oliva che darebbe un gusto troppo "mediterraneo" alla zuppa). Soffriggere il trito per un paio di minuti a fiamma vivace, facendo attenzione a non farlo bruciare.  Aggiungere il prosciutto e il tofu tagliati a julienne fine; a seguire i broccoli divisi a cimette piccole e i funghi lavati e tagliati a fettine e saltare tutto alcuni  minuti. Salare e sfumare con la salsa di soia, il tabasco e l'aceto balsamico. Aggiungere anche l'amido (per addensare), mescolando continuamente e iniziare ad aggiungere lentamente il brodo caldo  (in alternativa si può usare acqua calda ma il risultato è meno saporito) fino a che tutti gli ingredienti non sono sommersi. La zuppa deve risultare molto brodosa altrimenti quando verranno aggiunti gli spaghetti di soia, che assorbono molti liquidi, si asciugherebbe troppo.
Far prendere il bollore, poi lasciare sobbollire con il coperchio per una ventina di minuti. Aggiustare eventualmente di sale (anche usando la salsa di soia) e di piccantezza (con il tabasco): noi abbondiamo parecchio con quest'ultimo ma è questione di gusti, così come per le proporzioni fra tutti gli altri ingredienti. Verso fine cottura aggiungere il porro tagliato a rondelle sottili e gli spaghetti di soia e cuocere ancora 5 minuti, poi aggiungere anche le foglie di insalata tagliate a striscioline e servire immediatamente: l'insalata non deve cuocere, solo appassire leggermente.
Buon appetito!