domenica 18 maggio 2014

Safari! (Straccetti di tacchino con curry e funghi)

Dopo 5 ore abbondanti di viaggio in auto da Johannesburg, percorriamo una strada oltre la quale si spiega una piatta e sconfinata distesa cespugliosa che non appare, a prima vista, così diversa dalla macchia mediterranea cui siamo abituati. Solo in lontananza si scorge il profilo azzurrino dei monti Drakensberg, qualcosa di remoto all'orizzonte. Mi pervade una sensazione di spazio e libertà che mi accompagnerà per tutta la vacanza. Giungiamo infine all'ingresso dello Skukuza Restcamp, all'interno del Kruger National Park: un grosso cancello di legno circondato da una recinzione elettrificata. Subito mi balzano in testa le immagini di Jurassic Park e mi aspetto di veder spuntare un tirannosauro da un momento all'altro. Anche all'interno l'illusione continua: piccoli edifici con tetti in paglia, shop, ristorante, bar. In lontananza scorgiamo il collo di una giraffa tra gli alberi, impala e scimmie sono ovunque, alcuni facoceri brucano nell'aiuola. E' tutto così perfetto e irreale da sembrare veramente un set cinematografico...ed io continuo ad aspettare il tirannosauro! Poche semplici istruzioni antimalaria e veniamo scortati alla nostra piazzola, dove le tende sono già montate all'ombra di due alberi e fornite di brandine, piumini, asciugamani, luce e ventilatore. Se mi aspettavo una sistemazione spartana e selvaggia, sperduta nella savana, al limite del pericoloso, mi sono dovuta ampiamente ricredere: qui sono accampate famiglie che preparano barbecue, con bambini che sciamano in piscina! Una pacchia! Il nostro primo safari (o game drive) è serale, pertanto abbiamo tutto il pomeriggio a disposizione per ambientarci e gironzolare un po'. Scopriamo che il camp è situato accanto al fiume, sul quale si affaccia dall'alto con una bella terrazza fornita di tavolini. La vista è mozzafiato: il fiume melmoso lambisce il principio di una radura rigogliosa e un enorme bufalo se ne sta placidamente sdraiato al centro del corso d'acqua; in lontananza alcuni babbuini corrono sul ponte della vecchia ferrovia.


Accanto alla terrazza è acceso il tradizionale braai, il barbecue, su cui 2 cuochi arrostiscono ininterrottamente salsicce e carne locale di vario tipo che emana un profumino a dir poco delizioso. Mi prometto di provarlo quanto prima anche se in realtà non ci riuscirò dato che nel nostro tour erano già previsti tutti i pasti. In compenso ci ha provato un esercito di scimmiette ad assaggiare la cucina del campo intrufolandosi nei cestini dei rifiuti!


Si potrebbe tranquillamente passare il tempo seduti su quella terrazza e vedere passare elefanti, coccodrilli, ippopotami e quant'altro ma il tempo stringe ed è ora del primo safari fuori dal campo, su enormi jeep aperte. Niente poteva preparare una cittadina come me all'emozione dell'avvistamento degli animali liberi nel loro habitat, l'adrenalina della "caccia" solo per poterli osservare da vicino: leoni, rinoceronti, zebre, giraffe, kudu, elefanti, iene, leopardi e addirittura dei rarissimi ghepardi. Tutti lì, a pochi metri di distanza da me. Meraviglioso.

Il più bello di tutti
Mai ho avuto la sensazione di essere in pericolo, nemmeno quando tre leoni hanno iniziato ad accerchiare la jeep: sembravano più incuriositi, se non proprio indifferenti, alla nostra presenza. Magari un brividino c'è stato quando ci siamo avvicinati troppo rumorosamente ad un grosso elefante che ha lanciato un sonoro barrito facendoci sobbalzare. Per il resto ho notato una pace assoluta, una calma e un'armonia che noi non conosciamo. Certo, i predatori cacciano per natura ma è istinto di sopravvivvenza e la ferocia è dettata solo dalla fame (e con tutti gli impala che ci sono a spasso dubito fortemente che qualche predatore sia denutrito!).

Altra cosa cui non ero preparata è il gelido freddo che scende nel bush (termine figo per dire savana) subito dopo il tramonto: un'escursione termica da maglietta a cappotto. Se all'inizio ridevamo delle coperte e dei poncho di pile forniti, al rientro del tour ci eravamo avvolti come in un bozzolo! Tornati al campo ci attendeva una ulteriore sorpresa. Credevo, anche stavolta erroneamente, che per i pasti avrei dovuto accontentarmi di qualcosa di molto frugale, magari intorno al fuoco, molto junk food preconfezionato, al massimo qualcosa di rustico tipo salsiccia e fagioli! Anche stavolta, stupore: accanto ad un allegro fuoco e ad una attrezzatissima cucina da campo si ergeva una tenda più grande, aperta, con sedie e tavoli elegantemente apparecchiati, illuminati da lanterne a olio...suggestioni da "La mia Africa". I menù, sempre presentati dallo chef, erano semplici ma molto curati e completi: un entreè a base di verdura come cappelle di funghi gratinate con aglio e formaggio, insalata greca o rivisitazione di parmigiana light molto buona. I piatti principali erano sempre ricette locali a base di carne come manzo, pollo o struzzo, sempre ben cotta e accompagnata da verdure miste, riso o papa, una sorta di polentina morbida di farina di mais. Per finire, golosi dolci al cucchiaio come crema alla cannella o mousse di cioccolato con fragole. Per quattro giorni ci siamo alzati alle 5, prima dell'alba, con il freddo e la bruma del bush che si diradavano al sorgere del sole e non abbiamo fatto altro che mangiare troppo abbondantemente e stare seduti sulle jeep a caccia di animali (che probabilmente non saremmo riusciti a scorgere senza la vista acuta della nostra fantastica guida) trovando a malapena il tempo per un bagno di sole in piscina o una passeggiata. Avrei potuto farlo in tacchi a spillo questo safari tanto è stato comodo! Verso le 18 il tramonto incendiava il cielo di colori incredibili regalando scenari da sogno e poi, velocemente, il buio. Giusto il tempo di far abituare gli occhi all'oscurità e alzando la testa si poteva ammirare uno spettacolo magnifico quanto gli animali liberi: nell'aria limpida un cielo stellato come non lo avevo mai visto, così tante stelle e così luminose da formare una scia, la Via Lattea, qualcosa che da noi è impensabile vedere a causa dello smog, dell'inquinamento luminoso e del pulviscolo atmosferico.
Ho lasciato a malincuore il Kruger Park e i suoi innumerevoli animali ma il viaggio continua e la strada da percorrere è ancora lunga e ricca di sorprese.

Al rientro una ricetta a base di carne, ovviamente, anche se a base dell'unico animale che non ho visto in Sudafrica: il tacchino! Leggero ma comunque saporito grazie all'aggiunta di funghi e curry, per disintossicarsi dai fasti della cucina sudafricana.



STRACCETTI di TACCHINO con CURRY e FUNGHI

Ingredienti (per 3 persone):
500 g fesa di tacchino a fette (sostituibile con pollo)
circa 20 champignon
2 spicchi d'aglio
polvere per curry
farina 00
olio evo
sale

Tagliare a striscioline le fette di tacchino e rotolarle bene in una panatura fatta con 2-3 cucchiai di farina e un cucchiaio abbondante di polvere per curry.
In un tegame antiaderente scaldare un paio di cucchiai di olio evo con gli spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati, toglierli quando iniziano a dorarsi e aggiungere gli straccetti di tacchino infarinati. Rosolare gli straccetti a fiamma vivace, salare e sfumare con una tazzina di vino bianco. Quando il vino si è asciugato aggiungere i funghetti lavati e tagliati a pezzi. I funghi rilasciano molta acqua: lasciare cuocere fino a che il fondo di cottura non si è ritirato abbastanza da formare una speciedi cremina. Occorreranno circa 15 minuti. Aggiustare di sale e servire caldo con una insalatina e, per avere un piatto unico,con del riso basmati bollito.
Buon appetito!

martedì 15 aprile 2014

Ready to go (pollo ai capperi)

Sarà una Pasqua ben strana per me: mentre tutti staranno festeggiando con prelibati manicaretti io sarò...tra le nuvole! Dopo la Florida, nel 2012, e l'estremo Oriente l'anno scorso, quest'anno dove potevamo andare? Anche stavolta la meta è lontana, molto lontana. Dopo esser stati molto a Ovest e molto a Est, non potevamo che dirigerci molto a Sud! Giù, giù fino in Sudafrica, con una puntatina in Zimbabwe. A quanto sento dire sembra essere una meta particolarmente ambita quest'anno. Sarà la mia prima volta in Africa e la mia prima volta in tenda: non inizio certo dalla parte più semplice! D'alta parte se sopravvivrò al campeggio in piena savana mi posso reputare pronta a tutto! Oltre all'avventuroso Safari mi aspettano le Cascate Vittoria, la Garden Route sulla costa sudafricana e, per finire, Cape Town con la sua Table Mountain.
Ormai siamo pronti: passaporti, vaccini, scartoffie varie e una scorta di antizanzare e antiparassitari tale da disinfestare metà continente. Sia mai che qualche schifoso insettaccio solo pensi di avvicinarsi!
Sento proprio il bisogno di una vacanza, di partire, e per due settimane non ci sarò per niente e nessuno, perciò buona Pasqua a tutti! Tornerò a maggio...se i leoni non mi sbraneranno!
Ricette sudafricane non ne ho (non ancora, per lo meno) anche se ho intenzione di assaggiare tutte le bestiacce che mi verranno messe nel piatto (purchè ben cotte!). Antilopi, coccodrilli, zebre, kudu....voglio provare tutto! Invece mi accomiato con un banalissimo pollo, che poi tanto banale non è, che volevo provare da anni e che mi è piaciuto tantissimo. Si prepara in poco tempo e gli ingredienti sono estremamente facili da reperire: niente roba strana ma tanto gusto tutto italiano. Ho volutamente utilizzato un taglio poco pregiato, le sovracosce: sono più economiche dei fusi o delle cosce ma hanno comunque un'ottima resa. In ogni caso è una ricetta che può essere felicemente portata a termine con soddisfazione con qualunque altra parte del pollo. Il maschio alfa se le è perse a causa di una cena di lavoro (e poi comunque ci sono i capperi non occultati.....non le avrebbe nemmeno toccate) e con grande sacrificio me le sono dovute mangiare tutte io...che lavoraccio! :-P



POLLO ai CAPPERI

Ingredienti (per 2 persone):
4 sovracosce di pollo
8-10 pomodorini
una manciata abbondante di capperi sotto sale
1 spicchio d'aglio
1/2 cipollotto fresco
farina
birra chiara
origano secco
olio evo
sale

Affettare il cipollotto. Sbucciare e schiacciare lo spicchio d'aglio. Soffriggere in un tegame l'aglio e il cipollotto con un paio di cucchiai di olio evo. Infarinare leggermente  le sovracosce spellate e rosolarle nel tegame su tutti i lati. Salare leggermente, poi sfumare con una tazzina di birra. Aggiungere i capperi, ben dissalati sotto acqua corrente, e una generosa spolverata di origano. Aggiungere anche i pomodorini tagliati a metà. Cuocere coperto a fiamma bassa per 25-30 minuti. Servire le sovracosce calde con il loro sughetto.
Buon appetito e buona Pasqua a tutti!!!


sabato 29 marzo 2014

Voglia di coccole (involtini di carpaccio e agretti)

Mi capita di cenare da sola. Il maschio alfa, con i suoi innumerevoli impegni sportivi e musicali serali, mi abbandona a casa insieme alla gatta. A volte chiamo degli amici a casa, a volte vado a cena dai miei, a volte, semplicemente, resto a casa da sola. Potrebbe essere una buona occasione per buttarsi su del cibo spazzatura stravaccata sul divano davanti alla TV e invece, io che sono strana, cucino. Per me sola. Con tutta la calma possibile, in silenzio, senza nessuno tra i piedi tranne la gatta che, talvolta, rimedia pure qualche calcio involontario, poveretta. E' molto riposante considerando che, anche se lavoro prevalentemente da sola in una stanzetta e posso stare zitta tutto il giorno, è come se nella mia testa ci fosse sempre un esercito di scimmie urlatrici! Per una volta posso detenere il potere supremo del telecomando e decidere cosa guardare, fosse anche la più cretina delle commedie romantiche, mentre sto seduta a tavola ben apparecchiata gustando qualcosa che mi piace e che sia anche carino da vedere. Queste sono le mie coccole. Perchè no? Dopo l'insalatina di carciofi di qualche settimana fa ecco un altro piatto leggero, con un gusto fresco e delicato che probabilmente il maschio alfa non avrebbe apprezzato. Peggio per lui!
Finalmente è stagione di agretti e appena li ho visti al mercato mi ci sono fiondata. Due anni fa li ho proposti in una bella frittata, quest'anno li ho semplicemente avvolti in delle fettine di carpaccio di manzo e accompagnati con una salsina a base di senape e limone: l'ho trovato davvero un ottimo abbinamento; i sapori si legano grazie alla salsa (che "cuoce" leggermente la carne) ma restano comunque distinti e delicati.



INVOLTINI di CARPACCIO e AGRETTI

Ingredienti (per una persona):
1 mazzetto di agretti (o barba di frate)
3 fettine di carpaccio di manzo
1/2 limone
senape
olio evo
sale, pepe nero

Pulire gli agretti eliminando la radichetta finale (solitamente terrosa e rossiccia), lavarli bene sotto acqua corrente per eliminare eventuali tracce di terra e sbollentarli per 5 mihuti in abbondante acqua bollente salata addizionata di mezzo cucchiaino di bicarbonato. Scolarli e lasciarli raffreddare alcuni minuti. Formare dei mazzetti di agretti e avvolgere la parte finale in una fettina di carpaccio di manzo. Preparare la salsa emulsionando insieme il succo di mezzo limone, 3-4 cucchiai di olio evo, mezzo cucchaino di senape, poco sale e del pepe nero: lo si può fare usando un pimer oppure semplicemente shakerando un barattolino chiuso. Servire gli involtini con salsa a parte da versare a piacimento.
Buon appetito!


sabato 22 marzo 2014

La torta co' bischeri

Si narra che dalle mie parti, in terra toscana e più precisamente nella zona di San Giuliano Terme e Vecchiano, anni e anni orsono sia stata inventata una torta speciale. Una crostata, in realtà, ma talmente buona e particolare che è diventata un marchio registrato! Lo scopo era accogliere i pellegrini che si recavano a Pontasserchio per la festa dell'Ascensione (o SS. Crocifisso del Miracolo) nei giorni intorno al 28 aprile. Si tratta quindi di un dolce tipico del periodo primaverile e la farcitura è quanto di più goloso si possa pensare: riso, cioccolato, cacao, uvetta, liquore, pinoli e canditi....una delizia! La particolarità della torta sta però nei cosiddetti "bischeri". Se in Toscana il significato di tale parola è ovvio potrebbe non esserlo in altre regioni. Appellare qualcuno con "bischero" significa, in sostanza, reputarlo un ingenuo tontolone. Il termine proviene da una famiglia medievale fiorentina, i Bischeri, appunto, i quali si rifiutarono ripetutamente di vendere il terreno al comune su cui doveva sorgere il Duomo di Santa Maria del Fiore, allo scopo di far aumentare il prezzo. Alla fine il comune espropriò il terreno concedendo all'avida famiglia solo un piccolo indennizzo. Ecco perchè chi è bischero non è tanto furbo! E che c'entra con la pasticceria? In questo caso i bischeri sono dei piccoli coni che vengono modellati con l'eccedenza di pasta frolla che straripa dalla teglia. C'è chi dice che richiamino la forma fallica (e quindi il bischero sarebbe il marito cornuto!) e chi ritiene che i bischeri siano chiamati così perchè ricordano le chiavi con cui si accordano gli strumenti musicali. Ai posteri l'ardua sentenza anche se io propendo per la prima ipotesi, visto che in Toscana siamo tutti dei simpatici sporcaccioni! Addirittura, ogni anno, in provincia di Pisa, si svolge una gara in cui le signore competono per decretare chi è più brava a fare i bischeri!
Sapendo che mio babbo è un gran buontempone, oltre che un gran golosone, ho pensato bene di preparargliela per la festa del papà, in concomitanza con il suo compleanno. Guardando la mia torta coi bischeri so per certo che non avrei possibilità di partecipare alla gara sopra citata (la mia manualità continua ad essere ridicola) ma posso garantire sul sapore. Probabilmente i puristi storceranno il naso di fronte alle leggere modifiche che ho apportato ma ormai è andata così: niente canditi perchè non mi piacciono a meno che non siano di eccelsa qualità (e non ne ho trovati), grappa locale invece del liquore Strega. Il marchio registrato dice che per ottenere la torta originale si devono usare prodotti locali come i pinoli raccolti a San Rossore...i miei non so da dove venivano. Un'ultima precisazione: non confondere la torta cooi bischeri con la torta coi becchi, tipica della Lucchesia, farcita con verdure anche se pur sempre dolce!



TORTA COI BISCHERI 

Ingredienti per la frolla:
2 uova
450 g farina 00
60 g burro freddo
175 g zucchero semolato
1 bustina di vanillina
1 bicchierino di grappa (o altro liquore come rum o Strega)
1 cucchiaino di lievito

per il ripieno:
100 g riso da risotto non parboiled (per me arborio)
2 uova
80 g cioccolato fondente
150 g zucchero
50 g cacao amaro
pinoli
uvetta
1/2 bicchierino di grappa
cannella in polvere
noce moscata in polvere

Preparare la frolla: montare le uova con lo zucchero per una decina di minuti con le fruste elettriche. Aggiungere il burro freddo a dadini piccoli, la grappa e amalgamare. Aggiungere lentamente la farina mescolata al lievito e lavorare velocemente (io ho usato l'impastatrice per non far scaldare l'impasto). Avvolgere la pasta frolla in pellicola e far riposare in frigo almeno un'ora. Mettere un paio di manciate di uvetta in ammollo nella grappa per almeno 10 minuti. Bollire il riso per il tempo indicato sulla confezione in abbondante acqua aromatizzata con 1/2 cucchiaino di cannella e 1/2 cucchiaino di noce moscata in polvere. Scolare il riso e rimetterlo subito nella pentola insieme al cioccolato spezzettato. Mescolare fino a che il cioccolato non si è sciolto. Aggiungere anche lo zucchero e il cacao continuando a mescolare, poi far freddare per una ventina di minuti. Montare le uova e aggiungerle delicatamente al riso. A questo punto aggiungere anche un paio di manciate abbondanti di pinoli e l'uvetta con la sua grappa. Omogeneizzare il composto e usarlo per farcire la frolla. Tenere da parte poca pasta frolla per la decorazione e stendere il resto con un mattarello su carta da forno fino a uno spessore di circa 3 mm: la superficie deve essere molto più ampia di quella della teglia (che con queste dosi non deve superare i 26 cm di diametro). Adagiare la frolla con la carta nella teglia (la mia è una tortiera rotonda da 23 cm di diametro) e farla aderire bene ai bordi. Farcire la frolla con l'impasto di riso preparato. Stendere la frolla tenuta da parte e ricavarne delle strisce da adagiare sul ripieno per fare la tipica crostata. Con la frolla che deborda dalla teglia modellare i bischeri incidendola diagonalmente e ripiegando la pasta su se stessa: la teoria è una cosa, la pratica un'altra, lo so! Infornare a 180°C per 75-80 minuti coprendo con carta stagnola in modo che i bischeri non brucino. Sfornare e lasciare raffredare completamente. Il giorno successivo è ancora più buona!
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di "La cultura del frumento" sulle crostate regionali.




Con questa ricetta partecipo acnhe al contest sulle ricetteregionali di Kiara

martedì 18 marzo 2014

Dolce vintage (ciambella bianconera)

E' successa una cosa un po' anomala per me: mi sono svegliata con la voglia di dolce, anzi, DEL dolce, quello della mia infanzia, che ho mangiato una infinità di volte ma che non mi stancava mai. Mia mamma, che non è una grande pasticcera, sia per mancanza di tempo che poco spirito di avventura, preparava questo ciambellone continuamente e, in effetti, andava bene in ogni occasione: dalla colazione con una tazza di latte, alla merenda per accompagnare il thè, fino alla festa della scuola insieme ad un bicchiere di aranciata! Mi piaceva svegliarmi la mattina, nel weekend, e trovare una fetta della sua ciambella.
La collaudatissima ricetta proviene dall'enciclopedia di cucina di mia mamma, vecchia di 40 anni, con foto molto poco fashion e ricette che hanno il sapore di un tempo passato. Non vi si trovano ingredienti esotici o metodi di cottura alternativi: in questo caso solo uova, burro, farina, zucchero, latte, cacao e lievito. Nient'altro. Cose basilari, che tutti abbiamo in casa anche se non programmiamo di cucinare qualcosa in particolare. Forse non è un dolce prettamente dietetico ma è semplice, morbido, morbido che vien voglia di raccogliere col dito le briciole cadute sul tavolo.
Solo un problema: una fetta tira l'altra!
Certo, il trucco c'è anche in una torta così semplice e dopo alcuni tentativi, vecchi di almeno 10 anni in cui ho prodotto delle notevoli mappazze, ho capito che per avere la perfetta consistenza compatta ma morbidosa occorre montare a lungo le uova con lo zucchero e il burro. Per il resto si fa praticamente a occhi chiusi quindi è un buon punto di partenza anche per chi è alle prime armi.



CIAMBELLA BIANCO-NERA

Ingredienti:
250 g farina 00+quella per lo stampo
250 g zucchero
100 g burro+quello per lo stampo
3 uova
1 bicchiere di latte
2 cucchiai di cacao amaro
1 bustina di lievito

Fondere il burro a bagnomaria o nel microonde e lasciarlo intiepidire. Lavorare i tuorli con lo zucchero, poi aggiungere il burro fuso e montare con le fruste elettriche fino a che il composto non è chiaro e spumoso. Setacciare la farina con il lievito e aggiungerla poco alla volta al composto, intervallando con il latte, sempre mescolando con un cucchiaio di legno. Montare a neve ferma gli albumi, poi aggiungerli molto delicatamente all'impasto, con movimenti dal basso verso l'alto. Imburrare e infarinare uno stampo a ciambella e versare uniformemente sul fondo metà dell'impasto ottenuto. Aggiungere il cacao all'impasto rimanente e amalgamare bene. Versare nello stampo anche il composto al cacao, pareggiare la superficie scuotendo leggermente lo stampo e infornare in forno preriscaldato a 170°C per un'ora. Sfornare, fare la prova stecchino per verificare la cottura e rovesciare immediatamente sul piatto di portata. Lasciare raffreddare completamente prima di servire. Può essere cosparso di zucchero a velo; personalmente lo preferisco senza.
Buon appetito!




Con questa ricetta partecipo al contest di Aria

mercoledì 12 marzo 2014

Fine inverno (Tartare di pesce spada mediterranea)

L'inverno sta per finire. Lo capisco dalla frutta! Siamo entrati in quel periodo dell'anno in cui la frutta invernale, come mele, pere e arance, è ormai indiscutibilmente vecchia e insapore ma le primizie primaverili non sono ancora comparse sui banchi del mercato. La scorsa settimana mi è capitato di mangiare dei mandarini talmente rinsecchiti da farmi venire sete. Rassegati: questa è la giusta definizione. Una schifezza, tanto che ho deciso che fino a che non vedrò comparire le fragole mi limiterò alle banane e, forse, qualche kiwi. Nel frattempo aspetto: vedo le giornate allungarsi e qualche timido raggio di sole spuntare fra le nubi. Torna la voglia di freschezza e leggerezza, di colori vivaci, di vento fra i capelli.
La ricetta che propongo oggi non è proprio primaverile ma più estiva, però è talmente buona che la mangio volentieri in ogni stagione. Continuo sulla scia delle cruditè: dopo i carciofi e il tonno , la tartare di pesce spada.
Unica nota: attenzione al pesce. Per mangiare il pesce crudo occorre che abbia subito il trattamento del freddo in abbattitore per eliminare il rischio di contrarre l'Anisakis, una antipatica larvetta parassita che può trovarsi nelle carni del pesce. Non c'è molto da scherzare con queste bestioline. Per tale motivo, la cosa migliore da fare, secondo me, è acquistare del pesce da sushi, sicuramente già trattato (si iniziano a trovare nei banchi del pesce dei supermercati) o chiedere ad un pescivendolo di fiducia. Il congelamento del pesce fresco fatto in casa non scongiura il rischio dato che i congelatori domestici non scendono sotto i -12°C, mentre per uccidere l'anisakis è necessaria una temperatura di almeno -18°C per almeno 96 ore. Detto questo e prese tutte le opportune precauzioni, si può gustare una vera prelibatezza, facile e veloce da preparare!



TARTARE di PESCE SPADA MEDITERRANEA

Ingredienti (per una persona):
100 g polpa di pesce spada
10 capperi sotto sale
1/2 cipollotto fresco (di Tropea per me)
5 olive nere denocciolate
1 pomodorino secco sott'olio
olio evo
sale, pepe nero

Eliminare le parti scure dal pesce (se ve ne sono) e sminuzzarlo con il coltello piuttosto finemente (devono venire fuori dei cubetti abbastanza piccoli). Sciacquare i capperi sotto acqua corrente per eliminare l'eccesso di sale. Tritare il cipollotto insieme ai capperi, 4 olive e il pomodorino. Unire il trito al pesce spada e condire con sale, pepe e olio evo. Compattare la tartare in un coppapasta (o altra ciotolina di adeguate dimensioni) e rovesciarla nel piatto di portata. Guarnire con l'oliva rimasta tagliata a fettine e servire.
Buon appetito!

sabato 8 marzo 2014

Maschio alfa way of life (Tagliata di tonno orientale)

Il maschio alfa non si spoglia: i vestiti gli esplodono addosso. Entra in casa e....boom! Il giubbotto di sbieco sulla sedia. Boom! Lo zaino accartocciato sul divano. La deflagrazione più eclatante, però, avviene in camera. BOOOOOM!!! Un inestricabile groviglio di jeans, maglie, camicie e calzini che occupa metà del pavimento libero della stanza. Sospiro. Potrei riordinare...potrei, ma non ho nè tempo, nè voglia e non è nemmeno giusto. Opto per una ritirata strategica nella vana speranza che si materializzi un elfo domestico, come in Harry Potter, o che almeno qualche mago strampalato mi doti di pratica bacchetta magica!
Ci sono poi i pasti itineranti: perchè sedersi a tavola con piatti, posate e tovaglia quando si può mangiare con le mani, in piedi, passeggiando per casa? Non so dire se si tratta di fanatismo nei confronti dello Street Food o se pensa che ciò che sgranocchia in piedi non rientri nel conteggio calorico. Un'attenta osservazione del soggetto mi ha portato a concludere che gli piace un sacco smangiucchiare in questo modo quanto di più friabile e sbricioloso ci possa essere, come biscotti, cracker, pane e patatine, tanto che il pavimento di almeno 3 stanze risulta spesso forsennatamente cosparso di briciole di vario tipo e in quantità tale da poter sfamare un esercito di galline!
Quando esco di casa di corsa, al mattino, facendo finta di non vedere l'imperante casino in cucina, mi riprometto "si, stasera pulisco tutto quanto" e sono già stanca al solo pensiero. Poi, una sera, torno tardi da lavoro, stanca e abbrutita, e... la magia: tutto pulito, persino il tavolo di vetro che è sempre un incubo di aloni. No, non è stato l'elfo domestico che speravo ma il maschio alfa che, ogni tanto, in modo del tutto imprevedibile, decide che è il momento di pulire. Non perchè è la festa della donna. Sollievo.
Come faccio a non cucinargli qualcosa di speciale? Purchè sia veloce e non sporchi troppo, onde evitare di tornare al punto di partenza!
Meraviglioso tonno fresco. Appena scottato. Una sottile crosta croccantina e un tocco orientale. Facile. Veloce. Eccezionale (per chi apprezza il pesce semicrudo).
Buona festa della donna a tutte voi che passate di qui! Ve la meritate. Ce la meritiamo!



TAGLIATA di TONNO ORIENTALE 

Ingredienti (per 2 persone):
 2 fette alte di filetto di tonno fresco da circa 150 g ciascuna
olio di semi di sesamo
pangrattato
1 cucchiaio semi di sesamo
1 cucchiaino semi di papavero
sale, pepe nero
salsa di soia

Preparare la panatura per il tonno mescolando 2-3 cucchiai di pangrattato con i semi di sesamo (per me neri, souvenir di Tokyo) e di papavero, una presa di sale e del pepe nero. Spennellare le fette di tonno con olio di sesamo, poi mpanare bene su ogni lato le fette di tonno con la panatura preparata. Scaldare una padella antiaderente a fiamma alta (non c'è bisogno di olio) e quando è bollente adagiarvi le fette di tonno ben stese. Scottare un paio di minuti per lato e, tenendo la fetta con una pinza, abbrustolire appena anche i bordi. La panatura deve dorarsi appena. Prolungare il tempo di cottura solo se si desidera che il pesce sia più cotto (a me piace praticamente crudo) ma attenzione a cuocerlo troppo: perde la sua naturale morbidezza. Quando è ancora caldo tagliarlo a fette usando un coltello a lama piatta, irrorarlo con qualche goccia di salsa di soia per dare sapidità e servire immediatamente, magari accompagnato da una fresca insalatina.
Buon appetito!