domenica 18 maggio 2014

Safari!

Dopo 5 ore abbondanti di viaggio in auto da Johannesburg, percorriamo una strada oltre la quale si spiega una piatta e sconfinata distesa cespugliosa che non appare, a prima vista, così diversa dalla macchia mediterranea cui siamo abituati. Solo in lontananza si scorge il profilo azzurrino dei monti Drakensberg, qualcosa di remoto all'orizzonte. Mi pervade una sensazione di spazio e libertà che mi accompagnerà per tutta la vacanza. Giungiamo infine all'ingresso dello Skukuza Restcamp, all'interno del Kruger National Park: un grosso cancello di legno circondato da una recinzione elettrificata. Subito mi balzano in testa le immagini di Jurassic Park e mi aspetto di veder spuntare un tirannosauro da un momento all'altro. Anche all'interno l'illusione continua: piccoli edifici con tetti in paglia, shop, ristorante, bar. In lontananza scorgiamo il collo di una giraffa tra gli alberi, impala e scimmie sono ovunque, alcuni facoceri brucano nell'aiuola. E' tutto così perfetto e irreale da sembrare veramente un set cinematografico...ed io continuo ad aspettare il tirannosauro! Poche semplici istruzioni antimalaria e veniamo scortati alla nostra piazzola, dove le tende sono già montate all'ombra di due alberi e fornite di brandine, piumini, asciugamani, luce e ventilatore. Se mi aspettavo una sistemazione spartana e selvaggia, sperduta nella savana, al limite del pericoloso, mi sono dovuta ampiamente ricredere: qui sono accampate famiglie che preparano barbecue, con bambini che sciamano in piscina! Una pacchia! Il nostro primo safari (o game drive) è serale, pertanto abbiamo tutto il pomeriggio a disposizione per ambientarci e gironzolare un po'. Scopriamo che il camp è situato accanto al fiume, sul quale si affaccia dall'alto con una bella terrazza fornita di tavolini. La vista è mozzafiato: il fiume melmoso lambisce il principio di una radura rigogliosa e un enorme bufalo se ne sta placidamente sdraiato al centro del corso d'acqua; in lontananza alcuni babbuini corrono sul ponte della vecchia ferrovia.


Accanto alla terrazza è acceso il tradizionale braai, il barbecue, su cui 2 cuochi arrostiscono ininterrottamente salsicce e carne locale di vario tipo che emana un profumino a dir poco delizioso. Mi prometto di provarlo quanto prima anche se in realtà non ci riuscirò dato che nel nostro tour erano già previsti tutti i pasti. In compenso ci ha provato un esercito di scimmiette ad assaggiare la cucina del campo intrufolandosi nei cestini dei rifiuti!


Si potrebbe tranquillamente passare il tempo seduti su quella terrazza e vedere passare elefanti, coccodrilli, ippopotami e quant'altro ma il tempo stringe ed è ora del primo safari fuori dal campo, su enormi jeep aperte. Niente poteva preparare una cittadina come me all'emozione dell'avvistamento degli animali liberi nel loro habitat, l'adrenalina della "caccia" solo per poterli osservare da vicino: leoni, rinoceronti, zebre, giraffe, kudu, elefanti, iene, leopardi e addirittura dei rarissimi ghepardi. Tutti lì, a pochi metri di distanza da me. Meraviglioso.

Il più bello di tutti
Mai ho avuto la sensazione di essere in pericolo, nemmeno quando tre leoni hanno iniziato ad accerchiare la jeep: sembravano più incuriositi, se non proprio indifferenti, alla nostra presenza. Magari un brividino c'è stato quando ci siamo avvicinati troppo rumorosamente ad un grosso elefante che ha lanciato un sonoro barrito facendoci sobbalzare. Per il resto ho notato una pace assoluta, una calma e un'armonia che noi non conosciamo. Certo, i predatori cacciano per natura ma è istinto di sopravvivvenza e la ferocia è dettata solo dalla fame (e con tutti gli impala che ci sono a spasso dubito fortemente che qualche predatore sia denutrito!).

Altra cosa cui non ero preparata è il gelido freddo che scende nel bush (termine figo per dire savana) subito dopo il tramonto: un'escursione termica da maglietta a cappotto. Se all'inizio ridevamo delle coperte e dei poncho di pile forniti, al rientro del tour ci eravamo avvolti come in un bozzolo! Tornati al campo ci attendeva una ulteriore sorpresa. Credevo, anche stavolta erroneamente, che per i pasti avrei dovuto accontentarmi di qualcosa di molto frugale, magari intorno al fuoco, molto junk food preconfezionato, al massimo qualcosa di rustico tipo salsiccia e fagioli! Anche stavolta, stupore: accanto ad un allegro fuoco e ad una attrezzatissima cucina da campo si ergeva una tenda più grande, aperta, con sedie e tavoli elegantemente apparecchiati, illuminati da lanterne a olio...suggestioni da "La mia Africa". I menù, sempre presentati dallo chef, erano semplici ma molto curati e completi: un entreè a base di verdura come cappelle di funghi gratinate con aglio e formaggio, insalata greca o rivisitazione di parmigiana light molto buona. I piatti principali erano sempre ricette locali a base di carne come manzo, pollo o struzzo, sempre ben cotta e accompagnata da verdure miste, riso o papa, una sorta di polentina morbida di farina di mais. Per finire, golosi dolci al cucchiaio come crema alla cannella o mousse di cioccolato con fragole. Per quattro giorni ci siamo alzati alle 5, prima dell'alba, con il freddo e la bruma del bush che si diradavano al sorgere del sole e non abbiamo fatto altro che mangiare troppo abbondantemente e stare seduti sulle jeep a caccia di animali (che probabilmente non saremmo riusciti a scorgere senza la vista acuta della nostra fantastica guida) trovando a malapena il tempo per un bagno di sole in piscina o una passeggiata. Avrei potuto farlo in tacchi a spillo questo safari tanto è stato comodo! Verso le 18 il tramonto incendiava il cielo di colori incredibili regalando scenari da sogno e poi, velocemente, il buio. Giusto il tempo di far abituare gli occhi all'oscurità e alzando la testa si poteva ammirare uno spettacolo magnifico quanto gli animali liberi: nell'aria limpida un cielo stellato come non lo avevo mai visto, così tante stelle e così luminose da formare una scia, la Via Lattea, qualcosa che da noi è impensabile vedere a causa dello smog, dell'inquinamento luminoso e del pulviscolo atmosferico.
Ho lasciato a malincuore il Kruger Park e i suoi innumerevoli animali ma il viaggio continua e la strada da percorrere è ancora lunga e ricca di sorprese.

Al rientro una ricetta a base di carne, ovviamente, anche se a base dell'unico animale che non ho visto in Sudafrica: il tacchino! Leggero ma comunque saporito grazie all'aggiunta di funghi e curry, per disintossicarsi dai fasti della cucina sudafricana.



STRACCETTI di TACCHINO con CURRY e FUNGHI

Ingredienti (per 3 persone):
500 g fesa di tacchino a fette (sostituibile con pollo)
circa 20 champignon
2 spicchi d'aglio
polvere per curry
farina 00
olio evo
sale

Tagliare a striscioline le fette di tacchino e rotolarle bene in una panatura fatta con 2-3 cucchiai di farina e un cucchiaio abbondante di polvere per curry.
In un tegame antiaderente scaldare un paio di cucchiai di olio evo con gli spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati, toglierli quando iniziano a dorarsi e aggiungere gli straccetti di tacchino infarinati. Rosolare gli straccetti a fiamma vivace, salare e sfumare con una tazzina di vino bianco. Quando il vino si è asciugato aggiungere i funghetti lavati e tagliati a pezzi. I funghi rilasciano molta acqua: lasciare cuocere fino a che il fondo di cottura non si è ritirato abbastanza da formare una speciedi cremina. Occorreranno circa 15 minuti. Aggiustare di sale e servire caldo con una insalatina e, per avere un piatto unico,con del riso basmati bollito.
Buon appetito!

1 commento:

  1. Ma che spettacolo... amo la natura e gli animali.. Ottimi i tuoi straccetti!!!! baci e buona settimana :-)

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