mercoledì 13 gennaio 2016

Falsi miti e modi di dire

Sfatiamo un mito, anzi, anche più di uno. Prima di tutto: chiunque pensi che per ritrovare il proprio lato spirituale basti un viaggio nella terra dei Maharaja si sbaglia di grosso.

I santoni, i sadhu, gli uomini santi, se ancora esistono, temo se ne stiano rintanati in qualche luogo ameno, ben lontani dai circuiti turistici. Anche se la religione è praticamente il fulcro della struttura politico-sociale-culturale indiana e influenza il modo di vivere di milioni di persone è pur vero che viene sfruttata come una collaudatissima macchina per estorcere soldi a turisti più o meno ignari. Ad esempio, se vuoi recarti al lago sacro di Pushkar per pregare o anche solo per fare delle foto si devono pagare cifre esorbitanti ai sacerdoti-guardiani del lago e vieni addirittura inseguito e insultato se ti rifiuti (ebbene si: esperienza diretta)!


Spesso l'ingresso ai templi è a pagamento e anche se in questo non c'è niente di strano, ben più insolita è l'usanza di venire letteralmente "adescati" da santoni/guide/custodi in modo che possano pregare per te. In seguito viene chiesto se dopo la preghiera si è felici e tu, ingenuamente, rispondi di si. E qui scatta la trappola:"se sei felice dammi dei soldi perchè con la mia preghiera ti ho reso felice!". Geniale e inappuntabile, non c'è che dire.


Questi sono solo degli esempi per dare un'idea di come, tutto sommato, il la classe sacerdotale locale, nonostante propugni un'immagine di purezza e povertà, non disdegni un bel mucchietto di rupie anche se non mangiano animali e camminano scalzi!
Il sistema delle mance sempre e comunque è un modo piuttosto elegante per non chiedere un ammontare di denaro preciso ma lasciare
Altro falso mito: il cattivo odore. Sarà che le temperature non hanno mai superato i 25°C, sarà che la stagione era molto secca e la regione la più desertica dell'India ma io non ho avvertito tutta questa puzza che tutti mi hanno detto avrei trovato appena aperto il portellone dell'aereo. E' vero che le fogne sono a cielo aperto, gli animali girano liberamente per paesi e città e ci sono cumuli di spazzatura un po' ovunque eppure non mi sono mai sentita mozzare il fiato dai cattivi odori, almeno non più di quanto mi sia successo in un qualunque vicolo di una qualunque altra città. In realtà l'odore che associo a questo viaggio è senza dubbio quelle delle spezie, del loro meraviglioso thè, di incenso e fiori. Decisamente un bel ricordo.


Adesso voglio invece confutare un modo di dire: gli indiani, veramente "fanno gli indiani"!!! Nonostante questa espressione sia stata coniata con riferimento agli Indiani d'America ben si confà anche agli indiani asiatici: la nonchalance con cui cercano di sorpassare le file di persone in attesa è degna del Guinness dei Primati. Giuro che non riesco a capire come facciano a non prendersi a ceffoni dalla mattina alla sera con un simile atteggiamento! Magari è solo perchè, oltre alla nonchalance, possiedono anche un innato senso per la fatalità. "This is India!" è la frase con cui giustificano praticamente qualunque cosa, per quanto assurda.

Sfatiamo un ultimo mito che però niente ha a che vedere con l'India: il risotto al nero di seppia. Non so perchè ma pensavo fosse difficilissimo da fare, considerando che non sono esattamente la maga dei risotti, così quando il maschio alfa mi ha chiesto di prepararglielo per il cenone di capodanno mi sono messa le mani nei capelli. E invece....facile! Quasi banale e si fa un figurone incredibile. Da fare e rifare e rifare e rifare!



RISOTTO al NERO di SEPPIA

Ingredienti (per 2-3 persone):
300 g riso Carnaroli
2 grosse seppie mediterranee
1 grosso scalogno
2 bustine di nero di seppia o le 2 sacche di nero delle seppie
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 litro circa di fumetto di pesce o brodo vegetale
1 tazzina di panna fresca
prezzemolo
olio evo
sale
pepe nero

Lavare le seppie sotto acqua corrente, asciugarle e togliere loro la pellicina esterna, poi pulirle delle interiora facendo attenzione a non rompere la sacca che contiene il nero. Recuperare la sacca e tenerla da parte (se non ci si riesce usare le bustine di nero di seppia che si trovano al supermercato). Eliminare anche l'osso di seppia e tagliare le seppie a striscioline sottili. Sbucciare lo scalogno e tritarlo finemente. Scaldare 3-4 cucchiai d'olio in una casseruola antiaderente e farvi appassire lo scalogno a fiamma vivace per alcuni minuti, poi aggiungere le seppie. Rosolare per un paio di minuti mescolando con un cucchiaio di legno, poi aggiungere anche il riso e tostare alcuni minuti insieme alle seppie. Sfumare con del vino bianco secco  (io ho usato il prosecco che avevo aperto per cena). Abbassare la fiamma e iniziare a bagnare il riso con il brodo caldo, mezzo bicchiere alla volta; non aggiungere il successivo finchè l'aggiunta di liquido precedente non è stata incorporata. Se non si ha a disposizione nè fumetto di pesce, nè brodo vegetale, usare acqua calda. Incoperchiare la casseruola e lasciare cuocere a fiamma bassa mescolando ogni tanto. A metà cottura del riso (circa 10-15 minuti) aggiungere le 2 sacche di nero di nero di seppia (o il contenuto di 2 bustine) e amalgamare, sempre continuando ad aggiungere il brodo in modo che la superficie del risotto non si asciughi troppo. Verso fine cottura aggiustare di sale e pepe e mantecare con poca panna fresca. Servire caldo cosparso di prezzemolo tritato.
Buon appetito!

giovedì 7 gennaio 2016

Voglia di biscotti

Sono ritornata. In tutti i sensi.
Dopo lo straordinario viaggio in India, dopo il frenetico rientro a lavoro, dopo le feste, finalmente torno ad avere tempo e testa anche per questo mio spazio nel web.
Da dove comincio a raccontare?
La vacanza indiana è stata come me la aspettavo nei miei sogni e anche di più: un Paese affascinante, talmente ricco di contrasti che è oggettivamente impossibile rimanere indifferenti.

Kumbalgarh Fort

I palazzi, i templi e i monumenti sono magnifici, ricchissimi e elaborati oltre ogni immaginazione, tanto che più di una volta mi sono sentita come su un set cinematografico.

Ranakpur jain temple

Mehrangarh Fort - Jodhpur
Jaisalmer - The golden city


Ma è stata la variopinta vita quotidiana a richiamare costantemente l'attenzione dei miei occhi: i mercati all'aperto, i coloratissimi sari delle donne, l'onnipresente profumo di thè e spezie, così come le vacche sacre, i cammelli e gli elefanti, i maiali e i cani randagi.


La vita si svolge letteralmente a bordo strada (e spesso direttamente nella strada) in un traffico talmente assurdo, congestionato e sregolato da essere indescrivibile se non lo si vede dal vivo. Trattori contromano in autostrada, auto e autobus stipati di persone fino all'inverosimile, cammelli e tuc-tuc che non rispettano le precedenze. Basti pensare che gli indiani riescono a far sedere su un motorino fino a 4 persone, minimo 2, sempre senza casco. Una volta addirittura ho visto un motorino con 2 persone e una capra! La totale anarchia della strada!
Tante luci e ombre in un paese indubbiamente in via di sviluppo, con uno sconfinato potenziale umano, ma che resta comunque ancorato al passato, alle sue tradizioni, siano esse buone o cattive, al sistema delle caste (anche se ufficialmente sono state abolite), ai matrimoni combinati. C'è ancora tanto su cui devo riflettere, tanto da elaborare e digerire. Per il momento, a caldo, ciò che ho imparato è che:
1) le spezie nel cibo non sono mai abbastanza
2) la polvere è onnipresente, a prescindere da quanto è lussuoso l'albergo in cui si alloggia
3) il lato spiritual-religioso può accordarsi egregiamente con quello economico (ma questo lo sapevamo già dalla storia degli antichi papi!)
4) il rispetto per gli animali non è opzionale

La ricetta di oggi? Biscotti! Preparati un paio di mesi fa in un momento in cui mi sarei nutrita solo di biscotti, li propongo adesso per iniziare dolcemente l'anno nuovo e per rappresentare al meglio i contrasti della società indiana.
Belli da vedere e con ingredienti estremamente semplici, sono come quelli che mangiavamo da bambini, anzi, forse pure meglio!



 BISCOTTI BIANCONERI

Ingredienti:
125 g burro morbido
110 g zucchero semolato
1 uovo
250 g farina 00
1 bustina vanillina
2-3 cucchiai di cacao amaro


Lasciare ammorbidire il burro a temperatura ambiente (oppure 1 minuto in microonde al minimo di potenza). Lavorare il burro morbido (non sciolto!) con l'uovo e lo zucchero con delle fruste elettriche per circa 10 minuti. Aggiungere la farina setacciata continuando a lavorare l'impasto. Dividere l'impasto in 2: in una parte aggiungere il cacao amaro lavorando il tutto fino a che l'impasto non è omogeneo; nell'altra parte aggiungere la vanillina e un paio di cucchiai di farina e amalgamare fino all'omogeneità. Avvolgere i 2 impasti in pellicola e lasciare riposare 30 minuti in frigo.
Preriscaldare il forno a 180°C.
Suddividere i 2 impasti in 4 parti ciascuno e formare con ognuno dei rotolini di circa 40 cm. Intrecciare delicatamente un rotolino bianco e uno nero: occorre un pochina di manualità. Il mio metodo consiste nel tenere vicine, a contatto i 2 rotolini e, partendo da un'estremità attorcigliarli insieme fino ad avere un pezzo di torciglione di circa 10/15 cm; a questo punto taglio il torciglione a pezzi di circa 5 cm, poi ricomincio ad attorcigliare. Proseguire così fino al termine dei rotolini. Tenere in frigo l'impasto non utilizzato al momento in modo che non diventi troppo morbido.

Disporre i biscotti su una teglia rivestita di carta da forno, distanziati fra loro di circa 2 cm. Riporre la teglia in frigo per 10 minuti prima di infornare per 15 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare completamente.
Buon appetito!