sabato 31 marzo 2012

La fortuna del principiante

"No. Io non sono un genio. Magari è stata solo fortuna" Questo è ciò che continuo a ripetermi da sabato con stampato sulla faccia un sorriso ebete (che non farebbe altro che confermare la precedente affermazione). Però....l'ho fatto sul serio ed è stato come me l'ero immaginato.
Per una volta ho provato una sorta di istinto materno: quando l'ho lasciato andare, dopo averlo amorevolmente accudito, e l'ho visto crescere da solo, mi sono sentita estremamente orgogliosa: sapevo di aver fatto un buon lavoro e di aver lavorato bene sulla mia creatura....il mio primo pandispagna!
C'è una sorta di magia nel vedere lievitare una torta in forno, un balsamo insieme esaltante e rilassante: il sollievo per la riuscita del lavoro, il realizzarsi di una speranza. Qualcosa che dà veramente una carica positiva. Tutto sommato è molto più di quanto ho imparato ad aspettarmi dalla vita quotidiana.
Dunque questo è il mio primo pandispagna, ma mica potevo accontentarmi della versione basic...Giammai! Dato che questa doveva essere la torta di compleanno di riserva per chi non gradiva la frutta della mimosa (vedi maschio alfa che non ne ha voluto assaggiare nemmeno un boccone) ho pensato a dei gusti decisamente diversi e ad lato tasso di testosterone (niente frutta, niente fiori, colori scuri) per accontentare anche "l'uomo che non deve chiedere mai!"
Una torta soffice e profumatissima grazie al pandispagna al caffè, con un ripieno goloso che non stanca mai (la mitica crema di mascarpone), una glassa al cioccolato (tanto per non farsi mancare niente in fatto di calorie) e appena una puntina alcolica che farà capitolare anche il più ligio fautore di diete primaverili! Ciò non toglie che possa essere tranquillamente gustata anche da signore e signorine: in questo blog non c'è spazio per il maschilismo! :-)
Buona, buona, buona...non vedo l'ora di replicare il pandispagna (sperando che la sua riuscita non sia stato un colpo di fortuna!).

Torta da uomo


TORTA da UOMO

Ingredienti (per il pandispagna al caffè):
4 uova a temperatura ambiente
145 g zucchero semolato
145 g farina bianca 00
1 bustina vanillina
2 cucchiaini caffè solubile

Sciogliere il caffè solubile in 2-3 cucchiai di acqua calda. Con le fruste elettriche (per fortuna sono munita di quelle con ciotola incorporata) montare le uova con lo zucchero, il caffè e la vanillina per circa 30 minuti fino a che il tutto non sarà chiaro, gonfio e spumoso. L'impasto è pronto quando le uova "scrivono", cioè quando facendo colare a filo un poco di impasto sulla superficie dello stesso, questo non affonda subito ma resta qualche secondo a galleggiare come fosse una scritta.
Setacciare la farina nell'impasto e amalgamare molto delicatamente con una spatola, con movimenti dal basso verso l'alto per non smontare il composto.
Imburrare e infarinare una tortiera a cerniera da 21 cm di diametro, versarvi l'impasto e cuocere in forno preriscaldato a 170°C per 30 minuti. Prima di sfornare fare la prova stecchino. Una volta sfornato, sformare e lasciare raffreddare completamente prima di farcire.

Pandispagna al caffè


Farcitura:
250 g mascarpone
3 tuorli freschissimi
3 cucchiai abbondanti zucchero a velo vanigliato

Montare con una frusta a mano i tuorli con lo zucchero a velo fino a che non sono abbastanza gonfi e spumosi, poi aggiungere il mascarpone e amalgamare bene il tutto. Tenere la crema in frigo qualche ora in modo che rassodi leggermente.

Assemblaggio:
50 ml latte + 50 ml crema di whisky (per la bagna)
150 g cioccolato fondente + 100 ml latte intero (per la glassa)

Tagliare il pandispagna a metà in senso orizzontale e bagnarlo internamente con la miscela di crema di whisky e latte in parti uguali aiutandosi con un pennello da cucina. Farcire una metà di pandispagna con la crema di mascarpone, coprire con l'altra metà e disporre sul piatto di portata.
A parte scaldare il latte fino all'ebollizione e farvi sciogliere il cioccolato fondente a pezzetti fuori dal fuoco. Una volta che tutto si è raffreddato fino ad avere la consistenza di una crema, versare la glassa sul pandispagna farcito nel modo più uniforme possibile e lasciare raffreddare completamente prima di servire. Questo tipo di decorazione mi piace molto perchè è semplice da eseguire (anche per una persona manchevole di manualità come me) e poi perchè vedere la colata di cioccolato sulla torta mi provoca sempre un certo turbamento e un notevole aumento della salivazione!
Buon appetito!




Con questa ricetta partecipo alcontest di Samaf sul cioccolato

martedì 27 marzo 2012

Sotto il segno dei pesci

Come ho già accennato nel mio post precedente, mio babbo è un accanito pescatore....guarda caso è del segno dei pesci! E infatti in questi giorni ha compiuto gli anni: ben 60!
Ovviamente sono partiti i festeggiamenti in pompa magna e sabato ci siamo dedicati con ardore alla modalità preferita di festeggiare: mangiare!
Mamma si è occupata dei primi piatti e dei contorni, babbo dei secondi di carne e io dei dolci (faccio notare il plurale di ogni portata...tanto per rendere l'idea delle quantità!). Dopo aver preparato un sacco di torte di compleanno per amici e parenti, volevo fare qualcosa di speciale anche e soprattutto per papà.
Dato che ero stata redarguita per non avergli fatto gli auguri per la festa del papà (pensavo di pareggiare i conti facendo degli auguri unici il giorno successivo, cioè per il compleanno, ma le mie motivazioni sono state giudicate insufficienti dalla giudice-mamma) mi sono sentita in dovere di preparare ben 2 torte, tanto per evitare ulteriori cazziatoni e accontentare un po' i gusti di tutti.
Anche in questo caso una delle torte era la preferita dal festeggiato: la mimosa alla frutta. L'ho considerata un'impresa titanica, non solo perché è una preparazione abbastanza lunga e complicata (almeno per le mie capacità) ma anche perché vicino casa dei miei c'è un bar-pasticceria che ne prepara di ottime: mai ne abbiamo assaggiate di più buone.
Credo ci voglia una discreta dose di incoscienza e parecchia autostima per decidere di confrontarsi con una torta del genere, ed evidentemente io posseggo entrambe!
Non mi sento di esserne uscita sconfitta: per essere la prima volta è stato un capolavoro e mi sembra sia piaciuta a tutti (anche dopo le mille portate precedenti)!
Incapace di superare la paura di non riuscire a fare un buon pandispagna, ho preferito declinare a favore di una base di più facile riuscita, anche se più dolce e compatta: la red velvet (che non ho colorato).
La crema che ho utilizzato non è la classica pasticcera, né la chantilly che trovo un po' stucchevole. In realtà non ne conosco il nome ma è più delicata: il sapore dell'unico uovo è impercettibile e non sovrasta il gusto e la freschezza dei frutti di bosco cui l'ho mescolata.
Insomma...un successo!

Torta mimosa ai frutti di bosco


TORTA MIMOSA ai FRUTTI di BOSCO

Ingredienti (per una torta da 21 cm di diametro):
200 g farina 00
50 g frumina
115 g burro morbido
3 uova
300 g zucchero
125 g yoghurt bianco intero
125 ml latte parzialmente scremato
6 g lievito in polvere
1 cucchiaio aceto di vino
1 bustina vanillina

Con le fruste elettriche montare il burro per un paio di minuti, poi aggiungere lo zucchero e la vanillina e continuare a montare a bassa velocità fino a ottenere un composto morbido e omogeneo (una decina di minuti). A parte mescolare il latte e lo yoghurt e, in un'altra ciotola, la farina, la frumina e il lievito. Aggiungere al composto di burro un uovo alla volta continuando a mescolare. A questo punto iniziare ad aggiungere alternativamente un po' di farina e un po' di latte-yoghurt (sempre mescolando), fino ad esaurimento degli stessi. In un bicchierino mescolare il lievito e l'aceto: diventerà effervescente. Aspettare un paio di minuti, poi aggiungerlo all'impasto e amalgamare.
Imburrare e infarinare una tortiera a cerniera a bordi alti da 21 cm di diamentro, poi versarvi l'impasto preparato e cuocere in forno statico già caldo a 170°C per 45-50 minuti (fare sempre la prova stecchino). Si ottiene una torta bella alta e profumatissima, buona da mangiare anche senza niente.
Sfornare, sformare e lasciare raffreddare completamente (io questa base l'ho preparata un giorno prima di farcirla) prima di tagliarla e farcirla.

Ingredienti (per la crema):
150 ml latte intero fresco
100 ml panna fresca
55 g zucchero
45 g farina bianca
1 uovo
2 cucchiai crema di limoncello
6 fragole
12 lamponi
una ventina di mirtilli
+ 150 ml panna fresca + 2 cucchiai zucchero a velo (per decorazione)

In un pentolino sbattere l'uovo, lo zucchero e la farina con una frusta, fino a ottenere un composto senza grumi. Versare il latte, la panna e la crema di limoncello e iniziare a mescolare. Portare la crema a ebollizione a fuoco basso, mescolando di continuo con una frusta perché non si attacchi al fondo. Togliere dal fuoco quando si è raggiunta la consistenza desiderata. Nel mio caso sono occorsi circa 5 minuti dall'inizio dell'ebollizione perché volevo una crema con una consistenza abbastanza soda. Lasciare raffreddare completamente (anche in questo caso meglio preparare la crema il giorno prima di usarla per la farcitura) poi aggiungervi i mirtilli (ho abbondato perché sono i preferiti del babbo), i lamponi e le fragole tagliate a pezzetti e mescolare.

Assemblaggio:
Tagliare la torta orizzontalmente a circa 2/3 della sua altezza. Scavare la base della torta con un coltello a lama piatta partendo da 1,5 cm dal bordo esterno e per circa 1,5 cm di profondità, facendo bene attenzione a non andare troppo a fondo per non perforare la base: la "conca" formata servirà per contenere la crema, mentre la pasta estratta servirà per la decorazione.
Versare la crema nella "buca" scavata e farne straripare poca anche sui bordi. Coprire con la parte superiore della torta, precedentemente tagliata. Spalmare uniformemente l'intera superficie della torta con 150 ml panna fresca montata con un paio di cucchiai di zuccchero a velo, poi cospargere con i pezzi di torta estratti dalla "conca" dopo averli ben sbriciolati. Conservare in frigorifero almeno un'ora prima di servire.
Buon appetito!


E' proprio bella (oltre che buona)!
Ed ecco qua un'immagine del ripieno golosissimo:



Con questa ricetta partecipo al contest di Dolcimanontroppo


Con questa ricetta partecipo al contest di Una pasticciona in cucina


sabato 24 marzo 2012

L'aggressione

Ogni volta che cucino seppie e calamari mi viene in mente una episodio esilarante accaduto molti anni fa, quando avrò avuto circa 10 anni.
In quel periodo ogni anno andavo in vacanza coi miei sulla riviera romagnola: ogni anno al Lido degli Estensi e mi piaceva un sacco. Avevo molti amici con cui giocare, le spiagge erano sconfinate e sabbiose, il mare sempre calmo e con il fondale basso (anche se non esattamnete pulito). Insomma, aspettavo sempre con ansia agosto per andare al mare e fare una bella scorpacciata di vacanza e aria salmastra.
Erano i tempi in cui la mucillaggine rappresentava un problema notevole ma un anno fu particolarmente funesto da questo punto di vista perche vide l'arrivo della cosiddetta alga rossa. In un giorno tutta la costa si riempì letteralmente di una poltiglia rossastra che avrebbe schifato anche il più impavido nuotatore. Di notte, però, questa alga dava vita ad uno spettacolo incredibile chiamato "mare in amore": quando si formavano le onde, la schiuma, che doveva essere bianca, assumeva un colore verde-argenteo fluo che faceva risplendere tutta la superficie del mare. Col senno di poi (e una laurea in chimica) posso affermare con una certa sicurezza che questo era dovuto alla presenza di sostanze fosforescenti nelle alghe...niente di così magico tutto sommato, però era davvero molto bello da vedere!
Un'altra interessante conseguenza della presenza di questa alga era che la fauna marina veniva irresistibilmente attratta verso la costa, per la sconfinata gioia dei pescatori. Mio babbo, da sempre pescatore incallito, che mi ha pure tramandato la passione per questo hobby, non si lasciò scappare una simile occasione per fare incetta di pesciolini. Particolarmente pregiate e ricercate erano le piccole sogliole, ottime da friggere. La tecnica di pesca era alquanto insolita e non prevedeva l'uso di alcuna attrezzatura se non le proprie nude mani: si entrava in mare rigorosamente scalzi e si camminava fino a che non si avvertiva movimento sotto la sabbia (visto che le sogliole vivono sul fondale). A quel punto bisognava bloccare la sogliola con il piede e recuperarla a mano mentre si dimenava e contorceva. Mio babbo era piuttosto bravo e aveva racimolato un bel bottino. Io e mia mamma scrutavamo le sue prodezze dalla riva perchè sentire i pesci che si muovevano sotto i nostri piedi...brrr!
Ad un certo punto vidi il babbo (che ha sempre avuto un certo gusto per i gesti plateali) immergere la mano gridando con esultanza "Ecco! Ne ho presa un'altra!!!". Attimo di silenzio e lo sentiamo prorompere in un'imprecazione molto molto toscana "%hkjl&or#$*kj@......questa mordeeeeee!!!!"
Tirando fuori la mano dall'acqua vidi che invece di una sogliola aveva un grosso calamaro, evidentemente incazzato nero per essere stato disturbato, attaccato ad un dito, che colava inchiostro e che non accennava a mollare la presa. Ricordo bene mio babbo che saltellava e agitava furiosamente le braccia cercando di staccare il mostro marino. Una scena da morire dal ridere vedere un omaccione isterico in balia di un calamaro: nemmeno in "Ventimila leghe sotto ai mari" si era visto roba del genere!
I calamari mi piacciono in tutte le versioni ma in particolar modo ripieni.Questi sono perfetti: il ripieno è saporito e morbidissimo e si sposa bene con il delicato sapore del calamaro, anche se contiene del formaggio che di primo acchito può sembrare azzardato (in realtà dà sapore ma non sovrasta quello del pesce). Anche se è una ricetta che non è stata mai stata preparata in famiglia, ogni volta che la preparo non posso fare a meno di pensare a mio babbo aggredito dal calamaro!

Calamari ripieni


CALAMARI RIPIENI

Ingredienti (per 2 persone)
2 grossi calamari freschi
1 fetta di pane raffermo
1 patata lessa
2 spicchi aglio
1 cucchiaio grana grattugiato
prezzemolo
latte
300 ml passata di pomodoro
1 peperoncino secco
vino bianco
olio evo
sale, pepe nero

Spezzettare il pane e ammollarlo con un bicchiere di latte.  Spellare e eviscerare i calamari (o farlo fare dal pescivendolo visto che si tratta di una delle operazioni più disgustose da eseguire in cucina), poi eliminare "l'occhio" e tenere da parte i ciuffetti. Tritare insieme i ciuffetti, uno spicchio d'aglio sbucciato e una manciata abbondante di foglie di prezzemolo. In una terrina schiacciare bene la patata e aggiungervi il trito preparato, il pane ben strizzato, il grana grattugiato, una presa di sale e poco pepe nero. Amalgamare il tutto fino a ottenere un composto omogeneo. Utilizzare il composto per farcire i calamari (che devono essere integri) fino a 3/4 della loro capienza e chiudere le sacche utilizzando 2 stuzzicadenti. Se riempiti fino all'orlo il ripieno fuoriesce in fase di cottura perchè la carne del calamaro si ritira.
In un tegame far scaldare 2 cucchiai di olio evo con uno spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato e il peperoncino spezzettato, poi farvi rosolare i calamari su ogni lato per un paio di minuti. Sfumare con uno spruzzo di vino bianco. Una volta evaporato il vino aggiungere la passata di pomodoro, salare e abbassare il fuoco. Far cuocere coperto una ventina di minuti girando di tanto in tanto i calamari: la salsa di pomodoro deve essersi insaporita un poco addensata. Servire caldi.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Le padelle fan fracasso

martedì 20 marzo 2012

Odori di casa

Quando abbiamo ristrutturato casa la soluzione più logica è stata avere la porta d'ingresso in cucina, così da non dover spostare porte e finestre che avrebbero allungato notevolmente i tempi dei lavori. Questa collocazione non mi ha mai entusiasmato particolarmente: ritrovarsi subito di fronte a tavolo e fornelli, oltre all'onnipresente caos che regna nella mia cucina, non è certo la soluzione più elegante a cui si possa pensare. Ormai, comunque, mi ci sono abituata e ho trovato anche dei lati positivi: mi piace entrare in casa e vedere il dolcino che ho preparato la sera precedente sul piano di marmo bianco, mi piace sentire il suo profumo che durante il giorno ha invaso la stanza e che mi accoglie come un silenzioso benvenuto. Soprattutto mi piace, quando il maschio alfa torna dai suoi allenamenti serali, che la prima cosa che veda rientrando a casa sono io, intenta a spignattare per preparare la cena. Mi piace che il profumo della cena lo saluti prima che io mi renda conto che ha aperto la porta. So che è un'immagine molto anni '50, che fa anche un po' Happy Days se vogliamo (purtroppo non c'è Fonzie), piuttosto in contrasto con l'immagine che vorrei avere di me ma cercherò di soprassedere!!!
E' stato in una di queste sere che, in barba alla stanchezza, mi sono lanciata nella preparazione degli ossibuchi di tacchino (visto che siamo in un  periodo di limitazione dei carboidrati): un tipo di carne un po' bistrattata ma in grado di dare gran soddisfazione al palato con una cifra decisamente modica (il che non guasta certo in questo periodo di quasi recessione). Inoltre è molto digeribile e ricca di sali minerali: un'ottima alternativa al solito pollo. I funghi sono un condimento azzeccatissimo per profumare e insaporire una carne che altrimenti può risultare un po' anonima e la lenta cottura la ammorbidisce e la impregna degli odori che daranno il benvenuto a chi entra in cucina!

Ossibuchi di tacchino ai funghi


OSSIBUCHI di TACCHINO ai FUNGHI

Ingredienti (per 2 persone):
2 ossibuchi di tacchino
300 g funghi misti congelati
2 spicchi aglio
100 ml vino bianco secco
farina
20 g burro
doppio concentrato pomodoro
brodo di carne (facoltativo)
prezzemolo tritato
olio evo
sale, pepe nero

Sbucciare e schiacciare i 2 spicchi di aglio e farli soffriggere con 3 cucchiai di olio evo in un tegame. Infarinare bene gli ossibuchi di tacchino e rosolarsi a fiamma vivace nel tegame con l'olio caldo e l'aglio per circa 5 minuti per ogni lato. Salare, poi sfumare con il vino. Quando il liquido si è un po' ristretto eliminare gli spicchi di aglio e aggiungere i funghi ancora congelati. Appena riprende il bollore incoperchiare, abbassare la fiamma e far cuocere lentamente almeno per 1 ora. La carne di tacchino deve essere sempre ben cotta e se la cottura avviene lentamente, in presenza dei funghi, risulta anche molto tenera, oltre che profumata e saporita.
A metà cottura girare gli ossibuchi e aggiungere, se il fondo di cottura fosse troppo asciutto, poco brodo caldo (io non ne ho avuto bisogno). A fine cottura pepare leggermente e cospargere con prezzemolo tritato prima di servire.
Buon appetito!


Dato che questa ricetta sarebbe perfetta da cucinare in coccio, partecipo al contest di Max


e alla raccolta di secondi piatti di Le padelle fan fracasso

sabato 17 marzo 2012

Le regole d'oro

Dopo la sfuriata di cavoli della settimana scorsa, ecco che mi trovo a postare la seconda ricetta di fila che vede come protagoniste le cipolle. Di nuovo? Di nuovo! Inizio a pensare di essere monotematica a tratti, ma in fondo che ci posso fare se vado a fare la spesa e non riesco a trattenermi di fronte a delle belle cipolline borettane fresche? Inoltre le cipolle mi piacciono proprio tanto, in tutte le possibili declinazioni, sia cotte che crude (con buona pace di chi mi circonda dopo che le ho mangiate).
Per non incorrere, o almeno cercare di limitare il più possibile le figuracce derivanti dalla fastidiosa e persistente alitosi che ne segue il consumo, personalmente mi limito a seguire almeno una delle regole sotto elencate:

- Evitare le cipolle nelle ore che precedono un qualunque evento sociale può essere considerato come un segno di educazione e rispetto, anche se potrebbe essere una valida strategia per tenere lontani personaggi indesiderati! In questo senso è sempre bene informarsi prima su chi sarà presente!

- Evitare le cipolle durante il suddetto evento sociale: mangiare cipolle in pubblico talvolta è considerato poco chic (forse è per questo che tendo sistematicamente a ignorare questo buon consiglio: non mi sento per niente a mio agio nelle vesti della snob elegantona).

- Se proprio non si riesce a contenersi di fronte a una zuppa di cipolle o a una rossa di Tropea, costringere tutti i presenti a ingurgitare cipolle: se tutti emanano miasmi cipollosi, nessuno ci farà caso (strategia più volte adottata, e con gran successo, con il maschio alfa che, per mia fortuna, è una grande estimatore di cipolle & Co.).

- Avere sempre in borsa una nutrita scorta di chewinggum alla menta. Basta non esagerare con il loro consumo per non rischiare l'effetto cammello-che-biascica.

-Beh...lavarsi spesso i denti (banale!)


Cipolline alla birra


 CIPOLLINE alla BIRRA

Ingredienti:
650 g cipolline borettane fresche
50 g pancetta tesa
2 spicchi aglio
4-5 foglie salvia fresca
100 cc birra chiara (lager)
olio evo
sale, pepe nero

Lavare le cipolline e ripulirle dal ciuffo di barbe. Disporle in una teglia di ceramica unta di olio e condire le cipolline con sale, pepe nero (preferibilmente appena macinato), le foglie di salvia lavate e spezzettate grossolanamente, gli spicchi d'aglio sbucciati e tagliati a fettine e la pancetta tagliata a dadini piccoli. Infine irrorare con la birra e infornare a 180°C per 30 minuti circa: la birra deve essere quasi completamente evaporata e le cipolline devono essere morbide. Servire calde o tiepide per accompagnare carne alla griglia o arrosto.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Pane e pomodoro e Photobirra





martedì 13 marzo 2012

Il pranzo dello sportivo

Sebbene la domenica dovrebbe essere il momento in cui ho più tempo per cucinare e provare qualcosa di più sfizioso e elaborato, nella realtà, mi è proibito (o quasi) dedicarmi all'arte culinaria.
Tutta colpa del CALCIO. E con questo non intendo certo il buon vecchio calcio che si trova nel latte (per intendersi) quanto il calcio in senso sportivo.
Dopo l'infortunio dello scorso anno, il maschio alfa ha ripreso la sua attivita ludico-ricreativa preferita e questo ha comportato il ritorno a sconsiderate abitudini mangerecce: dal cenare alle 10 di sera dopo i suoi allenamenti, al pranzo domenicale consumato frettolosamente alle 12 in punto perchè il ritrovo coi compagni di squadra è alle 13 o giù di lì. Sono in grado di sopportare agilmente le variazioni di orario dei pasti (mica siamo in un'ospizio!) ma la cosa che proprio non mi va giù e dovermi accontentare la domenica di pasta al pomodoro e patate lesse (le uniche variazioni ammesse sono costituite da mozzarella e prosciutto crudo).
Io, che durante la settimana, sono costretta a pranzi take away freddi o riscaldati al microonde (con tutte le limitazioni che questo comporta), come posso adeguarmi ad un pranzo domenicale più frugale di quelli infrasettimanali? Eresia!!!
La sportiva che è in me, nascosta sotto strati di morbida ciccia, sa che questa è la giusta dieta pre-partita ma, che diamine, io mica devo fare sport la domenica! E a dirla tutta nemmeno il maschio alfa che, non essendo più un pischello, non ha ancora recuperato in pieno la condizione atletica necessaria e pertanto è permanentemente relegato in panchina (almeno fino ad ora). Dice che in questo modo riesce ad entrare nel clima pre-partita e a sentirsi parte della squadra (anche se in casa siamo solo io e lui e nessuno lo vede mentre si autoflagella per pranzo). Ammirevole, nessuno lo nega: un vero stakanovista del calcio. Certo è che se mai dovessi scoprire che qualcuno dei suoi compagni teenager si ingozza di lasagne o simili la domenica potrei compiere un insano gesto!
Lo scorso weekend però, di fronte a mozzarella e patate lesse,  non ce l'ho fatta e ho approfittato della vaporiera in funzione per prepararmi qualcosa di decisamente più appetitoso, sebbene molto light, nel pieno rispetto del clima di morigeratezza pre-partita!

Cipolle ripiene al vapore


CIPOLLE RIPIENE al VAPORE

Ingredienti:
2 cipolle dorate (medie dimensioni)
100 g petto di pollo
1 spicchio aglio
prezzemolo fresco
1 cucchiaio grana grattugiato
sale, pepe nero
salsa worchester (facoltativa)

Sbucciare le cipolle ed eliminare le radichette sul fondo in modo che le cipolle stiano "in piedi". Tagliare la calotta delle cipolle e svuotarle (versando un mare di lacrime) con un cucchiaino, lasciando solo le 2 sfoglie più esterne: si ottengono delle specie di cestini. Tritare finemente la cipolla estratta insieme allo spicchio d'aglio sbucciato, una decina di foglie di prezzemolo precedentemente lavate e asciugate e il petto di pollo. Mettere il trito in una terrina e lavorare con il grana grattugiato, sale a piacere (ma non troppo) e un pizzico di pepe.
Riempire le "scodelline" di cipolla con l'impasto preparato e chiudere con la calotta. Dato che mi era avanzato un poco di ripieno ci ho fatto una polpetta.
Adagiare le cipolle e la polpetta nella vaporiera (attenzione che stiano dritte) e cuocere per 30 minuti.
Servire calde irrorate da un filo d'olio evo oppure da alcune gocce di salsa worchester che, secondo me, è l'abbinamento perfetto. Non lasciare raffreddare troppo perchè il ripieno potrebbe diventare un po' stopposo non contenendo uova, olio o altri grassi aggiunti.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Cuocopercaso

venerdì 9 marzo 2012

Cavoliamo!

In casa continua l'opera di eliminazione Crucifere: dopo le polpette, vari contorni e una vellutata stavolta tocca ad una sorprendente torta salata. Sorprendente perchè la salsa di noci ci sta di un bene incredibile, benchè non fosse altro che un avanzo di frigo da smaltire. Infatti, come molte torte salate che preparo, anche questa ha come ingredienti ciò che il frigo offriva in quel momento. Nessuna premeditazione, solo un rotolo di pasta sfoglia in odore di scadenza (sempre dono della mamma che pensa sia al limite dell'anoressia nonostante la mia atavica lonzina), avanzi di verdure cotte al vapore, un po' di salsa, del formaggio morbido e dello yoghurt, anch'essi sull'orlo di fare harakiri, gli ultimi pomodorini per decorare, poi, si sa, uova e formaggio non mancano mai e il gioco è fatto.
E poi, diciamo la verità, i cavoli sono uno di quegli alimenti-medicine che fanno veramente bene a tutto l'organismo, sono rimineralizzanti e ipocalorici. Inoltre ormai è stato provato che svolgono pure una efficace prevenzione verso i tumori intestinali. Perciò ben vengano i cavoli e facciamone una bella scorpacciata con questa quiche dal ripieno goloso!

Quiche con cavolfiore e crema di noci


QUICHE di CAVOLFIORE e NOCI

Ingredienti:
1 rotolo pasta brisè
mezzo cavolfiore cotto al vapore (o lesso)
1 patata cotta al vapore (o lessa)
125 g crescenza
125 ml yoghurt bianco magro
2 uova
salsa di noci
formaggio grana
5 pomodorini
noce moscata
sale, pepe nero

Spaccare il cavolfiore lavato in piccole cimette. Tagliare la patata a dadini piccoli. Mescolare le verdure in una ciotola insieme alla crescenza, lo yoghurt, le uova, 3 cucchiai abbondanti di salsa di noci, una presa di sale, un pizzico di noce moscata e di pepe nero. Adagiare la pasta brisè con la sua carta in una teglia tonda e versarvi l'impasto preparato, livellare con una spatola e cospargere con abbondante grana grattugiato (così in forno si forma la crosticina!). Guarnire con i pomodorini lavati e tagliati a metà.



Infornare a 180° C per almeno 45 minuti nella parte centro-bassa del forno (l'impasto è umido e se non si segue questo accorgimento, che comunque vale per tutte le quiche, si rischia di avere la pasta sfoglia ancora un po' cruda sotto). Lasciare raffreddare almeno 15 minuti dopo la cottura se si vuole evitare un'ustione di terzo grado alle papille gustative! Ovviamente è buona anche il giorno successivo.
Buon appetito!

 Partecipo all'iniziativa "Anarchy in BB" della Banda dei broccoli, perchè, oltre alla cucina, la lettura è un altro dei miei passatempi preferiti (e un buon libro è sempre utile).
Il libro che ho scelto è Il segreto di Mary la cuoca (anche se non ho ancora avuto il tempo di leggere Kitchen confidential dello stesso autore!!).

domenica 4 marzo 2012

L'invasione dei cavoli

Sono sicura che mia mamma sia convinta che io muoia di fame, non trovo altre spiegazioni alla mole di cavoli di varia specie che mi stanno occupando la cucina.
Procediamo con calma. In linea generale sono una persona iper-organizzata, per riuscire a fare tutto: la mia vita quotidiana viene scandita dalla mia agenda in cui riesco a incastrare lavoro, appuntamenti, estetista, cene, compleanni, aperitivi, lavatrici, spesa...già, la spesa. Per una che si fregia del titolo di foodblogger è ovvio che il capitolo "spesa" rivesta una particolare importanza nell'ambito delle faccende domestiche. Infatti è l'unica faccenda domestica che mi diverte! Per questo motivo è raro che il mio frigorifero e la mia dispensa siano contemporaneamente vuoti e che debba chiedere aiuto al parentame per rimediare un pasto. Nonostante ciò mia mamma pensa che io non abbia mai abbastanza cibo in casa e mi rifornisce (senza avvertirmi preventivamente, è ovvio) di una tale quantità di verdure, salumi e formaggi sufficienti per una allegra e famelica famigliola di 4 persone.
Solo che noi siamo in 2.
E mangiamo a casa solo a cena.
Quando non andiamo a cena fuori.
Quindi ritrovarsi in casa 2 interi cavolfiori, 3 enormi broccoli, un mega sacchettone pieno di insalata, più le verdure che già avevo in dotazione mi ha provocato qualche ansia da smaltimento. Oltre al fatto che in frigo ormai non entra più uno spillo perchè è completamente occupato dai cavoli!
E allora largo alla fantasia per creare nuovi piatti, a base di cavoli naturalmente!
Queste polpettine sono davvero buone, saporite e leggere (grazie alla cottura al forno) e si sposano a meraviglia con la salsina piccante. Inoltre sono un ottimo modo per smaltire verdure lesse e albumi, anche se hanno il difetto di tutte le polpette: non sono mai abbastanza!

Polpettine di broccoli e tonno con salsa piccante


POLPETTINE di BROCOLI e TONNO con SALSA PICCANTE

Ingredienti (per 26 polpettine):
400 g broccoli cotti a vapore
115 g tonno in scatola al naturale
2 albumi
50 g grana grattugiato
2 filetti di acciuga sott'olio
maggiorana secca
pangrattato
semi di sesamo
doppio concentrato di pomodoro
tabasco
olio evo
sale

Schiacciare i broccoli con una forchetta, poi aggiungere il tonno, gli albumi, il grana grattugiato, i filetti di acciuga sgocciolati e spezzettati, un pizzico di maggiorana secca e di sale. L'uso dei soli albumi rende il sapore più delicato pur consentendo la compattazione della polpetta.


Con l'impasto ottenuto modellare delle polpettine della dimensione di una noce e passarle in un miscuglio di pangrattato e semi di sesamo. Disporre le polpette su una teglia rivestita di carta da forno e infornare a 180°C per 40 minuti.


Mentre le polpette cuociono preparare la salsa di accompagnamento mescolando in una ciotolina un cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro, una decina di gocce di tabasco, un filo di olio evo, una presa di sale e qualche cucchiaio di acqua per renderla piuttosto liquida.
Servire le polpette calde o fredde con salsa a parte.
Buon appetito!




Con questa ricetta partecipo al contest di Donna In

 
al contest di Imparando cucinando


al contest di Scamorze ai fornelli


e al contest di Pane e Olio

giovedì 1 marzo 2012

Rettifica

Devo chiedere pubblicamente scusa o prima o poi rischierò seriamente di essere buttata fuori di casa. Il maschio alfa non si sente molto a suo agio nell'essere spesso al centro dei miei post di natura sarcastica, in cui metto in evidenza delle sue caratteristiche che io ritengo fastidiose. In fondo (molto in fondo, però) so perfettamente che anche io ho delle abitudini che lo innervosiscono, tipo: lasciare la porta del bagno aperta dopo che sono uscita, lasciare i piatti da asciugare sul lavello, dimenticarmi di rimettere il sacchetto nel cestino dopo che ho portato via la spazzatura (o non riuscire a metterlo bene!) eccetera, eccetera. Voglio dire, ognuno ha le sue fisse e ci sopportiamo a vicenda (la maggior parte delle volte), con la "sottile" differenza che io ne sparlo ai 4 venti scrivendone nel mio blog. Chissà quante volte si è già pentito di avermi consigliato di aprire il blog! Certo non pensava che si sarebbe rivelato un'arma a doppio taglio!
Quello che non dico mai (o comunque non dico abbastanza) è quanto io mi senta fortunata ad avere accanto una persona così straordinaria, estremamente intelligente, simpatica, comprensiva e generosa: una persona buona, come io non potrò mai essere perchè la mia natura di femmina un po' stronza probabilmente me lo impedisce. E proprio in quanto "femmina un po' stronza" mi riesce difficile scrivere dei fiumi di melassa che giornalmente scorrono in casa nostra: non mi va di diventare stucchevole! E' anche vero però che mi piace coccolarlo e gratificarlo (non solo fargli dei cazziatoni), così, la scorsa domenica mattina, ho esaudito un desiderio goloso che lo tormentava da tempo: i pancakes!
Non li avevamo mai assaggiati perciò non so nemmeno se erano come avrebbero dovuto, ma ci sono piaciuti un sacco! In più, mentre li fotografavo, pensavo che avevano lo stesso fantastico aspetto di quelli che si vedono nei film americani! :-) E' stata proprio una soddisfazione e mentre li addentavo, conditi da sciroppo d'acero e scaglie di mandorle, mi sono sentita un po' Homer Simpson!
Ecco il mio amorevole tributo all'omino che mi ospita!

Pancakes


PANCAKES

Ingredienti:
2 uova
28 g burro
125 g farina bianca
6 g lievito in polvere
200 g latte
16 g zucchero semolato
sale

Separare i tuorli dagli albumi e aggiungere ai primi il latte e il burro fuso (ma non caldo) mescolando continuamente. Versare sui tuorli anche la farina e il lievito preventivamente miscelati e mescolare. A parte montare parzialmente gli albumi con lo zucchero: non devono essere a neve ferma, devono solo diventare bianchi e gonfiarsi un po'. Unire delicatamente gli albumi all'impasto di uova, con movimenti dal basso verso l'alto fino a ottenere un composto omogeneo.
Scaldare un padellino con fondo spesso (o una piastra da crepes) a fuoco medio. Quando è caldo versare 2-3 cucchiaiate (secondo di che dimensione si vogliono i pancakes: a noi piacciono grandi quanto un piattino da dolce) di impasto nel centro del padellino e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 4 minuti (devono essere leggermente lievitati e dorati), poi girarli e lasciarli cuocere un paio di minuti anche dall'altro lato. Se il fuoco è troppo caldo i pancakes potrebbero bruciarsi e non lievitare a dovere. Impilarli uno sopra l'altro per mantenerli caldi e servire subito accompagnandoli a piacere con miele, sciroppo d'acero, frutta fresca, granelle, marmellate, cioccolata...
Personalmente trovo che il migliore accompagnamento sia sciroppo d'acero e lamelle di mandorle: da svenire!
Buon appetito!