martedì 31 maggio 2011

Come un pesce all'amo

Da dove viene questa mia smisurata passione per la buona tavola? La risposta è quasi banale. Sono nata e cresciuta in una casa di mangiatori professionisti e cucinatori accaniti (si, ho detto proprio cucinatori: gente che cucina pur non essendo un vero e proprio cuoco!). In casa mia la qualità del cibo è sempre stata di fondamentale importanza: meglio un piatto di pasta con l'olio buono che quei tremendi piatti pronti surgelati; meglio pane e prosciutto a merenda che le pastine confezionate che tanto piacciono ai bambini (ma non a me: le volevo solo per il regalino che c'era all'interno!). La logica conseguenza di ciò è stata che ci siamo abituati tutti a prepararci i pasti con le nostre mani.... e che pasti!
Certo è che pur molto attenti alla qualità, non si è mai rinunciato alla quantità! In casa mia, un pasto che si possa dire tale, deve essere composto da almeno 3 portate e guai a non finire tutto quello che mi veniva messo nel piatto o venivo accusata di voler diventare anoressica! Sfido chiunque a rimanere in forma in questo modo...altro che sport: praticamente avrei dovuto vivere sul tapis-roulant!
Da circa un anno ho una casa mia (licenza poetica: veramente la casa è dell'uomo che mi porto appresso :-P) e mi sono potuta dedicare con continuità al mio modo di cucinare: decisamente più leggero e meno abbondante. Eppure ci sono giorni in cui guardo le mie belle ciotole piene di insalata e penso che avrei tanta voglia dei crostini neri che prepara mio papà: i migliori, i più buoni che abbia mai assaggiato... assolutamente deliziosi. Il problema è che lui e mia mamma sanno bene quanto sia sensibile al richiamo dei loro manicaretti e ne approfittano per attirarmi più spesso possibile verso di loro!
Così qualunque pretesto (del tipo "Domenica hanno detto che piove...Vieni a pranzo?") è buono per propormi pranzi e cene luculliani e io, debole, cedo sempre!
La scorsa settimana è stata la volta del lampredotto: come diavolo facevo a dire di no????
Rigorosamente preparato da mio papà, che ha le mani d'oro per tutto ciò che riguarda carne e pesce: è lui il prescelto da amici e parenti per la cucina delle ricorrenze e per attirarmi nella sua rete fa sfoggio di tutto il suo sapere culinario!
So che a un sacco di persone le frattaglie non piacciono a causa della loro consistenza callosa e molliccia e, in effetti, anche a me fino a qualche anno fa non piacevano poi, però, azzardi un assaggio e scopri che il sapore è talmente paradisiaco da non poterne più fare a meno. Tra l'altro mio papa ormai può fare concorrenza ai trippai fiorentini!
Ho deciso di postare la sua ricetta perchè mi sembra ottima per partecipare al contest del Blog di Max Oggi cucina lui...per lei e poi perchè veramente merita di essere provata: se ho imparato a mangiare bene è merito dei miei genitori!



PASTA AL LAMPREDOTTO

Ingredienti:
Lampredotto già pulito e sbollentato (reperibile solo dai macellai di fiducia)
2 cipolle
4 costole di sedano
4 carote
2 pomodori maturi
3 spicchi aglio
1 foglia alloro
2 peperoncino essiccato
pomodori pelati
prezzemolo
basilico
timo essiccato
erba cipollina (fresca o secca secondo la disponibilita)
olio evo
pasta corta (penne rigate o rigatoni)

Le dosi sono praticamente a occhio, anche se con quello che aveva preparato mio papà avremmo sfamato un esercito (come al solito!).
Riempire una pentola con acqua fredda e mettere il lampredotto, una cipolla, due costole di sedano, due carote, un pomodoro, uno spicchio di aglio, qualche foglia di basilico, un ciuffetto di prezzemolo, mezzo cucchiaino di timo e di erba cipollina. Portare a bollore e lasciar cuocere circa 20 minuti. Scolare il lampredotto e lavarlo sotto acqua corrente. Buttare l'acqua di cottura e le verdure. Queste operazioni sono importantissime per evitare che la carne emani un odore sgradevole (stiamo pur sempre parlando di una parte dello stomaco di una mucca!).
Tagliare la carne a losanghe larghe circa 3 cm. Far bollire l'acqua (o del brodo) in un'altra pentola, poi aggiungere di nuovo il lampredotto, una cipolla, due costole di sedano, un pomodoro, due carote, basilico, prezzemolo, erba cipollina, timo, la foglia di alloro e il peperoncino spezzettato. Lasciare cuocere a fuoco basso per 60/90 minuti. A questo punto il lampredotto puo essere servito tal quale, accompagnato dal suo brodo di cottura, le verdure lesse, delle fette di pane tostato e soprattutto salsa verde (prezzemolo, aglio, capperi, olive verdi, olio evo) e salsa piccante (pomodoro, peperoncino, cipolla, olio evo, basilico).

Lampredotto bollito

Oppure si puo preparare la pasta con il lampredotto! (tanto per stare leggeri)
Tritare grossolanamente il lampredotto e le verdure lesse con  una mezzaluna. Preparare un trito con aglio, prezzemolo, basilico e peperoncino e farlo soffriggere bene con olio evo: quando inizia a imbiondire aggiungere il lampredotto con le verdure tritate e far insaporire qualche minuto. Salare e aggiungere pochi pomodori pelati (il sugo deve essere rosè) schiacciati. Dopo che il sugo si è ritirato, allungare  con un bicchiere di brodo di bollitura del lampredotto e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti.
Nel frattempo cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Scolarla al dente e aggiungerla al sugo caldissimo in modo da finire la cottura. Se risultasse troppo asciutta aggiungere ancora del brodo di bollitura.
Servire calda...una meraviglia!

Non so se avrò mai il coraggio di preparare questo piatto: onestamente temo il confronto!
Buon appetito!

Pasta con il lampredotto

domenica 22 maggio 2011

Premi!

Questo sarà un post lunghissimo, lo so già, prima di iniziare a scrivere sul serio. Percio occorrerà armarsi di tanta pazienza. Devo ringraziare un sacco di persone. Detta cosi suona male....Io VOGLIO ringraziare un sacco di persone. Persone che, come me, quando hanno un minuto di tempo spulciano blog alla ricerca di cosa preparare per cena o per un'occasione speciale. E' un piacere, una grande soddisfazione e anche un onore sapere che ci sono persone che apprezzano le mie ricette e, più in generale, questo mio bloggettino semplice semplice, nato come un hobby ma che sta diventando una passione e un grande stimolo per cercare, capire e imparare cose nuove, siano essi ingredienti, metodi di cottura o quant'altro.
Per me vuole essere un motivo di crescita e arricchimento personale e se, lungo questo mio viaggio, riesco a strappare anche qualche sommesso sorriso, beh, ne sono più che orgogliosa.

Durante l'ultima settimana mi sono trovata a dover gestire una (anzi 3!) situazione inaspettata: l'assegnazione di ben tre premi! Grazie, grazie a tutti: è stata una bellissima sorpresa. Mi è davvero difficile far capire per iscritto quanto io possa esserne grata, ma lo sono davvero tanto!
Procediamo in rigoroso ordine temporale: per primo ho vinto il contest Sweet Rock Music di Gloria per la sezione "Migliore chart", cosa che ha reso molto felice il mio fidanzato musicologo (oltre me, ovviamente), il quale si ritiene responsabile della mia cultura musicale, anche se si aspetta ulteriori crescite da parte mia sotto questo aspetto.
Grazie Gloria....sono felice che ti siano piaciute le mie canzoni per cucinare!

Qualche giorno dopo, accendo il pc come ogni mattina per dare un'occhiata ai post pubblicati e con mio sommo stupore scopro di essere stata omaggiata dalla dolce Iaia di questo premio: che carino! Ti ringrazio tantissimo per avere pensato a me.



Allora...come funziona? Cercando un pò a giro mi pare di aver capito che devo donare questo premio ad altri 10 blog, cosa che faccio con estremo piacere.
And the winner is...Rullo di tamburi (ma quanto mi piacciono le frasi fatte?!):

Marcella del blog Marcella in cucina
Serena del blog Golosando... serenamente
Laura del blog Zampette in pasta
Gloria del blog In Gloria's kitchen
Gianni del blog Cocogianni o cuocogianni?
Eleonora del blog Burro e miele
Lory del  blog La mia cucina
Bietolin@ del blog Bietolin@ in cucin@
Natalia del blog fusillialtegamino
Alessandra del blog Le pappe di Alessandra

E ora qualcosa di me:
1) Gioco a pallavolo da ben 20 anni, nonostante sia alta (per modo di dire) solo 1,60 m. Non posso farne a meno: è la mia valvola di sfogo fisica.
2) Adoro gli animali e in particolar modo i cani che, nella maggior parte dei casi, reputo più affidabili degli esseri umani.
3) Convivo con il ragazzo con cui mi sono messa insieme in seconda superiore
4) Sono laureata in chimica con specializzazione in chimica per l'ambiente e per i beni culturali
5) I miei piatti preferiti, in assoluto, che potrei mangiare fino a scoppiare sono: rosticciana alla brace, astice alla catalana e le uova al tegamino!

Sono stata esauriente? Spero di si!

Ma non è finita qui! Giovedì sera, di ritorno da una partita che ha lasciato l'amaro in bocca a tutta la squadra, ho trovato un'altra sorpresa che mi ha risollevato grandemente il morale: ho vinto il contest di Cucina etnica indetto dal blog Cocogianni o Cuocogianni? nella sezione "Europa" con la mia Fideuà
Non starò qui a descrivere il mio stupore, basti dire che ho dovuto rileggere il post di Gianni per verificare che avessi capito bene! Grazie infinite per aver apprezzato questo classico piatto spagnolo.

Una cosa è certa: non posso terminare il post senza nemmeno una ricettina veloce veloce. E infatti eccola!

SCALOPPINE di MERLUZZO al CURRY con CAROTE

 
Ingredienti:
500 g filetti di merluzzo
6 carote
uno spicchio aglio
farina
curry
semi di cumino
peperoncino in polvere
olio evo
sale

Sbucciare l'aglio e schiacciarlo. Farlo soffriggere un paio di minuti con due cucchiai di olio in una larga padella. Preparare una panatura per il pesce miscelando farina, un cucchiaio di curry in polvere e un pizzico di sale. Impanare bene i filetti di pesce su ogni lato e metterli in padella ben distesi a fuoco medio. Dopo circa 5 minuti di cottura girarli e farli cuocere anche sull'altro lato: i filetti assumeranno un bel colore giallo. Nel frattempo raschiare le carote e grattugiarle con la grattugia a fori larghi. Una volta che il pesce è cotto toglierlo dalla padella e tenerlo in caldo. Aggiungere le carote al fondo di cottura del pesce (che comunque è piuttosto asciutto) e due cucchiai di acqua. Salare leggermente e poi aggiungere un cucchiaino di semi di cumino pestati e un pizzico di peperoncino in polvere. Lasciare cuocere circa 5 minuti (le carote devono essere morbide ma non sfatte), poi servire insieme al pesce.
Ho sperimentato questo piatto lo scorso sabato: volevo stare leggera prima di una partita importante ma non volevo rinunciare a qualcosa di succulento. Mangiare il classico pesce lesso mi faceva troppa tristezza! Così ho aggiunto un sacco di spezie che, secondo me, danno anche una bella sferzata di energia positiva!
Buon appetito!

Filetto di merluzzo al curry con carote

giovedì 19 maggio 2011

La richiesta

Mesi fa mi trovavo in laboratorio, dopo una estenuante mattinata passata in compagnia di un'orda di bambini a cui dovevo spiegare le proprietà e le virtù di proteine, zuccheri e carboidrati: è incredibile la quantità di energia che riescono a risucchiare questi esserini mentre si cerca di catturare la loro attenzione! A volte penso che non si stupirebbero più nemmeno se tirassi fuori il fatidico coniglio dal cilindro! I miei colleghi openlabbisti sanno a cosa mi riferisco. Per fortuna, dopo la lezione, possiamo scambiare due chiacchiere mentre risistemiamo e ripuliamo il laboratorio. Ciaccolando del più e del meno viene fuori il mio blog e un'amica mi comunica che lo legge sempre (con mia grande felicità e soddisfazione). Certo che alla sua domanda "Perchè non ci sono ricette che prevedano l'utilizzo di fagioli???" resto piuttosto interdetta. Cavolo!...Ha ragione! Mangio un sacco di fagioli e non ho mai postato una sola ricetta. Il motivo è semplice: io adoro i fagioli e li mangio prevalentemente al naturale, lessati e via. Magari aggiungo del tonno o della cipolla (o tutti e due!) ma sarebbe come pubblicare la scoperta dell'acqua calda!
La cosa mi ha fatto riflettere e cogitando, cogitando alla fine ho prodotto una ricettina buona buona, con una eco un pò messicana, che consiglio agli amanti dei sapori decisi e piccanti.
Grazie Chiara per avermi messo la pulce nell'orecchio... spero sia di tuo gradimento, altrimenti mi impegnerò a pensare a qualcos'altro!

FAGIOLI ROSSI e PEPERONI PICCANTI

 
Ingredienti:
250 g fagioli rossi lessati
2-3 cipollotti bianchi freschi
mezzo peperone rosso
tabasco
olio evo
sale

Affettare sottilmente i cipollotti e farli appassire in una padella con 2 cucchiai di olio evo e 2 cucchiai di acqua. Pulire il peperone dai semi e dai filamenti bianchi, poi tagliarlo a pezzi. Aggiungere il peperone ai cipollotti e lasciar cuocere a fuoco basso una decina di minuti, aggiungendo eventualmente qualche cucchiaio di acqua se dovessero risultare troppo asciutti. Salare (poco) e irrorare con tabasco a piacere, secondo il grado di piccantezza che si desidera. Infine aggiungere i fagioli e far insaporire qualche minuto. Servire come contorno caldo o freddo. Io li ho usati come piatto unico per preparare dei crostoni (il mio pranzo "light" da asporto) e quando il pane si impregna del fondo di cottura al sapor di peperone è proprio goduria!
Buon appetito!

Fagioli rossi e peperoni piccanti

Dato che da sempre preferisco il gusto salato a quello dolce, con questa ricetta partecipo al contest Two gust is megl che one!? di Tina

lunedì 16 maggio 2011

Ossessione

Durante le mie scorse vacanze estive barcellonesi sono stata letteralmente perseguitata da questo piatto: ovunque mi girassi c'erano enormi cartelloni pubblicitari su cui campeggiava un piattone contenente questa insalata piuttosto insolita. Non conosco una parola di spagnolo ("Hola" non vale!), quindi non sono nemmeno riuscita a capire se si trattava della pubblicità di un ristorante, di un negozio di ortofrutta o era semplicemente un invito a mangiare più frutta e verdura. L'abbinamento è insolito, tanto che a prima vista ho pensato "Mah! O come mangiano questi spagnoli???". Al secondo avvistamento: "Certo che è insolita questa insalata....chissà che sapore ha?". Al terzo cartellone:"Mmmm... Magari dovrei provarla...forse in qualche ristorantino tipico..." Al quarto cartellone sono capitolata miseramente:"Appena torno in Italia devo assolutamente provarla!"....potere della pubblicità!
E così ho fatto. L'iniziale perplessità ha lasciato gradualmente spazio ad una sorprendente soddisfazione: la fettina di kiwi con il bocconcino di mozzarella, i germogli di soia con i pomodorini....buona! Tant'è che me la sto preparando piuttosto spesso. E' insolita ma delicata, nè dolce nè salata, strana eppure dai sapori equilibrati. A quanto pare questi spagnoli ne sanno una piu del diavolo se riescono a farmi mangiare con gusto perfino i kiwi!
E poi, con il caldo in arrivo, una bella insalata fresca (meglio se fantasiosa :-P) è proprio quello che ci vuole!

INSALATA BARCELLONESE

 
Ingredienti (per 1 persona):
insalata gentile
6-8 pomodorini
una manciata di germogli di soia
mezza mozzarella (o 7-8 bocconcini)
un kiwi
olio evo
sale, pepe

Lavare e asciugare bene l'insalata, i pomodorini e i germogli di soia. Sbucciare il kiwi e tagliarlo a fettine. Tagliare la mozzarella a cubetti e i pomodorini a metà.
Disporre nel piatto l'insalata, i pomodorini, i germogli di soia, le fettine di kiwi e i cubetti di mozzarella. Cospargere con qualche granello di sale e una macinata di pepe nero. Irrorare con un filo d'olio evo e servire. Non occorre aggiungere nè succo di limone, nè aceto: basta il gusto acidulo del kiwi (specialmente se non è eccessivamente maturo).
Come si può notare le dosi sono per un solo piatto: figuriamoci se il maschio di casa poteva avvicinarsi ad un kiwi!
Buon appetito!

Insalata barcellonese

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Eleonora di Burro e miele dal titolo "Chi mi aiuta a raccogliere l'insalata?"



E anche al contest di Aboutfood I love insalata


 


Già che ci sono con questa ricetta vorrei aiutare anche la futura sposina di Bietolin@ in cucina, così partecipo al suo contest Ricette LIGHT per una sposa...HAPPY

sabato 14 maggio 2011

L'utile e il dilettevole

Si dice che la fretta sia cattiva consigliera. Io dico che non è sempre vero!
La ricetta di oggi è una di quelle che nascono dall'ispirazione del momento, da quel qualcosa che nasce dentro e cresce fino ad assumere una forma, un sapore e un colore ben definito: insomma, avevo una fame da lupi e poco tempo a disposizione per la preparazione di manicaretti. Trattasi questa di situazione abbastanza ricorrente e difficilmente evitabile a causa degli attuali ritmi di vita. L'unica possibilita è fare buon viso a cattivo gioco (oggi è la sagra dei luoghi comuni) e tirare avanti nel miglior modo possibile cercando di unire, appunto, l'utile (mangiare velocemente) al dilettevole (preparare qualcosa di sfizioso). Come al solito, con i minuti contati e un uomo che si aggirava famelico per la cucina, ho aperto il frigo... e questo è il risultato.

CROSTONI MULTIGUSTO

 
Ingredienti:
pane toscano (sciocco)
3 cubetti spinaci surgelati
300 g funghi porcini surgelati
scamorza affumicata a fettine
50 g pancetta a dadini
2 spicchi aglio
olio evo
sale, pepe

Scongelare gli spinaci nel forno microonde alla massima potenza per 5 minuti. Nel frattempo preparare 2 padelline con uno spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato e 2 cucchiai di olio evo ciascuna. Far soffriggere per un minuto l'aglio, poi aggiungere i funghi (ancora surgelati) e lasciarli stufare a fuoco vivace circa 10 minuti. Verso fine cottura salare e pepare a piacere.
Nella seconda padellina, una volta aver soffritto l'aglio, aggiungere la pancetta e dopo alcuni minuti gli spinaci scongelati e ben strizzati. Anche in questo caso lasciar insaporire su fiamma vivace una decina di minuti, poi salare e pepare.
Tagliare il pane a fette alte un dito e poggiarvi sopra una fetta di scamorza. Infornare le fette di pane con il formaggio in forno preriscaldato a 180°C per circa 5 minuti o comunque il tempo necessario a dorare il pane e sciogliere il formaggio.
Comporre il crostone distribuendo gli spinaci alla pancetta sul pane con il formaggio e completando con una cucchiaiata di funghi. Servire caldi.
Anche stavolta sono riuscita a placare la fame dell'uomo!
Buon appetito!

Crostoni multigusto


Con questa ricetta partecipo al contest di Mamma Papera dal titolo In 20 minuti o meno per la sezione antipasti.


Con questa ricetta partecipo al contest di Cocogianni per la sezione bruschette!

martedì 10 maggio 2011

Conoscere la botanica è utile in cucina

Questa è una storiella piuttosto buffa e la dice lunga sulla mia ignoranza.
Nel corso delle mie scorribande campestri mi sono imbattuta in un'erbetta che mia mamma usava per preparare la frittata: le vitalbe. Ricordo che quando ero una bambina, durante le belle giornate, tutta la famiglia, compresi nonni e e zii, partiva alla volta di fiumi e torrenti per i picnic domenicali. Gli uomini pescavano, le donne passeggiavano e raccoglievano ciò che il bosco offriva. Fu allora che venni istruita sull'esistenza di questa pianta rampicante e sul suo utilizzo in cucina. A distanza di svariati anni ho pensato che preparare di nuovo la frittata di vitalbe sarebbe stato un gradevole tuffo nel passato. Ho lavato bene le vitalbe (solo i germogli), e le ho spadellate con aglio, olio e poca acqua. Dopo circa 10 minuti decido di assaggiarne una fogliolina per valutare il grado di cottura: come bruciava! E poi è possibile che le vitalbe fossero anche un pò piccanti? Mah!
Incurante del pizzicore che avvertivo in bocca e in gola ho continuato la preparazione della cena senonchè a un certo punto hanno iniziato a scendere grandi lacrime dai miei occhi...si, erano proprio lacrime e mi bruciavano gli occhi. Piuttosto contrariata mi domando come sia possibile soffrire così tanto di allergia all'interno delle mura domestiche e decido di cercare un pò di informazioni su internet sia sugli antistaminici naturali, che sulle vitalbe (ero curiosa di sapere se il  nome esatto fosse "vitalbe" o "vitarbe"). Questa è la prova che internet può essere molto utile: ho scoperto che la Clematis vitalba e un'erba infestante (ok, lo immaginavo) e velenosa... VELENOSA???? Ma come è possibile se mia mamma l'ha sempre usata per fare la frittata???
Ebbene si, è una pianta tossica e irritante per contatto, un pò come l'ortica (ecco spiegata la mia lingua in fiamme all'assaggio delle foglie ancora crude) perchè contiene alcaloidi e saponine, in particolare la protoanemonina (grazie Wikipedia), che si concentra prevalentemente negli organi più vecchi della pianta (ecco perche se ne mangiano solo i germogli). Tale sostanza ha la simpatica caratteristica di essere molto volatile, oltre che irritante: evidentemente, durante la cottura, aveva completamente saturato la mia cucina provocandomi una bella irritazione agli occhi che, poveretti loro, hanno iniziato a lacrimare copiosamente.
Fortunatamente, con il calore della cottura tali sostanze evaporano o si trasformano diventando innocue.
Dopo aver letto tutto questo mi sono ovviamente precipitata ad aprire porte e finestre per arieggiare la cucina e evitare una ulteriore intossicazione.
In seguito ho scoperto anche che la Clematis vitalba è stata proclamata "unwanted organism" in Nuova Zelanda, dove ne è vietata la coltivazione, l'uso e la commercializzazione a causa del suo carattere infestante che potrebbe nuocere alla flora autoctona. Inoltre, in passato questa erba era conosciuta col nome di erba dei cenciosi in quanto era solita essere utilizzata dai mendicanti per provocarsi irritazioni e ulcerazioni cutanee, così da indurre pieta nei passanti.
Ma la cosa che più mi incuriosice è: perchè quando la cucinava mia mamma non succedeva niente di tutto questo? Quesito ancora senza risposta!


Germoglio di vitalba


FRITTATONA di VITALBE e RICOTTA al FORNO

 
Ingredienti:
5 uova
germogli di vitalba (circa 200 g)
3 cucchiai abbondanti di ricotta
uno spicchio aglio
latte
olio evo
sale, pepe

Lavare i germogli di vitalba e lessarli in abbondante acqua (passaggio che io ho omesso ma che consiglio vivamente, onde evitare quanto sopra descritto) per una decina di minuti. Sbucciare l'aglio, schiacciarlo e farlo soffriggere con 2 cucchiai di olio evo. Aggiungere le vitalbe lessate, salare e lasciare insaporire una decina di minuti. A parte sbattere le uova con un bicchierino di latte, il pepe e la ricotta, fino ad amalgamare il tutto.
Eliminare l'aglio dalle vitalbe e mescolarle (a temperatura ambiente) con il composto di uova.
Versare tutto in una teglia da forno antiaderente e cuocere in forno preriscaldato a 150°C per circa mezz'ora. La cottura in forno permette di usare meno olio e rendere il piatto più leggero.
Adoro le uova in generale e una volta cotta la vitalba ha un sapore delicatissimo che si sposa molto bene con la ricotta.
Una unica avvertenza: forse è meglio non mangiare troppo spesso le vitalbe (per quanto buone possano essere)!
Buon appetito!

Frittata di vitalbe e ricotta al forno


Con questa ricetta partecipo al contest di Zampette in pasta dal titolo "Finalmente e primavera"

sabato 7 maggio 2011

Io e Attila

Ho mentito. Nello scorso post ho dichiarato di andare in cerca di asparagi selvatici, ma non è l'esatta verità: io non cerco solo asparagi, io raccolgo qualunque cosa sia commestibile! E in questo periodo di roba selvatica commestibile ce n'è davvero tanta: basta uscire di casa e avventurarsi nella campagna più vicina per avvertire quel paradisiaco odore di erbetta fresca che mi fa venire le lacrime agli occhi (Eh si...anche io soffro di allergia in primavera!)
Nonostante prurito agli occhi e starnuti ecco che il mio paniere si riempie di radicchi vari, finocchietto selvatico, vitalbe: mi verrebbe da dire "Dove passo io non cresce più erba"! Chissà se Attila pensava ad una simile eventualità mentre pronunciava la fatidica frase!
Ho deciso di utilizzare il ricco bottino in modo alternativo rispetto al solito: con il finocchietto ho sempre preparato l'arrosto di maiale, stavolta, invece, l'ho promosso a ingrediente principale in un primo freddo e profumatissimo.


GNOCCHETTI SARDI con FINOCCHIETTO SELVATICO, POMODORINI e PINOLI


Ingredienti:
250 g gnocchetti sardi
250 g pomodorini
finocchietto selvatico in abbondanza
50 g pinoli
olio evo
sale, pepe


Lavare il finocchietto sotto acqua corrente, asciugarlo e tritarlo grossolanamente. Lavare i pomodorini, asciugarli e tagliarli in 4 spicchietti. Riunire finocchietto, pinoli e pomodorini in una ciotola e aggungere abbondante olio evo, salare e pepare a piacere e lasciare insaporire una decina di minuti. Nel frattempo cuocere la pasta in acqua bollente salata. Scolare la pasta e passarla velocemente sotto acqua corrente fredda per fermare la cottura. Unire il condimento preparato con la pasta e mescolare bene. Servire fredda.
Come si vede dalle dosi ne avevo preparata un bel pò (eravamo in 2!) in previsione di portarmi l'avanzo a lavoro il giorno successivo...Come non detto. Mi sono dovuta preparare una frittata in fretta e furia perchè la pasta era stata spazzolata tutta la sera! :-P
Buon appetito!

Gnocchetti sardi con finocchietto selvatico, pinoli e pomodorini


Con questa ricetta partecipo, in extremis come al solito, al contest Cucinando con le erbe aromatiche



giovedì 5 maggio 2011

Tradizioni primaverili

Ci sono tradizioni che vanno preservate. Ci sono tradizioni che trovo rassicuranti, nel loro perpetuo ripetersi nel tempo. L'alternarsi delle stagioni non è una tradizione, ma un dato di fatto, che però comporta l'insorgere di usanze, abitudini o tradizioni che dir si voglia: il pandoro a Natale, i gavettoni a Ferragosto, l'uovo di cioccolato a Pasqua etc. etc. etc.
Quando arriva la primavera, con le sue giornate di sole e i prati in fiore, uno dei passatempi che preferisco è sicuramente la ricerca di asparagi selvatici. Mi piace stare all'aria aperta "a caccia" di questa effimera prelibatezza. Arrancare su per il pendio sbuffando come un mantice (un vero esempio di leggiadria), rovistando tra i rovi, con i capelli che si riempiono di insettini e foglie, non ha prezzo...per tutto il resto c'è Mastercard!
E poi la soddisfazione di cucinare qualcosa che ci si è procacciati con le proprie mani, da veri cavernicoli, è enorme e regala un tocco di sapore in più. Inoltre mi fa sentire meno in colpa perchè, in fondo, è attività fisica pure questa, no?
Tornata a casa dalla fruttuosa raccolta si è presentato l'annoso dilemma: che ci preparo?
Dato che ne ho mangiati abbastanza ultimamente, volevo variare dalla solita pasta con i soliti asparagi spadellati e via (peraltro ottimi: hanno un tale meraviglioso sapore che non hanno bisogno di molti complementi per dare il meglio di se) così, seguendo il consiglio di un amico buongustaio, ho optato per un risotto. Ma potevo io preparare un risotto con i soli asparagi? Certo che no! E allora ecco l'idea geniale: ci aggiungo un pò di scorza di limone, così ne approfitto per provare anche il mio nuovo rigalimoni!
Ne è venuto fuori un accostamento che mi ha sorpreso molto piacevolmente, tant'è che mi sono spazzolata ben due porzioni di risotto!
Ovviamente la seconda porzione sarebbe stata destinata all'uomo, se non provasse una innata avversione (una delle tante) per gli asparagi: sia mai che uno di questi splendidi vegetali possa varcare la soglia della sua delicata boccuccia!
Bah! Peggio per lui!


RISOTTO CON ASPARAGI SELVATICI PROFUMATO AL LIMONE


Ingredienti:
150 riso per risotti
asparagi selvatici (più ce n'è, meglio è)
scorza grattugiata di mezzo limone
uno spicchio aglio
olio evo
sale, pepe nero

Lavare gli asparagi selvatici sotto acqua corrente. Eliminare le parti legnose del gambo e tagliarli a pezzetti di un centimetro circa.
Scaldare in un tegame due cucchiai di olio evo con lo spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato, poi aggiungere gli asparagi. Salare leggermente e lasciarli insaporire alcuni minuti aggiungendo, se necessario, qualche cucchiaio di acqua calda.
Eliminare l'aglio e versare il riso. Farlo tostare alcuni minuti a fiamma alta, poi aggiungere un bicchiere di acqua calda (o brodo vegetale) e abbassare il fuoco.
Far cuocere il riso lentamente, mescolando spesso e aggiungendo via via acqua calda. A circa 5 minuti dal termine della cottura aggiungere la scorza di limone.
Non c'è bisogno di niente altro: è splendido così, senza burro, nè formaggio e ha il sapore e la freschezza della primavera!
Buon appetito!


Risotto con asparagi selvatici profumato al limone


Con questa ricetta partecipo al contest di Zampette in pasta dal titolo Finalmente è primavera!





E anche al freschissimo contest de "la cucina di Alice" dal titolo Profumo di limoni.




E perche` no? Anche al contest di Cristina di Tutto a occhio "Evviva gli asparagi"

martedì 3 maggio 2011

Cavallo di battaglia


E’ incredibile che abbia aspettato fino ad oggi per postare questa ricetta: è uno dei miei cavalli di battaglia (nonché la mia torta preferita… tra quelle che sono in grado di preparare) e uno dei motivi che mi hanno spinto, mesi fa, ad aprire il blog.
Infatti la particolarità di questa torta al cioccolato (si, si tratta proprio di una banalissima torta al cioccolato) è che ogni volta che la faccio assaggiare ad amici e parenti, per le occasioni più svariate, c’è sempre qualcuno che mi chiede la ricetta (che non ricordo mai a memoria)! E allora si inizia con telefonate, mail, vaghi ricordi, fogli volanti, dimenticanze… una tragedia. Ma da oggi non ci sono piu scuse!
Comunque la preparazione è semplicissima: chiunque abbia provato è riuscito a riprodurla con successo.
Amo questa torta, pur essendo semplice è molto eclettica e si presta a un sacco di varianti (molte delle quali ancora da sperimentare). La amo perche è golosa, ma semplice: una consistenza morbidamente solida che però si scioglie in bocca; la perfetta sintesi tra torta e cioccolatino... assolutamente irresistibile.
Quindi, come può questa pietra miliare della mia cucina mancare all’appello?
N.B. Si tratta di una torta senza lievito percio non c'è da stupirsi se è bassa bassa (circa due dita in altezza)


Torta al cioccolato

Ecco la ricetta:

TORTA AL CIOCCOLATO

Ingredienti:
4 uova
200 g cioccolato fondente
100 g burro
100 g zucchero
Una bustina di vanillina
Farina
Brandy
Zucchero a velo

Sciogliere a bagnomaria (o comunque a fuoco molto basso) il cioccolato spezzettato e il burro, mescolando per amalgamare, poi lasciare intiepidire. Ma quanto è bello sciogliere il cioccolato col burro fino ad ottenere quella meravigliosa crema?!
A parte, sbattere energicamente 4 tuorli con lo zucchero, usando un cucchiaio di legno, fino a formare una crema, poi aggiungere 2 cucchiai rasi di farina, la vanillina e un bicchierino di brandy.
Dopo aver mescolato il tutto aggiungere lentamente la crema di cioccolato e burro e amalgamare.
Montare a neve ben ferma 3 albumi con un pizzico di sale e aggiungere al composto di cioccolato lentamente, con movimenti dal basso verso l’alto per far si che non si smontino.
Rivestire con un foglio di alluminio una tortiera da 24 cm di diametro dal fondo piatto (quelle di ceramica o vetro pirex sono le migliori) e versare il composto ottenuto. Il foglio di alluminio è fondamentale perché la torta è molto morbida e sarebbe praticamente impossibile staccarla dalla tortiera senza romperla.
Infornare a 175°C per 25 minuti.
Sfornare e capovolgere subito su un grosso piatto per eliminare il foglio di alluminio e fermare la cottura.
Poggiare sul piatto da portata e cospargere (quando è fredda) di abbondante zucchero a velo.

Con questa ricetta partecipo all'originalissimo contest di In Gloria's kitchen dal titolo Sweet Rock Music Contest.


Non è stato facile decidere quali canzoni mi piace ascoltare mentre cucino: molto dipende dall'umore, da ciò che sto preparando, dal tempo che ho a disposizione... insomma, i miei gusti musicali sono moooolto variegati e variabili! Questa è la top ten del momento:

1) Clair de Lune - Debussy
2) Piccola serenata notturna - W.A. Mozart
(Trovo che la musica classica sia splendida quando preparo dolci a base di cioccolato!)
3) With or without you - U2 (perche non si può prescindere dagli U2!)
4) Song 2 - Blur
5) Basket case -  Green Day
(le ultime due per quando ho molta fretta e devo preparare piu portate!)
6) You're so vain - Carly Simon
7) Rolling in the deep - Adele (recentissimo colpo di fulmine)
8) Leaving New York - REM (altro gruppo di cui non si può fare a meno)
9) Bitter sweet simphony - The Verve
10) Enjoy the silence - Depeche Mode

E quante altre ce ne sarebbero!